Bugliano Pride 2023: tanta gioia, ancora paura

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Sebbene il killer Dissanguatore sia ancora a piede libero, l’evento Bugliano Pride si è svolto senza particolari imprevisti fra la gioia dei partecipanti e (come al solito) il silenzio della politica.

Si ringrazia chi ha permesso lo svolgimento tranquillo della festa, fra umani e virus c’è stata una partecipazione molto attiva e neanche il maltempo è riuscito a frenare la voglia di far sentire la propria voce per i diritti e l’inclusione.


Bugliano Pride: i preparativi

Inviato: HIV di Bugliano

Bugliano, 3 luglio 2023.

Ore 7:00.

“Virus power! Virus pride!” Non mi è importato molto se il cartellone potesse indignare i buoni padri di famiglia come amano definirsi, il giorno del pride era il mio compleanno ed è stata una ragione in più per essere il leader dell’evento.

Sono partito da solo senza che i miei umani si svegliassero, dovevo andare in palude a prendere il mio partner. Come avrei potuto essere a un evento simile senza HIV di Lansing! E appena ho raggiunto le sabbie mobili ho trovato la sorpresa: lui era già pronto con un cartellone uguale al mio, così come Drillo Baby Coccodrillo, mamma nutria Orietta e i suoi cuccioli. Niente play station 1, il pride è più importante!

Ore 7:30.

Purtroppo hanno cercato di unirsi a noi anche le zanzare ma io e HIV di Lansing abbiamo fatto presente che il pride include tutti, eccetto loro. Nessun succhiatore di sangue è ben accolto fra noi!

Appena siamo usciti dalla palude abbiamo notato subito che iniziava a piovere, grazie alle gocce che bagnavano il pelo di Mamma Orietta; io ho paura dell’acqua, se mi colpisce posso anche morire, e di nuovo chi se ne importa. Se dovrà succedere, che succeda per una buona causa!

“Bisogna andare a prendere l’alieno! Te lo sei dimenticato?” HIV di Lansing mi si è piazzato davanti, mentre già io ero diretto verso la strada principale. Sì, in effetti, dovevamo fare un salto al lago vicino alla centrale nucleare.


Inizio delle ostilità

Inviato: ChaserNucleus

Ore 8:00.

Relax, finalmente relax; dopo che gli umani hanno salvato la loro bambina dal presunto rapimento mi ero preso una meritata settimana di riposo qui alla centrale; colazione, pranzo, cena a portata di mano e antenne, non potevo essere più felice di così! Tanto che avevo pure dimenticato il pride!

“Oh! Nuclear! E che cazzo! Ti sbrighi?” Una banda tra virus e nutrie mi ha accerchiato e solo quando ho visto i loro cartelli mi è venuto in mente: maledizione l’evento, ho promesso a tutti di partecipare e avrei colto l’occasione del Bugliano Pride per l’ennesimo coming out; ma quando ho preso con me il cartello “nuclear pride, radioactive power” c’è stato Drillo Baby Coccodrillo che si è offeso; dannazione a me che sono troppo leale, potrei fingere di non essere l’unico a sapere la sua lingua e invece, appena mi ha chiesto di cambiare striscione, mi sono rassegnato a portare con me “Alien Power” col disegno del pianeta Marte poi, senza discutere, li ho seguiti fuori della palude.

“Vogliam la radiazione! Vogliam la radiazione!” Sentivo gridare in lontananza, erano voci umane parecchio arrabbiate; così ho preso con me una scorta di radiazioni dal lago. Sia mai che durante la sfilata mi fosse venuta di nuovo fame! Anche se era forte per me la tentazione di lanciarle addosso a quelle stupide creature chiassose. Volete la radiazione? Una sola? Ne avrei un quintale, se vi piace tanto! Qua ce n’è per tutti!

“Fermo, Nucleus, per carità!” HIV di Bugliano era irremovibile: “non ti ci mettere anche tu, già dobbiamo sorbirci i negativi lascia tutto qui al lago ti prego sbrighiamoci!”

Continuavo a non capire cosa c’entrassero quelle proteste col pride, come facevano a cantare così se per gli umani la radioattività è pericolosa?

Ore 8:30.

Superato il lago, eravamo passati davanti al campus in via Gagarin il cui cancello era già chiuso, segno che tutti se ne fossero già andati; solo il cigno AirForce stava appollaiato sulla ringhiera e, appena ci ha visti, è sceso di fronte a noi. Purtroppo però, solo i virus HIV di Bugliano e di Lansing hanno potuto salirgli sulla schiena perché io e le nutrie eravamo troppo pesanti. Io ho portato in braccio due cuccioli di mamma Orietta che frignavano per il caldo, poi un po’ alla volta ci siamo spostati a cavalcioni di Drillo e con AirForce in volo sopra di noi.

