Coming out, outing, le parole pesano!

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Abbiamo già affrontato la differenza fra coming out e outing in un nostro racconto di fantasia dove all’università di Bugliano l’insegnante di inglese la spiega agli allievi, con un esempio pratico su se stesso.

Ma davanti a certe convinzioni sbagliate che arrivano dal mondo reale, occorre discuterne sul serio perché le parole pesano e, se utilizzate a sproposito, feriscono. Coming Out e Outing non sono la stessa cosa, anzi, sono concetti opposti.


Coming out, outing, ma ancora?

Il contesto in cui coming out e outing sono saltati fuori era un gruppo di individui mentalmente aperti, o almeno così speravamo. Discussione banale a proposito di un personaggio pubblico in voga negli anni 80 che, forse auspicando di recuperare notorietà, negli ultimi anni non si fa scrupoli a diffondere informazioni di scarso valore scientifico.

Evitiamo di fare nomi anzi forse già così gli stiamo dando spazio di cui non è degno, diciamo solo che il signore in questione in un video del 2019 ha lanciato accuse pesanti verso Freddie Mercury alcune vere altre molto meno.

Comunque nella nostra conversazione un tale se n’è uscito con: “faccio outing. Negli anni 80 [Nome Personaggio] mi piaceva, ma adesso anche no.”

Uno di noi subito l’ha corretto: “attento, non è outing quello che stai facendo ma coming out perché stai parlando liberamente di te stesso.”

Dopo questa siamo stati fermi, in attesa; sicuramente fra persone razionali ci si chiarisce. E invece…

Arrampicata sugli specchi

Di solito quando uno dice una supercazzola e glielo si fa notare, ci si aspetta una reazione di scuse o al massimo un: “ah sì? Io pensavo fosse in un altro modo.” E invece la risposta c’ha spiazzati.

coming out è specifico nel caso di dichiarazione di essere LGTBQ+

Negli anni il fare OUTING è stato utilizzato in tutti gli altri campi nel senso di “dichiararsi pubblicamente”.

Pop, pop, pop, pop. Il rumore è forte e chiaro, si iniziano già a vedere i segni che le ventose lasciano sullo specchio dove il tizio si sta arrampicando.

Vero che le parole “coming out” e “outing” vengono principalmente usate parlando degli orientamenti sessuali e identità di genere, ma il loro significato è uguale dappertutto, qualunque sia la situazione coinvolta.

  • Coming out: Tizio parla spontaneamente di una situazione che lo riguarda. “Sai, non riesco a smettere di fumare. Ho provato a rinunciare ma non resisto senza sigaretta quindi fumo! Pensala come ti pare, a me va bene così!”
  • Outing: Tizio fa una confidenza a Caio, e quest’ultimo ne parla in giro senza il consenso di Tizio. “Ancora credi che quello abbia smesso di fumare? Beata ingenuità, è stato due giorni senza ma adesso fuma di nascosto! L’ho visto un sacco di volte!” – magari pubblicando pure la foto del tale con la sigaretta in bocca.

Quindi, coming out e outing sono praticamente agli antipodi. Il coming out è un gesto spontaneo, anche liberatorio in molti casi; l’outing è sempre e comunque un gesto meschino.

Anche se, in ambito LGBT+, ci sono persone che si interrogano se in caso di politici attivi nelle battaglie contro i diritti ma poi scoperti in appuntamenti o relazioni non etero, sarebbe opportuno renderle pubbliche contro la sua volontà. Quindi fargli un outing.

Probabilmente suonerebbe come una lezione per il politico in oggetto, ma sdoganare un outing sarebbe pericoloso perché chiunque poi si sentirebbe legittimato a farlo nei confronti di chiunque, per proprio tornaconto.

Le parole hanno un peso

Nel documentario autobiografico, Tiziano Ferro parlando del bullismo lancia un messaggio: “le parole hanno un peso, vanno sapute usare”.

Vale per le offese ma anche per tutte le parole più o meno straniere o sigle impiegate in modo improprio.

Ancora nel 2023 non si conosce la differenza tra coming out e outing, ne abbiamo già parlato. Non si ha idea che HIV e AIDS non sono sinonimi, si dice “sana” per indicare una persona negativa al virus HIV, come se essere positivi implicasse automaticamente ammalarsi quando ci sono persone che vivono con HIV, più sane degli altri in quanto paradossalmente fanno più attenzione alla propria salute con esami del sangue sicuramente più regolari del negativo medio.

Per non parlare di tutti i termini relativi alla disabilità usati a sproposito, peggio ancora quelli sull’informatica. Ripetere a memoria parole di cui non si sa il significato e incazzarsi se qualcuno te lo fa notare. Mah!

Potremmo scrivere un’enciclopedia sulle parole usate dai media in modo errato che finiscono per sdoganare lo sbaglio facendolo diventare normale, ma non è questa la sede.

Già se qualcuno leggendo il nostro post capisce che outing vuol dire esporre qualcuno e coming out significa uscire allo scoperto, per noi è un enorme passo avanti.

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6 commenti su “Coming out, outing, le parole pesano!”

  1. Penso davvero che basti una basilare conoscenza dell’inglese per intuire la differenza tra “coming out” e “outing”, ma posso capire un errore o una sincera ignoranza sul tema (e la conseguente voglia di imparare ed educarsi). Il problema è l’esistenza di una sorta di strano orgoglio nel non ammettere di aver sbagliato, che spesso porta soltanto a scavarsi una fossa più profonda.

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    • Assolutamente d’accordo: non riusciamo più a tollerare l’orgoglio di essere ignoranti. Soprattutto quando ti dicono “ma sul giornale è scritto così!” Perché se una persona qualunque può essere ignorante in buona fede, quando arriva dai mezzi di informazione c’è il dolo. E se da un lato anche l’orgoglio per l’ignoranza può essere causato dall’effetto spaesamento, quando uno reagisce con “io sono io e voi non siete un ca …”, [cit.] lì casca l’asino.

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      • A costo di voler dire cose scontate, informarsi sui giornali e sulla tv senza un minimo di spirito critico è la rovina dei più anziani e il fatto che questo atteggiamento si stia diffondendo anche sul web è spaventoso. Vedi i tanti che “fanno le loro ricerche” su internet e credono a tutto senza alcun dubbio e si sentono pure forti e supportati dai tanti “creduloni” come loro (e incoraggiati da certe figure politiche).

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        • Sapessi le lotte che facciamo noi! Al di là delle storie di fantasia che raccontiamo sul mondo positivo e il virus che parla, se leggi la storia di Stefania Gambadoro – https://www.plusbrothers.net/stefania-gambadoro-morta-sierofobia ti renderai conto alla grande dei danni che fa la disinformazione. Pensa che in Italia ancora non abbiamo una campagna nazionale sull’HIV concentrata sull’efficacia delle nuove terapie – cerca U=U in internet per renderti conto di cosa NOI stiamo parlando ma i giornali non fanno. Bisognerebbe che iniziassero a pagare per i danni che causano! Anche se uno di noi autori è stato oggetto di un caso di diffamazione mediatica su un quotidiano, ha provato a denunciare ma è andato tutto in fumo. Quindi dobbiamo sempre fare la nostra parte a testa alta senza permettere a nessuno di pestarci i piedi.

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