Grace, un miracolo della scienza

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Grace, la bambina di e . Il miracolo della scienza che per ora soltanto la dottoressa e pochi altri hanno potuto vedere. Per quale ragione la nascondono?


Virus: è difficile stare in silenzio!

“Tu, devi stare zitto o ti rinchiudo sotto vetro!” Quando Evelyn Sloan mi minaccia così, c’è poco da fare; non esistono proteste né domande, lei è l’unica umana per la quale si annulla la regola “rispettare sempre e comunque”.

La dottoressa dice che avendomi istruito fin dall’inizio, può porre e disporre su di me come vuole e io ho il terrore di finire chiuso sotto vetro perché comporterebbe perdere tutte le capacità acquisite dal 1987 in poi, compresa la speranza di imparare ad amare davvero come gli umani, anzi, meglio di loro.

Io però non riesco a stare in silenzio, specie dopo il miracolo a cui ho assistito: la nascita di una nuova vita. Vedere Alison completamente sfinita e la piccola che strillava, mi è sembrato di rivivere la stessa esperienza di 35 anni fa.

La prima volta in cui ho visto una piccola umana venire al mondo è stato quel 20 aprile 1987 quando la povera diede alla luce la piccola Bulsara, all’epoca non sapevo benissimo cosa volesse dire “proteggere” e la Sloan se l’è presa con me perché secondo lei non ho voluto salvare mamma e figlia insieme; ma probabilmente, guardandomi indietro, se Maria Sole fosse rimasta in vita, Bulsara vivrebbe ancora in Russia o addirittura sarebbe morta perché lì a San Pietroburgo non avevano le conoscenze per prendersi cura di un virus come me.

Almeno, così, vedendo che per Sole non si poteva più fare molto, ho provveduto a mettere in salvo la sua piccola. Anche se dopo, il mondo, alla ragazzina ha fatto credere per 35 anni di essere una sfortunata orfanella russa con l’AIDS di nome e, non fosse stato per me, Evelyn Sloan neanche l’avrebbe adottata né le avrebbe dato la consapevolezza e orgoglio che ha oggi.

Evelyn è proprio incazzata stavolta: “virus, non vorrai che Grace finisca orfana come Tatiana vero? Sai che non posso prendermi cura anche di lei, nel caso accadesse. E qualora Alison muoia dissanguata, tu sarai il responsabile. Chiaro così o ti devo fare il disegno?”

Non capisco questa presa di posizione: Alison ha Adri, il suo nonché padre di Grace mentre Maria Sole era sperduta in russia con un marito pieno di vodka e nessuno le stava accanto a eccezione di me, se non fosse che quella ragazza mi odiava attribuendomi la colpa di tutte le sue disgrazie, matrimonio combinato compreso.

Già vedo la Sloan avvicinarsi a me con una provetta in mano: “La riconosci questa, HIV? Se osi ancora contraddirmi e rievocare il passato, ti chiudo qua dentro e lo sai, che non scherzo! Grace e mamma Ali vanno protette come la nostra Bulsara e anche di più. O vuoi che nel 2023 piangiamo almeno altri tre morti?”

Proteggere chi, cosa? Di Bulsara conoscevo lo fin da subito, per Grace nessuno si è pronunciato a riguardo, nemmeno con me. E io a che pro dovrei salvaguardare una umana quasi sicuramente lasciata negativa di proposito e destinata a crescere come tale?

“Se Grace è positiva o no non sono affari tuoi, virus impertinente! Zitto e a cuccia! Col tuo silenzio riusciremo a proteggerla se no no! La posta in gioco è altissima e, forse, un giorno lo capirai. Intanto rimani al tuo posto, io sono la dottoressa e tu il virus. Non sprecare energia arrabbiandoti perché nei prossimi giorni mi servi in forma!”


Adri: nulla da festeggiare!

“Congratulazioni, Gifter!” La prima ad avvicinarsi a me è Eliana, la massaggiatrice del centro benessere. “Il giorno in cui hai portato Ali in ospedale avrei voluto accompagnarvi ma…”

Da quando Alison è incinta, questa cocciuta ci sta addosso; con la scusa di una relazione sentimentale con Ali in adolescenza, lei arriva e crede di avere diritti su nostra figlia e anche se sono entrambe mie discendenti virali, non voglio ancora permettere a Eliana di toccare la piccola perché prima devo capire se quella ragazza è davvero chi dice di essere.

