Mai contro Samantha Filibui!

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Litiga con chi vuoi, ma mai andare contro l’avvocato Samantha Filibui; questa è una raccomandazione non scritta per qualsiasi cittadino buglianese, umano o virus che sia.

Ma figuriamoci se il criminologo Adri La Scala rispetta le regole! Samantha ha un’enorme quantità di scheletri nell’armadio, è ormai palese. Ma perché aver paura di lei se il Dissanguatore è morto? Anche fosse stata sua complice, adesso cosa potrebbe mai succedere? Il virus HIV di Bugliano aiuterà i suoi umani pure in questo caso? Indubbiamente lui è un duro e gli piace intervenire quando la posta in gioco è alta.


Virus: negativi fuori controllo?

Sono disposto a tutto per salvare i miei umani dalle situazioni pericolose e mi riempie di orgoglio quando succede l’impossibile: averli portati sani e salvi in clinica riuscendo a guidare uno dei loro mezzi pur senza aver mai studiato per impararlo, essere intervenuto in anticipo quando avevano un negativo seriamente pericoloso di fronte, ora mi sento veramente pronto a superare senza alcuna paura ogni ostacolo.

Ho capito come muovermi se un mio amico ha una pistola puntata contro, il giorno in cui Adri è risultato positivo e l’ho fermato poco prima che si potesse ammazzare; del resto, se ciò fosse accaduto, sarei morto anch’io.

Ammetto senza problemi che, vista la sua ostilità nei miei confronti appena appresa la notizia, a me importava più salvare il mio RNA che il suo culo. E alla fine, quel dolore alla mano da me causato per costringerlo a lasciare la pistola, è convenuto a entrambi.

Se però a impugnare l’arma è un negativo io non sarei in grado di anticipare le sue intenzioni, almeno non ufficialmente, essendomi precluso l’accesso al suo corpo.

Scatole vuote, elettroni scarichi, invidiosi frustrati che per un lungo periodo hanno avuto vantaggio su di me ma adesso per loro la pacchia è finita, negativi fuori controllo fino a un certo punto.

E quando lo scopriranno sarà molto, molto dura perché io, mentre se la godono convinti di essere intoccabili, ho studiato la lingua di tutte le creature in simbiosi con gli umani a insaputa di questi ultimi: batteri, acari della polvere, milioni di esserini presenti ovunque dentro e fuori dal corpo di positivi e negativi.

Questi hanno mania di protagonismo, sono a miliardi, molto più accaniti rispetto a noi virus e non ci sono medicine umane capaci di bloccarli se decidono di fare la spia sulla persona che li ospita. Alleati con cui ho faticato a entrare in sintonia, ma adesso ho al mio fianco una squadra pressoché imbattibile.

“Allora sei stato tu a farci svenire!” Freddie e Riccardo, ormai completamente lucidi, stanno raggiungendo gli altri fuori dalla clinica e io mi assicuro di non avere spie intorno per cui non rispondo subito alla loro domanda.

San Teodoldo è una zona pericolosa e lo so perché ci è nato Adri; e sempre qui sua madre biologica, convinta di offrirgli una vita migliore, l’ha lasciato in mano a una donna senza scrupoli.

“Voi ricordate che esisto solo quando vi tiro fuori dai casini; non va mica troppo bene, così, potrei stancarmi di voi umani!”

Ovvio che non accadrà mai; mandarli al diavolo sarebbe sconveniente per tutti ma, lasciarli sulle spine, è il mio modo per impedire che possano considerare la mia disponibilità ad aiutarli come qualcosa di sempre dovuto.

“HIV, allora, stai con noi o no?” Riccardo non ha più paura di farsi vedere insieme a Greta e per un attimo mi lascio prendere dall’atmosfera romantica: finalmente Ricky ha la sua vera famiglia biologica a fianco, e la ragazza che ama. “Senz’altro sono con voi! A quando il matrimonio, voglio celebrarlo io!” Arianna e Freddie lanciano un sorriso alla coppietta, consapevoli di essersi ritrovati genitori in un momento cruciale.

Pur comprendendo alla perfezione di cosa Ricky parlasse, ho portato il discorso sul loro amore così da non farmi vedere preoccupato; in simbiosi con lui e Greta fin dalla tenera età, avere poca fiducia nei loro confronti non sarebbe stata la scelta più opportuna.

“Ancora è lontano il tempo di festeggiare, virus! Lisandro deve tornare dalla sua mamma”, insiste Riccardo; “e poi c’è Adri, lui ha diritto di rivalersi sulla stronza che l’ha sballottato fra Italia e America come un pacco.”

Vorrei dirgli che è merito “della stronza” se lui ha nel sangue me e non un altro HIV qualunque, spietato e affamato di linfociti T4.

