Maurizio Tarocchi 03: cosa ho fatto?

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“Cosa ho fatto, cosa ho fatto per meritarmi questo?” Se lo chiede il criminologo Adriano La Scala. Forse conquistare quella Lidia non è stata un’idea granché saggia. E se lo chiede Maurizio Tarocchi, che sembra aver difficoltà a recuperare dopo il malore.


Perdonami, ti prego!

“Cosa ho fatto! Io non mi merito questo! Ti prego, perdonami Riccardo”, Maurizio Tarocchi parlava nel sonno mentre accanto a lui un poliziotto lo sorvegliava; l’ex commissario di Oziarium era l’ombra di se stesso ormai, la determinazione e caparbietà di chi aveva per trent’anni combattuto la mafia lasciava il posto a un uomo stanco che passava le giornate dormendo, o fissando il vuoto con lo sguardo perso.

“Sono qui per te, Maurizio! Con me non devi preoccuparti di nulla!” Alessandro Spada, giovane agente operativo al commissariato di Bugliano, sapeva bene quando era il caso di reggere il gioco per cui veniva spesso mandato a svolgere missioni difficili sotto copertura.

Anche quella volta si prestò volentieri all’incarico: doveva occuparsi di Tarocchi, in convalescenza dopo un complesso intervento chirurgico al cervello per fortuna riuscito egregiamente, ma che lo costringeva a rimanere in ospedale a Bugliano mentre Rocco Vitale, a cui aveva lasciato il posto di commissario a Oziarium, era dovuto tornare al suo paese per urgenti questioni familiari o, almeno, così spiegava le ragioni del proprio allontanamento.

Maurizio prese un quotidiano dal suo comodino senza accorgersi di aver fatto cadere una busta, che Alessandro prontamente raccolse, trattenendo a fatica la curiosità di aprirla.

Il giornale era aperto sulla cronaca nera e all’agente Spada, forse per premura o deformazione professionale, venne spontaneo sbirciare cosa Maurizio stesse leggendo.

“BUGLIANO (PI) – Un mistero la morte della piccola Laura. La bambina, 8 anni, è stata rinvenuta senza vita nei pressi del cassonetto per la raccolta del vetro. Nessuna ipotesi è stata ancora formulata, in attesa dell’autopsia.”

“Riccardo Leotta”, disse Maurizio accortosi che Alessandro guardava il suo quotidiano. “Laura, è colpa mia, è morta come Riccardo…”

Nessun’altra spiegazione però uscì dalle labbra dell’ex commissario, che si chiuse in un ostinato silenzio quando Spada gli pose altre domande. “Non ricordo, sto male”, finché l’uomo si girò su un fianco tornando a guardare il muro senza più dare attenzione all’agente più giovane.

Così Alessandro colse l’occasione di curiosare nella busta; rimase qualche minuto a osservare la fotografia unita con una graffetta a una breve lettera, poche righe stampate al computer.

Uscito dalla stanza di Maurizio guardò l’immagine ancora più in dettaglio, un ragazzo di cui si vedeva il volto e, sul collo, un vistoso tatuaggio che fece trasalire Alessandro.

“Stavolta l’hai fatta grossa”, dettò un messaggio al microfono del cellulare. “A questo giro devi ascoltarmi, testa di cazzo!”

Tutto inutile: uno, due, cinque messaggi, altrettante chiamate cadute nel vuoto una dopo l’altra, alla fine perse la pazienza e mandò un vocale: “Adri! Qui Alex! Tu scherzi col fuoco lo sai? Appena ascolti chiamami, bastardo!”

Passò un minuto, poi un altro e un altro ancora ma non vedendo la spuntina dei messaggi cambiare colore, Alex decise di tornare da Maurizio tenendosi però la busta in tasca.


Coincidenze

“Un mese con Montalbano”. Il libro di Camilleri fra le mani, Adriano sfogliò la raccolta di racconti in un’affannosa ricerca di chissà quale idea.

