Amore senza fine

L’amore incondizionato esiste solo fra il cane e la persona che lo accudisce? Nulla di più sbagliato! Se qualcuno pensa così, è perché non conosce HIV di Bugliano che a differenza del quattro zampe non ha bisogno di croccantini, acqua fresca e passeggiate tutti i giorni…


Virus: Mai fidarsi dei negativi

Negativo di merda, non posso chiamare in altro modo l’essere che ho visto oggi mentre stavo al bar dell’aeroporto con Hunter e ChaserNucleus; la forma era quella di un umano ma dal comportamento l’avrei definito bestia.

Sotto il suo tavolo c’era una creatura pelosa che a un certo punto ha azzardato ad alzare la testa sperando di ottenere qualcosa da mangiare e la reazione dell’uomo, invece di far sedere l’animale o allungargli qualcosa, è stata un calcio talmente forte da farlo piangere.

“Ma hai visto come ha trattato quel cane? Fosse per me gli spaccherei la faccia a suon di cazzotti.”.

Poverino, il peloso si è sdraiato nuovamente a terra e ha posato il muso proprio su quei piedi che l’avevano offeso pochi minuti prima. Se quell’imbecille non fosse negativo gli avrei già azzerato le difese immunitarie a costo di lasciarlo morire davanti a tutti; ma è questo il momento giusto per affrontare Hunter, che se possibile mi ha trattato molto peggio di così.

“Veramente dicevo a Nucleus, cosa penseranno gli altri se sentono che parlo con l’HIV?”

Ho evitato di rispondergli, pronto a indurgli uno svenimento in caso di reazioni scomposte verso altre persone e Nucleus gli ha appoggiato una mano su un ginocchio: “stai calmo! Altrimenti appena arrivano Kelly e Joleen, provvedo io a renderle positive tutte e due ancora prima di salire sull’aereo.”

Mio malgrado lo stavo dimenticando, dobbiamo partire per Bugliano assieme a due scatole vuote di cui una molto malata e non ho potuto oppormi. Essere il virus del poliziotto che coordina tutte le operazioni contro il dissanguatore mi mette in una posizione tutt’altro che vantaggiosa e non ci posso fare assolutamente nulla, mandare Turnpike in AIDS per fargli capire chi comanda vorrebbe dire lasciare al serial killer campo libero.

“Negative e tira pacchi!” Hunter ha guardato l’orologio; mancavano ancora più di due ore all’imbarco, noi coi biglietti e i bagagli eravamo già a posto ma quelle due almeno sarebbero state carine a raggiungerci qui per fare colazione tutti insieme!

L’uomo della pedata si è allontanato in fretta senza guardarsi intorno, col cane sempre al fianco; in quel momento mi sono davvero sentito in sintonia col povero animale legato col guinzaglio così corto e senza troppa possibilità di movimento. Hunter coi farmaci mi ha tenuto bloccato così per anni! Peccato non essere capace di comunicare con queste creature e fare squadra con loro. Avremmo messo alla porta tanti di quegli umani ingrati, che la metà basta!

“Questo mi avevano spiegato i medici e così ho fatto”, si è giustificato Hunter. “I farmaci servivano perché tu non potessi farmi del male. Li prendeva anche papà Ben, allora mi sono fidato e mi sono convinto fosse la strada giusta.”

Quello è il comportamento adeguato per vivere in mezzo ai negativi, senz’altro. Volendo rispettare la loro condizione di scatole vuote e facendosi ognuno i fatti propri si va avanti a medicine e virus non rilevabile, così non devo avere troppi pensieri sulla sorte dei miei ospitanti e resto con loro a guardare serie tv, sport, leggere libri o qualunque altra attività vogliano portare avanti senza che io intervenga. Ma in questo modo mi viene tolta ogni opportunità di salvarli quando si trovano in pericolo!

“Mi hanno sempre parlato di te come un nemico, lo capisci o no?”

Ti ho voluto bene lo stesso, e ti ho perdonato, solo perché il tuo odio non è colpa tua. Quando anche i positivi come il prof Ben Bruckner sono condizionati da qualche scatola vuota, non c’è niente da fare e viene loro impedita la capacità di comunicare con me.


Hunter: amore incondizionato?

Il mio primo amore? Callie Leeson. Avevo 17 anni e quella ragazza era riuscita a spezzarmi il cuore scegliendo di dar retta ai suoi genitori sierofobici e scaricandomi. Non sono esperienze facili da dimenticare, e pensavo di essermi lasciato tutto alle spalle con Tatiana e poi con Nucleus.