Tutto bene fino alla fine di Via Gagarin, dove si trova il condominio in cui abita il rettore Umberto Ganni; fatto sta che, passando sotto il palazzone, qualcuno dalla finestra ci aveva sputato addosso e lanciato rifiuti puzzolenti. “Oh”, avevo urlato. “Ci considerate il vostro bidone dell’umido?” Stavo valutando l’idea di tornare al lago a prendere un po’ di radiazioni ma di fronte alla prospettiva di farci ulteriori chilometri a vuoto, aveva pensato AirForce a lasciare un omaggio altrettanto maleodorante su tutti i davanzali, e sui panni stesi fuori.

Ore 9:00.

Eccoli lì, avevano occupato i tavolini all’aperto del locale Buongiornissimo Café dove gli studenti del campus sono soliti consumare colazioni e pranzo. “Vogliam la radiazione! Vogliam la radiazione!” All’ennesimo schiamazzo, ignorando platealmente i virus e nutrie che mi avvertivano di fare attenzione, mi ero fiondato in mezzo agli umani frustandoli con le mie antenne per disperderli.

Disobbedendo ai miei amici, avevo mimetizzato un cartello “nuclear power” sotto la tuta e davanti a quei fanatici l’avevo mostrato, bello evidente col suo simbolo della radioattività. Chi verso destra, chi verso sinistra, altri si allontanavano cercando di rifugiarsi nel locale, c’era stato un fuggi-fuggi di quelli che fino a un secondo prima parevano essere in prima linea a esprimere un desiderio a gran voce. Solo uno era rimasto, ancora col suo megafono in mano: “vogliam la radiazione! Radiazione sia! A chi non dice il vero sulla nuova malattia!”

Il cigno AirForce, sempre portando sulla schiena i due virus, si era fermato sopra la testa dell’uomo: “Matteo Doroteo”, HIV di Bugliano rideva senza alcuna paura; “credi forse che io sia nato ieri? Nessuno verrà mai radiato, solo tu, pagliaccio…” E un’altra volta il cigno si era espresso lasciando un ricordo sulla elegante giacca del politico che ancora aveva coraggio di brontolare: “bene ha fatto Buggiani a non darvi il patroc…” Senza farlo finire di pronunciare “patrocinio”, mi ero divertito a lanciargli un raggio fotonico direttamente in bocca. Se Doroteo non si fosse calmato così, neanche il fungo atomico ce l’avrebbe fatta probabilmente.

Quanta soddisfazione a vederlo così, inginocchiato e con le labbra tutte calde calde, gonfie gonfie. Oh, se l’avesse visto il mio Gifter come ci si sarebbe divertito! Già, a proposito, avevo appuntamento con l’umano che mi ha permesso di diventare positivo. Meglio raggiungerlo prima che arrivi in via Nureyev all’inaugurazione del campo estivo.


Negativi senza paura

Inviato: Adri

Ore 10:00

C’era voluto un sacco ma finalmente eravamo lì, tutti insieme, davanti al Municipio in via della Repubblica; come era bella la mia nutria Orietta che, appena mi aveva riconosciuto, si era fiondata davanti ai miei piedi seguita dai suoi piccoli ormai tutti in età da riproduzione. “Prima o poi mi farete nonno”, il mio sorriso e le carezze erano tutti per loro.

Osservandoli però notavo che qualcosa non andasse per il verso giusto e mi ero chinato a controllare: in effetti le mie povere nutrie portavano al collo i nastrini arcobaleno capovolti! Mi era toccato rimanere piegato a 90 qualche minuto di troppo per sistemarglieli, finché avevo dovuto rialzarmi di scatto perché avvertivo il fiato di qualcuno sul collo.

“Gifter… Ehi…” A chiamarmi era l’ultima persona che volessi sentire o avere accanto a me durante il Pride! Ma in quella situazione dovevo sorridere a tutti; d’altronde ero certo di stare in una botte di ferro, finché il grosso cigno Airforce avrebbe volato sopra il cielo di Bugliano non avremmo corso rischi.

“Scusami, ti ho visto chinato, pensavo che…” Pensavi male! Gli avevo dato una finta amichevole pacca sulla spalla, promettendogli che ci saremmo visti a fine corteo, e mi sono velocemente unito agli altri: c’erano Alison ed Eliana, Tatiana e Greta, perfino Freddie vestito elegante! Qualcuno mancava all’appello per ragioni di studio, a me però era sufficiente avere al mio fianco le persone che amavo; specialmente Alison che, ormai senza più paura, spingeva il passeggino della nostra bambina, anche lei vestita coi colori del pride e il cartello “positive power, biohazard pride”.

