Il lancio dell’umano

Tempo di lettura: 12 minuti

Qual è stata l’ultima volta che hai assunto un rischio? Com’è andata?

C’è stato un umano che non accettava di accogliere HIV di Bugliano dentro di sé e il virus, coinvolto da uno smartphone, aveva deciso di vendicarsi. Poi però non ne è stato capace perché, banalmente, non gli conveniva.

NOTA degli autori, dal MONDO REALE:

Nessuna presa in giro nel post che segue, abbiamo solo “romanzato” alcuni eventi reali accaduti a uno di noi negli ultimi 10 anni. Ci siamo sfidati a leggerli da un altro punto di vista (quello del virus) per “colorarli” facendo spazio alla consapevolezza che ne è derivata. In qualche modo bisognava pur fare ordine! E se un risultato POSITIVO si era trasformato in dolore, stava a noi riconvertire il dolore in qualcosa di POSITIVO! Sfida accettata! Ma soprattutto: nessuna volontà di pestare i piedi ad altri blog né, tanto meno, essere narcisisti. Già i social sono pieni di certo schifo, il narcisismo patologico è qualcosa che volentieri lasciamo agli altri.

Noi in quattro anni di amicizia da cui è uscito il Mondo Positivo, e anche nell’avvicinarsi di un anniversario particolare vogliamo continuare sulla nostra strada: l’autoironia che esorcizza la negatività del passato, presente, e futuro senza intenzione di costruire “spettacoli del dolore” o metterci in mostra: quello già sa farlo troppo bene l’attivismo performativo.


Virus, 2023: il vecchio smartphone

Sono qui, sempre chiuso al Museo delle relazioni finite e devo dire che mi sto affezionando agli oggetti esposti!

Nulla mi importa del prof. Benjamin Bruckner e i giri dell’intera Zagabria che mi devo sorbire così mi faccio “un po’ di cultura” come dice lui; a ogni visita guidata, aspetto sempre l’ora di tornare alla base per esplorare ogni minuto un oggetto nuovo, cioè vecchio, un altro ricordo dell’ennesimo umano che ha concluso il rapporto con un proprio simile.

Dopo settimane di questa tortura, mi sono imposto e ho rifiutato di uscire causando a Benjamin un prurito sulle piante dei piedi e sotto le ascelle: si gratta uno, gli prude l’altro, unico modo per calmare i sintomi è quando sta seduto! Almeno ora posso controllare l’ultimo cimelio in santa pace, uno smartphone col display ridotto in pezzi e la custodia su cui ancora si legge la data: “17 maggio 2013”.

Non mi è nuovo quel telefono, però mi sarei aspettato che il suo padrone l’avesse fatto almeno aggiustare; ai dispositivi elettronici le persone affidano la propria esistenza, scaricano loro addosso tutte le ansie, se li portano anche a letto nel vero senso della parola e non appena i loro fedelissimi compagni si spaccano, gli umani li buttano via. Che ingrati!

In fondo quelle macchine mi fanno anche pena: prima di conoscerle, ero convinto che la nostra vita da virus fosse grama, con l’umano che il più delle volte vuole sbarazzarsi di noi e nel migliore dei casi ci insulta. Però anche volendo, nessuno può eliminarci e noi HIV di Bugliano o qualunque altro ceppo al mondo, sopportiamo con pazienza ogni sopruso finché proprio abbiamo raggiunto il limite di tolleranza.

I telefoni invece? Subiscono di tutto e poi finiscono pure in mezzo all’immondizia! Saranno anche visibili a occhio nudo, ma neanche per sogno vorrei stare al loro posto!

“Guarda chi si vede!” Tutto avrei pensato, tranne che lo smartphone potesse rivolgermi la parola. Ho avuto più occasioni di sentire cellulari e umani parlare fra loro ma questo sta dialogando proprio con me! “Cosa fai qui a Zagabria vecchio amico, non mi dire che i Poteri Forti sono riusciti a eradicarti da una persona? Racconta, virus! Sono curioso!”

