Blue Monday: giornata dell’orgoglio negativo

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MONDO REALE: Blue Monday. C’è una storia secondo cui il terzo lunedì di gennaio sia “il giorno più triste dell’anno”; è un racconto di fantasia, una superstizione fra le tante ma è risaputo come, una stupidaggine ripetuta un sacco di volte, a lungo andare diventa vera perché esistono persone suggestionabili.

MONDO POSITIVO: a Bugliano i negativi chiedono una giornata mondiale tutta per loro: mica sarà difficile ottenerla! E se non si può avere un giorno fisso, almeno provare a utilizzare il blue monday come celebrazione dell’orgoglio negativo.

Sicuri di trovare un appoggio, si rivolgono a del Sindacato per organizzare una manifestazione in piazza; lei è un’attivista agguerrita quando si tratta di ambiente. Lo sarà anche per le altre cause? Prenderà a cuore i diritti dei negativi? Prima però necessita verificare se lei stessa lo è!


Greta Flaminia Lando: separazione imminente

Io e abbiamo impiegato più di un’ora a discutere sul mio programma di protezione finché siamo giunti a un compromesso: “prenditi il week-end per pensarci, poi lunedì ne parleremo”.

Da venerdì a oggi il tempo con è volato, e ora vedo la data sul calendario con una bella scritta: “blue monday giorno più triste dell’anno”.

Ah sì? Per me invece è il lunedì più triste dell’intera vita, invece. Lasciare la persona che amo quando, dopo anni, l’ho appena ritrovata. Non può essere che il destino ci separi un’altra volta!

“Piccola, cosa c’è, perché piangi adesso? Ti prego, resta qui!” Tatiana ha ragione, è mezzanotte e io ho appuntamento con Turnpike nel pomeriggio. Ho più di quattordici ore per stare con lei e sento già di averla persa per sempre. “Non lo so, ”, rispondo abbracciandola ancora; “è così difficile e sbagliato, non ce la posso fare.”

Guardo la porta chiusa e le persiane tirate giù fino in fondo; a illuminare la stanza abbiamo solo la torcia del mio tablet, che in primo piano continua a mostrare la data “16 gennaio 2023” coi secondi che vanno avanti inesorabili: “57, 58, 59, mezzanotte e un minuto”, il tempo corre sotto i miei occhi e ogni secondo il dolore si fa più insopportabile.

Tatiana afferra il tablet e con un gesto rapido lo infila nel cassetto, dopo aver bloccato lo schermo chiudendo la copertina come un libro. “Hai visto come si fa, tesoro? Per non vedere un problema, basta nasconderlo. Non perdere tempo e vieni qui, che la tua Gifter ha bisogno di coccole.”

Era ormai finito il primo fine settimana in cui mi sono sentita davvero libera, forse l’unica occasione in cui si è concretizzato il legame biologico tra me e lei, una connessione che fino ad allora credevo fosse solo una leggenda metropolitana diffusa qui a Bugliano dalla facoltà di scienze mediche.

E grazie alla mia preziosa gifter posso finalmente dare una vera spiegazione per tutte le volte in cui ho mandato a quel paese un potenziale fidanzato: “non mi piacciono gli uomini”, rispondevo se qualche maschio flirtava con me. “Perché sono violenti, traditori, mi fanno paura.”

No, in realtà non mi interessano perché so che fin dall’infanzia ho sempre voluto lei, Tatiana. La sola persona a cui avrei permesso di toccarmi o anche semplicemente guardarmi in biancheria intima.

Ne ero cosciente fin dal 1994, nel bagno dove l’esperienza della forchetta ci aveva unite per sempre. Lo sapevo quando mi è salita la febbre e i dottori ci hanno allontanate, e quando mi ha adottato la coppia di buglianesi che mi ha portata via come un pacco e che, per anni, mi ha riempito di psicoterapia sperando di farmi “mettere la testa a posto” così da trovare un buon marito come ogni brava ragazza, a detta dei miei nuovi genitori, dovrebbe fare.

Ci hanno azzeccato solo presentandomi , il figlio dell’agente Turnpike, con la loro solita intenzione di farmi sistemare.

Lui però è sempre stato un amico discreto, presente ma senza mai andare oltre anzi appena gli ho confidato di voler rintracciare Tatiana inventandomi la storia di un’amicizia persa ai tempi della scuola elementare, si è prodigato permettendomi di pedinarla senza dare nell’occhio. E ora se lei è con me, devo ringraziare lui.

In questo momento però il buon Turnpike Junior sembra non rispondermi e neanche ha letto il messaggio che gli ho mandato, così per distrarmi guardo le notizie dal Consiglio Studentesco IBUOL: agguerrite come sempre, e hanno organizzato una riunione con tutti i negativi del campus per celebrare il Blue Monday: “appuntamento alle 13 in sala break per un test HIV di massa. Puntuali, scatole vuote! Oggi porteremo la nostra negatività in piazza! Greta vogliamo anche te!”

E allora cosa dovrei fare? Darmi per impegnata aspettando che Floyd Turnpike mi chiami alle 14 come ci eravamo messi d’accordo o partecipare alla manifestazione con le ragazze?