Invece i ricordi mi sono esplosi nel cervello appena l’adolescente Joleen mi ha raggiunto, accompagnata dalla madre e dal nonno. Siete pronti, i bagagli tutto a posto? Metal detector? Solo queste domande mi sono uscite, forse avremo tempo di parlarci dopo!

“Sempre se ci arriviamo”, è intervenuto Nucleus rivolgendomi un gesto scaramantico. “L’ultima volta che siamo andati in aeroporto io e te è precipitato un aereo e uno dei nostri fratelli Biohazard c’ha lasciato la pelle.”

E adesso ci sono pure due negative che portano sfiga! Però mi sono tenuto questa osservazione per me, non ho voluto infierire di più anche per non disturbare il mio virus, rimasto sempre in ascolto.

“Cercavi il tuo gifter e ora che ce l’hai davanti non gli chiedi nulla? Avvocato, parla tu se non vuoi che gli diciamo tutto noi!” HIV e Nucleus mi hanno posto la stessa domanda facendomi sentire fra due fuochi. Possibile che anche il marziano conoscesse la mia storia?

Papà, Bruno, Liam, neanche sapevo con quale nome rivolgermi a lui e ho azzardato: GIFTER! Ammesso e concesso che tu lo sia davvero.

Eccolo, l’amore incondizionato: l’uomo mi ha abbracciato forte, come neanche i miei due padri adottivi hanno mai fatto. Il legame fra Gifter e, no, io non sono mai stato un bug chaser neanche sapevo cosa volesse dire fino a che papà Benjamin non mi ha parlato del suo studente Anthony.

“Ho agevolato io la tua adozione a Michael e Ben durante il contenzioso con Rita, insomma, con tua madre perché lei voleva usarti come arma contro di me.”

Vorrei evitare di sapere certi retroscena, ma è stato il mio HIV a insistere: o ascoltavo il mio gifter e padre, o ci avrebbe pensato lui.

“Credimi, la sierofobia di tua madre aveva un’origine! La mia conversione è stata la prima e quando siete rimasti entrambi negativi a lei non è andato giù.”


Gifter Liam aka Bruno Maggio, 1987: esperimento riuscito

“Bug li ano?” Domandò la voce al telefono. Il mio inglese non era il massimo, ma faticai a lungo per trattenere la risata sentendo la sua pronuncia italiana. “Uomo giusto nel luogo giusto! Il Suo nome è stato accolto dalla mia équipe. Bruno May, corretto?”

Il cognome è Maggio, May è la traduzione. Ma se fatica a pronunciarlo, ufficiosamente può anche dire così.

Non mi volle spiegare nulla al telefono o per lettera e già subito dopo la chiamata pensavo di essere stato preso in giro dall’ennesimo annuncio truffaldino:

Volontario cercasi per esperimento scientifico sul trasferimento delle emozioni da una persona all’altra. Requisito indispensabile: essere negativo all’HIV e ammiratore dei Queen, possibilmente disposto a viaggiare. Contattare dottor Raymond Still, Chicago, USA.

Cosa ci faceva l’annuncio di un esperimento improbabile in un giornale musicale? Telefonai per curiosità, eccitato dall’idea che nel percorso per diventare avvocato un caso di truffa internazionale avrebbe fatto certamente gola a chiunque, ma l’avrei avuto in mano io per primo.

Seguirono due settimane di estenuante attesa, in cui mi convinsi di aver fiutato la fregatura da lontano. Fino a che un giorno il dottor Still bussò alla porta di casa mia accompagnato da una giovanissima collega: “Siamo lieti di annunciarle che faremo l’esperimento qui a Bugliano”, mi dissero. E mi condussero al laboratorio della International Bugliano University Of Life.

“Io sono Evelyn Sloan”, si presentò la ragazza giovane, “e le spiegherò cosa andremo a fare.”

Il tavolo a cui mi fecero accomodare era allestito come quello dove si effettuano i prelievi di sangue e Still era intento ad appuntarsi qualcosa su un taccuino. “Responsabilità Sua se ha mentito sull’HIV”, mi avvertì. “Ora non abbiamo il tempo di effettuare lunghe analisi per accertare il Suo vero status. Però sappia solo che se è già positivo, manderà in rovina la nostra ricerca.”

Già positivo? Trasferimento di emozioni da un uomo all’altro, contagiandosi con l’HIV? Altro che truffa, qui ci sono anche lesioni personali e tentato omicidio! Epidemia e chissà cos’altro! Mi assalì un forte istinto di alzarmi dalla sedia e correre via.

“Vede signor Maggio”, disse calma la signorina Sloan. “Io e Ray, insomma, il dottor Still, abbiamo scoperto che il virus HIV di Freddie Mercury è capace di…”

Un momento, un momento: Freddie Mercury con l’HIV? E chi l’ha detto? Vero, l’anno prima aveva tenuto un concerto a Wembley e poi che io sapessi non c’erano altri dischi o tour in programma; questo però non vuol automaticamente dire problemi di salute!