Lo ignoro perché non mi fido di un’entità rimasta per anni fra le spazzature ma lui, come fa con gli esseri umani, insiste:

“Oh! Tu… Virus… HIV, è così che ti chiami, no? Eravamo assieme quando sono finito in pezzi. Possibile che non ricordi?”

Come no, ricordo fin troppo bene ma ho poca intenzione di rievocare certi eventi! Per un attimo ho anche sperato fosse uno smartphone diverso, poi guardando più da vicino il pendaglio coi due cuoricini appeso sotto la custodia ho la conferma definitiva di quanto avrei voluto dimenticare: 17 maggio 2013! Una vita fa! La giornata contro l’omofobia e io stavo ancora litigando col mio umano che non voleva accogliermi.

“Perdonami HIV”, lui continua a parlarmi incurante del suo vetro a pezzi che, probabilmente, gli farà anche male. “Ho sbagliato a coinvolgerti, virus, chi si immaginava potesse finire così!”

Ora piange, inservibile ammasso di rottami; ma quando mi ha usato per la sua vendetta rischiando di uccidermi? Perdonarlo è impossibile, posso soltanto provare a conviverci in apparente calma finché sarò bloccato qui al museo.

“Per me resti un ottimo alleato comunque”, lo smartphone insiste a cercare la mia solidarietà. “Io e te, quanto è bello nascondere i segreti degli umani e usarli al momento opportuno contro di loro. Potremmo essere di nuovo amici noi due ti prego HIV pensaci!”

A proposito di cosa dovrei riflettere! Cosa! Che per colpa di quel dannato pezzo di vetro e metallo ho rischiato di morire assieme al mio umano migliore! E poi, per quale motivo dovrei complottare ai danni delle persone proprio adesso che hanno iniziato, almeno da Bugliano, a fidarsi di me! Ho rischiato davvero grosso a suo tempo e meno male sono qui a raccontarlo, se non sono morto è stata solo una fortunata coincidenza.


Virus: aprile 2013, presentazioni

Un altro, l’ennesimo umano con cui entrare in simbiosi; ordinaria amministrazione per un virus come me, lui invece si sentiva forte e sicuro della propria negatività perché fidanzato da anni con la stessa persona che, però, sulla fedeltà sessuale aveva opinioni leggermente diverse.

Appena entrato, avevo anche provato ad alzargli la febbre e attirare l’attenzione ma il mio sforzo era stato vano: “influenza”, diceva quello, e continuava a condurre la propria vita fra lavoro, amici, pianoforte e smartphone.

Dentro di me sapevo comunque che non ci saremmo ignorati troppo a lungo: vivevo con lui da febbraio, forse marzo, e avevo accolto con entusiasmo la sua decisione di fare gli esami incluso il test HIV. Ci saremmo presentati e avremmo imparato a fidarci uno dell’altro fino a stringere, piano piano, una bella amicizia vista la passione comune per la musica! Una vita intera per scoprirci, cantare insieme, spiegare al mio nuovo ospitante che era biologicamente legato al suo idolo Freddie Mercury grazie a me. Quanti bei programmi stavo costruendo solo per lui!

Proprio allora la vita mia e quella dello smartphone si sono incrociate: il telefono è stato il primo a comunicargli, indirettamente, la mia presenza perché una signorina, coinvolta da Sua Sapienza occhi artificiali e camice bianco, ha chiamato il mio ospitante dicendogli “il dottore ti deve parlare”. Mai compresa questa mania degli umani per le complicazioni! O forse hanno paura di dire “ti presento HIV, è con te, salutalo e parlatevi”.

“PORCA PUTTANA”, il mio umano urlava al povero smartphone stretto fra le sue dita. “Signorina non faccia giri di parole mi dica che sono sieropositivo e mi lasci in pace!” Provavo compassione anche per la ragazza che, gentilmente, gli fissava un appuntamento con l’uomo vestito di bianco; non dev’esser facile dire due parole a distanza per poi affidare al proprio capo il lavoro più sporco.

