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Tu chiamami se vuoi, Dissanguatore! – parte 2.

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Tu chiamami se vuoi, dissanguatore! Secondo capitolo della storia. Il disclaimer per i lettori è sempre lo stesso: pur non amando il turpiloquio, non edulcoriamo le intenzioni degli antagonisti e in caso vi faccia proprio schifo quello che scriviamo noi, andatevi pure a leggere Novella 2000 se credete. Liberissimi.

Floyd Turnpike, arrivato alla resa dei conti, è disposto a violare i segreti di una vita pur di ottenere il sangue di Freddie. Ormai è questione di minuti, o secondi. E Freddie lo ascolta. Quali intenzioni avrà?


2023: resistere alle tentazioni

Freddie mi guarda negli occhi e mi sorride, mentre gioca con un piccolo oggetto chiuso in pugno; “ero io la leggenda del rock che girava nei locali gay, è ovvio. Pensa che quel Mark Wilson era ovunque e mi stava appresso alla fine di ogni concerto! Anzi, una volta in Belgio mi avete circondato in quattro per fortuna c’era il mio staff a seminarvi.”

Kevin Brown, accanto a me, annuisce e alza una mano con quattro dita aperte: “già, io non c’ero perché avevo altro da fare in America e ho perso un’occasione!”

Questa volta Freddie mi rivolge una linguaccia e sento un suono metallico provenire dalla sua mano, senza riuscire a vedere se maneggiava un portachiavi o cos’altro.

“Non sapevo le mie condizioni allora; potevo essere ancora negativo e dissanguandomi, in tal caso, vi sareste portati a casa il nulla. Alla fine è andata meglio così!”

Mi lancia un’occhiata ancora più maliziosa, e Riccardo gli sorride complice; quanto invidio mio figlio e la comprensione silenziosa che hanno loro fra positivi. Cosa si staranno dicendo con tutti quegli sguardi?

“Alla fine rinunciando al concerto me la sono goduta di più”, interviene Kevin; “mentre voi andavate in bianco io ho portato a casa la prima conquista! La prima di una lunghissima serie che avrei proseguito se voi non vi foste messi in mezzo!”

Come potevo non costringerlo a fermarsi, per lui era diventata una dipendenza e il suo modo di fare stava mandando all’aria tutto quanto ancora prima di iniziare; non che ora sia messo bene il mio obiettivo, ma almeno Freddie è qui e ho ancora speranza di farcela.


1984: conto alla rovescia

Mancava poco alla trasferta; da quando Mark Wilson comunicò l’idea di tenere sotto controllo Freddie Mercury, decisi di violare l’accordo suggellato col sangue fra noi nel 1983: ci saremmo visti insieme, ancora una volta in cinque, al primo concerto disponibile. Di nuovo uniti, come le dita di una mano!

Non fu facile organizzarci, chi da Chicago chi da Londra, ma appena arrivò l’occasione riuscimmo a ottenere i biglietti per la data del The Works Tour: Bruxelles, 15 maggio 1984 e già dal primo giorno del mese stavamo tutti a casa mia orgogliosi della nostra solida amicizia.

Ognuno col proprio biglietto in tasca, ma Kevin iniziò a fare di testa sua. Io, Mark, Raymond e Adrian il russo già pregustavamo ogni sera la condivisione di fantasie e sogni erotici su quanto avremmo fatto a Freddie una volta che l’avessimo convinto a partire con noi.

Invece alla fine ogni sera stavamo in quattro perché Dongiovanni Kevin era sempre uccel di bosco, anzi uccel di discoteca. La storia andò avanti così per due-tre sere, finché lui mi fece allontanare dagli altri con un pretesto: “Floyd, ti devo dare una brutta notizia”, mi disse; “ho regalato il mio biglietto, non vengo a Bruxelles.”

Eh no, maledizione! Ma perché! Con le lotte che abbiamo fatto per avere i posti migliori, lui l’ha dato in giro? “Mai paura”, cercò di tranquillizzarmi; “l’ho regalato a un ragazzo che ha appena aperto un negozio di dischi e penso che lui meriti di più rispetto a noi poveri falliti. Non credi?” Gli feci “sì” con la testa, poco convinto; non mi sfuggiva il suo volto che iniziava a contrarsi e arrossire. “Poi c’è un’altra cosa, Turnpike! Ho abbordato una! Domani ti porto a conoscerla.”

