Come sentirsi qualcuno

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Fare i sociologi e pedagogisti non è il nostro campo ma nel momento in cui un ragazzo ti chiede “come sentirsi qualcuno nel nostro mondo?” ti poni certe domande. Condividiamo l’esperienza avuta con un odiatore che, alla fine, si è rivelato qualcosa di diverso.


Un caldo invito

Di recente nella nostra pagina di presentazione è arrivato un caldo, caldissimo invito a un barbecue … Ma in tal caso saremmo stati nel ruolo di salsiccia.

Avendo attiva la moderazione dei commenti, non è andato in pubblico e siamo stati in dubbio se farlo passare per mostrarlo così come era ai nostri lettori o no. Insomma, “sieropositivi datevi fuoco e libererete il mondo” non lascia spazio a equivoci.

La decisione finale poi è stata evitargli la soddisfazione di essere visibile, e trattare la faccenda in separata sede con una risposta via e-mail:

Ciao! Ti ringraziamo del caldo invito ma, in ogni barbecue che si rispetti, ci vuole anche la musica e se noi facciamo la parte delle salsicce, tu come tamburo andrai benissimo.

Però dobbiamo organizzarci quindi mettiamoci d’accordo per tempo. Grazie e facci sapere data, luogo e ora dell’evento. Porta tu i fiammiferi che noi abbiamo la benzina!

Vale la pena stare male per qualcuno che sproloquia in Internet firmandosi “il giustiziere”? A 43 e 48 anni abbiamo convenuto che è meglio comportarsi da adulti ed è più opportuno usare l’ironia perché se hai bisogno di inviare messaggi simili a sconosciuti, devi già avere una vita assai grama per conto tuo.

Alla fine il concetto è paradossale ma non è così complicato: chi si esprime con l’odio in rete, lo fa perché ne trae godimento. Fisico o mentale non sappiamo, fatto sta che se noi gli facessimo capire di starci male, gli daremmo quel piacere che lui brama inducendolo a odiare ancora di più.

Combattere l’odio, sempre

Se noi abbiamo risposto ironicamente a un palese messaggio di un odiatore è perché siamo determinati a rispettare con coerenza uno dei nostri valori più saldi: mai controbattere all’odio con altro odio.

Sono pochi per fortuna quelli che ci insultano, anzi quando abbiamo iniziato col Mondo Positivo ce ne aspettavamo molti di più e facciamo autocritica sulla nostra eccessiva sfiducia verso l’umanità.

In ogni caso, quelli che arrivano, sono già troppi e la nostra risposta ironica non deve in alcun modo essere vista come una svalutazione del fenomeno perché sappiamo quanto fa male e se noi abbiamo un carattere combattivo, molte altre persone no.

L’odio on line uccide, nel vero senso della parola, e lo sanno bene i familiari di un giovane che a soli 23 anni si è ucciso in diretta video dopo essere stato bersagliato dagli odiatori.

Dai giornali si legge che una ragazzina di 17 anni abbia diffuso al mondo le chat in cui (presumibilmente) flirtava con questo ragazzo, accusandolo di molestia. Si dice pure che lei avesse mentito sulla propria età spacciandosi per una di vent’anni e da qui un sacco di persone hanno preso lui di mira dandogli del “pedofilo”.

Noi non siamo qui per prendere posizione a favore o contro qualcuno, saranno le autorità competenti a scoprire cosa sia veramente accaduto; piuttosto, siamo qui per prendere una netta posizione contro l’odio.

Non esiste odio a fin di bene, ce lo si metta una volta per tutte nella zucca perché la gogna mediatica non è mai una risposta ai mali del mondo.

Nel caso specifico, fra l’altro, se uno dei partner ha 23 anni e l’altro 17, l’età del consenso è 14 anni quindi neanche di pedofilia si può parlare; e annientare psicologicamente un ragazzo fino a farlo suicidare, anche ammettendo che abbia fatto del male a qualcuno, non ci renderebbe persone migliori.

Voler fare i giustizieri della notte per sostituirsi alla giustizia ordinaria che non dà risposte, ma diventando criminali a propria volta? Ci domandiamo come sta diventando l’umanità o, forse, com’è sempre stata e abbiamo solo fatto finta per un po’ di non saperlo.

Odiatore uno e trino

Torniamo a quello che ci ha caldamente invitato al barbecue. Un odiatore di professione non lascia mai la propria e-mail legata a profili social reali, se vuole fare clamore in giro; quelli che si organizzano con gruppi appositi su telegram contro la politica, la sanità e così via, creano scompiglio con segnalazioni di massa o commenti odiosi nei social network attraverso profili falsi e indirizzi di posta elettronica anonimi. Qui invece era una persona reale, più reale che mai. Purtroppo.

E il fatto è che è qualcuno con cui abbiamo parlato più e più volte in altri contesti, discusso in modo acceso ma che tutto sommato sembrava rispettarci.

Invece non solo abbiamo scoperto fosse lui a chiederci di darci fuoco, ma la stessa persona ci aveva pure inviato altri messaggi poco educati a inizio 2022. A dir poco ingenuo perché neanche si è nascosto, l’ha fatto con la mail per la quale noi l’abbiamo identificato senza troppi mezzi di spionaggio o polizia postale. Tutto lì, a portata di mano.