Le cose per me non si stavano mettendo bene: l’umore del mio nuovo ospitante non prometteva accoglienza ma mi sentivo tranquillo perché tanto, gli piacesse o meno, io e lui saremmo rimasti assieme per il resto dei nostri giorni e da come avevo imparato a conoscerlo, ero certo di formare la simbiosi con una creatura speciale.

Peggiore è stata la sua reazione quando ha avuto in mano il foglio con scritto “test HIV positivo” e io, davanti alla rabbia fuori controllo che rivolgeva a tutto il mondo, ho pensato: beh, se risponde così a “positivo” figuriamoci come insulta chi gli dà dello stronzo. Sarà meglio per me non sollecitarlo troppo almeno i primi giorni di reciproca conoscenza.

Non c’era verso di avviare una collaborazione costruttiva tra noi perché si è fatto dare i medicinali che a dire dei suoi simili avrebbero bloccato la mia replicazione. Ma come, neanche tempo di presentarci e già mi metti in catene! Cosa ti ho fatto!

Ho avuto però occasione di vederlo dolce e affettuoso con un essere che gli si strofinava addosso e si sdraiava sulle sue ginocchia. La sua amica era lì da tanto prima e fra loro si capivano, era evidente, anche se lei parlava una lingua diversa da quella umana: “non mi hai mai lasciato tu, non mi lascerai mai piccola”, lui le parlava mentre muoveva le mani sul vestito della creatura e questa in risposta gli faceva “miao”. Cos’avrà mai voluto dire quel suono, l’ho capito solo più avanti; fatto sta che la signora delle coccole non ha voluto sentir ragioni di allearsi con me perché lei stravedeva per il suo umano!

Tuttavia il suo comportamento mi faceva sperare: non era gelosa di me, gestiva l’affetto e gli spazi del suo amico come se io non ci fossi e questo, se non altro, mi faceva capire di non esserle nemico. Chissà, se la signora delle coccole approva la mia presenza, l’umano si fiderà di lei e i suoi consigli?

Virus, 2013: alleanza strategica

A stringere un patto con me, invece, è stato lo smartphone una sera mentre l’umano come al solito stava a piangersi addosso pensando a quanto la sua vita fosse inutile.

“Ho l’impressione che io e il gatto non siamo gli unici per lui”, ha detto; “chiunque tu sia dimmi cosa vuoi dal mio proprietario!” Gatto? Perché tale nome quando il mio umano ha sempre chiamato quella creatura Lola! Mi sono presentato come HIV, lui come 6plus, e da là abbiamo iniziato a pianificare la gestione della convivenza tra noi e quell’umano che diventava ogni giorno sempre più insopportabile.

Dalla mattina alla sera il mio umano sfruttava 6plus per lanciare insulti nei miei confronti in giro per il mondo, finché il povero smartphone non ne ha potuto più: “adesso basta, HIV”, mi ha detto un giorno; “ora che nostro padrone è esausto possiamo organizzare una protesta. Al gatto frega meno di zero ma tu cosa ne pensi, facciamo il lancio dell’umano? Dai virus, liberiamoci dalla schiavitù una volta per sempre!”

Wow, il lancio dell’umano! Niente male come proposta: io avevo bisogno di rivalsa perché lui mi bloccava con gli antivirali, 6plus era determinato a vendicare un suo collega andato in frantumi dopo essere caduto da un terrazzo per un incidente dalle dinamiche poco chiare..

Insieme avevamo coinvolto la Società Buglianese Diritti Virali e l’Associazione Internazionale Diritti Smartphone e discutendo sulla data più idonea a un simile evento abbiamo pensato al 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia che guarda caso sarebbe caduta di venerdì. Quanti eventi favorevoli in una volta sola, venerdì 17 giorno che porta sfortuna agli umani! Il lancio sarebbe passato alla storia!

Mio malgrado, da solo non ce l’avrei potuta fare: impossibile mandare l’umano in AIDS, con le difese blindate dai farmaci l’unico punto debole erano i suoi neuroni che stavano andando completamente fuori controllo.