Feci finta di bermi la storia sul negozio musicale, prima o poi avrei scoperto chi fosse la presunta conquista di Kevin e se il concerto l’avrebbe goduto lei.

Appena lo dissi agli altri, dovetti trattenere Mark perché stava per mettere a Kevin le mani addosso facendomi pentire di aver considerato questa temporanea convivenza. “Ce la possiamo cavare anche senza Brown”, Adrian Sokolov sembrò più sereno del solito; “io e Raymond conosciamo le mosse di Karate e stai certo che se i Queen hanno dei buttafuori, noi li mettiamo K.O. in poco tempo!”

Diamogli fiducia, pensai, così arrivò il 12 maggio 1984 e noi stavamo pronti a partire, valigie e carte in regola! Il conto alla rovescia per il grande evento era finito e ormai le nostre menti erano proiettate allo stadio. Anzi, al dopo concerto, alle strategie che pensavamo di usare per avvicinare Freddie eludendo qualunque sorveglianza.

Assorti com’eravamo nel chiudere le ultime borse, non ci accorgemmo di Kevin fuori dalla porta che insisteva per entrare. “Floyd”, mi urlò da fuori; “voglio che vieni con me! Tu, solo tu!”

Da quando siamo amici lui sa come farmi sentire importante e uscii dalla porta lasciando le valigie dentro; “le porto fuori io”, mi disse il russo, “le carico in auto se no finisce che perdiamo l’aereo!” Non ebbi il tempo di ringraziarlo perché Kevin mi prese per un braccio e mi fece salire sulla sua moto; “devo portarti in un posto…”

Cinque minuti correndo a velocità sostenuta e, ignorando le più elementari norme di sicurezza, arrivammo sani e salvi a destinazione: un capannone abbandonato, usato per lo più come rifugio da persone emarginate. “Qui basta che gli offri qualche spicciolo o un panino e ti lasciano fare di tutto”, mi sorrise e mi condusse in fondo alla stanza.

“Cazzo”, esclamai. Impossibile credere ai miei occhi di fronte a una scena come quella, e restai in silenzio. “Non è stato troppo difficile”, spiegò Kevin e indicò la sua giacca; “ma ho dovuto cambiarmi perché appena ho iniziato il lavoro, questa bestia ha sporcato ovunque.”

Come, bestia? Di fronte al fatto compiuto non sapevo se mostrarmi emozionato o incazzato perché sulla branda improvvisata di quel sozzo capannone giaceva una persona. Un altro essere umano come noi!

“Avrà avuto una famiglia, un ragazzo, degli amici… Qualcuno l’avrà amata”, sospirai e il mio sguardo cadde sulla ferita che apriva la gola della povera ragazza. “Kevin, sei un…” Ma non mi uscirono altre parole perché quando toccai il corpo, notai che non c’era alcuna goccia di sangue né ferita da difesa.

“L’ho narcotizzata”, raccontò il mio collega; “quando ha compreso la mia intenzione di portarla con me, se n’è uscita con la storia dell’HIV pensando di farmi scappare. Non aveva capito che io cercavo proprio quello! Avresti dovuto vederla, tutto il tempo in macchina a farmi il pippone sull’amore che lei non avrebbe provato mai più a causa di quel virus, e io a tenermi!”

Che stronzo, che cinico; uccidere una così bella ragazza! Ma prima di dirglielo ci ripensai: forse se non l’avesse fatto Kevin, avrebbe provveduto l’AIDS rovinandole il fisico. “Vedi Turnpike, io ho inciso la giugulare come mostrano nei film dei vampiri e il sangue è uscito a spruzzi! Non ero preparato e ne ho perso mezzo sui vestiti; un po’ l’ho assaggiato un altro po’ mi è andato negli occhi ma il resto mi è finito addosso e alla fine ho dato fuoco a tutto.”

