La chiave nella palude: ultima speranza per Bugliano?

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La chiave al collo di non apre lo scrigno trovato nella neve, ma gli suggerisce un’altra soluzione. Il gioco si fa decisamente duro.


Adri: il ricordo di papà Ben

Nei momenti duri lo spirito di mio padre sa sempre come proteggermi, stavolta invece la sua chiave porta fortuna non è stata d’ispirazione anzi provo ancora lo stesso dolore di 25 anni fa.

“Non volevo offenderti”, mi dice nel tentativo di scusarsi; “è che faccio fatica a comprendere cosa dici e pensi. Non so ancora come comportarmi con te.”

Spiegare a un negativo che il mio HIV parla, sarebbe come chiedere a una lumaca di andare a cento chilometri orari; sono limiti oggettivi e c’è davvero poco da fare. “Non mi hai offeso, Salvo; è solo che questa chiave mi evoca brutti ricordi. Sai, da quando porto il medaglione Biohazard, la tocco il meno possibile perché è come se prenderla in mano facesse tornare indietro il tempo. La teneva sempre al collo mio papà, morto in modo così assurdo!”


Adri, 6 luglio 1998: compleanno

“Bravo guerriero”, disse l’infermiera togliendomi il laccio emostatico. “Tu sei un super eroe, non un bambino! Adesso questo sangue va in laboratorio e vediamo se i soldati nel tuo corpo fanno il loro lavoro.”

“Speriamo”, sospirò mia madre seduta accanto a me; “sabato è stato il suo compleanno e guarire sarebbe un magnifico regalo per lui.” L’infermiera ci salutò con un sorriso e ci allontanammo verso l’auto di mamma.

Per il prelievo di sangue non avevo fatto colazione e sbirciai dal finestrino la porta della pasticceria a pochi metri dall’ambulatorio; a 10 anni, con la leucemia, gli aghi erano diventati una consuetudine e non avevo più paura dei dottori. Piuttosto, sapevo che se non ero in ospedale, dopo l’esame i miei mi regalavano la brioche.

Invece quella mattina mamma fu svelta a guidare verso casa evitando le tentazioni, mi disse che avremmo festeggiato la mia più che probabile guarigione a pranzo con papà. Sembrava una giornata come tutte le altre: il solito parcheggio dell’auto in giardino e il telecomando del cancello elettrico a far dannare mamma, poi finalmente lei inserì le chiavi di casa e aprì la porta. “Papà”, urlai correndo verso la cucina; “mi hanno fatto l’ultima punt…”

Mi bloccai prima di finire la frase, c’era troppo silenzio che non prometteva niente di buono. Cos’era quello strano odore di ferro, quel liquido rosso che mi imbrattava le scarpe? Solo suggestione, pensai all’inizio; vedo sangue ovunque solo perché me l’hanno appena tolto con la siringa. “Papà”, urlai ancora ma non ci fu risposta e l’odore era sempre più forte. C’erano vetri e sangue, no, quello non era un film!

Anche mamma corse verso il soggiorno e fu allora che ci rendemmo conto della realtà: il lampadario grande del salotto, coi pendenti in vetro che parevano ghiaccioli, era caduto addosso a mio padre.


Adri, 2023: fame di giustizia

“E tutti ancora oggi sono convinti che papà si sia tolto la vita”, continuo a raccontare senza più nascondere le lacrime. “Però sono sicuro che non l’avrebbe mai fatto. Lui adorava me, e mamma. Gli ho promesso che avrebbe avuto giustizia e ora ho pure scoperto che non è il mio vero padre.”

In silenzio guarda prima me e poi Salvo, non sapendo evidentemente cosa dire; continua a fissare il logo sul piccolo scrigno trovato in mezzo alla neve e indietreggia appena provo ad avvicinarglielo alle mani.

“Quindi sei stato adottato”, mi chiede. “Quello che è morto era tuo padre adottivo? Fammi capire! Sai anche io sono stata adottata non è una cosa di cui ti devi vergognare. E se tu hai paura della chiave, a me il logo ricorda…”

Un violento attacco di tosse colpisce entrambi in contemporanea. Solo Salvo viene risparmiato e gli scappa una battuta: “siete allergici, questa scatola contiene qualche potere magico?”

Gli sorrido e annuisco, ma è Greta di cui mi importa. C’è solo una spiegazione per questa tosse simultanea! Non sono nato ieri piccola, e anche se tu non parli, l’HIV mi ha già raccontato abbastanza.


Virus: la chiave della palude

Quando Adri inizia con la storia dei suoi ricordi non si ferma più. E ora ha trovato anche altri due a dargli retta! Posso rispettare tutti, ma il suo presunto padre è un negativo e io non mi faccio una ragione sul perché continui a pensarci.

Si rivolga agli altri umani e dia l’incarico a Salvo Mondo se proprio tiene a fare giustizia per quella persona, ma io che c’entro?

“Cazzo HIV, insomma, proprio adesso?” Sento Greta lamentarsi perché l’ho fatta tossire però a me frega il giusto e la farei anche svenire, se ce ne fosse bisogno. Devo rischiare il tutto e per tutto.

“Avrei un’idea per sbloccare quell’affare”, suggerisco al profiler. “La chiave della palude. Hai presente di cosa parlo, Adri?”

Lui si toglie lo zaino e tira fuori un portachiavi dalla tasca laterale: “questa la ha trovata un amico mio in palude”, spiega a Salvo e Greta esplorando la piccola chiave con la punta delle dita; “è un po’ ruggine e stava nascosta vicino al recinto di mamma nutria, non mi sono mai chiesto cosa aprisse. Ma forse…”

Adri adesso ha in mano la chiave e Greta tiene lo scrigno. “Potrei sapere che minchia è questo schifo!” esclama Salvo Mondo osservando il portachiavi arrugginito. “Va bene l’HIV ma questo affare tiene la malaria come minimo!”

Greta glielo toglie di mano e, senza esitazioni, inserisce la chiave nella serratura che finalmente si sblocca mostrando a tutti cosa ci fosse dentro la scatola.

“Tutto questo casino per una simile minchiata!” Mondo ormai ha perso la pazienza, e afferra l’oggetto ormai non più tanto misterioso. “Voi sapete qualcosa di questa roba?”

Lo prende in mano Greta, poi Adri, e naturalmente io ho già capito di cosa si tratta. Mio malgrado però, non posso dare spiegazioni sul reale significato.

“Still Toxic, HIV soldier #1”, Greta legge a voce alta la scritta logorata dal tempo; quello era un badge del campus IBUOL risalente a decenni fa. Ancora prima dell’incidente in laboratorio che aveva distrutto il centro di ricerca.

“Monitoraggio della carica virale sui militari”, ipotizza Adri; “qui mi sa che stiamo finendo in un gioco più grosso di noi.”

Sì, profiler. E non sai quanto. Perché “Still toxic” in inglese significa “ancora tossico” ma siamo consapevoli che Still è anche una persona cara a tutti noi.

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