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Elettrona e Gifter: origine dei soprannomi

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Qual è la storia dietro il tuo soprannome?

WordPress fa le domande e noi, quando abbiamo qualcosa da condividere in merito, rispondiamo volentieri. Di fatto abbiamo spiegato chi siamo, nella pagina di presentazione ma in realtà abbiamo solo accennato al significato dei nostri soprannomi.


Perché dei soprannomi?

Di come sia nata la nostra amicizia al momento non parliamo, non è questa la sede; fatto sta che appena ci siamo messi d’accordo su come gestire insieme questo lavoro tutt’altro che facile, abbiamo convenuto che “Elena e Alessandro” erano nomi troppo “normali” per venir utilizzati come firma di storie inventate, questione di appeal: chi si ricorderebbe del gatto Thomas e il topolino Jeremy? “Tom e Jerry” è molto più iconico. O, dal mondo reale, quale fascino avrebbe avuto chiamarsi “Farrokh Bulsara”? Siamo pronti a scommettere di non essere gli unici ad avere ogni tanto il dubbio sulla grafia del nome: Farrokh, Farrok, Farook, Farookh… Già in diversi scrivono “Freddy” alla tedesca anziché la versione inglese che termina in “i e”; figuriamoci se avesse mantenuto il nome originale!

Almeno però sul cognome nessuno ha dubbi, MERCURY. Pensiamo noi su quello a far casino, con un personaggio delle storie il cui cognome è Mercuri (l’autista Raul), che anche lì in futuro qualcuno per dispetto al comune di Bugliano farà confusione all’anagrafe chiamandolo “Raoul Mercury”. Ma è altra storia.

Allora abbiamo iniziato a usare il diminutivo: “Eli”, “Alex” come ci chiamavamo anche fuori dal contesto del Mondo Positivo e anche lì è uscito il siparietto “per fortuna non ci chiamiamo Penelope e Figaro”. Eravamo anche intenzionati a non specificare al pubblico di Internet chi fosse l’uomo e chi la donna, sapendo che “Eli” può figurarsi come diminutivo di Elena, Eleonora, Elisa, Eliana, ma anche i nomi maschili Elia ed Eliseo, volendo. Mentre Alex può stare per Alessandro/Alessandra, Alessio/Alessia esattamente come “Ale”, quest’ultimo però mai sopportato.

No, ma Eli e Alex sono anche loro troppo banali, allora abbiamo abbandonato l’idea dei soprannomi neutri; chi se ne importa se ci identificano di sesso opposto, qualora ci considerino una coppia risponderemo a tono.

Dalla banalità all’ironia

In mezzo alla discussione sui soprannomi da darci, abbiamo anche provato con l’idea: “senti, allora chiamiamoci per segno!” E là ci siamo messi a ridere con le mani sulle reciproche spalle: “tu sei una ragazza e chiamarti TORO mi sembra di prenderti per il culo”. “Tu hai l’HIV, e chiamarti CANCRO, beh, insomma, fai un po’ te”. Ne è poi uscita una discussione, toccando ferro, sul perché il tumore con metastasi venga definito “cancro”. Il disegno del granchio con un punto centrale e tutte le ramificazioni intorno che vanno in giro.

Ma no! Il segno inteso come stato sierologico, insomma, chiamiamoci per status. Positivo e negativa? No, fa troppo stigma. Quello che non vogliamo. Più e meno? Troppo impersonale. Elettrone e protone! Ci siamo! E li abbiamo usati per un po’: il polo negativo e il polo positivo dell’atomo, continuiamo tutt’ora a definirci così anche se i soprannomi sono cambiati.

Elettrona

Diciamo che abbiamo lavorato un po’ su come “femminilizzare” elettrone; da leone-leonessa, campione-campionessa, “elettronessa” veniva fuori orrendo! Si era pensato anche al vezzeggiativo “elettronetta” basandosi sul fatto che in alcune regioni italiane come femminile per “Simone” usano per lo più “Simonetta”, perché “Simona” ricorda una parola poco bella… Ancora più orrendo! Si sputa solo a pronunciarlo!

Allora abbiamo iniziato a giocare: pigrone, pigrona. Dormiglione, dormigliona. Si dice “persona”, alla fine “ona” non ha un brutto suono (segue scherzoso body shaming sulla reciproca dimensione non proprio minuta). Elettrona! Aggiudicato. Anche perché di fatto risulta un ibrido tra “elettrone” e il reale nome di battesimo “Elena”.

