Right here waiting

“Wherever you go, whatever you do, I will be right here waiting for you”.

Questa famosa canzone di fine anni 80 presente in numerose compilation romantiche, risveglia in Adri un vago ricordo che metterà in discussione il suo mondo.


In vacanza

Rilassarci? Fino a qualche giorno fa per me e Alison era un’utopia: viaggio a Parigi saltato, sabotaggio dell’aereo che avrebbe dovuto portarci in Francia e se non siamo morti è solo grazie alla prontezza del nostro HIV.

Adesso però abbiamo una settimana intera da passare al centro benessere. La mia prima intenzione era usare la tragedia dell’aeroplano per sparire dalla circolazione, invece tutto sommato hanno avuto ragione Tatiana e suo padre a dissuadermi: fingendomi morto, mi sarei illuso di scappare dai problemi andando a finire in un guaio più grosso ancora e Freddie, suo malgrado, parla con cognizione di causa.

Al diavolo Parigi, il lavoro e tutti i casini del Campus. L’agenzia ci ha rimborsati, così Ali e io ci siamo diretti al centro Meraviglie dello Spirito non troppo distante dallo stabilimento balneare Marina di Bugliano. Tanto se il dissanguatore ha deciso di ammazzarci, meglio andarsene sapendo di essercela goduta fino in fondo. O almeno così credevo, finché le note di una canzone hanno iniziato a perseguitarmi: Right here waiting, di Richard Marx.

“Avanti, Gifter! Non capisco perché ti dia fastidio”, è la reazione di Ali se disapprovo la selezione musicale. “Una canzone così carina quali problemi ti dà?”

Ci conosciamo da mesi, le ho dato il virus, stiamo quotidianamente fianco a fianco e ancora non ha capito che io e il romanticismo siamo agli antipodi?

Così abbiamo deciso di separarci durante le attività qui al centro, onde evitare discussioni sul nulla: Alison è fissata con le sedute di yoga e meditazione, io con le saune e i bagni. Almeno abbiamo più occasioni per mettere alla prova la libertà sessuale che ci siamo dati come regola fin da quando il test di Ali è risultato positivo.

Io sono l’unico responsabile nei confronti del virus, è evidente: più di qualcuno fra il personale e i clienti mi ha messo gli occhi addosso ma per il momento ho deciso di non entrare in certe situazioni! A nessuno ho parlato del mio status, decisamente è inopportuno in un posto come questo. Gifter sì, ma non è il mio stile concedere un risultato positivo a contatti occasionali di cui non posso fidarmi a prescindere. Se dopo la conversione vogliono trasmettere ad altri senza consenso o si pentono della loro scelta e vanno a raccontare falsità su di me? Ecco, meglio evitare.

Soprattutto la signorina dei massaggi ha preso in simpatia me e Alison, forse un po’ troppo per i miei gusti. Io non sono mai entrato in eccessiva confidenza con lei, eppure questa Eliana sembra che fra un massaggio e l’altro sia riuscita a comprendermi più di chiunque altro: a ogni seduta, mattina o pomeriggio che sia, indovina sempre la musica rilassante idonea al mio stato d’animo.

Ma l’esperienza di profiler mi insegna a studiare ogni soggetto, così spiando i massaggi di Alison ho capito che lei ed Eliana si conoscono da tempo. Quando le coincidenze sono troppe, è automatico non crederci!

Right here waiting

Allora dillo, che lo fai apposta! Ali si è portata in bagno il tablet e ha acceso la solita canzone “Right here waiting“; l’acqua della doccia non mi impedisce di sentire la musica e anche proteggendomi col cuscino è impossibile evitarla. Ognuno di noi ha un brano musicale che gli suscita pessimi ricordi e se possibile si fa di tutto per non entrarci in contatto. A me, Right Here Waiting crea una malinconia tale da farmi paura, e fatico a capirne la ragione.

I wonder how we can survive this romance. But in the end, if I am with you, I’ll take the chance…

Mi chiedo come possiamo sopravvivere a questa storia romantica. Ma alla fine, se sono con te, coglierò l’opportunità…

Il mio istinto non sbaglia, quella canzone è capace di leggermi dentro. Cosa mi sta succedendo? Possibile che Ali e la sua gravidanza mi abbiano trasformato in romantico? Non me lo posso permettere!

Maledizione alla volta in cui non sono stato chiaro, o contraccettivi o niente virus! Col suo lavoro di giornalista pronta a sporcarsi le mani su inchieste difficili, ho dato per scontato che lei avesse già escluso in partenza l’idea della maternità.

