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Uomo con HIV assolto a Bari: finalmente la giustizia riconosce la scienza

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I giudici non sono solo quelli a sentenziare che la donna era consenziente perché aveva i jeans, o non urlava, o che l’uomo ha ucciso per “una tempesta emotiva”. Né tanto meno quelli che emettono la sentenza sul “terremoto prevedibile”.

Questa volta invece un giudice al tribunale di Bari, tale Marco Guida, ha fatto un ottimo lavoro e assolto una persona innocente, criminalizzata solo perché ha l’HIV.


HIV, nasconde sieropositività alla partner: assolto

Il titolo qui sopra è uno dei numerosi acchiappa-click indecenti usciti dal 24 febbraio 2024 in poi quando ha iniziato a spargersi nei media la notizia di un uomo, 56 anni, assolto “perché il fatto non sussiste” dopo una denuncia per lesioni gravissime: lui vive con HIV e, per chi si ferma a quel titolo, il caso potrebbe apparire come l’ennesimo episodio di mala giustizia e invece NON lo è.

La storia: uomo abruzzese, donna di Bari

Una storia qualunque, dove lei di Bari lui dall’Abruzzo si conoscono presumibilmente in rete e vanno avanti anni a sentirsi e flirtare. Nel 2018 decidono di incontrarsi, finiscono a letto e lui la mattina dopo le racconta di avere l’HIV.

Lei corre alla clinica per la profilassi post-esposizione, la terapia che si assume per 4 settimane dopo aver corso un rischio accertato e da farsi prescrivere entro le 24-48 ore dall’episodio.

La signora parla coi carabinieri. Qui sinceramente non abbiamo i dettagli su cosa sia accaduto prima e cosa dopo; è stato lui a consigliarle di andare in profilassi? Lei lo sapeva da prima cosa fosse questa terapia? Si è recata dai carabinieri e gliel’hanno consigliato loro?

Sappiamo solo che questo povero cristo è finito agli arresti domiciliari, identificato dalle forze dell’ordine con un provvedimento andato avanti d’ufficio per lesioni personali gravissime – lei essendo risultata negativa aveva deciso di non denunciarlo (e vorremmo anche vedere!)

Dal 2018 al 24, sei anni d’inferno per colpa di… Come lo chiamiamo?

Il processo non s’ha da fare!

Più cerchiamo di approfondire la storia di queste due persone, più ci arrabbiamo con tutte le situazioni che non hanno funzionato.

  • Lui doveva dirglielo subito? No, nessun obbligo. Parlare della positività all’HIV è una decisione che solo chi ci vive può prendere. In 13 anni di flirt virtuale non gliel’ha detto? Forse neanche aveva tutti i torti a essere diffidente, visto poi com’è andata a finire.
  • In clinica nessuno le ha parlato di “non rilevabile non trasmissibile“? Non siamo noi a dire che in caso di carica virale negativa, la Profilassi post-esposizione neanche te la danno. Sono dei protocolli basati sulla scienza a stabilirlo, e se nessuno le ha accennato a questa faccenda è stato già un primo fallimento istituzionale.
  • I carabinieri hanno mandato avanti d’ufficio la denuncia senza essere informati su “non rilevabile non trasmissibile”? Per quale motivo? Uno solo. Ignoranza e nel 2024 nelle istituzioni non ci dovrebbe più essere.
  • Se hai un minimo di buon senso cosa fai quando scopri di aver passato la notte con una persona HIV positiva? Perdi comprensibilmente la razionalità ma parli coi medici e ti informi, se la prima cosa che ti passa per la mente è andare dai carabinieri vuol dire che sei pieno di stigma fino a sopra i capelli, il panico non c’entra più.

Per non parlare dello stigma che è uscito sui giornali ancora nel lontano 2019:

Titola un articolo di Repubblica:

“Sesso non protetto senza avvisare la partner di avere Hiv”, a Bari arrestato sieropositivo

Questo stava tornando a casa in treno e i carabinieri a mo’ di Sherlock Holmes in pochi giorni dall’evento l’avevano già trovato. Un povero cristo la cui sola “colpa” era l’onestà verso la partner.

