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Mission impossible!

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Cosa si può fare quando si desidera il virus ma oltre a voler rimanere vergini, si ha paura degli aghi? Mission Impossible è l’unico modo per definirla! Povero Adri, meglio non essere nei suoi panni.


Paura dell’ago

“Belonefobia”, diceva lo psicologo quando all’età di 15 anni avevo fatto il richiamo per l’antitetanica ed ero stato colto da un violentissimo attacco di panico. “Probabilmente hai associato all’ago un trauma e ora sei incapace di gestire la paura”.

In effetti fino ai dieci anni il problema non si era mai posto, anzi addirittura ho superato una forma di leucemia a cui nessuno dava speranza, finché un benefattore mi ha dato “il midollo nuovo” come raccontava mamma. Tutto però è cambiato in un giorno apparentemente normale del 1998: era passato da poco il mio decimo compleanno e dovevo sottopormi al prelievo per confermare la mia definitiva guarigione; avevo scampato la malattia e mi sentivo un ragazzino super eroe.

Senonché tornando a casa, invece di trovare papà ad attendermi a braccia aperte, io e mamma l’abbiamo visto morto nel proprio sangue e coi vetri del lampadario a trafiggergli tutto il corpo. Se quella mattina fossimo stati con lui anziché andare a infilarmi l’ennesimo ago!

“Deve esser stato davvero terribile!” Eleonora mi sta ascoltando senza distogliere lo sguardo dal mio medaglione biohazard: “perciò se non hai voluto il disegno sulla pelle come ce l’ha Tatiana, è questa la ragione. Giusto?”

Proprio così e anzi, non fosse stato per la tenacia di Raymond Still che a ottobre 2021 ha forzato la mano costringendomi all’iniezione, adesso sarei ancora negativo e obbligato a rimanere tale per la sierofobia del commissario Grosso e il questore. Ma per fortuna le cose sono andate diversamente e appena mi hanno visto indossare il Biohazard mi hanno buttato fuori dal commissariato a calci nel culo!

Aspettavano da molto il pretesto per farlo, certo, credevano che mettendomi fuori dai giochi avrebbero insabbiato meglio il caso del killer dissanguatore senza però valutare quanta più libertà di indagare mi viene garantita lavorando per conto mio, posso scegliere i collaboratori più fidati e soprattutto evitare ogni impedimento da parte di qual si voglia istituzione ufficiale.

“Io invece ho sempre avuto paura degli aghi fin da bambina e non so il perché!”

C’è sempre un motivo, evidentemente Lola non l’ha mai affrontato fino in fondo. A questo punto è anche inutile porsi troppe domande e conviene accettare le proprie sensazioni per quelle che sono! Lei lo sa alla perfezione, dopo averle lanciato la mimosa col Biohazard io ho già deciso di aggiornarle lo status ma se vuole il mio autentico HIV di Bugliano, Lola starà alle mie condizioni!

Il virus, a patto che…

La chiamerò così, o Eleonora, fino a che devo seguire la conversione di Alison Grant. Ma dal momento in cui Ali sarà ufficialmente positiva, inizierà il percorso per Enola Gay Bianco ed Eleonora non esisterà più!

“Io… Io non voglio essere chiamata Enola Gay! C’è scritto così nei miei documenti però una volta o l’altra gli impiegati dell’anagrafe dovranno pure cedere, o no?”

Come può pretendere di entrare in simbiosi col virus se nemmeno riesce ad accettare il proprio nome? La abbraccio ancora, la rassicuro: a me il nome Enola Gay non dà alcun disturbo anzi penso anche sia originale; il questore ha avuto una grande fantasia!

Le racconto del povero Valentino, PozVale, che mi chiamava AdriCulo. E di quando io lo prendevo in giro perché era sovrappeso, andava lento ma voleva correre lo stesso.

“A me hanno chiamato Hiroshima o Bomba Atomica fin dalla scuola elementare, ti rendi conto? Io cosa devo fare, non voglio questo destino!”

Bene. Allora non solo ti aiuterò a superare la paura degli aghi e a ottenere il tatuaggio biohazard ma avrai il raddoppio, anche il simbolo della radioattività. Dobbiamo imparare a difendere la nostra identità con orgoglio poiché al netto dei pregiudizi altrui, abbiamo sempre qualcosa di positivo da trasmettere.

