Il diario di Valentino

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Ingaggiato da e , è alle prese con il diario di . Il ragazzo brutalmente ucciso nascondeva dei segreti? Salvo Mondo è diventato celebre a livello internazionale per le sue intuizioni, ma anche lui a volte può fare cilecca…


Salvo Mondo: il diario di Valentino

Ce l’ho in mano da giorni; il diario è uno di quelli classici usati dai ragazzini delle medie. Semplice, senza troppe firme o loghi particolari. Un normale, normalissimo diario di scuola; l’unica diversità è che non ha la chiave come pensavo, ma a chiuderlo c’è un lucchetto elettronico da sbloccare solo tramite combinazione o impronta digitale.

, la persona che me lo ha consegnato, continua a dichiararsi estranea ai fatti: dice di essersi trovata il diario davanti ai piedi mentre usciva dalla propria stanza e con la morte di quel ragazzo c’entra ancora meno; anche per lei, quell’omicidio, è stato uno shock enorme come per tutti gli altri e al momento nessun indizio né tanto meno prova, mi induce a sospettare di lei.

Continuo a fissare il lucchetto, la tecnologia è sempre stata un mio nemico e ho la tentazione di spaccarlo a martellate se solo avessi un attrezzo adatto!

Non sapendo a chi domandare un martello o un semplice schiaccianoci, dalla tasca dei miei pantaloni tiro fuori una sigaretta e l’accendino; chissà, forse fumando metto in moto il cervello come facevo quando lavoravo in Sicilia.

Qui a Bugliano non c’è la verandina come ce l’ho a casa mia, una volta che si esce dalla struttura il Campus IBUOL ha un piazzale dove solitamente il Rettore lascia l’auto ma a pochi metri c’è direttamente il parco.

Fumare nel piazzale è fuori discussione, quindi mi sposto più in là e mi siedo sul prato con la sigaretta già accesa, il diario nell’altra mano; i tre pulsantini della combinazione indicano chiaramente che il codice è alfanumerico: lettera, numero, lettera.

Fra una boccata e l’altra mi guardo intorno, sia mai che arrivi qualcuno! Il divieto del fumo al Campus è una regola ferrea e malgrado le proteste da quanto ho saputo non c’è mai stata un’eccezione. Neanche per me, nonostante da molti io venga considerato una celebrità mondiale!

Tentar non nuoce

Premo il pulsante alla mia destra e immediatamente una luce si accende sulla prima lettera. A. Ripremo, ed esce lo zero. Semplice in apparenza ma quel tipo di combinazioni sono troppo difficili, quante probabilità ho di beccare quella giusta? Ci provo ugualmente: A1B, nulla; le tre spie diventano rosse. A0X. La seconda spia diventa verde, sulla prima e la terza compare un piccolo disegno: a vederli sembrano proprio una goccia e una fiamma!

Acqua, fuoco: un gioco che si fa da piccoli invitando i partecipanti a cercare qualcosa o qualcuno nascosto; stai a vedere che questa chiusura super tecnologica è programmata per funzionare coi ragionamenti dei bambini? Fantascientifico come concetto, ma tentar non nuoce! Se acqua indica lontano, forse si riferisce a quante lettere dell’alfabeto o numeri, sono più lontani da quelli digitati; idem per fuoco, che indica vicinanza.

Provo ancora stavolta lasciando il secondo pulsante impostato sullo zero; l’indicazione sul mini display segnalava che non potevano esserci caratteri consecutivi e faccio un tentativo: B, zero, Y. Come a scrivere la parola “boy”.

Acqua, acqua, fuoco

Ancora? Boy non è, eppure Valentino è un ragazzo! Quale minchia di combinazione può essersi inventato? Riprovo: sempre mantenendo lo zero centrale, azzardo n, 0, i. Noi. Stavolta esce fuoco sul primo, acqua sul terzo. Ma è mai possibile che i programmatori di questo affare siano così stupidi! Il sistema contro i ladri può portare il malintenzionato ad aprire l’eventuale cassaforte con le proprie mani!