“Dannazione a te”, protestai; “almeno potevi chiamarmi e facevamo tutto insieme.” Lui però mi disse che preferiva non venire al concerto e fare l’esperienza con qualcun’altra.

Allora ci salutammo e insieme agli altri presi l’aereo per Bruxelles cosciente che a Kevin sarebbe anche potuta andar bene e risultare positivo dal sangue negli occhi, ma evitai di pensarci per tutto il tempo del concerto.

In fondo dovetti ammettere che la sua assenza si rivelò la scelta giusta, lui aveva il coltello facile e non potevamo permetterci altri sprechi di sangue prezioso, non quello di Freddie.

Mark e Ray, io e Adrian; a fine esibizione fingemmo di essere due coppie di giornalisti gay in attesa di intervistare i Queen e cercammo invano di avvicinarci; osservammo un altro gruppo molto unito di cinque giovanissimi, quattro ragazze e un ragazzo, forse anche loro legati da un’amicizia come la nostra? Chissà, fatto sta che li seguimmo finché arrivammo a pochi metri dai camerini dove i Queen presto si sarebbero cambiati.

Mark fu il più esuberante in quella situazione, a forza di spintoni cercò di farci passare avanti ma fu tutto inutile, il gruppo con le quattro ragazze palesemente più discreto riuscì ad arrivare dove gli addetti alla sicurezza ci impedirono anche solo di guardare. “Fuori”, urlò un energumeno alto quasi due metri; “o chiamiamo la polizia!”

Non ci rimase che ingoiare la sconfitta e portarci a casa un bel pugno di mosche. Se solo Mark avesse ragionato un po’ di più invece di mollare spintoni a destra e a manca!

“Wilson! Sei un fallito”, gli disse Raymond sputandogli in faccia; “non so neanche come io riesca a sopportarti e ancora esserti amico.”

Io e Adrian cercammo di calmarli perché stavano per arrivare alle mani, per fortuna il primo taxi a disposizione prendeva solo due passeggeri alla volta perciò sfruttai l’occasione per salire con Mark, lasciando Ray e il russo tornare in hotel a piedi.


2023: la sfida al dissanguatore

“Che belli quegli anni”, Kevin interrompe il mio racconto; ha le mani lungo i fianchi e lo sguardo basso, niente più è rimasto del serial killer pronto a sgozzare qualunque ragazza gli desse attenzioni. “Era così facile allora, non c’erano gli antivirali per cui l’HIV girava senza troppi problemi e le ragazze della strada l’avevano quasi tutte.”

Ricordo fin troppo bene quel periodo, Kevin e io avevamo appena iniziato l’accademia di polizia e guarda caso se accoltellavano una prostituta, era sempre quando lui non veniva a lezione; coprilo una, coprilo due o tre volte, anche di più! Facevo i salti mortali per il mio amico ma rifiutavo sempre di partecipare alle incursioni; figuriamoci se mi sarei iniettato in vena o avrei bevuto il sangue con un virus proveniente da chissà dove!

“Alla fine sei un bravo ragazzo, Floyd!” Freddie fa un passo verso di me e finalmente svela l’oggetto che teneva in mano.

Incredibile, nessuna macchia di ruggine o segno del tempo. Un coltellino tascabile degli anni 80 conservato alla perfezione. “Questo ve l’ha sequestrato il mio staff a Bruxelles”, Freddie sorride soddisfatto. “E ora usiamolo!”


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21 risposte a “Tu chiamami se vuoi, Dissanguatore! – parte 2.”

  1. Avatar unallegropessimista
    unallegropessimista

    ora funziona

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Sono i Potery40, i Potery Forty, che nascondono la verità e non cielo dicono! Vogliono mettere la versione del Dissanguatore sotto silenzio 1 1 1111 e svelia!

      Seriamente – è probabile che qualcosa sia andato al diavolo durante la pubblicazione questo può accadere in caso di connessione instabile oppure quando si lavora in contemporanea sullo stesso articolo senza prima esserci messi d’accordo.