Alla fine però un dubbio mi costringe a contenermi: quale versione della vicenda sa Riccardo? Quale diritto ha di insultare una madre disperata senza conoscere come sia andata esattamente? Io c’ero allora, ho visto ogni cosa e la verità salterà fuori. Ma con la violenza non si va lontano e io voglio che Adri faccia definitivamente pace coi genitori i quali, in silenzio e senza farsi riconoscere, gli sono sempre stati accanto.


Adri: misteri dell’infanzia

Finalmente di ritorno nel mio alloggio al Campus IBUOL, il letto con le lenzuola pulite ad aspettare solo me. Sposto alcuni giocattoli della piccola Grace e mi butto sul materasso a peso morto, non desidero compagnia dopo un periodo così difficile ma il carillon della bambina appeso alla sponda del letto mi ricorda che i tempi del riposo in solitudine non torneranno mai più.

“Chi me l’ha fatto fare”, mi sto chiedendo; ma ogni qual volta penso di dire a Alison che non voglio più occuparmi di nostra figlia, la mente torna a quelle note: “wherever you go, whatever you do”, e all’immagine di quel bambino abbandonato in mano a estranei.

E se ero io veramente? Quale ruolo ha la personache ho sempre creduto mia madre? Anche volendo, ho la testa colma di pensieri e dormire è impossibile perché l’incubo torna violentissimo: “Sherlock, andrai a stare meglio piccolo mio”…

Rivedo le lacrime di una giovane che, disperata, prende una busta dalle mani di una signora più anziana e consegna il proprio bambino nelle braccia di una coppia. Sì, l’uomo è lui, è papà, è Beniamino La Scala e non posso più chiedergli spiegazioni perché me l’hanno ucciso.

Eccoli, i ricordi d’infanzia affiorano più insistenti del solito anche se, da quando sto in polizia, con mamma ho chiuso i contatti dopo che ha fatto carte false per ostacolare i miei studi e viaggi all’estero.

La leucemia all’età di 10 anni, la mia guarigione completa e ancora la scena di mio padre morto col lampadario sfracellato addosso. “Mai contro Samantha Filibui”, era una frase che mamma diceva sempre. “Se papà è morto è stato un incidente, accettalo!” Mi fidavo di lei, per anni mi raccontava che se non ero morto di malattia il merito è stato delle cure che Samantha Filibui aveva contribuito a pagare.

“Mai mettersi contro Samantha Filibui”, questa frase mi ha inseguito l’intera infanzia e continua a farlo: sarei morto davvero, la psicologa e il negoziante di dischi non si sarebbero mai potuti permettere le mie cure.

Grazie a questa narrazione, io mi sono rassegnato a credere nella favola sul negoziante di dischi sposato con la psicologa di successo, e che io fossi il loro unico, amatissimo, desideratissimo figlio avuto dopo numerose fatiche.

Nemmeno sul letto di morte ha mai voluto dirmi la verità; l’irreprensibile psicologa Amelia Spaccamusi ha portato con sé nella tomba chissà quali segreti, che ormai non ho più paura di conoscere perché soltanto così l’incubo finirà.

Se solo fossi libero e mia figlia non ci fosse! Ma forse a qualcuno posso ancora chiedere.

“Virus… HIV, ti prego ho bisogno di un favore grande.”

Lo so che lui è sempre in guardia e anche stavolta è disponibile, anzi, lo è più del solito: “profiler, lo sai che posso darti un aiuto per qualsiasi cosa. Dimmi, Adri, sto qui per te!”

“Provvedi a Grace, comportati da virus. So che hai capito cosa voglio chiederti, io sono stanco, pensaci tu.”

“Agli ordini! Tu riposa che per il resto ci sono io. Come sempre.”

Sono un poliziotto, non posso sporcarmi io le mani però un virus ha tutte le abilità del caso e può risolvermi il problema.


Alison: mai contro Samantha Filibui!

“Sei pronta, Ali? Spiritualmente preparata?” Annuisco ad Arianna, che mi prende la piccola Grace dalle braccia e mi consegna una cartellina di documenti chiusa da un lucchetto. “Ma sei certa che lui abbia la chiave? Non è che l’ha gettata?”

Impossibile, Adri tiene a quella chiave più di se stesso e ora è giunto il momento di usarla per aprire una cartella e chiudere col passato. “Tienimi la bambina però, non so come lui possa reagire, ultimamente è aggressivo e gli sono tornati gli incubi.”

“O io o la nonna ci siamo sempre”, Arianna mi sorride incoraggiante e io mi avvio verso le scale coi documenti in mano.

Un passo, due, tre, il corridoio è deserto; le voci provengono tutte dalla sala break, probabilmente gli insegnanti di scrittura hanno organizzato i soliti momenti di condivisione a cui Adri aveva detto già dal pullman di non partecipare: “sono stanco, distrutto, voglio dormire e tu vai a riposare con le altre ragazze, Ali. Voglio stare da solo.”

