Kevin Brown, lo sbirro incazzato

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e . Un padre e una figlia con l’occasione di riconciliarsi, o c’è dell’altro? Dai fallimenti del passato alle incertezze del presente, il poliziotto americano vorrebbe giocarsi quella che sa essere la propria ultima chance.


Kevin Brown, 2022: risultato definitivo

“Non so che dirle signor Brown”, il dottor Mantrugiani si era rivolto a me. “Il risultato è inequivocabile! Mi spiace!”

Non potevo più fare altri accertamenti poiché era il quinto medico dal quale andavo per quelle analisi. Passi per i test fatti in casa, ma il mio sangue era finito in mano ai laboratori di mezzo mondo e l’esito usciva sempre identico.

In effetti avrei dovuto capire l’inganno da tempo ma sempre col fatto di dar fiducia alla donna che ho sposato, ho ignorato i segnali e siamo andati avanti: meglio tenersi il dubbio per anni augurandomi di essere uno dei rari casi asintomatici fin dall’inizio.

Però questa volta non era come le altre: avevo tutto davanti agli occhi scritto nero su bianco in una fra le troppe buste che riportavano la medesima diagnosi. La data poi, 3 ottobre 2022, aveva aggiunto la beffa al danno; trovarsi con quel risultato proprio durante il Virus Appreciation Day e per quanto mi ritenessi un uomo forte, mi sentivo talmente frustrato da cedere alle lacrime, con Giorgio Mantrugiani che mi guardava imbarazzato: “forse non ha capito signor Brown”, continuava a dirmi. “HIV negativo! Significa che STA BENE, dovrebbe esserne felice. Mi perdoni, ma davvero non capisco perché piange.”

Positivo è male, negativo è bene. Anche lui fissato con la stessa vecchia storia inventata dai Poteri Forti! Avrei voluto prendere la sua testa e sbatterla contro il muro poi fare la stessa cosa con mia moglie. Lei, l’irreprensibile dottoressa che fin dal nostro fidanzamento si è spacciata per la mia , quella febbre del passaggio mai arrivata, il mio test positivo reale come una moneta da cento dollari e infine, guarda caso, la grande dottoressa non ha mai voluto che l’accompagnassi ai consueti controlli della sua carica virale: “sono un medico so quello che faccio”, mi diceva sempre. “Non ho bisogno di mio marito presente in ogni situazione”. E grazie al cazzo.

Avevo sbattuto un pugno sul tavolo del dottore, immaginando fosse la faccia di mia moglie: “che almeno sia ”, sussurravo a labbra socchiuse; “perché se è negativa l’ammazzo sul serio!”

Dopo aver stemperato la frustrazione con un respiro profondo, mi sono nuovamente seduto di fronte al medico che nel frattempo aveva iniziato a compilare dei fogli. “Cosa sta facendo dottore, mi può spiegare? E comunque per favore mi chiami Kevin!”

“Le sto prescrivendo un farmaco, ma prima di iniziare la terapia dovrebbe sottoporsi a esami ulteriori: devo scongiurare allergie e soprattutto, capisce a me, bisogna fare gli screening per le malattie sessualmente trasmissibili. Mai sentito nominare la PrEP, Kevin?”

Mi ero morso le labbra onde evitare di rispondergli in maniera scortese; io, la pillola che previene l’HIV? Nemmeno a parlarne per scherzo! Ho preso il mio referto e senza un saluto me ne sono uscito dall’ambulatorio. Questa volta l’avrei fatta pagare alla mia cara mogliettina con una vendetta che sto pianificando almeno dal 2005, se non prima.

Bastava soltanto tornare al Panorama, l’hotel dove alloggio da tempo, farmi una doccia rilassante e iniziare a mettere in piedi il mio piano scongiurando ogni imprevisto. Con l’inseparabile tablet in mano ho controllato il calendario e, se il Virus Appreciation Day era andato da schifo, il mese di ottobre forniva una occasione più bella ancora: Halloween. Se mia moglie ha rovinato i miei programmi fin dagli anni 90 e io la hoassecondata come un fesso, nel 2022 si fa a mio modo.


Tatiana, 2022: cosa succede?

