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Addio, dolce Ester!

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Purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine; e ahinoi pure quella di Ester, il cane guida di Antonio Falco, si aggiunge ai drammi che mai avremmo voluto vivere; Adri, il profiler, fa quello che può.


Impegno da rispettare

Io e Tatiana ci siamo presi l’impegno e lo portiamo avanti fino in fondo: aiutare Antonio Falco a integrarsi nel CampusIbuol!

Non è stato facile doversi destreggiare con la sua disabilità visiva né tanto meno col suo caratteraccio, io e lui abbiamo spesso litigato perché attribuivo l’aggressività alla sua condizione e alla fine ho evitato di insistere su questo punto, restando comunque sulla mia idea: lui si sente incatenato nei propri limiti e sa di non poterne uscire, perciò aggredisce chi prova ad aiutarlo e la scomparsa del suo cane Ester è solo un problema in più che si è aggiunto.

Sarò un profiler per qualcosa, analizzare i pensieri delle persone che ho vicino può aiutarmi a toglierle dai guai o almeno provarci e con lui voglio mettercela tutta, chi se ne importa se non me l’ha chiesto!

La ricerca di Ester

Mi sono fatto chilometri a piedi con Antonio appiccicato alla spalla stile sanguisuga esplorando ogni luogo conosciuto da lui ed Ester, con Tatiana ci siamo persino divisi i percorsi ma nulla da fare: nessuno l’ha più vista dalla mattina in cui il volontario dell’associazione UICI Bugliano al quale Antonio l’aveva affidata, l’ha portata a sporcare l’ultima volta nell’area cani.

Anche dai social network niente, annunci su annunci senza risultato… Finché è arrivato Valentino a dirmi in lacrime che lui il 27 dicembre a ora di pranzo ha caricato in macchina un Labrador con la guida per non vedenti addosso e l’ha portato al commissariato di polizia, perché così gli era stato detto.

Ma chi può averlo consigliato in quel modo? Se tanto mi dà tanto, anche Vale sapeva degli annunci virtuali e i volantini appesi in tutta Bugliano per cercare Ester! Portarla a me, gli pareva brutto?

Valentino e i consigli sbagliati

Antonio Falco mi ha accusato pure di non fare abbastanza dopo che io e HIV di Bugliano, il mio virus, siamo riusciti a decifrare il biglietto in Braille la sera del 31 dicembre e il giorno successivo ho chiesto consigli su come indagare al mio capo, l’agente dell’FBI Floyd Turnpike unica persona in polizia di cui possa fidarmi veramente, a differenza dei fannulloni impiegati al Commissariato qui a Bugliano.

E allora proprio lì doveva portarlo Valentino, ammesso che quel cane fosse stato davvero Ester? Sapendo poi che Vale e Antonio hanno chiuso la loro relazione in pessimi rapporti, ho preferito evitare di contattarlo e mi sono arrangiato.

L’incompetenza della polizia

Alle 11 passate di stamattina, seppure stanco di girare, ho accompagnato Falco dal commissario Gianni Grosso e li ho lasciati parlare fra loro perché fosse per me il grande commissario dovrebbe andare a pulire i gabinetti della stazione anziché stare in commissariato e, come il solito suo, ha rimandato il povero Falco al recupero oggetti smarriti.

Un cane guida trattato come un oggetto? Ma quello c’è o ci fa? Là ci siamo incazzati entrambi e ce la siamo svignata, onde evitare conseguenze per aver spedito Grosso nell’unico posto dove merita di stare: nella spazzatura.

Neanche l’aperitivo al Caffè Buongiornissimo ci siamo presi, volevamo tornare diretti al Campus perché a mezzogiorno ero d’accordo con Tatiana per passare in stazione a prendere Siria, tornata dal suo finto sequestro… Cioè, la sua vacanza.

Invece Antonio ha avuto un’idea: il suo veterinario forse sa qualcosa, chiunque conosca Ester e la veda in difficoltà, la porta lì.