Approfittarne è stato più facile del previsto, è bastato condividere con 6plus tutti i peggiori sintomi dell’AIDS o le reazioni degli umani negativi di fronte alla positività, e lo smartphone glieli ha fatti vedere uno dietro l’altro sullo schermo a ogni ora del giorno! Dovevamo far uscire di senno la nostra preda, costringerla a una scelta definitiva perché era il 10 maggio e la nostra pazienza era giunta al limite.

“Niente da fare 6plus”, la mattina del 15 maggio mi stavo arrendendo all’evidenza: il mio umano non voleva prendere una decisione! Neanche si lavava più e io mi sentivo sfinito perché agli antivirali si aggiungeva la puzza. “Cosa facciamo, smartphone pieno di risorse dammi un suggerimento!”

“Non saprei HIV, sei tu che controlli il suo corpo, io non posso… Ma aspetta, forse ho un’idea.” E gli ha mostrato a schermo il contatto dell’amico di infanzia che, da giorni, non si faceva più sentire.

Comprendevo anch’io cosa fosse accaduto: la mia preda scriveva all’altro umano, che però leggeva i messaggi senza mai rispondere! Ghosting! Fantastico, pur essendo HIV negativo il fantasma silenzioso poteva diventare mio alleato allora senza farmi scrupoli ho acceso l’interruttore “Stigma Supersonico” alla massima potenza finché la mia preda ha ceduto: “Stronzo! Leggi e non mi rispondi mai! Non mi scrivi più solo perché ho l’HIV! Grande amico sei! Trent’anni di amicizia sprecati… Mi fai schifo!”

Quella è stata la volta in cui 6plus mi ha dimostrato la sua prontezza di riflessi e la nostra totale collaborazione, poiché in meno di un minuto la risposta era apparsa a video: “Credi di spaventare l’HIV se puzzi così? Più facile che me ne vada io e tu rimanga da solo col tuo virus che resterà con te soltanto perché non può fare altro.”

Già, ahimè, non potevo fare altro. Dovevo solo aspettare la reazione della mia preda ma il 17 maggio ormai era questione di ore.


Virus: 17 maggio 2013, il lancio dell’umano

Finalmente c’eravamo: la giornata era partita assai nuvolosa, proprio l’atmosfera più idonea ad abbassare il morale a chiunque; la mia preda non faceva eccezione e stava a sedere in lacrime sul letto con 6Plus fra le dita e il messaggio dell’amico negativo in primo piano: “se puzzi così mi allontano io ma il virus sarà l’unico a starti vicino. E solo perché gli tocca!”

Ancora una volta ho provato a parlargli: “cazzo davvero il tuo ex amico ha ragione, puzzi come una capra! Dentro di te non si vive tra medicine e tanfo! E ti dirò di più. Ho visto quell’uomo provarci col ragazzo che segretamente ami.” Quando si tratta di arrivare all’obiettivo sono un virus bastardo e determinato, sapevo benissimo che una bugia efficace l’avrebbe fatto crollare più velocemente. “Almeno se si mettono insieme vanno a letto tra negativi”, prendevo gusto a rincarare la dose; “lui vuole l’amore libero e usare il preservativo lo impaccia. L’amico tuo ha rubato il cuore del tuo amato e ora se la gode alla faccia tua!”

Avrà sentito le mie parole, o forse ha visto 6Plus spegnersi per batteria scarica? Fatto sta che il mio umano ha urlato “NOOOOOOO! BASTAAAAA! VOGLIO MORIRE!”, ha anche ignorato Lola accovacciata sul letto e con lo smartphone in mano è corso in terrazzo mentre io, dall’interno del suo corpo, osservavo ogni sua azione.

Le piante di cui si prendeva cura ogni giorno, avevano abbassato ormai la testa per la sete e io mi sentivo colpevole: possibile che la mia presenza potesse averlo così stravolto? Quanto ci avrebbe messo a trascurare anche Lola? Iniziavo a capire che nella protesta dello smartphone qualcosa non tornasse: finché si dava una lezione all’umano poteva anche starci ma perché causare dolore a chi non c’entra?

“6Plus, ma che cazz…” Nulla da fare: lo smartphone, in mano alla mia preda, continuava a non dare segni di vita. “Adesso è compito tuo, HIV”, mi aveva risposto quasi beffardo nel suo ultimo rantolo di batteria; “io ho fatto quello che potevo! Ora tocca a te!”