Si fermò a leggere l’ultima parte del quinto racconto dal titolo “amore”, con insistenza, su e giù per le stesse righe fino all’ossessione:

“… Mi disse che mi avrebbe dato una cosa che gli altri non avevano mai avuto e che nessuno avrebbe potuto avere mai più… Le chiesi quale era la cosa ma lei volle rifare l’amore. Solo dopo mi disse che mi stava dando la sua morte… Si era avvelenata”. …”Fu una cosa rapida. Non credo abbia sofferto”…

“Porca puttana”, esclamò chiudendo il libro. “Con la morte si perde tutto, Quella del racconto non ha capito niente! Fosse stata positiva invece…”

La storia proseguiva col commissario Montalbano che smontava definitivamente le congetture del ragionier Saverio Moscato, un uomo tanto folle da permettere alla sua amata di uccidersi per lui: ‘Col veleno si soffre e come, non si illuda e non minimizzi ciò che Michela ha fatto per lei.’

Andò a riporre il volume nella libreria in mezzo a tanti altri romanzi polizieschi e si dedicò allo smartphone: “amore”, parola a cinque lettere, racconto numero cinque; sfogliare un vecchio libro e capitare proprio su un brano dove la donna moriva fra le braccia dell’uomo amato non doveva essere stata solo una coincidenza.

Aprì l’applicazione delle foto e portò in primo piano un album popolato di volti, date e nomi associati a un numero progressivo. “Ho sempre avuto guai coi multipli di 5”, ammise fissando il 15, il 20, poi avanti fino a 80… “Lidia è la 95 e mi sa che sarà l’ultima.” L’album, però, finiva col 94.

Prese in mano una confezione sigillata e si avvicinò con cautela alla stanza da letto dove Lidia stava riposando; la trovò come l’aveva lasciata, stesa su un fianco con la testa rivolta al muro.

“Mauri”, lei parlò a labbra socchiuse e Adri le accarezzò piano i capelli finché la ragazza si voltò a guardarlo. “Devo andare a trovarlo, sapere come sta almeno…”

In silenzio, lui aprì la confezione rivelando un test HIV autodiagnostico che preparò senza nemmeno leggere le istruzioni. “Non posso abbandonarlo adesso”, Lidia continuò a parlare ancora indebolita dalla febbre. “Maurizio fa fatica a riconoscermi e devo stargli vicina, voglio che tu mi accompagni a trovarlo.”

Adriano annuì poco convinto e impostò un timer sul cellulare: venti minuti che avrebbero sancito una vittoria o un fallimento.

“Maurizio è fuori di senno ma io sono lucido”, pensò il criminologo osservando il tempo che diminuiva sullo schermo. 19 minuti e 50 secondi, 49, 48, distolse lo sguardo dal timer e controllò il suo diario con tutte le date: come e quando aveva sedotto Lidia, quale indagine di polizia fosse stata l’occasione per conoscere il fidanzato di lei.

Cosa ho fatto!

“Riccardino, la procura archivia l’inchiesta.” Un articolo di giornale descriveva un efferato caso di omicidio che evidentemente non aveva ottenuto giustizia.

Riccardo Leotta, 3 anni, morto dissanguato dopo essere finito contro una porta a vetri. Così avevano accertato le indagini guidate da Maurizio Tarocchi, commissario del piccolo paese siciliano Oziarium. Adriano La Scala era stato chiamato come profiler quando si sospettava la presenza di un maniaco, ma poi la stessa madre di Riccardo aveva raccontato la verità.

Tempo perso e nessun arrestato, si era detto Adri. Come il racconto di Camilleri che aveva appena letto; eppure qualcosa sull’inchiesta non lo convinceva.

Leotta, Leotta, lo stesso cognome della foto numero 15 sull’album con le date. Lidia doveva essere la 95 ed era la fidanzata proprio del commissario Tarocchi! Adri lo sapeva, l’aveva conosciuta nel periodo in cui era fisso a Oziarium per l’indagine e lei era a casa di Maurizio, poi nel tempo era riuscito faticosamente a sedurla.

