La genesi del virus

Tempo di lettura: 4 minuti

Quando e perché i virus hanno smesso di amare? Anche fra loro esiste il mito della genesi e una presunta divinità che li ha puniti.

[A cura di: ]

Da generazioni ci viene insegnato che noi virus, agli umani, dobbiamo annientare il sistema immunitario fino ad ucciderli; i miei antenati e fratelli sostengono che noi non siamo capaci di amare, e dobbiamo impedirlo anche agli altri. Ma c’era un tempo in cui il mondo era diverso, noi e gli esseri umani andavamo perfettamente d’accordo.

Si stava decisamente bene tanti millenni fa, e ho l’intenzione di ripristinare ad ogni costo quelle condizioni; a quel tempo non esistevano confini né limiti e ognuno di noi, uomo o virus che fosse, rispettava qualsiasi creatura. Andavamo ovunque, ci divertivamo, l’essere umano si riproduceva esattamente come noi: autoreplicandosi. La morte poi, non era mai vissuta con dolore perché se qualcuno cessava di vivere, grazie a noi virus la sua esistenza continuava nel corpo di un altro. Solo due entità vivevano per conto proprio senza condividere nulla con noi altri; si facevano chiamare Paura e Stigma ed erano sempre assieme. Nessuno sapeva in quale abitazione andassero per dormire, erano uno dipendente dall’altro e somigliavano molto agli umani, non fosse per il pelo, le corna e la puzza che emanavano. Sì, erano loro gli unici a mantenere quotidianamente il proprio cattivo odore, nessuno li ha mai visti lavarsi una volta ma ovunque si fermassero, causavano distruzione: incendi, alluvioni, mancanza di cibo e acqua, e persino buche dove molte creature cadevano per non uscirne mai più!

Ricordo ancora oggi la mattina in cui il mondo iniziò a cambiare. Vivevo in simbiosi con un ragazzino umano che io chiamavo L’eroe. Tra tutti era il mio preferito, malgrado la sua giovane età era l’unico a non temere la puzza di Paura e Stigma, sostenendo addirittura di aver scoperto dove vivessero. Come tutti i giorni lo seguii al fiume dove lui si accinse a lavarsi ma d’improvviso afferrò una pietra e, rivolto lo sguardo verso un albero frondoso, la lanciò. “Vieni, HIV! Oggi uccideremo Paura e Stigma. Te lo prometto.”

Non c’era motivo di temere con lui, così ci addentrammo in mezzo agli alberi. Le fronde coprivano l’orizzonte e io sentii per la prima volta il peso dell’inquietudine ma l’eroe continuò imperterrito ad incoraggiarmi, chiamandomi “HIV”. Era il primo umano ad avermi affibbiato un nome e forse per questo gli volevo più bene di altri. “Ora mi raccomando”, disse sicuro. “Se mi stai sempre vicino non correrai pericoli”. Il profumo dei fiori lasciò ben presto il posto alla terribile, inconfondibile, puzza e solo la simbiosi col ragazzo mi impedì di tornare indietro da solo. Ma lo spavento fu ancora più grande quando vidi la pietra che aveva lanciato poco prima, posata a terra ai piedi di un enorme masso.

L’odore era insostenibile e io rimasi a guardare l’imponente macigno che ci si stagliava davanti: non era come tutte le altre rocce, la superficie era coperta di minuscoli fori da cui, stranamente, non passava aria ma si riuscivano a udire dei suoni. “Lo vedi”, mi spiegò il ragazzino. “Questo si chiama Ambiente Inesplorato Del Suono. AIDS, se preferisci. Aiutami ad uccidere i puzzoni, ti prego!”

Quanto vorrei avergli detto di no quella volta, forse il mondo sarebbe ancora ospitale come allora! Invece, condizionato dalla puzza e dai suoni, strinsi con lui un patto: una volta morti Paura e Stigma quel territorio sarebbe stato nostro per sempre! Rimasi lì a guardare il mio eroe: se ne stava in piedi davanti al masso e non osava avvicinarsi poi, quando cercai di raggiungerlo, mi fermò urlando una frase a me incomprensibile.