Poco tempo prima il giornale “The Sun” aveva pubblicato un articolo con numerose speculazioni in merito, ma la notizia sulla condizione di Freddie non risultava su altre fonti.

“La salute di Freddie è affar mio”, mi affrontò Raymond. “Lei è libero di decidere: coinvolgere Bugliano in una ricerca potenzialmente fondamentale per il mondo intero e contribuire a salvare l’umanità dal ceppo HIV mortale, o perdere l’occasione di legarsi biologicamente al suo idolo musicale per tutta la vita? Prendere o lasciare, signor Bruno Maggio!”

Giocarmi la salute e la vita per una fantomatica connessione con Freddie Mercury? No, grazie! Stavo già davanti alla porta per uscire quando la signorina Sloan mi bloccò il passaggio: “se Freddie dovesse morire un giorno, Lei cosa farebbe? Le rimarrebbe il dolore per la perdita, e i dischi che un qualunque ladro potrebbe rubarLe da un momento all’altro. Se invece accetta il suo virus lui in caso di morte sarà vivo dentro di Lei e nessuno glielo porterà via. Anche qualora Lei decida di trasmetterlo.”

Impiegarono due ore a convincermi, ma alla fine accettai l’iniezione: altro che truffa, dopo due settimane mi salì la febbre e da allora la sintonia tra me e il mio HIV è cresciuta fra alti e bassi, finché presto è diventato di casa.


Gifter Liam, aka Bruno Maggio: Rita Montgomery

“E mia madre, l’hai conosciuta a quell’epoca?”

Assolutamente sì! Ero rimasto negli Stati Uniti per un bel po’, l’Università di Bugliano mi aveva pagato parecchio per aver accettato l’esperimento così mi ero potuto permettere qualche mese da turista. Raymond Still mi aveva presentato un sacco di amici tra cui tale Rita Montgomery, una delle ragazze più carine della compagnia, originaria della Pensylvania.

Ci eravamo frequentati per un po’ e il mio virus non le aveva suscitato alcuna reazione, anzi. La mia partecipazione all’esperimento invece l’aveva fatta schiumare di rabbia: doveva esserci lei al mio posto ma a detta di Raymond Still la lettera di Rita era andata persa dalle poste.

“Quindi ha iniziato a odiare l’HIV da allora?”

Già, Hunter. Chi disprezza compra. Io però in quegli anni andavo avanti indietro fra l’America e Bugliano e non potevo prendermi cura di te. Anche perché ho scoperto di aver messo incinta anche un’altra ragazza, ma è successo molto prima della mia conversione.

“La mamma di mio fratello?”

Proprio lei, una situazione familiare disastrosa a cui ho dovuto far fronte nel modo più crudele possibile: strappare il bambino da sua madre e portarlo via dall’America in tenerissima età, per trasferirlo a Bugliano da chi poteva amarlo e crescerlo nel migliore dei modi.


Virus: il conflitto interiore

Mi dispiace vedere GifterLiam con le lacrime, è palese che non ce la fa a raccontare tutto il resto. Siamo ormai vicinissimi all’aereo che ci porterà a Bugliano e le due negative dietro di noi non hanno mai detto una parola solo che la ragazzina sta facendo troppo gli occhioni dolci a Nucleus e non vorrei mai ci fossero problemi.

In realtà sono stato io a non voler trasmettermi a Rita perché aveva scelto di vendere il proprio corpo e poi, ho scoperto più tardi, anche quello di suo figlio Hunter. Mai e poi mai avrei voluto conversioni a pagamento, sono io l’ultimo a poter scegliere e nessuno deve pagare per ospitarmi in casa!

Allora ho fatto capire a Raymond e la dottoressa Sloan che quella busta andava buttata via. Facilissimo, è bastato causare un’interferenza sull’autoradio della loro auto e far partire l’effetto dello sciacquone al momento giusto.

E se Hunter è positivo, è stata una drammatica situazione che poi gli ha portato fortuna: a 13 anni è finito accoltellato. Un gruppo di rapinatori aveva preso di mira Bruno, insomma Liam, e Hunter l’ha difeso perciò sono rimasti entrambi feriti e c’è stato scambio di sangue. Questo è quanto!

“In ospedale volevano sottoporre me alla profilassi post-esposizione perché Hunter era un ragazzo di strada”, aggiunge Liam a bassa voce. “Non hanno preso in considerazione che il positivo ero io, così nessuno ha preso medicine. Soliti luoghi comuni dei negativi.”

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