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Federico Salvatore: se n’è andato un amico

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Già siamo tristi perché il week-end tra il 15 e 16 aprile 2023 è venuto a mancare un amico attivista sierocoinvolto, Stefano Pieralli. Era tra i soci fondatori di Plus, associazione di persone LGBT+ con HIV.

Ma il 19 aprile 2023 è mancato un altro personaggio che a noi stava a cuore: il cabarettista napoletano Federico Salvatore, “o “cantattore” come voleva farsi chiamare.


Stefano Pieralli, Federico Salvatore: Bugliano in silenzio per loro

Avevamo programmato di concludere per il 25 aprile la storia del serial killer dissanguatore, ma come sempre il mondo reale ha la priorità su quello positivo. Specie quando muore qualcuno che, a modo suo, è vicino alle cause in cui crediamo anche noi. Quindi almeno fino a domenica preferiamo lasciare i racconti di fantasia in silenzio, scriverli con la tristezza addosso li rovinerebbe soltanto.

Stefano Pieralli: non l’abbiamo mai conosciuto di persona né ci siamo parlati su Internet, ma abbiamo avuto opportunità di ascoltare le sue parole nel documentario I’m still here, dedicato ai 10 anni dell’associazione Plus. Come dev’essere a volte, si arriva a un traguardo e poi quelli al di là del bordo chiedono di noi. Tocchiamo ferro, va là!

Federico Salvatore: per la maggioranza del pubblico probabilmente è noto per “azz”, la ninna nanna, nun fa’ ‘ncazza’ a màmmeta, o chissà quali e quante altre esibizioni comiche. Noi però lo amiamo per altro.

Con un annuncio della moglie Flavia, abbiamo appreso che il “cantattore” se n’è andato all’età di 63 anni dopo che nel 2021 l’ha colpito un’emorragia cerebrale da cui non ha più recuperato.

Sulla porta

Sono Gifter anzi Alessandro e ancora una volta mi metto a fare psicoblog. Non bastava il cambiamento positivo?

Io devo molto a Federico Salvatore perché quando ancora dovevo compiere 21 anni mi ha dato ulteriore forza per portare avanti la scelta definitiva: mandare mio padre biologico definitivamente al diavolo. Non mi dilungo in merito perché tale persona non è degna di spazio nel mio cuore, figuriamoci se lo sarebbe per il blog di cui sono un autore.

Era Sanremo 1996 e Federico Salvatore ha portato un brano intitolato “sulla porta”. Un grido accorato di denuncia verso tutti quei genitori che non accettano di avere il proprio figlio con un orientamento sessuale diverso dall’etero.

Il pezzo parla esplicitamente di una madre, ma chiunque sia il genitore va bene lo stesso!

All’epoca non feci caso alla censura della rai, che nel testo ha cambiato “sono un diverso mamma, un omosessuale” in: “sono un diverso mamma e questo ti fa male”; sempre per il solito discorso: niente parolacce in rai. In pieno stile “non lo vedi com’è falsa la morale, la maschera di fango bagnata nell’argento” come lo stesso Federico Salvatore esprimeva nel testo.

Devo ringraziare personalmente Federico perché in quel periodo ero preso dalla fatica di litigare col mio primo amore che mi spingeva verso un coming out a cui non mi sentivo pronto. Una scelta che però se non fosse stata guidata da un po’ di pressing, forse sarei ancora ostaggio del mio donatore di seme (non merita il nome “papà”).

Invece il testo di Federico Salvatore, assieme al sostegno di Fabio e della sua famiglia, mi ha dato una mano a capire cosa mi stava succedendo e che soprattutto non ero da solo. Così ho potuto affrontare anche le difficoltà più grandi che sono venute dopo.

Scommetto che se invece del 1996 fosse uscita nel 2023 avrebbero licenziato tutta la rai, altro che cambiare due parole! E io che speravo di vedere negli anni 2000 un futuro più accogliente per le persone non conformi allo standard di bianco italiano maschio etero. Quanto ero ingenuo!

Per la cronaca: Federico Salvatore era esattamente un maschio italiano bianco etero quindi, giusto per puntualizzare, si può portare avanti una causa anche se non ti tocca di persona. Alla faccia di chi pensa il contrario.

Adesso lascio qui il video e le parole della canzone perché mi viene da piangere e non ho più voglia di scrivere. Questa ulteriore mazzata non ci voleva e sento come di aver perso un amico d’infanzia. Prima Giulio Maria Corbelli poi Stefano Pieralli e ora Federico Salvatore! Adesso basta lutti, spero!


Federico Salvatore – sulla porta – Sanremo 1996

Federico Salvatore – sulla porta – testo

Parole scritte da: Federico Salvatore, Giuseppe Dati, e lo stesso Giancarlo Bigazzi che ha scritto molte canzoni di Marco Masini fra le più forti.

Mamma son qui con le valigie sulla porta

E in macchina c’è un uomo che mi sta ad aspettare

La verità lo so ti lascerà sconvolta

Quell’uomo è il mio primo vero amore

Con lui mi sento libero e felice

Vivremo insieme abbiamo già una casa

Non sono più un bambino mamma abbassa quella voce

Smetti di fare la vittima indifesa

Perché così hai perduto anche tuo marito

Quel povero leone che scappò come un coniglio

Davanti al mostro del tuo amore arrugginito

E ti lasciò in ostaggio questo figlio

Mamma son qui con le valigie sulla porta

Con tutti i dubbi e tutti i miei casini

Però mi sento forte e per la prima volta

Io me ne frego degli orecchi dei vicini

Sulla porta, sulla porta, quante volte mi hai fermato sulla porta

Con quei falsi crepacuore che sparivano all’arrivo del dottore

Mamma nella mia stanza ho messo a posto tutto

Le chiavi le ho lasciate lì sulla credenza

Mi mancherà il sorriso del tuo caffè a letto

Quel nostro paradiso dell’infanzia

Quando il mio desiderio era di piacerti

E allora col rossetto e con il tuo ventaglio

In bagno mi truccavo per assomigliarti

Ero orgoglioso di essere tuo figlio

Ma un maledetto pomeriggio dell’adolescenza

Studiavo insieme a un ragazzo e per la timidezza

Sentivo dentro un misto di piacere e sofferenza

E mi scappò sulla sua gamba una carezza

Oh mamma son stato troppo tempo qui su questa porta

All’ombra dei colori della tua sottana

A letto con le donne ci son stato ma ogni volta

Tornavo al mio segreto come un lupo nella tana

Sulla porta, sulla porta, tu sapevi e mi fermavi sulla porta

E chiudevi le mie dita e i miei sogni sulla porta della vita

Mamma son qui su questa porta dell’ipocrisia

Con il mio posto fisso e una carriera promettente

Come un perfetto esempio della media borghesia

Che non può avere scandalosi sentimenti

Oh mamma non capisci com’è falsa la morale

La maschera di fango bagnata nell’argento

Sono un diverso mamma, un omosessuale

E questo tu lo prendi come un tradimento

Sulla porta, sulla porta, io vorrei che tu sapessi perdonare

Una volta, una volta, non buttare sulle mie ferite il sale

Come adesso sulla porta che mi dici vai per te io sono morta

Sono morta, sono morta, e mi sbatti sulla faccia questa porta.

Sulla porta, testo della canzone: fonte wikitesti


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8 risposte a “Federico Salvatore: se n’è andato un amico”

  1. Avatar Kikkakonekka
    Kikkakonekka

    “omosessuale” non è una parolaccia.

    ad ogni modo oggi i testi della canzoni di Sanremo sono davvero molto diversi rispetto agli scorsi decenni. l’amore omosessuale, u/u e d/d, è ormai accettato, al punto che non è nemmeno più considerato trasgressivo chi ne parla.

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      “omosessuale non è una parolaccia” lo sappiamo! Ma evidentemente quelli là in rai la pensavano diversamente!

      Guarda è perché non ho la faccia come il culo tanto da scrivere una canzone e presentarla in giro se no li sfiderei con una canzone che manda in crisi tutto il pubblico nazionalpopolare del festival

  2. Avatar unallegropessimista
    unallegropessimista

    Ricordo perfettamente la canzone.
    Non ricordo più di averlo visto.
    Buona serata

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      [Elettrona] – quel brano mi fece conoscere un mondo: non avevo la minima idea che un genitore potesse rifiutare un figlio perché gay. Proprio no. (beata l’ingenuità dei 16 anni).

      1. Avatar unallegropessimista
        unallegropessimista

        Sono di origini meridionali. Oggi le cose sono cambiate anche lì, ma ti garantisco che in quei tempi per alcuni genitori era meglio un figlio morto che gay soprattutto nei centri piccoli.

        1. Avatar Elettrona e Gifter
          Elettrona e Gifter

          [Gifter] – o dio, cambiate? Non so mica quanto: c’è sicuramente più consapevolezza ma l’omofobia è ancora diffusissima.

          “meglio morto che gay” è una frase che in giro si sente ancora

          1. Avatar unallegropessimista
            unallegropessimista

            Sono cambiate, però si dice ancora. Io in famiglia ne ho uno.

          2. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            va detta una cosa: un’altissima percentuale dei genitori omofobi violenti lo sono perché nascondono di non essere così etero come vorrebbero convincere la società (e se stessi) quindi provano rabbia verso chi, più giovane di loro, abbia il coraggio di vivere a testa alta la propria sessualità.

            Lo dico tranquillamente da uomo gay a un passo dai 50 anni: comprendo se un genitore per il proprio figlio “si dispiace”: quale persona sarebbe contenta di avere un figlio che vive in un mondo capace di discriminarlo?

            In tal caso però non lo odieresti! Anzi avresti per lui ancora più riguardo.

            Tra il “ti avrei preferito morto per droga” del mio padre biologico e il “ho paura per mio figlio che tu magari muori” di mia suocera, preferisco la reazione di lei. Almeno ho potuto risponderle a tono e farle imparare qualcosa.

            Gifter

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