Il veterinario

Dietrofront con l’auto per l’ennesima volta e via in direzione dello studio! Quanto piccolo è il mondo, la dottoressa Diamante Ferrini era alle medie con me e, per dirla così come viene, a quel tempo ci ho pure provato ottenendo un sonoro due di picche. Chissà se adesso, con la scusa del cane…

Non sono però riuscito a essere faccia da culo fino in fondo e l’ho soltanto abbracciata, era più urgente Ester! “Io ho avuto un cane guida ricoverato qui effettivamente”, mi aveva detto. “Un labrador femmina. L’ho curata dopo che un passante l’ha trovata ferita, ma il padrone non si era fatto vivo perciò…”

Che cosa? Le hai fatto la puntura? E poi che ferita era, un’auto l’ha investita, chi era il passante?

“Un grassone che si è presentato come Vale, ma senza darmi altre generalità. La povera bestia pareva ferita da coltello e volevo chiamarti, ma poi ho deciso di operarla ugualmente.”

Ecco allora, una volta che Valentino fa una cosa giusta: forse voleva portarla dal commissario perché è stata accoltellata? E Gianni Grosso gli avrà detto che non se ne voleva occupare. Sì, me lo sento, è andata così.

Antonio ha perso la pazienza e le ha urlato contro: “Dimmi le cose come stanno, cazzo Diamante, non tirarla per le lunghe solo perché c’è lui!”

Addio, dolce Ester!

Chissà quante ne ha viste la dottoressa prima di questa, perché quando ci ha comunicato l’esito infausto dell’operazione non le è uscita una lacrima mentre noi non siamo riusciti a trattenerci, restando lì per una mezz’ora buona a incassare il colpo.

Ci avevamo sperato, ma l’esperienza coi crimini seriali mi dice che se un umano o animale scompare senza che qualcuno dia notizie, dopo le prime 48 ore è da considerarsi già morto.

“Mi spiace”, si è giustificata la dottoressa Ferrini; “il corpo del cane è stato smaltito. Non essendoci stato un proprietario a cercarla in tempi rapidi, io e il mio collega l’abbiamo trattata come un cane senza padrone.”

“Come, cazzo! Non hai visto i social, non hai visto i volantini, proprio non hai visto niente, tu ci nascondi qualcosa!” Antonio Falco era diventato una belva e io ho faticato per tenerlo fermo impedendogli di picchiarla. “Social, annunci? Mai visti, io sono estranea a quel mondo…”

Inverosimili le giustificazioni della veterinaria, che più parlava più si arrampicava sugli specchi. Io però non avevo più tempo né voglia di discutere, così ricordandole che la questione non era affatto chiusa, insieme ad Antonio me ne sono andato: il treno di Siria sarebbe arrivato entro qualche minuto e Tatiana mi stava già telefonando a oltranza per dirmi che ero in ritardo!

Antonio ha pianto per l’intero tragitto fino alla stazione e nemmeno ha voluto scendere per andare incontro a Siria, né presentarsi quando è salita in macchina e io ho caricato il trolley nel bagagliaio; quando abbiamo accolto gli studenti nuovi al campus lei era ancora in vacanza!

“Ancora negativo, vero? Piange per quello?” La domanda di Siria è per il ragazzo, ma i suoi occhi cercano me e Tatiana. Uno sguardo complice tra noi è bastato per decidere cosa risponderle: no, Siria, sono io il suo gifter. Antonio ha paura, ha avuto il test positivo stamattina e non riesce ancora a essere complice del suo, nostro, HIV. Poi mettici che gli è appena morto il cane…

In quel momento non potevo permettere che Siria lo discriminasse perché negativo, Antonio sta vivendo un dolore troppo grande e solo un gruppo unito di amici può farglielo superare. Per il resto, tempo al tempo e chissà, se ne sarà degno potrò anche essere il suo gifter davvero.


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Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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