      Lavorare in due con lo stesso profilo è divertente e comodo, ma a volte può portare degli svantaggi quindi a noi fa piacere se in caso di malfunzionamento qualcuno ci dà riscontro; meno male non siamo di quei blogger che litigano stile “no sei stata tu” “no sei stato tu” “io non volevo metterci le mani sei tu che mi costringi a fare cose che non sono in grado…”

      Ci siamo suddivisi i compiti sono 4 anni che lavoriamo così e la nostra amicizia si è consolidata anche per questo.

  2. Avatar endorsum
    endorsum

    sì, idem come sopra

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Casomai riprovateci, a noi non accadeva ma per sicurezza abbiamo caricato di nuovo l’articolo

      1. Avatar endorsum
        endorsum

        si legge 🙂

    2. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Dovrebbe funzionare adesso! Sai, è tutta colpa dei Potery Forty e delle suocere che non vogliono far sapere la verità.

      Seriamente: lavorando sullo stesso blog in due, forse qualcosa è andato storto durante la pubblicazione ma adesso non ce la sentiamo di starci a chiedere “sei stata tu? Sei stato tu? Chi ha messo le mani quando?” Riceviamo i riscontri, li apprezziamo e ci comportiamo di conseguenza facendo del nostro meglio per risolvere i problemi.

      1. Avatar endorsum
        endorsum

        non volete darvi colpe reciprocheeeeeee???? 😉

        1. Avatar Elettrona e Gifter
          Elettrona e Gifter

          Non siamo i tipi da queste cose ma avessimo un canale Twitch si farebbe lo streaming del siparietto facendo finta di litigare ogni settimana per una cosa diversa

          1. Avatar endorsum
            endorsum

            bello… vedo il format rubacchiato dal nuovo corso di rete4.

          2. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            Casa vianello versione virus

          3. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            Faremmo tante di quelle scene politicamente scorrette! Con la differenza che rispetto ai finti comici alla Pio e Amedeo, noi faremmo autoironia. Rideremmo su di noi invitando le persone a ridere CON noi

          4. Avatar endorsum
            endorsum

            in questi tempi oscuri voi sareste rivoluz… ma si può ancora scrivere? 😀

          5. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            già ci rompono le palle per i racconti, accusandoci di voler promuovere la trasmissione dell’HIV; noi però a quelli, come minimo, rispondiamo “ah sì? Quale trasmissione ha il virus in radio o tv che gli diamo un po’ di visibilità? Sapete queste cose e non ci dite niente?”

          6. Avatar endorsum
            endorsum

            😂

          7. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            la più divertente è stata quando a un odiatore che ci intimava di chiudere tutto (con quale autorità poi?), abbiamo risposto:

            “tra smettere e continuare, preferiamo TRASMETTERE. Lo SPAZIO va lasciato solo a chi lo merita, e tu non sei fra questi”

          8. Avatar endorsum
            endorsum

            Braviiiiiiiiiii! 😀 condivido!

          9. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            abbiamo dovuto spiegargli cosa volessimo dire con “tra smettere e continuare è meglio trasmettere”.

            Pazienza!

          10. Avatar endorsum
            endorsum

            la povertà lessicale corrisponde a volte a povertà d’animo (in chi potrebbe aver ricchezza lessicale).

          11. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            Guarda, noi siamo “assortiti” nel senso di una persona con disabilità visiva e una che vede. Per cui siamo consapevoli che “tra smettere” e “trasmettere” sono molto simili se pronunciati ad alta voce in modo fluente senza alcuna enfasi su uno o l’altro, oppure se letti usando un programma da testo a voce per pc o smartphone.

            Questo personaggio però vedeva alla perfezione e ne siamo certi perché il suo profilo social era pieno di meme, gif, adesivi, contenuti prevalentemente visuali inviati e ricevuti che una persona priva di vista, nel suo profilo, probabilmente non metterebbe mai.

            Non siamo nati ieri e certe storture ci sono familiari.

  3. Avatar unallegropessimista
    unallegropessimista

    Impossibile leggere esce una schermata piena di lettere

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      A noi non accade – abbiamo ricaricato l’articolo adesso. Magari era un salvataggio venuto male

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