Eppure ancora qualcosa non tornava affatto: Raul Mercuri, l’autista dello scuolabus, non era in mezzo a noi positivi! Dalla parte opposta della strada sfilava il corteo dei negativi e Raul era quello che portava in mano un altoparlante a batteria, da cui si diffondeva il solito inno: “Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”.

Ore 10:30.

Da non crederci, Tatiana si era dichiarata la gifter di Raul, come poteva averlo lasciato scarico e detto a noi una cosa per un’altra? Avevo tentato di chiederglielo ma lei si era messa a cantare “I want to break free” insieme a Greta sovrastando le musiche dei negativi perché Se ne erano inventati un’altra dopo quella del vuoto: “considera che tutto può finire, sai che mi deprimo ma con stile!” E sticazzi, elettroni porta sfortuna, vade retro!

Freddie, a dispetto delle mie raccomandazioni, si era unito al canto di sua figlia e non mi ero sentito di rimproverarlo; era di sicuro un suo sogno quello di esibirsi durante il Bugliano Pride non sarei stato certo io a interrompere quel momento di gioia familiare.

Mi ero fatto trascinare anch’io dall’atmosfera della parata senza però mai distogliere lo sguardo dal passeggino di Grace; AirForce e i nostri virus erano sempre su di noi a guidarci e vedevo l’alieno Nucleus confabulare con una persona. Qualcuno che avevo indubbiamente già visto in giro ma non mi risultava una di noi! “Cosa accade”, mi ero chiesto; “lei e Raul si sono messi d’accordo, si sono scambiati…”

Poi guardandola meglio, avevo compreso tutto: era la giornalista! Chiara Athena! Proprio lei che mi aveva intervistato sulla leggenda dello squalo, poteva il suo segno negativo impedirle di documentare il Pride? Assolutamente no! Così, appena l’ho avuta più vicina, le ho teso la mano nell’ultimo tratto verso via Nureyev. Chissà, avrebbe potuto essere la prossima a ricevere il virus da me! Avrebbe solo dovuto meritarselo.

Ore 11:00.

Arrivati tutti in via Nureyev: positivi, negativi, ambigui, alle 11 passate eravamo pure stanchi perché il tempo ci metteva in difficoltà. Un po’ pioggia, un po’ nuvoloso e un po’ sole, molti di noi erano bagnati fradici e io mi sono salvato perché Chiara Athena divideva l’ombrello con me. Doveva essere per forza l’atmosfera del Pride a rendere così gentile una negativa!

“Grazie Chiaretta”, mi era uscito spontaneo uno slancio d’affetto verso di lei, che mi rispondeva con un sorriso malizioso. Giunti al campus degli artisti, avevamo trovato un’enorme fila di adulti e minori davanti a un piccolo gazebo da cui la gente andava e veniva. “Si vota, qui? Adri, sai qualcosa?”

Niente voti, Chiara, tranquilla. Adesso te lo spiego.


Paura infondata?

Inviato: Chiara Athena

Un sogno che si stava realizzando per me, documentare un Pride! Fortunatamente al riparo di un portico ci eravamo fermati in fila di fronte a un gazebo che aveva tutta l’aria di essere un passaggio obbligato; osservavo la gente entrare e uscire in gruppi di dieci persone, e tra un accesso e l’altro passavano dai 15 ai 20 minuti almeno. Si era creata una coda interminabile e io stavo ormai perdendo la pazienza perché il tempo stringeva e a mezzogiorno doveva esserci lo spettacolo sul palco.

Giunto il nostro turno eravamo andati dentro in fila, non prima di aver incrociato un vecchio conoscente di Adri uscito dal gazebo senza nemmeno guardarci e con la rabbia di chi è stato umiliato pubblicamente. “Gli passerà”, il profiler teneva a rassicurarmi; “lo conosco fin troppo e se ne farà una ragione.”

Ci eravamo seduti a un tavolino improvvisato, sedie di plastica come quelle più scadenti da campeggio e una donna ci aveva presentato una confezione sigillata ciascuno: “sapete come si usano, vero? Tutti?” Uno sguardo tra noi e la risata era partita inevitabile: figuriamoci se non conosciamo i test HIV fai da te! E sappiamo anche i risultati!

“Non importa”, la signora ci sembrava scocciatissima; “sono io l’infettivologa e ho io la responsabilità dei vostri test HIV! Fateli davanti ai miei occhi!”

