Intervista blog? Ma alle nostre condizioni!

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Quando un blog inizia a essere notato dai motori di ricerca, è normale che qualcuno arrivi a chiedere un’intervista; è un bene per chi la fa, e per chi la riceve. Ma vanno rispettate le condizioni da entrambe le parti.


Un fulmine a ciel sereno

In effetti la richiesta di intervista ci è arrivata così all’improvviso, nella mail personale appartenente a uno di noi; non abbiamo -al momento- inserito una pagina di contatto ma probabilmente lo faremo a breve, così da permettere a entrambi di gestire la posta ed eventualmente rispondere a tono ai disturbatori. D’altronde anche altri blog amatoriali che seguiamo non hanno i contatti privati, non c’è nulla di male dato che salvo l’intrattenimento non forniamo chissà quale servizio.

Però, di recente, abbiamo avuto a che fare con questo: “richiesta di intervista per blog personale” e la prima nostra reazione è stata: perché no? Fra amanti del blogging più o meno esperti, in qualche modo ci si aiuta. Non escludiamo l’eventualità di creare un’intervista anche noi a te e poi pubblicarla.

Un giro di mail, botta e risposta, poi abbiamo cortesemente messo le mani avanti: invia le domande a questo indirizzo, dopodiché insieme valuteremo se e come rispondere; fino a nostra comunicazione però, non programmare l’intervista.

Le domande

E finalmente le domande per l’intervista sono arrivate, non le pubblichiamo perché Senza formale autorizzazione, mettere in piazza materiale inviato privatamente fra un soggetto e l’altro è una grave mancanza di rispetto oltre che un reato ma ci teniamo comunque a riassumerne il succo.

Come vi siete conosciuti: questo è il minimo sindacabile per un’intervista, come puoi presentarti a un altro blogger senza dare un po’ del tuo background?

Abitate vicini o lontani? Vi vedete di persona? Ecco, già qui iniziamo ad alzare il muro: la nostra vita privata è affar nostro, e per il contenuto di questo sito web, incontrarsi o meno dal vivo, non è assolutamente determinante.

Come avete affrontato i reciproci problemi? Ecco, sì; il fatto di essere una persona non vedente sieronegativa e una vedente sieropositiva non è qualcosa che abbiamo nascosto; ma se nella vita reale ne parliamo apertamente, in questo specifico ambiente avremmo voluto non farne menzione. A parte la questione immagini che praticamente non esistono, non avremmo motivo di mettere in piazza la condizione sensoriale di chi ha per primo ideato questi racconti, anche se la positività all’HIV dell’altra persona rimane comunque un fattore determinante perché questi vive la sulla propria pelle.

Come una persona non vedente affronta l’HIV e viceversa: questa avrebbe potuto anche essere una domanda interessante per raccontare come stereotipi e stigma facciano male a chiunque, per qualunque condizione si viva direttamente o meno. Però rimane uguale il discorso: noi non siamo un bastone bianco e un virus con le gambe, siamo due autori amatoriali e se si vuole dedicare un intero capitolo a ciò che di noi viene considerato in genere “un difetto”, anche no. Non vogliamo farci compatire nella maniera più assoluta!

Com’è l’amicizia tra un omosessuale e un etero? E qui se possibile si cala ancora più giù: come vuoi che sia? Come quella tra uomo e cane, ci sarebbe venuto da rispondere per prendere in giro una domanda così stupida; anche quello secondo noi era un modo per rimarcare possibili “diversità” fra noi, situazione che per il nostro rapporto mai si è posta perché noi ci vogliamo bene senza badare a gay, etero, e stronzate.

Non capiamo perché ci sia bisogno di parlare così, mettere sempre in luce il “nonostante tutto si vogliono bene”, quando poi per smuovere l’emotività delle persone spesso viene raccontata l’amicizia per antonomasia fra due specie diverse: una con due e una con quattro zampe. E allora? Già in quel momento avevamo la risposta pronta da dare a quel blog: se riescono a stringere amicizia un uomo e un animale, per quale motivo due umani non dovrebbero?