Indosso le cuffie con “Headlong” dei Queen; per attutire la musica sdolcinata, necessita un ritmo chiassoso e quel brano mi sembra adatto. “Nothing you can do about it”, continua a cantare Freddie Mercury insieme alla batteria e la chitarra elettrica dei suoi colleghi. “Non c’è nulla che tu possa fare per questo.” Vorrei anche telefonargli e chiedergli consigli, del resto è il mio gifter! Ma credo mi risponderebbe la stessa cosa: prendermi le mie responsabilità e andare avanti!

Come, niente da fare? Responsabilità? Nessuna legge mi obbliga ad accettare un figlio indesiderato: in tanti mettono incinte le ragazze, stanno loro accanto all’inizio ma poi quando nasce il bambino non lo riconoscono e chi li vede più. O se ne vanno anche prima! Ali e io eravamo d’accordo per l’HIV, siamo legati da quello, il resto è in più! Un fuori programma che non ci voleva.

O altrimenti potrei pagare chirurgo e assistente sociale che se ne occupino. Cesareo in anestesia totale, bimbo in affido a qualcun altro, e Ali convinta di averlo partorito morto. Ingarbugliata come soluzione, rischiosa, ma a questo punto vale la pena provarci.

Chissà se anche stavolta l’HIV saprà indirizzarmi verso la strada più giusta o più facile! Povero virus mio, costretto in silenzio a sopportare i miei conflitti tra essere romantico e fare lo stronzo.

Cazzo, no. Bambino in adozione, right here waiting… Eccolo, un incubo ricorrente di quando mi occupavo di casi particolarmente difficili ma dopo il mio risultato positivo era completamente scomparso.

“Wherever you go, whatever you do”. Una donna cantava il ritornello tenendo un piccolo di uno o due anni in braccio che piangeva disperato, mentre un uomo firmava delle carte.

Quali scherzi mi sta facendo il cervello, perché mi ripropone questa scena? E il virus non fa nulla per cacciarla via anzi più glielo chiedo e più il pianto del bimbo aumenta di intensità! Ripenso ai casi passati, a eventuali errori commessi qui in Italia o in America e non ho ricordi di bambini piccoli morti o feriti a causa mia. Dev’essere qualcos’altro, ma cosa?

“I will be right here waiting for you”… Non smettendo di canticchiare, Ali esce dalla doccia senza accappatoio per venirsi a sedere subito accanto a me, coi capelli ancora bagnati. Fra noi non servono parole e basta uno sguardo per capirsi al volo: non ci sarebbero state coccole tra me e lei, né attenzioni ai virus.

“Tu hai qualcosa, Gifter, lo sento. Il tuo silenzio non mi piace! Come posso fidarmi di te se sei il primo a nasconderti?”

Da dove inizio? Sei ancora in tempo per abortire, chi ti ha detto che il bambino è mio, sei positiva solo perché volevo fare un piacere a tuo zio, la prossima volta che metti quella canzone di Richard Marx ti spacco il tablet sul muso… Ancora una volta evito di risponderle, è meglio per tutti.

“Stai male e non vuoi ammetterlo! Devi affrontare i tuoi fantasmi, sono preoccupata per te e per il nostro virus.”

L’HIV è mio e sta a me occuparmene, lei però non può dire a me come comportarmi quando è la prima a iniziare i discorsi e non finirli: ancora il giorno della sua conversione mi aveva dato una notizia senza mai più tornarci sopra:

“…Ecco, tu non sei figlio di Benny La Scala.”

“Senti Gifter, ti prego, lascia perdere. Di tuo padre parleremo quando torniamo al campus! Ho lasciato tutti i documenti lì.”

Come al solito. Lanciare il sasso e nascondere la mano. Poi al campus, chi ha detto che voglio tornare?

Apro l’applicazione “mindfulness” sullo smartwatch e mi prendo qualche minuto di respiro seguendo le vibrazioni che il sensore dell’orologio mi fa percepire; la testa mi sta scoppiando, continuo a immaginare Alison abbracciata a un negativo mentre io sono costretto a cambiare il nostro bambino, poi sempre quella macchina con la donna che scappava col figlioletto in braccio e la canzone di Richard Marx in sottofondo. Per fortuna ho Mindfulness, altrimenti avrei strangolato Ali a mani nude. Lei e il suo godimento a scavare nel passato degli altri! Meglio andarmi a fare un massaggio sperando di rinfrescarmi le idee.

Massaggio rilassante, o forse no?

Volto le spalle a Alison, diretto alla porta della nostra stanza; più lontano vado e meglio è! Lei però mi raggiunge nel corridoio: “Gifter, sei proprio fuori di testa. Hai dimenticato il medaglione!”