Poteva starci, sì, un pride è una festa ma è anche un’occasione per sensibilizzare sulla salute! C’era Tatiana seduta accanto a me, io e lei ci eravamo occasionalmente conosciute in aula di musica e avevo appreso quanto il suo passato fosse doloroso. “La dottoressa Evelyn Sloan è mia madre adottiva”, Tatiana mi spiegava la propria vita per filo e per segno e io ero rimasta lì ad ascoltarla in attesa dei 20 minuti che non passavano mai.

Ore 12:00.

Maledizione, cosa poteva succedere? Avrei perso il lavoro? Guardavo il risultato che già conoscevo troppo bene e forse presto sarebbe stato di dominio pubblico. “Dottoressa, la privacy però…” La Sloan non mi aveva dato il tempo di aggiungere altro, perché già si era messa a raccogliere i test e ci stava consegnando i badge per accedere allo spettacolo; vedevo tutto il gruppo alzarsi e andarsene, finché eravamo rimasti solo io e Adri.

“Mi dispiace davvero”, lui mi si era rivolto con inaspettata confidenza appoggiandomi una mano su un ginocchio; “che peccato avrei voluto essere io a seguirti nel passaggio da negativa a positiva. Da quanto…”

Non era decisamente il caso di parlarne! Senza dargli tempo di chiedermi altro, l’avevo pregato di muoversi e raggiungere la zona dov’era allestito il palco perché si sentiva già qualcuno parlare.

Superate le file dove stavano seduti i bambini, ci eravamo fermati su due posti liberi senza far caso a chi fosse seduto accanto a noi; come andasse il test dell’uomo accomodato dietro le mie spalle potevo solo immaginarlo, dalle sue labbra strette fra i denti e lo sguardo torvo rivolto a terra.

“Non ci pensare”, mi aveva sussurrato Adri; “lui prende sempre male ogni situazione però è una persona meravigliosa…” Ma contrariamente alle sue parole rassicuranti, avevo colto una profonda inquietudine in lui. Lo sguardo dell’altro uomo lo turbava non poco.

Intanto, in piedi sul palco, era salito un individuo stravagante con due antenne sulla testa; l’avevo guardato più e più volte per capire dove quello strano copricapo si sfilasse, invece non c’era voluto molto per concludere fosse proprio un alieno. “Alle foto pensate dopo!” Le sue parole erano chiaramente rivolte a me e mi ero rassegnata a spegnere la telecamera professionale, anche se di nascosto avevo lasciato attiva quella appesa al collo e camuffata da pendente.

“Io sono Nucleus! ChaserNucleus! Anche se ormai “bug chaser” è una parola che non mi si addice più”… Si era alzato la tuta lasciandoci vedere il suo corpo muscoloso dove spiccava un coloratissimo tatuaggio Biohazard all’altezza del cuore e un altro, enorme, sulla schiena con un simbolo Più e in aggiunta una scritta.

“Sono stanco di nascondermi! Io per tutti voi sono solo un povero marziano radioattivo! A molti faccio paura! Sì! Ma ho la forza di affrontarvi tutti ormai, e questo grazie al mio unico, meraviglioso, inimitabile gifter. Lui mi ha dato il virus, lui è quello che mi ha insegnato il lavoro in polizia, me lo sono fatto incidere anche sulla pelle per onorarti. Solo tu, maestro e gifter Adri La Scala. E non mi interessa minimamente cosa penserà quel negativo di merda che si crede artefice della mia conversione! Sei un fallito, agente Turnpike!”

Floyd Turnpike, FBI, responsabile della divisione omicidi a Chicago. Questo sapevo, e sapevo anche della sua assunzione qui a Bugliano come docente di criminologia! Proprio lui era l’uomo seduto dietro di me e con lo sguardo basso e che, finito il discorso dell’alieno, si era alzato in piedi. Tutti eravamo tranquilli, sarà stato deluso dal test, aveva una mano su un fianco ma nessuno ci faceva caso finché non l’abbiamo visto alzarsi e puntarci un’arma contro.

“State giù! Tutti!” Adri si era messo a urlarci, consapevole che evidentemente quella scena non faceva parte di uno spettacolo da pride; “Nucleus! Nuclear! Vai dai bambini che a questo stronzo penso…”

Uno sparo aveva interrotto qualunque intenzione di Adri; “per fortuna era per aria”, avevo pensato sul momento; ma soltanto pochi secondi dopo mi sono resa conto con orrore di un povero cigno bianco caduto tra le mie braccia.

“Figlio di puttana!” Da un’altra sedia, avevo sentito Freddie insultare il criminale. “Questo ha ucciso tutte le persone che amo e adesso pure il cigno, se la vedrà con me!”

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