Spesso e volentieri scherziamo sul fatto che in rete puoi eguagliare il dio cristiano e superarlo perché, se Dio viene definito “uno e trino – padre figlio e spirito santo”, nell’Internet puoi partire identificandoti come la scimmia e arrivare non solo al figlio ma anche al nipote e allo spirito di vino passando dal cane, il gatto, il pesce colorato e addirittura l’HIV di casa.

Sull’Internet puoi fare i miracoli cancellandoti le disabilità, l’HIV, qualsiasi condizione di dosso fingendoti qualcun altro perfino cambiando sesso e la finzione può durare anni.

Adesso lo facciamo solo per giocare con la scrittura delle storie ma fra noi due autori c’è chi ha iniziato a fingersi un’altra persona per sottrarsi alle molestie e gli odiatori, per poi farsi sfuggire la cosa di mano. Acqua passata, certo, ma quasi 10 anni di vita sono andati persi dietro a una dipendenza devastante.

Come sentirsi qualcuno

Come sentirsi qualcuno? Una domanda esistenziale che hanno in molti e a cui non c’è una risposta univoca perché dipende da quale sia il nostro punto di vista.

Per noi “sentirsi qualcuno” significa essere amati dalle persone che ci vogliono bene, ma purtroppo oggi esistono pure gli influencer che si sentono importanti solo quando hanno mille mila follower. E anche il caso del ragazzo che è morto, da quanto racconta il padre, è uno di quelli: persone “costrette a partecipare al bullismo per non perdere follower”.

Parliamo di ragazzi probabilmente coetanei della vittima, cresciuti pensando che avere tanti follower sia un valore imprescindibile, anche a scapito della vita umana: “poco importa se pensiamo che sia sbagliato, partecipiamo a questa iniziativa solo per non perdere follower”.

Onestamente, ci fa male solo a dirlo e immaginarlo.

Questo è lo stesso mondo in cui un libro che sparge odio contro i gay e altri gruppi minoritari ha venduto milioni di copie. Un mondo in cui più la spari grossa, più ti seguono. E allora? Noi invece siamo fieri di non aver mai curato l’aspetto dei follower. Se arrivano bene, se non arrivano pazienza! Per Facebook e compagnia forse valiamo poco, ma noi sappiamo di valere per le persone che amiamo. Ci basta e avanza.

Anche l’odiatore del “sieropositivi datevi fuoco” è uno di questi, appena abbiamo capito chi fosse incrociando l’e-mail coi profili l’abbiamo affrontato a muso duro.

Naturalmente si è giustificato col solito “ho prestato lo smartphone a un mio amico”, “mi hanno violato il profilo”, solo quando gli abbiamo fatto capire che avremmo denunciato alla polizia postale si è messo a frignare dicendo che no, lui non voleva, lui stava solo cercando attenzione, voleva essere “contro corrente” per “sentirsi qualcuno” perché a suo dire, neanche noi l’ascoltavamo.

E cosa possiamo ascoltare di uno che parla sempre in modo rabbioso contro il mondo? Cosa possiamo ascoltare di una persona che si ritiene tanto geniale, il mondo non la capisce e risponde male a qualunque suggerimento gli si dia?

Ce ne siamo fregati delle sue improbabili giustificazioni, noi tutto vogliamo tranne perdonare l’odio perché lui forse all’epoca era solo un bambino ma noi già eravamo abbastanza adulti e vaccinati per ricordare che la rete non è nuova a questa merda, chiamiamo le cose col loro nome.

I troll (provocatori in rete) esistono da quando è nata Internet, ma i giornali generalisti li hanno scoperti quando è uscito su Facebook un gruppo contro i bambini Down gestito da un ragazzo cingalese con problemi comportamentali.

“Volevo raccogliere più amici possibile”, anche lui voleva sentirsi qualcuno.

Sì, uno stronzo patentato che sa solo odiare. E ci fermiamo qui.

Purtroppo il ragazzo del “datevi fuoco” è una persona altrettanto fragile, non sta a noi sostenere che abbia o meno dei problemi psichici, una persona che abbiamo conosciuto in un network di racconti ancora a inizio attività e di cui abbiamo rifiutato le storie perché troppo violente. Tipo il positivo che si taglia fette di culo e le cuce sulle chiappe del negativo dopo avergli tagliato e mangiato una fetta uguale, ecco.

Poliziesco sì, orrore sì, ma volgarità e violenza no! In ultima gli abbiamo pure chiesto dove ha trovato il corso “Come Sentirsi Qualcuno” con la raccomandazione “odia più che puoi e diventerai celebre”, stiamo ancora aspettando una risposta.

2 commenti su “Come sentirsi qualcuno”

  1. Haha, bene rispondere a tono.
    Io seguo le pubblicazioni di un “divulgatore scientifico”, spesso preso di mira dai vari negazionisti, terrapiattisti, sciachimichisti, etc.
    Lui pubblica i messaggi di odio e derisione che riceve (non tutti, solo quelli che lui reputa più interessanti), e pur lasciando l’anonimato del mittente, lo mette alla berlina facendo leggere a tutti la pocaggine intellettiva di chi lo prende di mira.
    Avete fatto bene anche voi, e poi bisogna buttarla sulla ironia, no?

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