Incredibile, neanche si è accorta che per tutta la vacanza ho lasciato il biohazard nello zaino! In sauna non si possono avere collane o ciondoli in metallo altrimenti ci si brucia, l’acqua della piscina e il cloro potrebbero rovinare il disegno, così ho preferito stare sempre senza. Una ragione in più per non palesare con estranei il mio status e ruolo! Positivo? Gifter? Tutto vero salvo prova contraria.

Eliana mi accoglie in sala massaggi stranamente senza profumi o musica. Forse l’ho disturbata mentre è in pausa?

“No, no, tu puoi venire qui in ogni momento! Anzi possiamo prenderci due ore, ti vedo dallo sguardo che hai bisogno di relax.”

Mi sdraio sul lettino e lei inizia a distribuirmi olio profumato su tutto il corpo. Non è la prima volta che mi lascio fare un massaggio, ma oggi è diverso. Le sue dita si muovono più in profondità del solito e in certi momenti sento pure male.

“Sei un pezzo di legno, Adri! E con tutti i massaggi che hai fatto non è cambiato niente. Per cui oggi voglio coinvolgerti in un esperimento.”

Se già così mi sta massacrando, non oso pensare cosa possa aver programmato questa qui! Basta solo che non abbia aghi.

“Figuriamoci, io mi occupo solo di massaggi e ipnosi. L’agopuntura non fa per me!”

Premere un interruttore sulla sponda del lettino le è sufficiente ad attivare gli altoparlanti sul soffitto, con una selezione di brani eseguiti al pianoforte chiamata “piano tribute radio”.

Riconosco le note, questa è Somebody To Love dei Queen. Freddie, il mio vero Gifter sempre accanto a me in ogni circostanza, ed Eliana convinta che a farmi bene siano i massaggi. Lasciamola pure crederci!

Il pianista della playlist non è un granché e i brutti pensieri non se ne vanno: mi guardo indietro, a quando il compianto Raymond Still mi aveva presentato sua nipote Alison. Cosa sarebbe accaduto se invece di parlarle me ne fossi andato? Il massaggio e la canzone non mi danno risposta ma sento meno tensione sul mio corpo.

“Prima fase dell’esperimento superata! Ora alziamo il livello. Non ti tocco più, devi concentrarti solo sulle canzoni e chiudere gli occhi.”

Allora chi diavolo è questa, una massaggiatrice o una psicologa? Seguo alla lettera le sue istruzioni, non posso fare altro. Prima “can’t fight this feeling” dei Reo Speedwagon, poi “Alone” degli Heart. Canzoni nelle loro versioni originali ed ecco tornarmi il ricordo recente di ChaserCamilla, quando l’ho sedotta con la musica solo per farla perdere al gioco natalizio.

“A questo punto ti faccio una domanda, perdonami se sono indiscreta ma…”

Trovo maleducato restare con gli occhi chiusi mentre una persona mi parla e appena li apro mi accorgo che si è spogliata completamente e si è inginocchiata sul lettino a pochi centimetri da me.

Un abuso, più che una seduta di relax! Questa è una delle tante signorine impiegate nei massaggi per nascondere una professione ben diversa. Eliana, che fa rima con… Insomma, dovrei andare avanti? Meglio di no.

“Ti avevo detto di tenere gli occhi chiusi! Guarda che così vanifichi le mie prove.”

E va bene, pazienza! Se lei deve sperimentare lo faccio anch’io. Le regole della mia comunità prevedono il consenso per la trasmissione del virus, ma se la signorina è così disinvolta senza sapere niente di me vuol dire che le importa il giusto.

“Insomma, prima di andare avanti con gli esercizi ho bisogno di capire che persona sei. Positivo o negativo?”

Approfittare della situazione è un attimo! Nel mio lavoro, ho a che fare col male del mondo per cui essere positivi è molto difficile e sono qui apposta per eliminare un po’ di energia negativa che ho intorno.

“Veramente intendevo l’HIV”, mi ha risposto lei osservandomi dalla testa ai piedi. “Non vedo tatuaggi di biohazard o scorpioni, quindi penso di poter procedere senza interferenze.”

Avrei voluto dirle che pure io pensavo alla stessa cosa, ma mi sono trattenuto: ovvio che sono senza virus, in caso contrario non mi sarei fatto toccare da una negativa come lei.

Santa paura degli aghi! Non avere il medaglione si sta rivelando più utile del previsto: libertà sessuale fino in fondo perché tanto se il mio virus non vuole trasmettersi, a Eliana non succederà niente e io non potrò essere accusato di nulla: qualunque cosa dovesse accadere, se lei non è sotto profilassi pre-esposizione io poco posso farci.