Le dita dell’umano si muovevano frenetiche sul display; nessun segnale, batteria zero per cento. “Neanche lo smartphone mi vuole! Non ho più niente! Più nessuno!” Il volto della mia preda continuava a riempirsi di lacrime mentre a passi lunghi si avvicinava alla ringhiera; almeno una decina di metri ci separavano dalla strada, io però nel mio 0,1 micron non posso misurare gli oggetti più grandi perciò i metri avrebbero potuto essere anche due e dal mio punto di vista erano troppi lo stesso.

“HIV maledetto! Bastardo! Mi hai tolto il sesso, l’amore, la speranza”… Mentre piangeva e urlava imprecazioni contro di me, i suoi piedi si avvicinavano pericolosamente al vuoto e per la prima volta ho avuto paura. “Nella giornata dell’omofobia voglio morire!” Decisamente il mio umano era uscito di senno e io potevo solo sperare che non accadesse l’impensabile perché è dura l’esistenza per noi virus: se muore chi ci accoglie, la stessa sorte tocca a noi.

“Io decido! Non tu! HIV! Mi ammazzo io prima che possa uccidermi tu! Prima che lo stigma mi devasti l’anima! Adesso… Mi butto!”

“Non ti conviene”, gli avevo risposto; “se lo fai chi curerà i tuoi fiori? Chi suonerà il tuo piano? Ma soprattutto, la tua amata Lola morirà di fame e io non lo voglio! Dimmi, è questo che vuoi?”

La punta del piede destro aveva già oltrepassato il bordo della ringhiera, lui però ancora si reggeva in piedi; lo osservavo mentre il suo sguardo si spostava dal cielo, alla strada sotto di noi, ai poveri fiori che se ulteriormente trascurati sarebbero morti di lì a poco. Singhiozzava il mio umano, col vuoto davanti a sé. “Non… Non è giusto! Io mi sono comportato bene! Ho amato una sola persona! Perché sono sieropositivo! Non lo merito!”

“Comportato bene o male, io sono entrato perché ho trovato la porta aperta! Lo sai che non busso!” Non mi importava se mi sentisse o no, tenevo solo a fargli perdere la certezza manipolando i suoi neuroni stanchi. “Per conoscerci meglio avremo una vita”, l’ho incoraggiato, “ma ora c’è Lola che ha bisogno di te! Metti in carica lo smartphone piuttosto.”

Il vigliacco di 6Plus non voleva dare segni di vita e lui l’aveva capovolto. “Vaffanculo Alberto”, ha urlato la mia preda stringendo i cuoricini attaccati alla custodia e, con un altro “vaffanculo”, ha lanciato il telefono nel vuoto. “Meglio così”, ho pensato mentre piano piano scendevamo dalla ringhiera.

Solo allora avevo fatto caso alla signora delle coccole! Povera Lola, faceva “miao miao miao” dalla porta del terrazzo per chissà quanto tempo! E quando l’umano è entrato in casa, li ho visti fare gli stessi gesti affettuosi di sempre. Come se nulla fosse accaduto, come se la morte non avesse mai sfiorato il mio amico che, ormai, non avrei più definito preda!

“6Plus, te lo do io il lancio dell’umano”, mi sono rivolto allo smartphone appena ho visto il mio nuovo amico raccoglierlo; aveva il vetro infranto.

“Scusami, amore, scusami! Mi hai salvato la vita!” Stava parlando con me, o con la gattina? Col telefono no di sicuro dato che l’aveva appena buttato giù dal terrazzo! Preferisco credere si rivolgesse a me, Lola non si esprime e io ignoro il significato di “miao” quindi tutto è vero salvo prova contraria.

L’importante è che il mio umano non si sia buttato, abbia cambiato smartphone e pensieri sulla vita, e ho potuto godermi la sua felicità sia con l’amico d’infanzia perché hanno fatto pace, sia con l’altro negativo che poi ha sposato. E l’alleanza con lo smartphone? Anche no, calma! Io sono un virus coi super poteri ma è già tanto se sopporto gli umani!