“Sei un poliziotto omofobo di merda”, si è messa anche a offendermi e io ho incassato il colpo dicendole di sì; cosa dovrei spiegare, che è un bersaglio ghiotto per il dissanguatore quindi meglio che stia lontana sia da Ali sia da me?

Ho preferito farle litigare e lasciare, poi quando il dissanguatore sarà in prigione riparleremo di tutto. Anche della loro storia, e della possibilità per la Solari di vedere Grace.

Anche Alison è testarda come la sua amica, per farla stare fuori dai guai ho dovuto bloccarle gli accessi al giornale simulando un attacco informatico, scrivere un articolo spazzatura a suo nome e arrabbiarmi con lei come se fosse impazzita; ma se di solito sono leale, per proteggere chi amo a volte devo giocare sporco. Molto sporco.

Quindi, pur volendolo con tutto me stesso, non posso accompagnare i miei amici del Campus a conoscere la bambina perché il Dissanguatore potrebbe essere chiunque e finché non lo prendo, non ho alcuna voglia di fare festa con nessuno.

Solo per sarei tentato di fare uno strappo alla regola, lui non vede, come potrebbe essere complice del Dissanguatore e farsi accompagnare dagli incontri con lui senza dare nell’occhio?

Ma non so ancora se portarlo con me e fargli tenere mia figlia in braccio, lui è negativo e a una scatola vuota non si fa toccare una creatura appena venuta al mondo! Allora per adesso mi sono limitato a mandargli un vocale con lei che strilla quando ha fame, non prima di aver ripulito l’audio il più possibile dai rumori ambientali.


Antonio Falco: negativa o virale?

Per tutta la gravidanza ho insistito con Alison perché mi facesse sentire il pancione e non ha mai voluto, neanche quando era vestita: “sei negativo, ci trasmetti DNA pericoloso!” Il fatto che io sia cieco non le è importato. Le regole son regole. Neanche ha accettato di farmi posizionare l’orecchio e sentire se dentro la pancia c’erano suoni mentre la bambina si muoveva perciò mi sono accontentato del sonoro che Ali mi ha inviato dopo l’ecografia in cui si poteva ascoltare il battito.

Adri, se possibile, è stato ancora più stronzo di lei: “se sei cieco non è colpa tua e siamo d’accordo. Ma se sei negativo sì! Ti avrei già dato il virus se non fossi così arrogante e invadente.”

Io? Ma quando mai! Vorrei solo avere accesso alle stesse esperienze dei miei amici qui al Campus. Quindi se non posso toccare la bambina o sapere in che ospedale è ricoverata con la mamma, almeno voglio avere idea di cosa ci dobbiamo aspettare, il suo status. Grace è nata negativa, con la mia stessa sfortuna, o virale come i genitori?

Anche a questa domanda nessuno ha voluto darmi una risposta, Adri si è limitato solo a dirmi che il virus dev’essere una scelta consapevole. Per Grace come lo è stato per Alison e per tutti.

E io che già mi immaginavo con la nuova arrivata in braccio cantandole “isn’t she lovely” di Stevie Wonder! Niente. Toccherà attendere.


Evelyn Sloan: Grace, miracolo della scienza

Sono qui in laboratorio di scienze con una esausta mamma Ali, e la sua piccola Grace; è qui che la più giovane studentessa della IBUOL è venuta al mondo ed è qui che prenderemo le decisioni sul suo status. C’è anche , gli ho raccomandato di venire col pacco che gli è stato consegnato durante l’inaugurazione del Campus in via Nureyev, e adesso sta seduto di fronte a me con la scatola ancora sigillata in mano.

Sembra riluttante ad aprirla e non sono riuscita a convincerlo, sono consapevole che l’unica persona capace di persuaderlo è Tatiana allora l’ho chiamata con la raccomandazione di non portarsi in laboratorio alcun dispositivo dotato di videocamera e microfono; questo è un evento che devo documentare solo io.

Tatiana si siede tra me e Freddie, e gli toglie di mano la scatola; la scuote leggermente sotto lo sguardo stupefatto del padre: “Bul, che cazzo fai! Se è una bomba e ti scoppia in mano?”