“Ora voglio liberarti dalle preoccupazioni e per questo sentirai male, molto male. Avvertirai il dolore psicologico allontanarsi insieme a quello fisico.”

Di nuovo la pressione sull’interruttore della musica e riconosco al volo la canzone riprodotta: la stramaledetta Right here waiting. Stai davvero esagerando, Tatiana! Questo gioco non mi piace più.

“Guarda che io mi chiamo Eliana!”

Sì, certo, ti chiami Putt… Neanche il tempo di finire la frase e lei continua a premermi sui linfonodi del collo, quasi fossero dei pulsanti anche loro.

Massaggi, ipnosi, e se ha capito il mio vero status e vuole ipnotizzare il virus?

Cattivi ricordi

“Tu sei troppo scientifico e razionale, tesoro. Dovresti fidarti dei tuoi ricordi. Io lo so, i tuoi muscoli e ghiandole mi dicono che questa canzone non ti piace, sei in grado di raccontarmi perché?”

Cazzi miei, vorrei dirle; ma la sicurezza e fiducia che il corpo di quella donna trasmette al mio sono troppo forti, c’è qualcosa di inspiegabile fra me e lei. O forse il mio HIV si sta già abituando alla nuova ospitante malgrado la nostra intimità sia durata pochi minuti, e da ora in poi Eliana non è più un’estranea?

Con Alison non ho avuto la forza di parlarne, alla signorina dei massaggi invece ho raccontato nei minimi dettagli il mio incubo: la donna col bambino piangente fra le braccia cerca di tranquillizzarlo cantandogli “right here waiting” mentre raggiunge un’auto piena di valigie, e le strade percorse sono quelle di una città americana. Dove sta portando il piccolo, perché lui è così disperato, quella è sua madre o no?

L’uomo che nel sogno ha firmato dei documenti, li ha consegnati a un’altra signora in cambio di una busta chiusa e se ne è andato di corsa. Un’adozione illegale, è palese.

“Questa è la tua adozione, me lo sento, anzi lo so! Altrimenti non staresti così male per una canzone. Si chiama rievocazione del trauma, se vuoi possiamo provare a chiarirlo con l’ipnosi.”

‘Tuo padre non è Benny La Scala, ho lasciato i documenti al campus.’ Le parole di Alison mi risuonano in testa come un martello e racconto a Eliana anche di quando all’età di dieci anni ho trovato il mio adorato papà morto dissanguato nel soggiorno di casa; non si trattava di un sogno però, al contrario del bambino in America il corpo di mio padre dissanguato era una scena reale ben impressa nel mio ricordo.

“Ti capisco amico”, prova a consolarmi Eliana. “Mio padre è morto in un incidente aereo e mia zia è stata uccisa molti anni fa. Io ero piccola ma so che è stata dissanguata anche lei.”

Mi sforzo di rimanere professionale. Abbiamo appena trascorso una brevissima avventura erotica, è possibile che la conversione sia già in atto ma raccontare un’indagine di polizia a una che fa massaggi è decisamente inopportuno.

“Ecco, noto con piacere che non hai saputo chi sono e se posso permettermi un consiglio, Alison Grant è una bug chaser da tenersi stretti. non te la lasciar scappare per nessun motivo!”

Questa è la conferma definitiva: loro due si conoscono molto bene!

“Cosa dirti, sono amica di Alison dall’adolescenza e ho capito tutto quando ho visto il suo tatuaggio biohazard. Poi ti ha chiamato Gifter più di una volta e due più due fa quattro, almeno a casa mia.”

Le suggerisco di andare in ospedale per la profilassi post-esposizione, ma lei mi guarda malissimo: “quanto sei ingenuo Adri! Io sono Eliana Solari, la nipote di Maria Sole. Ti dice niente questo nome?”

Cazzo che colpaccio! La cugina di Tatiana. E adesso come si fa, guai se si viene a sapere che ho mentito sul mio stato positivo.

“Papà Lorenzo è morto, ma prima di partire si è fatto promettere che ti avrei cercato con ogni mezzo, virus o no. Se la sentiva che Parigi era il suo ultimo viaggio, Adri! Lui ha perso la vita per salvare te.”

Sfinita, Eliana si è sdraiata sul lettino accanto a me ed è scoppiata in lacrime. Ho solo potuto tranquillizzarla e garantirle che in caso di febbre da conversione l’avrei supportata, qualora non decidesse per la profilassi entro 48 ore.

“Niente farmaci, anzi grazie dell’HIV. Io in cambio ti porterò dritto dal dissanguatore, poco ma sicuro!”

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