Finalmente sorride maliziosa per il mio doppio senso creato di proposito e mi fa vedere il calendario del suo smartphone: ultima dose di profilassi pre-esposizione segnalata, 2 marzo 2022. Sette giorni sono sufficienti per eliminare dal proprio corpo la difesa anti-HIV dei farmaci, lei si è calmata, tutte le situazioni sono a nostro favore!

Basta solo spegnere le telecamere dell’Aula POSIfunzionale e procedere! Nessuno ci vedrà per cui chi se ne importa delle regole; la comunità è nata dal volere di Raymond Still, è stato lui a decidere limiti e libertà, con la sua morte ha affidato a me l’incarico di primo gifter allora posso anch’io stabilire a chi o in quali tempi trasmettere! Il mio capo Floyd Turnpike ha già il virus, Alison in questo momento dorme e neanche i cannoni la svegliano. Cos’andrei a fare io nella sua stanza? Guardarla? Mettermi al suo fianco a poltrire come un imbecille? Anche no, ho qui una bug chaser insaziabile in cerca di una nuova identità, bisogna soltanto prendere l’occasione al volo!

Mission impossible

Ho tutta l’intenzione, adesso, di comportarmi come è stato a fine 2021 con ChaserCamilla: “sono il tuo gifter” e poi tirarmi indietro sul più bello; non do niente per niente, Enola Gay deve capire che essere la figlia del questore non significa ottenere favori da chiunque!

Ma contrariamente alle aspettative, lei si è tirata indietro appena ho cercato di slacciarle i Jeans: “NO! Giù le mani da là!”

Ah, ecco. Ha paura degli aghi, si arrabbia se qualcuno le chiede un contatto più intimo di un abbraccio, poi vuole il virus. Si lascia appoggiare le mani ovunque ma guai a cercare di spogliarla! Ti vuoi togliere l’armatura sì o no? O credi forse che il mio HIV riesca a passare dai tessuti?

“Non puoi farmi questo, Gifter, scusami. Sai, mio padre…”

Ancora lui, il questore, crede di poter comandare la figlia per tutta la sua esistenza ma stavolta ci sono di mezzo anch’io e non mi faccio mettere i piedi in testa da quello stronzo.

Matrimonio di convenienza?

“Papà mi vuole vergine fino al matrimonio e, se desideri sedurmi, devi prima sposarmi”.

Altro che mission impossible, io sono fermamente contrario al matrimonio perché obbliga alla fedeltà e non voglio dover scegliere di essere o marito o gifter, per nessuna ragione al mondo. Ci vuole niente per simulare un matrimonio in grande stile con tanto di firma falsa del sindaco, devo solo sentire i miei contatti però si dovrà pazientare qualche giorno.

“Non è per te, è che mio padre mi sottopone al test di verginità ogni volta che lo vedo e probabilmente il primo aprile viene a trovarmi qui al CampusIbuol”.

Potrei considerare l’alternativa, usare un sonnifero su Eleonora poi chiedere alla dottoressa Evelyn Sloan di iniettarle il proprio virus, che fra l’altro sarebbe uguale al mio ma a quel punto perderei automaticamente il diritto di farmi chiamare Gifter e fra me e Lola non ci sarebbe più alcun legame.

“Non esiste! Voglio essere presente e lucida durante l’evento, se no che bug chaser sarei? Voglio legarmi a te, fidarmi di te, come prevede la tua comunità.”

Ho capito! Ma se io ho paura degli aghi e tu anche, vuoi restare vergine fino al matrimonio, del sonnifero non se ne parla…

“Lo sai bene cosa voglio. Che mi liberi della negatività e di mio padre. Uccidilo se puoi!”

Assolutamente no, io non uso violenza nemmeno verso i più criminali del mondo, però potremmo far così: quando tuo padre viene al campus io mi organizzo col matrimonio finto, primo aprile è anche una ottima data strategica. Ho un bel programma per te Enola Gay, dopo la tua conversione ho già una creatura speciale da affidarti perché tu possa trasmettere per la prima volta. Gifter Enola Gay col biohazard e la radioattività disegnati addosso. Pensiamoci.


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DISCLAIMER

Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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