You are my sunshine

“You are my sunshine, my only sunshine.” Se ti addormenti con una canzone in testa e la mattina dopo continui a cantarla, è impossibile che poi se ne vada via!

[A cura di: GifterAdri]

Lo so, col film ho bruciato le tappe ma non potevo fare diversamente. Quando Raymond Still mi ha incaricato di proteggere Freddie e Tatiana, mi ha affidato dei documenti raccomandandomi di chiuderli in un cassetto fino a che lui non fosse venuto a mancare; però cosa potevo fare davanti alle lacrime di Freddie durante Bohemian Rhapsody? Senza dubbio rivedere il Live Aid l’ha emozionato profondamente e quello era il momento più adatto per indurlo a ricordare, in un modo o nell’altro. Anche Tatiana è qui con me, vorrei coinvolgerla malgrado lei insista di voler studiare, non capisce quanto sia importante la mia indagine su degli eventi che potrebbero riguardarla più di quanto creda.

Quando ieri avevo tirato fuori la foto del concerto dalla cartellina consegnatami da Ray, Freddie sembrava impazzito e si era messo a cantare una vecchia canzone, così dal nulla, guardando il volto della ragazza in fotografia come se gli si fosse accesa la luce.

“You are my sunshine, my only sunshine. You make me happy, when skies ar gray. You’ll never know dear, how much I love you. Please don’t take, my sunshine away!”

Sì, certo, quella melodia che da ieri non mi esce più dal cervello e sto cantando in continuazione; l’ho sentita più volte in un brano anni 80, una cosa che si chiama Rootsie boopsie ma non mi sembra il genere musicale che piace a Freddie! Ho cercato in Internet più e più volte scoprendo che il brano risale addirittura al 1939, canzone popolare negli Stati Uniti, dove Freddie era stato bocciato su tutta la linea dopo il video di “I want to break free”. Eppure dev’esserci un collegamento tra lui e You are my sunshine, per forza. Insisto a cantarla, parola per parola, con un ritmo lento e poi più veloce, ma nulla. Non sortisce alcun effetto su Tatiana che ha sempre gli occhi fissi sul libro.

Solo quando ho fatto partire “Rootsie Boopsie” a tutto volume sull’altoparlante della nostra stanza lei ha abbandonato per qualche secondo la lettura; possibile, la ragazza sulla foto mostrata a Freddie le somiglia in modo inequivocabile e lei non vuole vederla? “Sunshine”, mi dice. “L’istituto in America dove ero ricoverata da bambina si chiamava Sunshine House. Tradotto casa radiosa. Ma ora lasciami andare avanti!” E torna con lo sguardo sulle pagine, come se il caso non fosse suo.

Di cos’hai paura, Tatiana, ho capito che hai sofferto le pene dell’inferno fin da piccola ma proprio non te ne frega niente del tuo passato? Ora che sai bene chi sia tuo padre, sarai curiosa di conoscere anche tua madre sì o no?

Lei mi si avvicina e prende fra le dita il mio medaglione biohazard che, come mi aveva chiesto Ray, indosso sempre. “Adesso io e te abbiamo lo stesso virus e possiamo fidarci davvero una dell’altro.” Cosa c’entrasse l’HIV non l’ho capito, ma preferisco non interromperla in un possibile momento di confidenza. “Sai profiler, quella canzone mi appartiene. Come se ce l’avessi nel sangue da quando son nata ma non so spiegartelo, è la mia musica del cuore. Mi dà un tale senso di tranquillità e sicurezza che neanche immagini!”

Io ho una giustificazione invece, per tutto questo: probabilmente la mamma di Tatiana quand’era incinta di lei ascoltava o cantava quella melodia? O l’ha usata come ninna nanna, sempre ammesso che la bambina non fosse stata data in adozione subito dopo il parto. Con la faccia da culo che mi contraddistingue riapro YouTube ed eccola lì: You are my sunshine lullaby version e per essere bastardo fino in fondo, la faccio partire sul computer di Tatiana. Ninna nanna servita in un piatto d’argento! Posiziono accanto a lei la fotografia della misteriosa donna che le somiglia e la ragazza scuote la testa: “Io ho sempre saputo di essere nata in Russia, a San Pietroburgo, e ho imparato l’inglese dai 7 anni in poi quando sono arrivata a Chicago con la prima madre adottiva; dubito che mia mamma biologica conoscesse una canzone americana! Specie in quegli anni! Piantala di insistere, ti prego!”

“My sunshine”, aveva detto Freddie ieri dopo il film. “Un volto angelico che ho visto ai miei concerti in più di un’occasione.”

Adesso però, a me, i conti tornano sempre meno: una ragazza russa che gira spesso il mondo per un concerto dei Queen e presumibilmente ha un’avventura con Freddie? Impossibile, la storia non regge. Non con le restrizioni a cui era costretta la popolazione sovietica a quel tempo! Ma forse un’ipotesi c’è: Tatiana è nata in Russia dopo che la mamma straniera è stata costretta ad andarci, per qualche motivo. L’unica è indagare sulla foto tramite Google immagini! Un attimo però: straniera è tutto e niente! Americana? Europea? Trovarla è un terno al lotto ma se Freddie non riesce a dare un nome a quella donna pur ricordandone il volto, la rete Internet è l’unica speranza.

Inutile, Google immagini non restituisce risultati rilevanti così provo con le parole chiave: “anni 80” “San Pietroburgo” “bambina abbandonata” “adozione bambina russa sieropositiva” “orfanotrofio russo”,

Cazzo! Non posso credere a ciò che sto leggendo, vorrei sbagliarmi e ingrandisco lo schermo. Niente, è tutto vero, davanti ai miei occhi.

San Pietroburgo, 23 novembre 1988. Trovata morta la ragazza buglianese scomparsa. Maria Sole Solari, 19 anni, rinvenuta in un parco con la gola tagliata. Accanto a lei una bambina di circa un anno salvata in extremis dall’assideramento. Le dinamiche dell’omicidio restano un mistero, si cerca il padre della piccola, affidata ad un istituto. Vladimir Sokolov, marito della vittima, risulta estraneo ai fatti.

Maria Sole, Sunshine, in effetti il collegamento fra i nomi ci sta. E il volto della povera vittima sembra quello della foto! Ma è presto per fare congetture perciò abbasso il coperchio del portatile. Non voglio far vedere la notizia a Tatiana, prima devo capire chi diavolo è questo Vladimir Sokolov. Che motivo aveva una ragazza così giovane di sposare un russo e trasferirsi lì? Perché è scomparsa? Cosa le è successo?

La gola tagliata… Non ditemi che il dissanguatore andava in giro già all’epoca!

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