Elettrona e protone, suonava male anche perché poi era inevitabile l’accostamento protone, portone, porcone. “Non mi piace essere chiamato così anche se non sono uno stinco di santo”…

Bocciato il protone, siamo stati orfani del soprannome del polo positivo qualche settimana perché, quello usato in confidenza, ci pareva troppo intimo e offensivo.

Gifter

Chiamandosi Alessandro sia lui sia il marito, la faccenda soprannomi è uscita da subito e anche lì è stata una questione di ruoli facendo ironia sull’HIV e certi stereotipi del contesto gay: AlexGifter, e AlexChaser.

I soprannomi in oggetto arrivano da una sottocultura prevalentemente gay, diffusa a fine anni 90 inizio 2000 figlia di tutte quelle campagne sull’AIDS fondate sulla paura piuttosto che sulla consapevolezza: l’ansia del test, lo stigma, l’omofobia e in certi casi la solitudine, hanno illuso alcune persone a compiere scelte estreme: una fantomatica “libertà” da ansie e timori, derivante dalla falsa percezione di avere il proprio destino sotto pieno controllo decidendo come, quando, e da chi farsi trasmettere l’HIV.

Quindi il nome chaser (bug chaser) sarebbe la persona senza HIV, che vuole il virus. “Cercatore di microbo” è la traduzione letterale, poi diteci che non dovevamo coniare BUGLIANO come ambiente per il Mondo Positivo, vero?

Gifter invece (gift giver) letteralmente “donatore” è chi ha il virus e lo trasmette a chi lo chiede. Valentino Talluto non farebbe parte di questa definizione perché le altre persone coinvolte NON erano consenzienti all’idea del virus né consapevoli. Talluto, quindi, è un predatore sessuale che praticava lo stealthing. Ovvero portarsi a letto qualcuno trasmettendo un’infezione a insaputa dei partner – esattamente come chi si sfila il preservativo apposta.

Per fortuna adesso questi comportamenti sono rarissimi e, contrariamente a quanto raccontava la defunta Nadia Toffa in un servizio alle Iene del 26 novembre 2014, i chaser e gifter presenti su Internet sono per un buon 99,99% persone che condividono fantasie. Anzi azzarderemo a dire anche un 100, perché se qui un buon 95% delle persone con HIV sono in terapia antivirale e impossibilitate a diffondere il virus, negli altri paesi industrializzati la situazione sarà migliore ancora.

L’Italia è uno dei paesi europei messo peggio come cultura della prevenzione, il farmaco della profilassi pre-esposizione da HIV è rimborsabile dallo Stato solo da fine aprile 2023 con ben 11 anni di ritardo, poi ci vengono a raccontare dei bug chaser come se tutto l’ambiente msm (maschi che fanno sesso con maschi) fosse incline a farsi contagiare di proposito.

Il soprannome quindi è autoironico: Alessandro non può trasmettere HIV neanche se volesse, grazie ai farmaci. Quindi farsi chiamare Gifter, ormai alla luce del sole nel contesto del nostro blog e fuori, è la risposta a tono per chi ancora associa il termine “HIV” a “untore” senza vergognarsi nemmeno un po’.

Se dopo, in certi ambienti principalmente omofobi, ci si inventa la storia di “gifter” come “portatore di regali” in occasione del Natale o legato ai personaggi del manga One Piece, quella è altra faccenda ma ormai, per tutti, siamo Elettrona e Gifter. E nessuno ci giudichi per questo perché non siamo qui per offendere o far del male.

Piuttosto, dobbiamo una spiegazione al fatto che qui siamo “Elettrona e Gifter” e negli altri blog firmiamo i commenti come “il mondo positivo”: questo blog è nostro, un WordPress installato da zero, in cui abbiamo potuto personalizzare gran parte delle impostazioni; sui blog di wordpress.com e JetPack invece, abbiamo scelto di tenere il titolo “il mondo positivo” perché il profilo jetpack @ilmondopositivo è condiviso tra entrambi quindi, che vada in altri siti a commentare uno o l’altro, ci si firma “Elettrona” o “Gifter” a seconda di chi ha in mano il profilo in quel momento.

PlusBrothers? Quello è il nome che abbiamo dato al gruppo di personaggi positivi a Bugliano, quelli di fantasia, legato all’assonanza con “blues brothers” quindi associato alla musica; il segno “plus”, e il legame di sangue (fratellanza virale) tra i personaggi portatori dell’autentico ceppo HIV buglianese, alleato degli umani e senza nulla a che vedere con l’HIV cattivo del mondo reale.


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