Il passato ritorna

Tempo di lettura: 4 minuti

Messo alle strette dal proprio HIV, deve affrontare un passato che sembrava morto e sepolto: può il virus tanto desiderato, essere un pericolo per la reputazione di un umano?


Insonnia

Ormai ho perso il conto delle notti in cui dormo male e da quando sono positivo la situazione è addirittura peggiorata: prima forse mi potevo permettere qualche ora di leggero riposo, ma nell’ultimo periodo chiudere gli occhi significa automaticamente rivivere tutto dall’inizio.

Quella sera Arianna aveva accettato di andare a casa di un mio caro
amico, insaziabile peggio di me e io l’avrei raggiunta dopo.

La persona in questione era di estrema fiducia sul lavoro ma quando si
trattava del virus che entrambi cercavamo, lui era molto sadico e a me
quel suo atteggiamento risultava disgustoso.

“Cosa ti costa, Floyd”, mi diceva. “Non dobbiamo ucciderla né sei
obbligato a partecipare. Basta solo che mi dai il coltello e tieni un
contenitore a portata di mano per non sprecare neanche una goccia.”

La ferita guarisce, al massimo ci si mettono dei punti, e se ad
Arianna andava bene farsi tagliare chi ero io per dire di no? Forse
come succede ai vampiri il suo sangue l’avrebbe legata a me ancora più
in profondità, avrei avuto una e sorella di sangue invece le cose sono andate diversamente, e quando me ne sono reso conto era già troppo tardi.

Potevo tirarmi indietro?

Avrei voluto fuggire lontano quando ho visto Arianna distesa priva di
sensi e il mio amico a contemplarla come fosse una bambola; lo vedevo
premerle sulla gola con un dito cercando forse di sentire il battito,
ho creduto persino a un malore così mi ero convinto a restare lì
pronto a chiamare il numero di emergenza, ma lui mi aveva spiegato
come si sarebbe svolta l’azione: le avremmo aperto una ferita sul
collo per prendere il sangue che serviva e tamponato subito
l’emorragia.
“Non puoi più tirarti indietro, Turnpike!” Il bastardo sorrideva
mentre la lama affondava nella gola vulnerabile della mia compagna e
io ero rimasto lì bloccato per la paura.
“Se parli, hai finito di vivere! Sai cosa ti succede se perdi la
promozione?” Ero a un passo dal diventare capo della divisione
investigativa al dipartimento di polizia, potevo finire nella merda
per un gioco erotico finito male? Così l’avevo reputato inizialmente,
finché non ho visto il sangue zampillare e riempire il contenitore che
io stesso avevo portato con me.
“Ora non c’è più niente da fare”, mi aveva annunciato con una risata
perfida. “Prima che il virus muoia esposto all’aria possiamo
soddisfare il nostro desiderio.”
Sento ancora l’odore del sangue, nei miei incubi tutt’ora mi
perseguita l’immagine di Arianna sul letto che non può difendersi e
l’altro, sadico, l’ammazza continuando a ricattarmi fino a oggi.

Una persona di fiducia

Con questi trascorsi mi stupisco come abbia potuto fidarsi di me
e diventare il mio Gifter, e perché il virus non abbia rifiutato di
entrarmi in corpo! L’iniezione col sangue di Arianna era stata un
fiasco, test negativo anche dopo 90 giorni dall’evento ed ero sicuro
che la colpa fosse mia; nessuno avvicinerebbe un uomo incapace di
difendere la compagna in una situazione del genere salvo poi
coinvolgere tutti i media denunciando la sua scomparsa.

Lo ammetto, sì, ci avevo preso anche gusto: sentirmi scorrere fra le
dita il sangue caldo e positivo direttamente dalla fonte è una
sensazione indescrivibile e Adri poteva essere la mia seconda preda;
una persona estremamente fidata, positiva da pochi mesi, all’epoca
ancora senza alcun discendente virale; la morte di Raymond Still mi
era sembrata un’ottima occasione perché il profiler aveva bisogno di
una spalla su cui piangere e io per lui sono come un padre.

Quel 30
gennaio ce l’avevo tutto per me e neanche sarebbe servito addormentarlo, bastava sfinirlo e così è stato.

Solo che alla fine, malgrado i numerosi caffè presi prima, il crollo
definitivo è stato il mio e la mattina successiva i buoni propositi
non c’erano già più; probabilmente il destino si era messo in mezzo e
aveva bloccato la mia per l’ennesima volta?

In seguito ho capito che era questione di tempo: avrei avuto
Mercury a portata di mano entro breve, bastava aspettare anche se Adri
con la sua indagine sul dissanguatore mi si stava avvicinando troppo e
ho convenuto che forse era meglio tenerselo come alleato per puntare più in
alto.

Chiudere col passato

Il mio virus non riesce a stare in silenzio, per quanto lo preghi; ha
avuto bisogno di raccontare il mio passato all’universo mondo e adesso
nemmeno sono più capace di guardare il mio gifter negli occhi.

Ancora mi domando perché Adri non sia svenuto mentre stava a letto con me la
sera in cui Ray è morto, nulla è successo a quando è
risultato positivo e gli ho proposto la missione all’estero, come
minimo sarei dovuto morire di AIDS dalla notte dei tempi e se non è
accaduto vuol dire che HIV ha lasciato a me la responsabilità di porre
fine a questa esistenza grama.

“E io non te lo lascerò fare!” Comprendendo le mie intenzioni, Adri mi
toglie dalle mani la chiave del mio cassetto; sa bene che lì dentro
tengo la pistola e se prendo una decisione è difficile farmi cambiare
idea.

“Il nostro virus è mille volte più intelligente di noi e tu gli hai
in più occasioni fatto capire di esserti riabilitato. Hai salvato Freddie,
poi e anche me, ricordi la giornata palindroma?”

Certo, chi può dimenticare un’esperienza simile! Avevo la febbre alta, con Freddie e sua figlia ero
nascosto in un bunker anti atomico dopo aver appreso la notizia di un possibile attacco nucleare su Bugliano, fortunatamente mai avvenuto.

“Guarda, capo, avevo capito tutto fin dall’inizio. Sapevo di Arianna
Preziosi, e della setta dove l’intoccabile ti ha coinvolto ma solo con
le parole non ci sarebbe stato verso di tirarti fuori.”

L’allievo supera il maestro, si dice di solito; allora per quale
motivo non sono finito in galera o peggio, se veramente il mio passato
non è un segreto?

“Eri manipolato, Floyd, per te il carcere avrebbe aggravato la situazione. Quel negativo di merda ha troppo potere e se vuole può ricattare sia te, sia me. Allora ho bucato il
preservativo quella famosa sera anche se non avevo programmato
conversioni fino al funerale di Raymond. Darti il virus era l’unico
modo per salvarci la vita e, come vedi, anche HIV nostro la pensava
uguale.”

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