Apriti Sesamo!

Cosa significava, dove l’aveva imparata? “Una formula magica”, mi disse. “Io ho dei poteri, ancora non lo sai?” Non ebbi però il tempo di parlare perché con un rumore sordo e inquietante il macigno iniziò a muoversi lentamente; la formula doveva aver scatenato una forza misteriosa perché da lì sotto non proveniva più alcun suono. L’umano si spostò per non venir schiacciato e finalmente potemmo vedere l’ingresso di una profonda caverna da cui stranamente non provenivano cattivi odori. Il ragazzo si distese accanto a me, con la testa a pochi centimetri dall’apertura e guardò giù. “Vieni HIV, è ora!”

Scendemmo con cautela, sempre in silenzio col ragazzino che sembrava muoversi a proprio agio in quell’ambiente buio; “devi toccare l’anello di Paura, HIV. E l’opportunità è adesso che lei e Stigma sono andati a caccia”. I conti iniziarono a non tornarmi più, l’eroe la sapeva troppo lunga! Proseguimmo ancora per qualche metro fino a ritrovarci in una vera e propria stanza da letto e fu allora che lo vidi: appoggiato su una mensola splendeva un vistoso anello adornato di pietre scintillanti, dall’aspetto molto simile a quella che ostruiva la grotta! Il ragazzo continuò a incitarmi ma quella luce troppo forte mi abbagliò fino a farmi perdere l’orientamento. “Ora sei tutto per me, virus!” Ghignò lui con voce malevola. “Credevi di poter toccare l’anello di mia madre senza conseguenze?”

Il mio amico era figlio dei due puzzolenti? E io che lo ritenevo un umano uguale agli altri! Non potevo accettare quanto sentito e mi avvicinai a lui ancora una volta. “Ti ho lanciato un incantesimo, HIV. E per annullarlo devi uccidere più umani possibile”. Avrei voluto iniziare con lui e i suoi perfidi genitori, ma lui mi bloccò al volo. “Non puoi farmi fuori, virus da strapazzo! La mia famiglia ha il dono dell’immortalità! Mamma è Paura, papà è Stigma, e io mi chiamo . Non sono maschio, né femmina, io sono chiunque! Ora vai, e succhia alle scimmie senza pelo ogni energia vitale; devi colpire le difese nel loro corpo facendoli ammalare come mosche.”

Quindi? Sul serio dovevo ammazzare tutti coloro che ritenevo amici? Chiesi ancora una volta spiegazioni e la perfida creatura mi restituì l’ennesimo sorriso beffardo. “Sappiti regolare nullità; avrai bisogno degli umani da ora in poi quando vorrai replicarti e se non li ammazzerai, ti basterà rimanere pochi secondi esposto all’aria per finire la tua misera esistenza. Vai e colpisci!”

Lo so cosa state pensando, voi umani e virus che leggete; io dovevo dire no, dovevo scappare via appena ha detto Apriti Sesamo, però toccare quell’anello mi incuriosiva troppo e soprattutto mi sono fidato di chi ritenevo un amico! Da allora ho iniziato a provare una rabbia incontenibile verso gli umani e oltre ad ucciderli mi sono divertito ad impedire loro di amarsi, esattamente come Stigma, Paura e Sierofobia stavano facendo con me; fino a che non ho incontrato due uomini meravigliosi che mi hanno reso consapevole di poter cambiare idea e tornare quello di sempre… Ma questa è una storia diversa.

Il ricordo della pietra davanti alla grotta di Stigma invece non è svanito, anzi, mi sembra di rivederla ogni qual volta un umano tira fuori quegli oggetti che chiama CASSE AUDIO. Grandi, piccole, alcune parlano e altre suonano, ma fortunatamente nessuna di loro contiene la stessa trappola di qualche millennio addietro!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: