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Maurizio Tarocchi 02: cambiamento e accettazione

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Caldo, stanchezza, stress? La situazione per Maurizio Tarocchi è seria e la sua vita è prossima a un cambiamento inevitabile. Ma non è l’unico, perché anche la sua compagna Lidia…


Maurizio Tarocchi 02: cambiamento e accettazione

Il malore di Maurizio

Regnava il silenzio al commissariato di Oziarium. Tutti gli agenti erano lì, riuniti nell’ex ufficio di Maurizio Tarocchi, in attesa; solo l’ispettore Rocco Vitale, ormai promosso a commissario, mancava all’appello ma nessuno osava fare domande in proposito: perché il dottor Davide Passero, grande amico di Tarocchi, li aveva radunati con così tanta urgenza e Vitale neanche si era fatto vivo?

Fu proprio Passero a rompere il silenzio, dopo aver chiuso la porta dell’ufficio.

“Sono costretto a darvi una terribile notizia”, esordì. “Si tratta del dottor Tarocchi.”

“Che capitò? Morse?” lo interruppe Tonticchio, l’addetto al centralino ed esperto di informatica.

L’intera Oziarium si prendeva gioco di quel ragazzo tanto che nemmeno lui, probabilmente, sapeva il proprio nome. Tonticchio lo chiamavano fin dalla tenera età, e così ormai si rassegnò a farsi definire.

Anche se nel tempo dimostrò un’enorme empatia verso le persone in difficoltà, massimo rispetto per i superiori ma più di tutto un’enorme propensione per l’uso dei dispositivi elettronici: qualunque blocco di un computer, in mano a Tonticchio era risolto!

“No”, rispose Davide Passero con una pacca sulla spalla del collega. “Maurizio è vivo, ma sta ricoverato in ospedale qui a Oziarium, in gravi condizioni.”

“E possiamo vederlo?” Chiesero gli altri agenti, in grande apprensione. “Se siamo una squadra è solo grazie a lui!”

“State calmi! Vale per tutti. Ha avuto un malore ieri mattina ed è stato portato via in ambulanza, per fortuna c’eravamo io e Rocco Vitale se no, nemmeno voglio pensare cosa sarebbe potuto accadere.”

“Un colpo”, azzardò Tonticchio; “magari su Internet trovo il dottore giusto per il suo cuore…”

Povero ragazzo, nella sua innocenza credeva che Internet fosse la medicina per tutti i mali e nessuno degli altri agenti aveva mai voluto privarlo di quell’ingenua illusione.

“Non si sa”, Davide Passero scosse la testa e guardò il collega cercando di consolarlo; “Maurizio aveva perso conoscenza. Io e Vitale eravamo andati a portargli alcuni effetti personali che aveva lasciato qui nel suo ufficio e per salutarlo, sapendo che partiva per le ferie; ma l’abbiamo trovato accasciato in veranda con la testa sul tavolo e una busta sotto le mani, chissà da quanto stava in quelle condizioni!”

“Povero dottore”, sospirò Tonticchio. “Lo minacciarono di morte?”

“Questo è il dramma della solitudine”, osservò l’agente Aldo Sirani. “Se non c’eravate voi, forse il dottore sarebbe … Non voglio pensarci! Avete già avvertito la sua compagna?”

Passero, di nuovo, scosse il capo: “Lidia non risponde al cellulare e Mauri starà lì da solo in ospedale, non so cos’altro dire. Vitale diceva che se ne sarebbe occupato, ma chissà…”

“Sono pronto a salire in auto e girarmi tutto il Veneto finché la trovo”, annunciò Sirani. “Chilometro più o chilometro meno ormai ho fatto tanta strada in questi anni, perciò non sarebbe un problema andare a pigliare quella sprovveduta di Lidia per le orecchie e portarla qua.”

“Cerchiamo di essere tutti razionali”, Passero stroncò la discussione sul nascere. “Mauri ha bisogno della nostra vicinanza ma niente azzardi; intesi?”


Chi soffre, chi gode

Si era addormentata con qualcuno accanto, Lidia, o almeno così ricordava; eppure il letto era desolatamente vuoto! Anni di relazione a distanza l’avevano abituata ai risvegli solitari, ma appena fu completamente sveglia si rese conto di non star vivendo un sogno: dalla cucina proveniva musica, e soprattutto l’odore inconfondibile del caffè appena fatto, insieme all’intensa fragranza dei cornetti caldi.

“Ehi! Dormigliona, colazione a letto?” Un uomo si avvicinò a lei con un vassoio e a Lidia si illuminarono subito gli occhi; afferrò una brioche al cioccolato ma esitò un attimo prima di assaggiarla, incredula per le attenzioni che da troppo tempo il suo fidanzato le negava.

“Fossi in te non mi ci abituerei”, lo sconosciuto le bloccò subito ogni entusiasmo e allontanò il vassoio; “le brioche sono un extra che non ero assolutamente obbligato a concederti e l’ho fatto solo perché sei il mio numero 95, se tutto va come deve andare.”

“Non vedo l’ora”, gli rivolse un sorriso sporco di cioccolata. “Di avere il mio risultato e parlarne al mondo. Grazie, Gifter Adri. Grazie di avermi scelta!”

“Gifter un corno, ti ho per caso autorizzato a chiamarmi così?” Guardando Lidia negli occhi, le strinse un braccio e per quanto lei cercasse di scusarsi, non la lasciò: “tu vuoi mettermi nei guai, vero? Io lavoro nelle forze dell’ordine piccola ruffiana, e se esce una parola da casa mia…”

“Perdonami Adriano, ma hai detto tu che è solo questione di giorni e io non voglio più aspettare. Sono stanca della solitudine!”

“Al momento ha poca importanza cosa vuoi tu”, sbottò lui scuotendola per le spalle; “non ho mai fallito né voglio che accada adesso per colpa dei tuoi capricci. Stai al tuo posto, intesi?”

Lidia si sforzò invano di trattenere le lacrime; forse davvero meritava che gli uomini si comportassero tutti male con lei, anche questo la corteggiava e poi la considerava un oggetto. “Anche Mauri”, cercò di spiegarsi. “Anche il mio compagno è poliziotto, e allora? Non capisco dove sia il problema! Se gli dico di noi, è la volta che mi lascia definitivamente in pace.”

“Allora non capisci!” Adriano riuscì a stento a controllarsi e strinse il lenzuolo coi pugni, in evidente agitazione. “Quel bastardo mi chiude in galera se viene a sapere della tua decisione, non la capirà mai.”

“A maggior ragione! Appena Maurizio saprà del nostro virus scapperà a gambe levate e io sarò libera!”

“Mio”, puntualizzò Adriano voltandole le spalle. “Fino alla prova contraria l’HIV è mio e tu non hai alcun diritto anche solo di menzionarlo; è più chiaro così?”

Nel frattempo Maurizio Tarocchi, su un letto di ospedale, era ancora profondamente addormentato con una flebo addosso che continuava incessantemente a iniettargli un farmaco nelle vene e l’agente Rocco Vitale, fuori dalla stanza, cercava di ottenere informazioni dai sanitari.

“Senta ispettore”, spiegò un’infermiera. “Il paziente non è più in pericolo di vita ma dobbiamo verificare se ha subìto danni cerebrali. Ci vorrà tempo.”

“Sono commissario”, la corresse lui. “Ascolti, ma in questa situazione è possibile trasferirlo? Ho avuto disposizioni dall’alto di stare vicino al mio ex superiore.”

“Aspettiamo il neurologo, valuteremo con lui la soluzione più consona. D’accordo?”

“Conosco io un professionista serio”, replicò Vitale, brusco. “A Bugliano, in provincia di Pisa. Maurizio Tarocchi deve essere ricoverato lì! Senza discutere! Dei neurologi qui a Oziarium mi fido fino a un certo punto.”


Due settimane dopo: la febbre

Lidia si svegliò dolorante, tra le braccia del suo nuovo partner Adriano; tirò fuori una mano dal lenzuolo e un brivido le corse lungo la schiena: freddo? Come faceva ad avere la pelle d’oca quando il suo corpo era inondato di sudore?

Premuroso, dal cassetto del comodino l’uomo le porse un termometro che lei si infilò sotto l’ascella: temperatura 38 e mezzo! “Accidenti”, esclamò impaurita. “Com’è possibile avere l’influenza in estate?”

“Ma che influenza”, le sorrise orgoglioso, dandole un bacio sulla fronte sudata. “Questa è la conversione, ti stai trasformando!”

“Ma, come, io sto a pezzi e tu sei felice? Fammi capire…”

“Si chiama conversione e ci sono passato anch’io, adesso puoi chiamarmi GIFTER! Lascia il virus fare amicizia con te e in qualche giorno sarai più in forma di prima.”

“Grazie al cazzo”, sospirò lei con la faccia premuta sul cuscino; “mi avevi promesso che ci saremmo legati oltre la morte ma se sto così, potevo farne anche a meno. Mi hai fregato, stronzo!”

Senza dire una parola Adri uscì dalla stanza richiudendosi la porta alle spalle e si sedette sul divano, sconvolto: facile per Lidia rovinargli la reputazione, violenza sessuale con infezione da HIV inclusa e sarebbe tutto finito! Adriano La Scala, criminologo violentatore, questo avrebbe detto il mondo e a poco gli sarebbe servito spiegare che Lidia era d’accordo fin dall’inizio.

Rimase seduto ancora qualche momento e sperando di distrarsi tentò anche la lettura di un poliziesco: “un mese con Montalbano”, alcuni racconti di Andrea Camilleri.

Ma le storie ambientate in Sicilia, anziché aiutarlo, aumentarono il suo disagio finché si arrese all’evidenza: si era fidato davvero della persona sbagliata?



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