Bugliano: disabili fuori dal campus!

A Bugliano non c’è discriminazione, così era stato promesso ad Antonio Falco ma ha dovuto toccare con mano quanto crudele sia l’esistenza per un non vedente e negativo come lui. L’università IBUOL discrimina davvero le persone con disabilità?


Bugliano vietata ai disabili?

Dalle recensioni che leggevo in Internet ero preparato alle barriere architettoniche di Bugliano centro e non ne facevo troppo un dramma, col mio formidabile cane guida Ester ce l’avrei fatta a superare anche l’Himalaya se avessi voluto. Fino a quando proprio qui me l’hanno ammazzata poco dopo il mio arrivo al Campus IBUOL e apparentemente nessuno vuole indagare in merito.

Alla comunità PlusBrothers fa comodo tenermi chiuso in una stanza; hanno trovato il modo di controllarmi sfruttando la scusa dei pericoli in strada e soprattutto del povero Valentino, il mio ex ragazzo trovato morto in ascensore diverso tempo addietro sul quale temo nessuno abbia voglia di andare troppo a fondo; io comunque non l’ho dimenticato e, a loro insaputa, dalla sua morte porto avanti un’indagine parallela che fra non molto mi darà grandi soddisfazioni.

Quando è successo, dagli altri ho avuto solo sorrisi o parole di circostanza: il poliziotto amico di Vale mi ha mentito per proteggermi a suo dire, poi ho ricevuto solo silenzio perché tanto “Falco non si scompone, è bravo, studia, legge e ascolta musica senza rompere troppo le palle.”

Ma ora basta, hanno superato i limiti! L’ultimo aggiornamento alla Biblioteca Digitale dell’università chiede di possedere un apparecchio simile a un portachiavi con un piccolo display dove appaiono dei numeri, che vanno copiati nell’apposita finestra su PC o dispositivi mobili altrimenti non si possono leggere i libri. Maledetti, neanche ho potuto chiedere tutela all’Unione Ciechi di Bugliano perché ha chiuso la sede!

Essendo arrivato l’annuncio il primo aprile, all’inizio l’ho ritenuta una burla nei miei confronti fino a che mi sono trovato il portachiavi sulla scrivania qualche giorno dopo, e da lì sono iniziati per me i guai compresa la bocciatura a parecchi esami.

Pur volendo sbattere sul muro la testa di chi ha deciso una simile porcata ho tenuto le mani in tasca, limitandomi a chiedere un po’ in giro se tutti avessero ricevuto il dispositivo e solo alcuni mi hanno risposto di sì: il mio amico Elias, Giulia, Camilla ed Eleonora. Insomma i negativi! A nessun altro è cambiata la procedura. Ai positivi basta digitare le credenziali e si possono prelevare i libri esattamente come prima!

Nessuna discriminazione

Secondo il rettore non c’è alcun tipo di discriminazione nei confronti delle persone con disabilità o negative all’HIV, ogni sistema tecnologico adottato ha l’unico scopo di garantire la sicurezza dentro e fuori dal campus per cui se proprio voglio i libri appena resi disponibili in biblioteca, mi devo adattare a chiedere aiuto.

Anzi, secondo gli altri negativi è addirittura un’opportunità per farmi avvicinare ai gifter senza che questi possano rifiutarsi, poi se tutto va bene, da cosa nasce HIV.

I primi giorni mi sono comportato bene e al massimo ho chiesto a Tatiana o Freddie, tra gli amici col virus, di farmi da occhio per sbloccare la biblioteca ma quando tutti sono andati a Roma per la liberazione e io me ne sono restato a casa come uno scemo, ho capito che se volevo farmi rispettare dovevo alzare il culo.

Resilienza

Vogliono privarmi del virus e tenermi segregato davanti a un computer? Benissimo, utilizzerò la tecnologia per dimostrarmi più forte di loro! Sono stato ingenuo con un amico incontrato su Internet, bug chaser come me, a cui ho dato numerose idee per le sue attività artistiche e si è preso tutti i meriti; quindi sebbene sia troppo tardi ho deciso di alzare la testa e la presenza del dissanguatore, dal quale tutti vogliono proteggermi, mi permette di muovermi indisturbato: qualsiasi anomalia informatica è colpa sua! Perfetto!

