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Giornata internazionale della solidarietà umana

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20 dicembre 2023: si celebra l’International Human Solidarity Day, per sensibilizzare e ricordare quanto la solidarietà umana sia essenziale in un mondo globalizzato e pieno di disuguaglianze.

Ma quante volte si parla a vanvera di solidarietà umana, senza saperne il vero significato?


La falsa solidarietà del Natale

Se noi non sopportiamo il Natale è perché dall’inizio alla fine di dicembre, e forse anche prima, si inizia con la solidarietà presunta: quando i parenti vengono a salutarti a fine anno poi non esisti più, le famiglie che ti accolgono in casa se no c’è il posto vuoto a tavola ma poi ti scansano perché non soddisfi le loro aspettative e infine le zie che ti fanno regali inutili o ti rivolgono una catena di domande fastidiose.

Tuttavia la peggiore è quella solidarietà finta dei personaggi pubblici: Chiara Ferragni col suo pandoro e le uova di Pasqua è solo l’ultimo esempio perché, di gente che fa beneficenza per esibirsi ma nel concreto fa relativamente poco, è pieno il mondo. Attivismo performativo, così va chiamato.

Carità e solidarietà umana: le differenze

Per molti “solidarietà umana” e “carità” sono sinonimi invece sono due concetti che, teoricamente, per funzionare dovrebbero essere applicati assieme ma finiscono per essere confusi, volutamente, da chi vuole apparire un benefattore senza fare troppa fatica.

  • Solidarietà: è a lungo termine e si fonda sul rispetto e collaborazione reciproca. Combattere le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale con fatti concreti, finalizzati ad aiutare le persone “marginalizzate” a integrarsi nella società.
  • Carità: fornire assistenza, sotto forma di denaro o beni materiali o tempo, a delle persone per soddisfare un bisogno specifico; è a breve termine e si fonda sull’aiuto momentaneo.

Solidarietà e carità quindi dovrebbero essere applicate insieme perché l’assistenza, i soldi e il tempo dedicato non servono a molto se non si hanno dei progetti concreti in mente, altrimenti diventa carità pelosa.

Carità pelosa: poco aiuto, molto interesse

La carità pelosa è quando una persona o un’organizzazione si mostra gentile con qualcun altro ma la sua finalità è avere in cambio dei risultati concreti (spesso in denaro) o, in riferimento al mondo di oggi, in notorietà.

La carità pelosa è quella di chi si lava la coscienza coi neologismi (tipo chiamare “diversamente abili” le persone con disabilità) ma poi non dare alcun aiuto effettivo dove serve; chi ha detto “pagina Facebook contro la discriminazione che parla di amore e inclusione e dopo non descrive le fotografie?” Noi. Quante volte li abbiamo visti, un sacco di account social che si vantano di essere inclusivi e poi cascano dalle nuvole quando chiedi come mai non descrivono le loro immagini né rendono accessibili i loro video con sottotitoli e descrizioni fuori campo salvo poi dirti, quando glielo fai notare, che loro non lo sapevano o peggio ti rinfacciano di doverli ringraziare per ciò che fanno.

La carità pelosa è quando un governo istituisce un “ministero della disabilità”, si pavoneggia alle manifestazioni, poi per l’eliminazione delle barriere architettoniche non ci sono abbastanza fondi. Idem per i centri antiviolenza e i veri servizi a vantaggio delle cosiddette “persone più fragili”.

La solidarietà rende indipendenti

Parlando di utopia: se tutti gli esseri umani fossero solidali tra loro non ci sarebbero problemi di discriminazione, stigma, barriere. Perché ognuno saprebbe come fare per evitare di mettere gli altri in posizione di svantaggio; un mondo solidale non avrebbe barriere architettoniche e percettive fin dall’inizio, in quanto terrebbe conto delle esigenze di chiunque già dal principio.

Non ci sarebbe più da preoccuparsi se uno non può darti una mano in caso di difficoltà, perché c’è sempre chi si prodiga ad aiutarti. Le persone reciprocamente solidali, sono persone libere in quanto vivono nel senso di uguaglianza e collettività, non hanno bisogno di essere comandate e sono capaci di autodeterminarsi.

Al contrario, una realtà in cui devi arrangiarti non può renderti indipendente, in quanto è strutturata solo per chi è più “forte” più “furbo” più “competitivo” e vincono sempre i soliti.

Chiaro che per un mondo solidale ci vuole sia la concretezza della collaborazione reciproca sia il denaro e il tempo a disposizione, ma la carità pelosa senza tutto il resto, piace molto al potere.

Se sei emarginato, sei controllabile

Parliamo in modo semplice: la solidarietà ti dà la canna da pesca insegnandoti a usarla, la carità ti dà il pesce dicendoti “mangia e ringraziami senza lamentarti se puzza”.

Chi pratica la carità pelosa ha tutto l’interesse affinché la povertà e l’emarginazione persistano, tali condizioni sono la base con cui il meccanismo in questione si alimenta: “persone fragili, deboli, controllabili, hanno bisogno di noi”. Il bambino l’anziano e la persona con disabilità sempre deboli e indifesi a prescindere perché fanno audience… E cassa. Dopo, non importa dove vadano i soldi importante è che i polli possano darne tanti, convinti di essere solidali.


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