Non devo aver mai dormito così profondamente in vita mia, ho addirittura perduto la cognizione del tempo: ricordo soltanto che era Halloween quando papà Kevin mi ha portato via: “stiamo lontani solo per il ponte dei santi e i morti”, mi aveva garantito; “poi ti riporto al Campus. Una breve vacanza io e te da soli lontani dalla città e senza cellulari, non c’è nulla di male!” Mio papà adottivo ha sempre avuto il potere di convincermi a compiere anche le azioni più illogiche e questa lo era eccome, ma lui è papà e io lo ho sempre adorato; quale poteva essere il motivo per mentirmi o danneggiarmi!

Invece mi sono svegliata solo ora ignorando completamente che giorno sia. Ma possibile che abbia davvero sempre dormito? In giro non sembra esserci alcun orologio e lo smartphone, ovviamente, non era con me fin dall’inizio.

E se già fossi al Campus? Ho aperto gli occhi per accertarmi di essere nella mia solita stanza, ma tutto è troppo strano; più che un letto, quello dove sono sdraiata sembra un tavolo operatorio! In effetti c’è qualcosa sul mio braccio sinistro, una brutta sensazione di puntura e adesivo che mi tira la pelle. Solo guardandomi intorno mi sono accorta dell’orribile realtà: ho un ago da flebo attaccato a una vena! Non mi stanno somministrando medicinali ora, ma chissà quali sporcizie ho in corpo saranno di sicuro quelle ad avermi narcotizzata.

“HIV”, mi sono messa a chiamare disperata; “aiutami ti prego virus, fammi uscire di qui!”

Nessuna risposta, solo il mio respiro che diventa sempre più affannoso; un attacco di panico, come è possibile se anche nelle difficoltà peggiori non ne ho mai avuti! O forse l’unico è stato quello della giornata palindroma da cui e mi hanno prontamente salvato.

Provo ad alzarmi dal tavolaccio sopra cui sono costretta e avverto subito un peso che non mi appartiene. Una fatica immensa a muovermi, e in effetti c’è qualcosa di strano sul mio corpo: sono palesemente INGRASSATA. Due settimane che mio padre adottivo mi ha portata con sé, non ricordo di aver mangiato porcherie eppure sarò aumentata di venti chili e forse è per questo che neanche HIV mi riconosce più! Sarò finita in un nuovo programma di sperimentazione per farmaci illegali come ero da piccola? Stavolta però non c’è più il caro vecchio Raymon Still a tranquillizzarmi col suo “don’t Worry” né tanto meno Freddie, il mio padre biologico appena ritrovato.

Non c’è però il tempo di pensare oltre, perché finalmente ho sentito la porta spalancarsi e la voce di papà Kevin: “Sei pronta Bulsara, possiamo procedere.”

Lui non mi ha mai chiamato con questo nome, anzi appena ha saputo che l’ho cambiato all’anagrafe si era infuriato; ora perché mi chiama così? Non sorride, e ha i guanti di lattice addosso.


Freddie: un padre lo sa

Il mitomane dissanguatore e tutti i pericoli, chi se ne ricorda e importa più? Mi sono stancato di tutte le misure di sicurezza dentro e fuori dal Campus perché la mia Bulsara è scomparsa da giorni e se la polizia di Bugliano continua a girarsi i pollici, devo pensarci io da solo! Altri mi hanno impedito di farle da padre per quasi 35 anni e ora che l’ho ritrovata la porterò a casa anche a costo di morire.

Specie ora che è passato quasi un anno dall’annuncio della mia vera identità. Quella volta ho rischiato parecchio solo per aver scritto una lettera nella bacheca del Campus, adesso per mia figlia sono pronto a mettermi seriamente in gioco succeda quel che succeda.

Per difendermi ho addirittura acquistato due spade laser colorate e vibranti, grazie a una pubblicità vista nella pagina della Pro Loco VisitBugliano:


Pubblicità spade laser Visit Bugliano

Anche se le mie armi hanno destato grandi perplessità nell’agente Floyd Turnpike, il quale ha iniziato a ridere solo vedendole. “Freddie, dai, su, non vedi cosa sono questi?”

D’accordo, a prima vista sembrano dei giocattoli vibranti come quelli che si trovano nei negozi “sporcaccioni” ma è stato lo stesso Floyd a insegnarmi che spesso e volentieri la difesa migliore è affrontare l’avversario con l’effetto sorpresa. Senza contare che essendomi stata negata una pistola, ho dovuto arrangiarmi coi mezzi che possiedo.

“Tatiana, cioè Bulsara, è in pericolo! Un padre lo sa, lo sente. Floyd, posso sapere per quale ragione non fai nulla per cercarla?”

