Maurizio Tarocchi 01: una tranquilla giornata

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Oziarium, Sicilia. Giugno 2018.

L’ex commissario Maurizio Tarocchi, da poco in pensione, si vuole godere una giornata tranquilla prima di una lunga vacanza se non fosse che la sua compagna gli ha tirato pacco e in compenso gli arriva una inaspettata, quanto indesiderata, lettera.


Maurizio Tarocchi 01 – una tranquilla giornata

Il suono della sveglia colse Maurizio di sorpresa: era in pensione ormai, da poco tempo aveva lasciato il commissariato del piccolo paese in cui abitava, dal nome antico quanto evocativo. Oziarium.

Un borghetto disperso sconosciuto al turismo e forse abbandonato anche da Dio, ragione per cui era diventato meta di chi, nei paesi confinanti, volesse staccare dal frenetico mondo moderno; ma lo scadente segnale di cellulari e Internet lo rendeva anche un ottimo rifugio per assassini e latitanti: sulle poche centinaia di residenti, una grossa percentuale nascondeva segreti più o meno oscuri e il Commissario Maurizio Tarocchi era inevitabilmente considerato l’eroe, o il pericolo, a seconda dei punti di vista.

Negli ultimi giorni però sconfiggere il crimine non era più un problema che lo riguardasse, voleva solo andarsene in vacanza con la sua compagna; questione di una telefonata e sarebbe passato a prenderla alla stazione dei pullman, come era solito fare da troppi anni nell’eterno trascinarsi di una relazione che sopravviveva a migliaia di chilometri, con la distanza fisica a proteggerli dall’eventualità di mettersi troppo in discussione.

Eppure Maurizio contava molto su quel viaggio in Brasile certo di potersi dedicare interamente a lei, senza più il commissariato o gli omicidi a incombere sulla sua testa; sarebbe stata la volta buona per un cambiamento nel bene o nel male?

Caffè bevuto, doccia fatta, valigie preparate; mancava solo lei! Invece la chiamata non arrivò mai: cinque, dieci minuti, mezz’ora…

“Avrà perso l’aereo o la corriera”, pensò tra sé; aspettò ancora, finché la preoccupazione si trasformò in ansia. Lidia non ritarda mai!

“Che Dio me la mandi buona”, esclamò rassegnandosi all’inevitabile. Uno come lui, sempre in conflitto con la tecnologia, costretto dalle circostanze ad accendere il computer in un paese dove la rete lasciava a desiderare.

E Dio probabilmente lo ascoltò, perché quel giorno il segnale Internet era meno scarso del solito così Maurizio consultò gli orari dei voli: tutto regolare, aeroplani e pullman non mostravano alcun imprevisto. Sempre più in panico, sfruttando le proprie conoscenze da ex commissario, contattò la compagnia aerea: niente, nessuna Lidia Prando aveva acquistato biglietti per la Sicilia.

Morso dalla gelosia non gli rimase che provare a rintracciarla al cellulare ma l’inespressiva voce del risponditore automatico gli fece balzare il cuore in gola: “L’utente da Lei chiamato, non è al momento raggiungibile”.

“Nelle mie indagini ho pestato troppo i piedi alla mafia”, si rimproverò davanti allo specchio immaginando il peggio. “E quei bastardi me l’hanno ammazzata.”

Assorto nei suoi pensieri, non fece caso alla porta d’ingresso che si aprì piano piano e saltò sulla sedia quando sentì una persona arrivargli a fianco e toccargli una spalla.

“Oh, commissario Tarocchi!” Una voce familiare attirò la sua attenzione: “pensavo fosse già partito!”

La signora Raimonda, sua collaboratrice domestica da sempre, aveva le chiavi e poteva entrare quando voleva: ormai per lui era quasi come una madre.

“Prego, prego, mia cara! Accomodati pure!”

Quella non era una donna da troppi convenevoli, perciò senza farsi scrupoli appoggiò una busta sigillata sulla mano di Maurizio. “Le ho solo portato questa lettera, me l’ha mandata per Lei mio figlio Angelo.”

“Come?” Si stupì Tarocchi, lasciando la busta sopra il tavolo della cucina. “Ancora mi cerca Angelino Amico? Non aveva chiuso con la Sicilia e si era trasferito in Toscana?”

“Infatti! La lettera arriva da lì! Bugliano, chissà dove diavolo è questo paese. Mio figlio ha promesso di rigare dritto ma non so proprio cosa dirle perché quando Angelo cerca lei, è sempre per levarsi dai pasticci. Quelli grossi.”

L’ex commissario sorrise alla donna ricordando tutte le passate vicissitudini con quel ragazzino combina guai poi diventato adulto e sempre stato incapace di allontanarsi dall’illegalità per più di qualche anno; “so che dovrebbe andare in vacanza commissario”, si scusò la signora. “Forse non dovevo nemmeno darle questo ulteriore impiccio ma conoscendo il mio pollo, si tratta di una cosa urgentissima!”

“Non preoccuparti Raimonda, neanche sono sicuro di andar via perché Lidia non si è fatta sentire, nemmeno so se è già qui o è ancora su al nord.”

Un’improvvisa vertigine fece barcollare Maurizio che si aggrappò al bordo del tavolo, per poi mettersi a sedere. Il caldo, la stanchezza, le tensioni accumulate, e il suo fisico non più troppo giovane ne doveva risentire per forza.

“Si sente male?” Gli chiese la signora, visibilmente preoccupata. “Devo chiamare qualcuno?”

“No, grazie, va tutto bene, forse ho fatto la doccia troppo calda prima. Puoi andare, se vuoi! E comunque, sai che non sono più commissario.”

“Per me resta sempre il commissario Tarocchi, e io Le voglio bene così!” La donna regalò all’uomo un caloroso e materno abbraccio, salutandolo con un bacio sulla fronte; “Nulla voglio sapere di quel che cerca mio figlio perciò se Lei non ha bisogno di altro, me ne torno a casa!”

“Ti ringrazio cara, tutto a posto; se Lidia non chiama andrò a mangiare alla trattoria vicino alla spiaggia dopodiché riposerò!”

“Certo, certo, mi saluti tanto la sua signora!”

Appena la domestica uscì e chiuse la porta, Maurizio afferrò la busta e avanzò verso il bidone della spazzatura: voleva stare fuori dai problemi, ma la sua curiosità ebbe la meglio e alla fine decise di controllare quale messaggio l’Angelo gli stesse portando.

C’era una lettera piegata in quattro e una foto, che l’ex poliziotto guardò con attenzione soffermandosi più volte sul volto del giovane sorridente impresso nell’immagine: non poteva credere ai propri occhi!

“Oh, santissimo cielo!” Esclamò rimettendo la fotografia nella busta. Ma non ebbe il tempo di dire o fare altro, perché lo colpì una tremenda fitta alla testa e cadde riverso sul tavolo.


Maurizio Tarocchi – tranquilla giornata – nota degli autori

Appassionati di latino, prendetevi un bel respiro. Siamo perfettamente consapevoli che la “z” in quella lingua era una “t” ma, il nome “oziarium” è semplicemente l’anagramma di “Maurizio”. Nessuna ignoranza né volontà di storpiare il latinorum, ci siamo semplicemente ispirati a un post dopo una ricerca in Internet sulle città immaginarie.

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