Come potevo evitare di raggiungerlo, sarebbe stata l’ennesima occasione persa per dimostrargli definitivamente quanto fossi degna del suo virus.

Una porta che si chiude alle mie spalle mi costringe a voltarmi indietro di scatto, solo per accorgermi di Arianna che aveva portato la mia bambina in una stanza; non era sua quella porta, sulla targa era scritto un altro nome che conoscevo troppo bene e io, ormai, avevo imparato a fidarmi di lei quando si trattava di accudire Grace.

Quanto sono ancora condizionata dalla storia del dissanguatore, anche se è morto mi guardo sempre intorno specie ora che porto con me dei documenti importanti. Fosse la prima volta che al Giornale di Bugliano, in cui lavoro, mi mandano biglietti o e-mail con scritte minatorie: “Alison, ricorda, tutto ma mai contro Samantha Filibui!” “Mettiti contro l’avvocato Samantha Filibui e sei morta…”

La stanza di Adri, che spesso divide con me, è l’ultima in fondo e i pochi passi che mi separano da lui sembrano chilometri; salire due rampe di scale è stato come arrampicarsi su un monte, eppure quante volte ho fatto questa strada per ragioni ben più piacevoli.

Dalla porta chiusa non si sente musica e io busso, anche se ho la scheda magnetica di riserva l’educazione resta il mio dovere.

Nessuna risposta e io insisto. Tre, quattro pugni sulla porta, sempre più forti. Nulla.

“Aprimi ti prego, Gifter”, lo chiamo ad alta voce e mi spavento quando ancora una volta non ottengo risposta; impossibile che sia andato al corso di scrittura, non era nelle condizioni migliori.

“Gifter, stai male? Chiamo qualcuno…”

Ancora niente, perciò uso il badge di emergenza e, cercando di non far rumore, entro nella stanza.

Nulla di anomalo per fortuna, Adri sta dove dovrebbe essere: sdraiato sul letto, occupando il suo posto e il mio come al solito; dorme profondamente e ho la sensazione che neanche i cannoni lo tirerebbero su.

Quale occasione migliore poteva accadermi! Ha sempre al collo il suo inseparabile medaglione col Biohazard e la collanina con la chiave, da cui altrettanto non si separa mai.

Sfilarla sarebbe problematico, lo sveglierei in un modo spiacevole; così mi siedo a terra accanto al letto e, piano piano, senza togliergli il pendente, con due dita afferro la chiavetta e la inserisco nel lucchetto della cartellina.

Click! Finalmente lo sento, l’inequivocabile scatto di una serratura mezza arrugginita rimasta ferma da vent’anni come minimo.

“Ali, ferma, cazzo! Ferma!” Quella non era la voce di Adri, era evidente.

“Proprio adesso, HIV, dannazione a te!” Vorrei mandarlo a quel paese, il virus però ha sempre una ragione se ostacola un’indagine; in effetti aprendo il lucchetto sentivo un lieve dolore alle dita a cui non facevo caso, vista l’età di quel materiale.

Escludevo in partenza che il mio HIV provasse a bloccarmi quando per due anni mi ha incoraggiato a svelare certi segreti!

“Ali, no! Non ora. Non costringermi a farti svenire!”

Allora la questione è seria! Lascio la cartellina aperta sotto il mio cuscino e mi sdraio, vestita, accanto al profiler addormentato.

“Samantha Filibui”, mi spiega il virus; “Adri la sogna ancora, sta parecchio male e non è pronto; poi…”

Osservo il mio gifter, immerso nel sonno, che afferra con le mani il lenzuolo come a voler schiacciare una creatura ostile e, per di più, morde il cuscino senza mai aprire gli occhi o girarsi; quanto vorrei stringerlo a me, fargli capire che gli sono a fianco qualunque cosa accada. Neanche si è accorto che ho acceso la luce e mi sono spogliata, infilandomi sotto le coperte! Ora la cartellina è protetta dal mio corpo e la chiave, intatta, sempre al collo del mio amato.

“Lascialo stare”, il virus mi avverte ancora. “Sta fuori di senno, mi ha chiesto…”

“Di uccidermi? Che abbia il coraggio”, a questo punto ho poco da perdere e voglio sfidare la sorte. “Ammazzami pure, HIV, ammazzaci tutti e due, se è così mandaci in AIDS e che Samantha Filibui si prenda nostra figlia.”

“Nessuno si farà male”, il virus è spiazzato ma sicuro di sé; “Adri voleva che io mandassi Grace in AIDS! Credimi è completamente impazzito. Figuriamoci se apriamo i documenti! Dammi retta, stai lì dove sei e vi sveglio io quand’è ora.”

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