A quel punto lui mi ha preso per le spalle e mi ha spinto contro la porta, che io avrei voluto aprire per andarmene. “Tu non hai capito Freddie. Davvero non hai idea di con chi abbiamo a che fare. Ci sono passato, credimi!”

Ho accuratamente evitato di fargli domande: è stato in pericolo suo figlio Riccardo? O la domanda peggiore: mi sta tenendo fermo perché è lui complice di chi tiene in ostaggio mia figlia?

“So cosa stai pensando Freddie, ma te lo giuro. Tatiana sarà di ritorno quando meno te l’aspetti, devi credermi! Magari è in vacanza al centro benessere e si gode la piscina o la sauna alla faccia nostra? Lascia perdere, te lo dico io.”

Floyd sta coprendo qualcuno, ora è chiaro; mi sono divincolato dalla sua stretta e ho provato ancora una volta a uscire, ma in quel preciso momento dietro le mie spalle si è aperto l’ascensore ed è uscito , correndo disperato verso di noi.

“Cazzo Freddie”, si è messo a urlarmi quasi piangendo. “Sei qui! Meglio che tu non sappia cos’ho trovato davanti all’aula di musica. Ora vieni con me, andiamo in un posto e non ti muovi da lì fino al mio ritorno. Intesi?”


Adri: questi non scherzano

Sono settimane che mi arrivano messaggi inquietanti: “al prossimo test negativo faccio una strage!” E ogni volta non ci ho dato troppo peso, sapendo che quando uno ha fame di virus scrive questo e altro. La dottoressa Sloan poi non si è mai sbilanciata sui pazienti in attesa del fatidico risultato e io neanche gliel’ho chiesto. Sbagliando, perché se l’avessi fatto probabilmente non saremmo in questa situazione e Tatiana sarebbe con noi; ora invece sto cercando di riflettere sui dettagli di quel maledetto Halloween, possibile che il padre adottivo possa averla rapita? Kevin Brown come poliziotto non mi è mai piaciuto ma ho poca conoscenza del suo lato umano perciò quando ho visto lui e Tatiana andarsene via insieme, non mi sono posto alcun problema: “torno dopo il due novembre!” Tatiana mi aveva salutato sorridendo, e poi più vista né sentita.

All’inizio non mi sono preoccupato, lei spesso è oggetto di scherno da chi ancora la prende in giro perché ha vissuto l’infanzia in Russia e quand’è così, di solito preferisce togliere le tende per un po’.

Freddie ha iniziato a chiedermi aiuto dal primo novembre sostenendo che la figlia era sparita e, anche lì, ho sottovalutato la situazione. “Vedrai quando sarai padre”, mi aveva detto; “quando la tua avrà la vostra bambina, anche tu sarai esagerato come me.”

Già, Alison e la nostra piccola Grace che dovrebbe nascere a dicembre, col dissanguatore ancora a piede libero. Il tempo stringe ma per non spaventare o generare ansia in Ali, ho cercato di rifiutare l’idea che il criminale avesse rapito Tatiana davanti ai miei occhi. Adesso però il gioco si stava facendo duro e non potevo consentire a Freddie di girare da solo per Bugliano, disarmato. Anzi, con due spade laser decisamente non convenzionali.

Sono andato a chiamarlo nella sua stanza, non c’era; in biblioteca o in sala break neanche. In aula di musica? Non si sentiva il pianoforte suonare ma appena ho raggiunto la porta dell’aula mi sono trovato davanti una terribile sorpresa.

La testa insanguinata di una nutria era appesa sulla maniglia e col sangue del povero animaletto qualcuno aveva scritto un messaggio: “Tatiana farà la fine della tua Orietta. Il 24 novembre è alle porte!”

Questo ce l’ha con me, con Freddie, con chiunque di noi ma perché uccidere la mia prediletta mamma nutria! Dovevo raggiungere la palude prima possibile, almeno salvare i cuccioli se lui non avesse già provveduto a eliminare anche loro. Ed è stata una sorpresa quando a bloccare la porta di uscita, ho trovato Freddie e Floyd Turnpike.

“Bisogna muoversi in squadra”, mi aveva detto Floyd senza perdere la sua razionalità. “In giro c’è uno sbirro incazzato che ha perso la testa dopo esser risultato negativo, ma non ha capito che noi siamo più incazzati di lui.”


Kevin Brown, lo sbirro incazzato: glossario

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