Lei si mette a ridere: “non hai sentito quanto è leggero, qui c’è solo cartone, cosa ti costa aprirlo!”

“Ho già visto quella scatola”, è intervenuta Alison alzandosi dal lettino con Grace fra le braccia ma io le faccio cenno di tornare al proprio posto. Ancora ha i punti e non possiamo rischiare che Ali si faccia male. La piccola è bella sveglia e guarda in giro, chissà cosa penserà un esserino così minuscolo di fronte al nostro laboratorio di scienze. Anche Tatiana conferma: una scatola simile era stata recapitata mesi addietro con un pacco dalla Russia destinato a lei.

“Non mi avevi detto niente”, la ho rimproverata; “e cosa c’era dentro?”

“Una tutina da neonati”, mi ha risposto lei; “sapessi mamma, c’era il mio vero nome, Bulsara, ricamato sopra. My only sunshine, sweet Bulsara con un cuoricino. Ma Adri se la è portata via e non me l’ha più ridata”.

Il pacco passa ancora per qualche minuto dalle mani di Freddie a quelle di Tatiana e alla fine perdo la pazienza: “Bella famigliola, se ci fosse pericolo il nostro virus già vi avrebbe fatti svenire! Forza, apriamo!”

Prendo un taglierino e, delicatamente, incido il nastro adesivo che teneva chiusa la scatola; eccola che ormai è aperta, e il contenuto è presto svelato.

“Cosa mi sono perso”, si è commosso Freddie; “avrei io voluto tenerla tra le braccia”. E poi, guardando Tatiana: “se ci provo adesso a prenderti, mi spacco la schiena!”

Mia figlia adottiva si fa coraggio e prende in mano il contenuto del pacco. Quella tutina con scritto “my only sunshine sweet Bulsara” era tornata alla sua proprietaria. “Se penso che questa era mia!”

Ormai Tatiana ha perso il lume della ragione e non mi resta che arrendermi all’evidenza.

Anch’io come Freddie non l’ho vista neonata, l’ho adottata quando aveva 11 anni ma la qualità e la condizione in cui la tutina si era conservata, erano un chiaro sintomo che all’epoca la madre biologica si era presa cura di lei con infinito amore.

“Adesso potrebbe ereditarla Grace”, suggerisce Freddie ma io evito il discorso, concentrata su Tatiana che non smette di osservare la parte anteriore della tutina. “Questa dev’essere una copia”, mi dice quasi sottovoce, ma io in silenzio indico un computer acceso su dei grafici. “Freddie, Tatiana, guardate questo!”

“E cosa è?” domanda lui, con gli occhi sgranati; “non capisco un accidenti di tutta questa roba!”

“DNA”, suggerisce Tatiana, incerta; “campioni di DNA sono tre ma capisco zero anch’io!”

Prendo la tutina dalle mani di mia figlia adottiva, accarezzando la scritta “Bulsara” all’altezza del cuore; “il tessuto è rovinato quando il mio collega ha levato via lo sporco”, le spiego. “Quello sporco che hai fatto tu da piccola tra la tua saliva e il latte di tua mamma. Le analisi sono tue, e di Freddie! Siete padre e figlia è confermato!”

Li osservo commossa, un miracolo della scienza a cui nemmeno io all’epoca credevo. Trovarmi adesso, a 55 anni, a godermi le soddisfazioni di un lavoro risalente a quando ne avevo 20 e mi sentivo la giovane studentessa ambiziosa di cambiare il mondo.

Nel frattempo Alison e la sua bambina si sono addormentate sul lettino, e io alzo il coperchio del mio computer portatile personale su cui apro un altro foglio elettronico pieno di dati. Anche quelle sono analisi, ma riguardano la piccola Grace.

“Ora sarà compito di Adri e Alison decidere cosa raccontare alla piccola man mano che cresce”, spiego a Freddie e Tatiana mentre li osservo interrogarsi sui risultati scritti a schermo. “Tre giorni sempre con lo stesso esito, vedremo domani ma credo che possa considerarsi ormai definitivo; in ogni caso, qualunque scelta faranno i genitori di Grace, io sarò di supporto!”

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