Riccardo Preziosi Turnpike: capirsi al volo

“Ricky, aiuto! Dimmi cosa devo fare!” Il messaggio di Greta è arrivato alle 10 di mattina e io l’ho visto solo a mezzogiorno. Sì, quando fai nottata ai videogiochi devi recuperare il sonno, chi se ne frega poi a che ora ti alzi; ormai è anche inutile trovare una scusa e le rispondo: “tra biohazard ci capiamo al volo, non serve che mi dici altro. Arrivo!”

Più velocemente possibile raggiungo la stanza di Tatiana dove sapevo quasi con certezza di trovare la mia amica, e busso piano. Greta mi apre ed era palese che si fosse vestita in velocità, il maglione aveva l’etichetta davanti anziché dietro, e ho evitato di farglielo notare. “Non so davvero cosa fare Riccardo, sono stanca di fingermi negativa capisci?”

Figuriamoci io che sono messo peggio di lei. Positivo col divieto assoluto di trasmettere, almeno questa è la versione ufficiale. No, non posso raccontare la verità perché voglio un mondo di bene a quella ragazza ma se le scappa una parola in più al Sindacato o durante una manifestazione pubblica, sono guai serissimi.

“Tranquilla”, le faccio capire. “Fingersi negativa non è un dramma tesoro, vai alla riunione, festeggia il Blue Monday con tutti gli altri che poi a mio padre penso io. Non sei sola!”

Tatiana si è chiusa in bagno e ha aperto l’acqua della doccia per coprire le nostre voci, ennesima prova che tra biohazard non serve più di tanto spiegarsi. Da buona gifter ha compreso alla perfezione che la sua discendente virale, se parla con me, ha bisogno di privacy.

“Non sei sola, Greta”, le spiego. “Anche un’altra ragazza si sta fingendo negativa e non sta rinunciando a vedere il suo gifter. Stai serena che risolviamo tutto! Vai all’evento e quando vuoi stare con Tatiana mi invii un messaggio con scritto 911. Intesi?”


Greta Flaminia Lando: Blue Monday, orgoglio negativo

Riccardo è l’unico uomo in grado di farmi tornare il sorriso anche durante il Blue Monday; lo saluto con un abbraccio e appena esce dalla stanza, mi preparo vestita più decente e truccata. L’orgoglio negativo sarebbe stata un’occasione da non perdere.

Agli occhi della gente come potrei essere io positiva se, con la mia reputazione di attivista e sindacalista, mi metto a urlare in piazza quanto la negatività sia fondamentale per ogni essere umano? Mi infilerei anche un preservativo in testa se me lo domandassero. Pensando a quanto Floyd Turnpike sarebbe stato orgoglioso di me, alle 12:45 sono già in sala break.

“Greta, ero certa di poter contare su di te”, mi saluta Giulia stringendomi in un abbraccio; Camilla è accanto a lei e tiene in mano quattro test HIV fai da te. “Il giorno del giudizio è imminente”, ho pensato subito, ma cerco di stemperare l’ansia del momento con un bel respiro.

“Perché fai così”, reagisce Camilla; “Greta, se hai paura significa una cosa sola. Chi è il bastardo che ti ha fatto ?”

Le guardo incerta. Stalking? Nessuno mi sta perseguitando. Ma le ragazze mi spiegano che per stealthing intendono l’abuso in cui un uomo si sfila il preservativo di proposito, o trasmette il virus senza consenso. “No ragazze, nulla di tutto questo! Non ho mai avuto un uomo in vita mia, ho altri gusti”. Finalmente l’ho detto ma non voglio condividere troppi dettagli.

Mi rassegno a sedermi al tavolo accanto a Camilla, la più serena del gruppo. C’era anche un’altra ragazza che mi si è presentata come , e lei sembra più ansiosa di me!

Subito mi tornano in mente le parole di Riccardo, e se due più due fa quattro, non è difficile intuire chi è l’altra Biohazard in incognito. La scusa della sedia scomoda funziona sempre e in un attimo cambio posizione per mettermi accanto a Eleonora. “Non preoccuparti”, le dico; “lo affronteremo insieme, qualora sia positivo.” Le nostre mani si stringono e parlano più del dovuto mentre Camilla applica il reagente su ogni test.

I quindici minuti più spaventosi della nostra vita, posso dirlo tranquillamente; ma il tempismo dell’agente Floyd Turnpike è incredibile: sarà stato nascosto, origliava dietro la porta? Non ha importanza, ma quando ci ha raggiunte trascinando uno scatolone enorme, il timer che annunciava i risultati aveva appena iniziato a suonare.

Camilla e Giulia parlottano fra loro posando le mani sugli esiti che a nessuna di noi è consentito guardare. “Orgoglio negativo e poi fanno così”, penso tra me. E come al solito mi lascio andare a un bel respiro.

“Ragazze, si può sapere cosa state facendo”, ci urla l’agente Turnpike; “ancora coi vecchi test HIV siete? Gli anticorpi sono superati da un pezzo!”