Vi siete mai innamorati uno dell’altro? Forse l’invenzione del legame basato sull’HIV è un modo per sopperire a un amore non corrisposto che vi fa soffrire?

In e-mail non te l’abbiamo detto per essere educati ma nel nostro spazio ce lo permettiamo e come: vai a cagare! Defecare fa bene alla salute, è garantito. Noi non abbiamo assolutamente nulla da dichiarare in merito perché se pensi che dietro ad alcune storie particolari ci sia un nostro sogno o mancanza, la prima persona a soffrire un bisogno represso sei tu.

La scrittura è qualcosa che può aiutare a superare un dolore in determinate circostanze, questo non si discute; ma l’eventuale amore non corrisposto NON è il nostro caso, quindi per chi vuole il bagno è in fondo a destra. E mi raccomando, tira lo sciacquone quando finisci! Spegni la luce e abbi cura di lasciare aperto che circoli aria. Le feci puzzano, per tutti. Grazie.

La replica

Per quanto diretti e a volte maleducati possiamo mostrarci in casa nostra verso persone o situazioni non gradite, quando ci relazioniamo col pubblico la cortesia è un obbligo e anche in questo caso non ce la siamo fatti mancare, rispondendo con un “no, grazie, ma a questo tipo di narrazione non siamo interessati.”

E la replica non si è fatta attendere: secondo il blog, quella “strappalacrime” è la narrazione più amata e cliccata sui social network pertanto adeguarci “per una volta” a sostenerla, avrebbe portato beneficio anche a noi qualora l’intervista fosse diventata virale.

Appunto, QUALORA, perché non è assolutamente detto! Questo tipo di storie va bene se il blog in questione cerca soltanto la visibilità, noi invece vorremmo che i lettori si affezionassero ai nostri personaggi compreso , più che a noi autori e questa è una sfida superabile soltanto mettendosi in gioco tutti i giorni per migliorarci senza cedere alle facili lusinghe dell’effimero mondo social. Troppo semplice e comodo indignare, commuovere, o far ridere con storie emotivamente coinvolgenti; ma come le nostre reali esistenze, nulla ci è stato regalato ed è una soddisfazione ogni qual volta una persona ci apprezza. Pochi, ma buoni.

Concordiamo in parte col discorso sull’adeguarsi; non sempre ci si può presentare come si vuole, però se per esempio uno sportivo che si veste elegante a un matrimonio si può sentire a disagio ma finita la festa chiusa parentesi, sottostare a certa narrativa tossica per soddisfare le esigenze di un blog sconosciuto potrebbe danneggiare la nostra reputazione per sempre.

La rete non dimentica e uno di noi autori l’ha già sperimentato: esiste gente senza scrupoli nei cosiddetti media “tradizionali” in grado di prendere articoli vecchi di dieci anni e renderli attuali stravolgendo totalmente ciò che è scritto, a sua volta per ottenere visibilità ma causando non pochi danni alla persona presa di mira.

Non ci sarebbe costato granché inventarci una storia, avremmo solo mandato in giro una delle tante nostre creazioni; ci sarebbe stato pure il titolo: “una storia virale” e di sicuro avrebbe fatto presa descrivere il sieropositivo gay che incontra la cieca etero negativa e finisce per innamorarsene ricambiato, con tanto di lei che dice “sei la luce dei miei occhi” e lui “sei la mia medicina” il tutto corredato da cuoricini e proposta di matrimonio incorporata, fiori abbracci lacrime ricchi premi e cotillon. E qualora fosse, una storia del genere sarebbe a pagamento, tipo 5 centesimi di euro a parola (cercheremmo di farla più lunga possibile, in tal caso).

Però non è questo il nostro stile, odiamo questo tipo di narrazione e non ci piegheremo MAI! Per la viralità ci basta l’HIV; quello cattivo nel sangue di uno di noi, e quello di Bugliano. Per il resto pur ringraziando dell’interessamento stavolta abbiamo rifiutato, anche se siamo ben felici di renderci disponibili a un’intervista blog, pur dettando noi le condizioni. A costo di mantenere fino a data da destinarsi solo i nostri soliti lettori.

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