Ma se per le intrusioni in rete mi sono bastati i miei anni di esperienza sul campo, avevo bisogno di escogitare un diversivo anche nel mondo reale per attirare l’attenzione di quelli che si ritengono superiori perché hanno la carica virale più alta. gli autoproclamati gifter, pronti a vantarsi della loro ennesima conversione ogni qual volta arrivi al Campus un nuovo positivo; poi però, se qualcuno chiede loro il virus, cambiano subito discorso e chi li vede più?

Troppe volte mi sono chiesto il perché del rifiuto, forse la loro carica virale da milioni di copie in realtà è non rilevabile, incapace di trasmettersi anche volendo? Dovevo scoprirlo, non prima di essermi fatto sufficientemente notare.

Primo sabotaggio

Manomettere gli altoparlanti e far partire musiche improbabili è stato un gioco da ragazzi: un giorno in sala d’attesa dal medico ho sentito una versione improbabile della canzone I want it all. Un programma di riconoscimento musicale mi ha aiutato a individuare quale brano fosse e, una volta tornato al campus, l’ho sparato a tutto volume per l’intera struttura. Quanto ho goduto dopo, sapendo che Adri si è incazzato e ha accusato il figlio di Benjamin Bruckner!

In un colpo solo ho attirato l’attenzione di due gifter, anzi tre, perché Adri e Hunter da quel che ho saputo si sono menati e Floyd Turnpike ha dovuto separarli. Cosa potevo volere di più?

Il meglio però è arrivato quando a offrire il suo aiuto nello sblocco dei libri è intervenuta Siria. Non ho mai avuto grossa stima per lei, sempre chiusa nel proprio mondo e poco disponibile a socializzare ma quando mi ha teso la mano non ci ho pensato due volte ad accoglierla.

Una mano lava l’altra

“Vorresti un’aiutante fissa?” In primo momento credevo poco alla sua proposta. Sono negativo e tu hai il virus, se ci scoprono sono guai.

“Chi se ne importa, io non ho intenzione di trasmettere! Vorrei solo assisterti dove hai bisogno e chissà, forse potrai farmi cambiare idea anche sull’HIV.”

Troppo bello per essere vero, una sintonia istantanea come non ho mai avuto per altri e la volontà di mettere fuori gioco le persone che in passato ci hanno fatto del male.

“So cosa provi”, si è sfogata con me quando le ho raccontato del tizio diventato famoso rubandomi i racconti. “Non c’è di peggio che il tradimento di un amico perché ti lascia cicatrici indelebili.”

E pensare che il bastardo è pure venuto a Bugliano presentando i suoi libri, col personaggio nato dalla mia fantasia. Quanto scemo sono stato a non rubargli il palco?

“Se parli dell’evento sui serial killer l’ho organizzato io, ma non sapevo che A. F. fosse Antonio Falco anche se ero sicura che PozDrinker non fosse opera di Anthony Flynn. Poveretto, quello è già tanto se sa confezionare due post sui social!”

Sfortunato cieco, disabile, limitato, questo mi sono sentito rispondere dagli editori che leggevano le mie bozze e non mi sono mai fatto condizionare grazie all’assidua corrispondenza proprio con Anthony; quando è stato accettato al corso di scrittura mi passava tutte le lezioni del prof Bruckner e scrivevamo le storie insieme, non potevo lontanamente immaginare che se ne sarebbe appropriato lasciandomi con un pugno di mosche.

“Anche a me è successo con una foto e non ho avuto il coraggio di vendicarmi, anni dopo io e la ladra abbiamo fatto pace ma se serve ti aiuto volentieri, stai certo che Flynn la pagherà con gli interessi!.”

Mai una volta ho pensato di litigarci, posso ottenere la mia vendetta su Anthony continuando a mostrarmi suo amico e Siria è la complice perfetta! La sua creatività ha partorito un bellissimo collage pieno di citazioni sulla morte, tanto realistico da aver spaventato Ben Bruckner. Poi ci siamo chiusi nella mia stanza lasciando credere agli altri che Siria sia sparita per colpa del dissanguatore.

Così aiuterò il prof. Bruckner a liberarsi di un chaser incapace e scrittore mediocre, quello merita solo di rimanere negativo e io potrò avere ciò che mi spetta di diritto: assistenza, libri, fama, e HIV.

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