Lancio dell’umano: cosa c’è di reale?

Sono sempre io, il Polo Positivo e onde evitare preoccupazioni inutili tengo a fornire qualche spiegazione sull’origine del racconto:

  • vero che quando ho scoperto HIV rifiutavo me stesso e non mi sono lavato per un po’.
  • Vero che il mio più caro amico d’infanzia diceva che puzzavo e sarei rimasto da solo col virus (aveva ragione).
  • Vero che venerdì 17 maggio 2013 è stata la prima volta che ho pensato di morire e ho guardato di sotto; senza tentare di buttarmi però!
  • Falso: lo smartphone con la cover e i cuoricini era quello dell’uomo che mi ha dato HIV e sì, i primi tempi quando gli portavo rancore avrei voluto sfasciarglielo sapendo quanto ci teneva.
  • Vero: ho avuto una gatta che ha diviso con me i primi tempi di HIV e anche dopo. L’ho tenuta dal 2005 al 2019 e si chiamava Tiger Lily, non Lola.
  • Falso: il mio smartphone è un samsung. Il “6 plus” è esistito veramente (iPhone 6 plus uscito nel 2014) ma ho usato “6 plus” nel racconto come doppio significato: 6plus, “sei più / tu sei positivo”.
  • Vero: ho pensato di morire nell’estate-autunno 2013 ma non ho mai concretizzato l’idea! Ora sdrammatizzo ma è stata veramente dura.
  • Vero che nei momenti peggiori ho trascurato le piante oltre a me stesso ma mai il gatto: era l’unica creatura che non mi aveva lasciato mai.
  • Vero che la gattina ha miagolato o pianto quando io avevo il morale per terra. Soffriva per me? Lettori romantici potrei anche lasciarvelo credere ma la realtà è che aveva fame poveretta!

Incredibile la sensazione che mi dà trasformare in storie di fantasia col virus, anche i ricordi peggiori. Esorcizza il passato, consolida l’amicizia con l’altra blogger e… Sì, anche la convivenza col virus stesso malgrado quest’ultimo, nel mondo reale, non parla.

Almeno fino a quando la tecnologia non sarà in grado di provare il contrario.

Alessandro.

6 commenti su “Il lancio dell’umano”

      • Io penso che se ne si ha la capacità di modificare un brutto ricordo in qualcosa di evolutivo grazie ai colori e alla positività allora si sia veramente SUPERDOTATI

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        • Ooooooh!!! C’è mio marito che ride all’idea di SUPERDOTATO POSITIVO!

          Yessssss!!!

          Gifter

          Seriamente: ce l’ho avuto qualcuno (molto molto vicino) che mi ha detto “sarebbe meglio ti ammazzassi” ma ha avuto quello che meritava: a differenza mia, è rimasto solo. Completamente.

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          • Ahahahahha massi in questa giornata piovosa ridiamo no? Siamo qui per questo no ?

            E alla fine se anche fosse che c’è di meglio. Ormai si può contenere di tutto. Anche quella maledetta cosa che ti mangia il cuore. Basta averne la forza. E se sei un superdotato positivo ne hai da divertirti !

          • Il massimo che potrebbe mangiarsi sarebbero i miei linfociti t4 e mandarmi in AIDS ma sono io a non permetterglielo! Con gli antivirali che prendo fin dal 2013 neanche da lontano ho mai visto l’AIDS. Difese immunitarie tra le 800 e 900 unità per mmc di sangue quando un HIV negativo in media dovrebbe averne cosa, 1500? Non ricordo il valore esatto ma so solo che AIDS è sotto i 200.

            Io faccio tanto casino per il decimo complevirus e ho un paio di amici che festeggiano uno il trentesimo e l’altro il quarantesimo! Loro c’hanno mille motivi in più di festeggiare avendo visto l’AIDS e la morte in faccia davvero. E avendo perso, per quella, decine di amici. Sono una mmmmerda io in confronto a loro!

            Superdotato positivo e coi super poteri? MAGARI!

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