La sigaretta nel frattempo è finita da sola, me la sono pure scordata, ormai sono intenzionato ad aprire quest’affare modo o maniera; da lontano sento dei passi avvicinarsi e, dopo averlo schiacciato col piede, mi caccio il mozzicone in tasca.

“Ahi ahi”, mi ammonisce la persona ormai a un paio di metri da me; “qui il grande commissario ha fumato, vero? Questo insopportabile odore è arrivato anche dentro!”

Come si permette di farmi la predica? Dice che è un mio grande ammiratore e per questa ragione mi ha chiesto di venire a Bugliano, ma Adriano mi suscita un’enorme antipatia col suo modo di fare arrogante e rigidità verso le regole. Chissà quali scheletri ha in armadio! Profiler di fama internazionale, fa la predica a chiunque nel Campus ma alla fine è sempre così: il più pulito ha la rogna. ,Lo so bene.

“Salvo, ti stavo proprio cercando. Volevo il diario perché tu ce l’hai da giorni e non c’hai ricavato un accidenti.”

Gli mostro la combinazione “b0y”, “n0i”, e lui si mette a ridere: “Sì, Salvo, e poi?”

Poi! Già, come facevo a non pensarci!

P, zero, i! Due luci verdi e sulla terza appare una goccia con una x rossa. Pox? Non può essere che Valentino abbia messo la parola inglese per “vaiolo” in una combinazione; se non è pox sarà pos, pot, provare ancora non nuoce ad alcuno!

Adriano però è svelto a togliermi di mano il diario; lo vedo dalla faccia, è allarmato ma sotto sotto, se la sta ridendo.

“La x vuol dire attenzione, non è una lettera, imbecille! Se ci provi ancora blocchi tutto”, mi sta sgridando come fossi un bambino e vorrei andarmene; come si fa a lavorare con un individuo simile!

“Guarda, commissario Mondo: il tuo discorso sul vaiolo non è lontano dalla soluzione; sempre virus è!”

Avevo sentito che qui al Campus IBUOL vive una comunità particolare che crede di parlare coi virus ma con tutte le leggende metropolitane in circolazione, c’ho dato peso fino a un certo punto. Lui però, senza far caso alle mie osservazioni, digita la combinazione: P, 0, Z. POZ e il lucchetto, finalmente, scatta.

L’avevo esclusa in partenza, quella sigla era scritta sulla copertina e corrispondeva al soprannome del ragazzo morto, “poz whale”; quando gliel’ho fatto notare però, Adriano si asciuga una lacrima.

“Gli volevo bene”, mi spiega; “anche se mi chiamava Adri Culo. Non ho mai saputo ascoltarlo davvero e ammettere a me stesso il mio grande affetto per lui.”

Insisto a chiedergli il significato di “poz”, e lui per tutta risposta esibisce il medaglione col simbolo di rischio biologico e il segno Più, che portava al collo. Mi ricorda tanto me e i colleghi quando facciamo vedere il distintivo quando dobbiamo parlare con un presunto imputato da rintracciare nella propria abitazione, ufficio, e così via.

“Poz è l’abbreviazione inglese di HIV positivo. Valentino lo era e anch’io. Avevamo lo stesso ceppo , eravamo fratelli di virus. Ma te l’avevo già spiegato a suo tempo, mi sembra.”

Neanche riesco a guardarlo. Disgustato, gli lancio il diario che per fortuna ha preso al volo prima di lasciarlo cadere e senza dare ad Adriano il tempo di spiegarsi, corro verso la stanza in cui ho alloggiato questi giorni. La storia dell’HIV non era una leggenda metropolitana!

“Ma che perversione è? Devo lavorare in mezzo ai sieropositivi che lo trasmettono in giro? Sarà meglio che faccia le valigie e torni in Sicilia a godermi la pensione. Chi me lo fa fare, qui non sono minchiate. Si rischia la pelle!

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