Bugliano: riapre la sede dell’unione italiana ciechi e ipovedenti

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La sede dell’unione italiana ciechi e ipovedenti sezione Bugliano è stata chiusa per mesi e nessuno ha mai fornito una motivazione plausibile.

Anche se noi, come i complottisti, fin dall’inizio abbiamo sospettato ingerenze politiche confermate quando abbiamo appreso che il presidente dell’associazione, Fabio Manolunga, si è candidato nella lista di Matteo Doroteo.


Unione Italiana ciechi e ipovedenti: perché chiudere a Bugliano?

Ce lo siamo chiesti da subito: il risparmio economico giustifica la chiusura di un’associazione per persone con disabilità?

La notizia è arrivata improvvisamente qui al Campus, dopo che per molto tempo siamo stati volontari all’Unione Italiana Ciechi sezione Bugliano; fra umani e virus non riusciamo a quantificare l’aiuto che abbiamo fornito ai soci di ogni età, e in questi mesi di chiusura abbiamo fatto il possibile per esser loro vicini anche senza una sede fisica.

Ora però non possiamo accettare che il presidente di tale associazione si sia messo in politica, e siamo riusciti a raccogliere le adesioni di almeno 20 soci ciechi e ipovedenti per avere uno spazio tutto nostro. In 1324 abitanti di Bugliano fra cui molti anziani, 20 persone sono una bella percentuale, senza contare poi i virus che sono milioni e hanno aderito in massa! Non si può più tacere di fronte a certi abusi per cui abbiamo riaperto. Alla faccia di tutto e tutti.

L’alibi del presidente

Il dottor (si fa per dire) Fabio Manolunga, presidente ancora per poco, si è giustificato argomentando sul risparmio economico e soprattutto sulla pandemia da Covid19: chiudere la sede e svolgere ogni attività da remoto secondo lui metteva i soci a loro agio, senza costringerli a muoversi in città in mezzo alle barriere architettoniche.

Eccolo il punto: chiudere i cittadini in casa convincendoli di fare il loro bene, è un modo per risparmiare non sulla sede, ma su tutto il piano di eliminazione barriere architettoniche! Da quando, con la giunta Buggiani, sono state valorizzate le buche per strada, per chi vive con una disabilità visiva è impossibile muoversi senza accompagnatore – umano o virale che sia. Chi si occupa delle barriere è l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici del comune, figuriamoci.

Impossibile discutere con un presidente che ragiona a quel modo, e che fra l’altro non ci ha mai pagato per i nostri servizi. I virus non vogliono soldi, d’accordo, ma anche volontari umani hanno fatto da accompagnatori e assistenti per i soci anche a tempo pieno!

Tre anni da quando esiste la comunità, e tre anni che non veniamo retribuiti. Senza poi contare episodi di profonda maleducazione nei nostri confronti da parte di qualche persona abituata a “voglio, posso e comando perché sono cieco”; sarà una coincidenza? Non sappiamo ma chissà perché, i più sgarbati sono proprio i dirigenti dell’associazione: presidente, vice, consiglieri, perfino le segretarie.

Solitamente siamo pazienti verso costoro ma se abbiamo lasciato qualcuno per strada o l’abbiamo caricato sul primo treno a lunga percorrenza disponibile, è per una motivazione ben precisa: volontari sì, ma non per chi è maleducato.

Ripartiamo da zero

Interferenze politiche, sfruttamento, maleducazione, tutto questo deve finire e finirà! Perché se all’inizio i consiglieri antipatici hanno gioito per la nostra volontà di ricostituire una sede fisica, si sono tirati indietro non appena hanno saputo dove andavamo.

“Senza di noi farete poca strada”, sono state le parole del presidente; “e noi non verremo mai in questo postaccio infernale!”

Cosa si credono di essere, coi costi dell’energia elettrica e le materie prime, non possiamo tirar su una sede con tutti i comfort come quella che avevano prima, pagata con le donazioni dei cittadini fra l’altro. Niente piscina, idromassaggio, insegnante di pianoforte e di yoga gratis per i soci. La nostra sede per il momento è una tenda, gentilmente offerta dal gruppo Scout di Bugliano, e montata nel parco adiacente al Campus.

Proprio gli Scout hanno insistito per essere volontari in associazione se qualche umano o virus dei nostri non vuole, e per adesso ci siamo limitati a ringraziarli per la tenda; la prima volta che potremo esser loro utili come comunità, loro sanno che non ci tiriamo indietro anche perché ha una gran voglia di diventare capo scout.

Ora come ora in tenda c’è solo una batteria portatile caricata una volta al giorno via USB tradizionale, perché ancora l’energia elettrica tramite virus è in sperimentazione e non ce la sentiamo di sfruttarla per chi ha bisogno di aiuti particolari, come ciechi e ipovedenti. Un generatore a manovella e una pedaliera con la dinamo sono le opzioni alternative e, tutto sommato, il server che custodisce gli audiolibri è partito senza problemi. Qualcuno si è lamentato di non poter leggere l’ultima opera letteraria di Matteo Doroteo ma cosa possiamo farci, se lui non l’ha messa in audiolibro?

Qualcuno, appena montata la sede, si è lamentato perché fa caldo e non c’è l’aria condizionata allora come al solito abbiamo provveduto fornendo a ciascun socio un ventilatore da collo. Sempre caricato via USB! Tempo qualche giorno e ci procureremo anche i ventagli a mano, la porta USB serve per le batterie degli smartphone!

Il primo a essere felice e orgoglioso della nostra iniziativa è , iscritto al Campus da più di un anno e nostra mascotte dell’inclusione sociale. Lui preferisce svolgere le attività associative dal Campus, ma ha fornito una cinquantina di cavi USB per le ricariche e ha condiviso una proposta che noi volontari abbiamo accolto subito: una sede itinerante.

La tenda in effetti non è molto bella da vedere al parco del Campus, ma se noi riuscissimo ad avere un camper itinerante potremmo divulgare il modello inclusivo buglianese in tutto il mondo!

Già abbiamo adocchiato un camper adatto alle nostre esigenze, ora basterà individuare la persona che lo guida perché, brutto dirlo, sicuramente non è un’attività adeguata ai soci dell’Unione Ciechi Bugliano!

Te lo dimostreremo, Doroteo. Si può lavorare bene anche senza piscina, idromassaggio e supercazzole. Anzi, più di tutto non abbiamo bisogno dei dirigenti! Ci arrangiamo fra soci e volontari!

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