Dopo, succede che invece un truffatore o un boss del crimine organizzato sta a piede libero trent’anni, si nasconde, e lo applaudono pure.

L’articolo di Repubblica, datato 28 marzo 2019, continua:

L’uomo originario dell’Abruzzo è accusato di lesioni gravissime. Nonostante la consapevolezza della sua malattia aveva deciso di non informarla del suo stato e dei rischi ai quali la donna era esposta.

Ma quali rischi, maledizione, quali dannati rischi! NON RILEVABILE, NON TRASMISSIBILE. Dopo l’arresto da innocente, i giornali l’hanno umiliato il doppio considerandolo colpevole ancora prima che la giustizia lo provasse come tale.

Malattia, poi? Una persona che vive con HIV non ha “una malattia”, l’HIV è l’infezione, che non è detto si sviluppi in malattia. Le basi, giornalisti. Le basi. Neanche linkiamo l’articolo di Repubblica e se proprio volete farvi del male, cercatevelo voi. Nessuna intenzione di dare visibilità ulteriore a un pezzo scritto di merda.

Medici e carabinieri disinformati su HIV, hanno portato avanti un processo che neanche doveva esserci. Eccesso di zelo? Si fa fatica a chiamarlo così e qualcuno lo giustifica con “meglio un passo in più avanti che l’immobilità”, “se uno è in giro e infetta il prossimo è meglio fermarlo subito”… sì grazie al cavolo ma quest’uomo ha vissuto sei anni d’inferno senza aver commesso alcun reato.

Danni collaterali di decenni in silenzio

Tutto ciò che è accaduto a quest’uomo si chiama in un modo: sierofobia istituzionalizzata e dura da quarant’anni senza che le nuove campagne comunicative delle associazioni riescano più di tanto a debellare il fenomeno.

Sì, va bene, dovremmo essere felici che è stato assolto? Certo che lo siamo, ma non ce la sentiamo di “festeggiare” consapevoli di come nessuno pagherà per i danni cagionati a questo signore.

La partner poverina cosa poteva fare? Come mezza Italia cade dal pero quando sente parlare di HIV, perché dagli anni 80 a ora sono state sempre fatte campagne da culo; HIV=morte è un pensiero ricorrente oltre alla questione “categorie a rischio” per cui chissà quali e quanti pensieri le sono passati per la mente!

La sierofobia mediatica dei casi alla Valentino Talluto condiziona chiunque allora si pensa che se uno tace la propria condizione di HIV positivo è per fare del male. Quindi chissà, sarà andata dai carabinieri e poi c’è stato il resto. Avesse trovato invece persone che la facessero ragionare, non ci sarebbe stata assoluzione perché neanche si sarebbe arrivati a un processo.

E queste storie creano scoraggiamento nelle persone con HIV: “ho la coscienza a posto, non metto gli altri a rischio, chi me lo fa fare a parlarne se poi quell’altro mi denuncia?”

O peggio ancora: “neanche mi faccio il test HIV, non voglio avere rogne”. Perfetto. Vai a letto con mezzo mondo senza sapere il tuo stato e mandi in giro virus come se ti pagassero per farlo.

Al massimo questa vicenda poteva concludersi con una gran litigata e una relazione finita. Invece una serie di teste vuote nelle istituzioni, per ignoranza, hanno assecondato il panico legittimo di una signora e rovinato la vita a un uomo.

Ora chi gliela toglie più la reputazione da “… No, non vogliamo usare quella parola con la u. Che non è undetectable. “untore”?

Se neanche si è liberi di scegliere se e quando condividere le proprie condizioni di salute al partner, che paese civile vuole definirsi l’Italia? Avere l’HIV non è una colpa, né tanto meno un crimine.

Essere ignoranti nel 2024 facendo parte delle forze dell’ordine o lavorando nella sanità, invece, fa danni. E tantissimi.

HIV, uomo assolto a Bari: fonte

Riportiamo il link del comunicato stampa diffuso da Lila, lega italiana per la lotta all’AIDS


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