Giulia osserva lo scatolone con la curiosità che solo una giornalista può avere: “agente Turnpike mi scusi non capisco! Hanno creato dei sistemi nuovi? Il rettore ci ha dato i test di ultima generazione, mi spiega per favore cosa sta succedendo?”

In silenzio Floyd apre il pacco e ne estrae quattro caschi molto simili a quelli usati dai motociclisti. “Uno ciascuna”, ci istruisce infilandoceli in testa; se non era un preservativo poco ci mancava! Lui ha in mano un telecomando e noi ragazze ci stringiamo tutte la mano in attesa della prossima mossa. Test HIV in realtà virtuale? Ospedale nel metaverso? Chissà che razza di invenzione è arrivata dall’America!

“Ho due figli”, implora Giulia. “Agente Turnpike la prego, vorrei poterli riabbracciare prima o dopo! Se questa roba mi esplode nel cervello? Aiuto!” Floyd le sorride accarezzandole una spalla e, ancora una volta, ci controlla. Elmo indossato correttamente, sensori allineati. “Separatevi per cortesia ragazze altrimenti non funziona.”

Eleonora vorrebbe protestare ma io lascio la sua mano, imitata da tutte le altre; per sicurezza spostiamo le sedie fino a che tutte e quattro siamo distanziate a sufficienza.

Turnpike annuisce, preme un tasto sul telecomando e d’improvviso i nostri caschi iniziano a vibrare. “Non parlate, ragazze. E fidatevi di me.”

Ho l’impressione che a Eleonora sia uscito un flebile “sì, Gifter” ma potrei sbagliare, agitata come sono. I caschi smettono di vibrare e la visiera si illumina con una corona bianca mentre in contemporanea sentiamo un tono basso.

“Test HIV biofotonico”, ci spiega il poliziotto salendo in piedi, orgoglioso, sopra il tavolo. “Tra l’università di Bugliano e quella di Marte è stato messo a punto questo modello di test HIV ecosostenibile e non violento. Nessun corpo estraneo vi punge le dita o entra nelle vostre bocche, niente sangue o saliva da dare a qualcun altro.”

Fantastico, Floyd ha imparato a toccare le corde giuste con me. Ormai certo di avere la mia attenzione, mi guarda negli occhi prima di continuare il discorso.

“I test tradizionali si usano una sola volta poi si buttano. Questo invece è riutilizzabile, si ricarica attraverso il pensiero e i biofotoni rilevano se è presente o no l’HIV.”

Lo guardiamo esterrefatte, questa davvero ci è nuova. Ma la tecnologia arriva seriamente fino a questo punto? Eleonora, timidamente, alza la mano: “mi perdoni signore, ma io non so cosa vuol dire biofotoni!”

“Ognuno di noi emana energia luminosa, ragazze; avete mai sentito parlare di aura? L’energia che ci circonda e si trasmette ad altri. Ora ho lasciato il mio elmo in laboratorio ma vi assicuro che se lo faccio io, risulterò positivo perché il virus, se è l’autentico ceppo , annulla i biofotoni negativi sostituendoli con quelli positivi, rispondendo con un tono alto e luce viola. Sono stato chiaro?”

Aura luminosa, luce viola. Mi sembra di ricordare un vecchio spot che i Poteri Forti facevano girare molto tempo fa. Quello che ha portato la in tutto il mondo; possibile che fossero già a conoscenza dei biofotoni e li usassero per creare stigma verso gli altri? Già, forse dai Poteri Forti ci possiamo aspettare di tutto.

Io ed Eleonora vorremmo chiedere maggiori spiegazioni ma è Giulia a toglierci la parola facendo a Floyd un’altra domanda: “quindi il periodo finestra? Vuol dire che questo test ci dà il risultato senza dover aspettare la notte dei tempi?”

“Istantaneo”, risponde lui. “Tu puoi ricevere l’HIV dal tuo gifter adesso, e questo elmetto ti dirà subito se la da negativo a positivo è andata a buon fine. Basta attese interminabili, frustrazione, settimane e mesi che non passano mai.”

Solo Camilla non sorride a questa spiegazione e, se Floyd non l’avesse fermata in tempo, avrebbe lanciato il casco contro la finestra.

“Lei è un truffatore, agente Turnpike! L’ha fatto apposta a darci questa tecnologia oggi, non è vero? Aura luminosa, energia negativa, guarda caso questo è il giorno più triste dell’anno e Lei lo sa perfettamente!”

Cerco di calmarla in tutti i modi, nemmeno io so come faccio a mantenere i nervi saldi; “il blue monday è una leggenda”, provo a spiegarle. “Non essere ridicola Camilla, oggi è un giorno come un altro! Problema tuo se credi alle superstizioni, paranoica!”

“Vedi tu, Greta!” Camilla ghigna maliziosa mostrando finalmente i nostri quattro test. “Perché quelli supersonici risulteranno pure negativi però qui abbiamo due test HIV normali su quattro, che dicono il contrario. Io non faccio nomi, ma le positive sanno benissimo chi sono; soprattutto da una di voi non me l’aspettavo! Quanto tempo dovete ancora prenderci per il culo?”

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