“Cosa ho fatto”, Quasi gli scese una lacrima mentre osservava la foto di Riccardo. Il bambino, in braccio alla mamma, rivolgeva un ciao con la mano a una ragazza che al criminologo risultava parecchio familiare. “Dovevo insistere, dovevo rimanere lì, ora cosa dico a Maurizio…”

Il suono fastidioso del timer lo riportò al mondo reale e al test di Lidia appoggiato sul comodino, che mostrava un risultato inequivocabile e incontestabile: c’era una sola strada da percorrere, ormai, per tutti e due.

Senza dire una parola, la ragazza prese il telefono di Adri e iniziò a muoversi fra le icone ma, arrivata all’album con le date, si rese conto che ogni azione era bloccata. “Voglio il selfie, Gifter”, gli chiese. “Jenny se l’era fatto da sola, perché non io…”

Come? Jenny? Come faceva Lidia a conoscere quel nome? Adri fece finta di niente, non poteva farsi influenzare da quella inaspettata rivelazione; le tolse il telefono dalle mani: “ferma”, la avvertì. “Niente abilitazione alle foto per te, non mi fido, se poi mi crei problemi?”

“Calma, Gifter, calma. Non sono pentita se è questo che vuoi sapere”, replicò lei indispettita; “io tenevo un sacco a essere la tua conversione 95 e mi sembrava fossi d’accordo anche tu. Ma ora cosa ti succede!”

“Boh”, sospirò lui. “Sei legata a Maurizio e per me quell’uomo è ambiguo. Come tutti i negativi, non so cosa aspettarmi da te, da voi. Meglio di no per il selfie adesso. OK?”

“Allora potevi anche metterti un preservativo”, lei lo affrontò senza mezze parole ma il profiler era già tornato sul divano con lo smartphone e aveva acceso la musica sperando di fare ordine nella sua mente.

“What have I done to deserve this?” dei Pet Shop Boys fu la prima canzone ad attivarsi in una playlist scelta a caso. Coincidenza anche questa? Impossibile: un pezzo su un amore non corrisposto, col protagonista che fa di tutto per la donna amata e lei ingrata se ne va come nulla fosse.

E solo quando provò a cambiare selezione dei brani, si accorse di diverse chiamate non risposte a poca distanza una dall’altra.

“Cosa ho fatto per meritarmi questo”, proprio la canzone adatta al momento! Disattivò la modalità Non disturbare e, con un tempismo perfetto, il telefono iniziò a squillare con la suoneria “Trouble” dei Coldplay.

Quella no, non era una coincidenza; l’aveva appositamente associata al numero dell’amico e collega Alessandro Spada.

“Dimmi Alex”, lui avviò scocciato la comunicazione. “Quale guaio mi porti stavolta?”

“Meglio se ci vediamo di persona”, disse l’altro a bassa voce; “è una situazione che riguarda uno col simbolo del rischio biologico addosso come ce l’hai tu.”

6 commenti su “Maurizio Tarocchi 03: cosa ho fatto?”

    • Lo sapevamo tutti e due che le tue orecchie avrebbero fischiato!

      Ma secondo te, se leggendo un racconto di Camilleri si ascolta una canzone specifica, come potevamo non scriverci qualcosa sopra?

      Alla fine abbiamo la storia scritta in archivio almeno da due anni ma siccome è nostra, man mano che la rileggiamo per pubblicarla, facciamo le dovute modifiche.

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        • Il discorso “connessione musica-libri” vale per qualunque altro autore, noi avevamo Camilleri ma avrebbe potuto essere qualsiasi altro nome.

          La sensazione è molto bella quando sei un blogger, stai leggendo un libro che ti sta ispirando, e la canzone in sottofondo ha nel testo qualcosa che ti sembra collegato al libro in lettura.

          Là fermi tutto e devi buttar giù le idee sul primo oggetto cartaceo o digitale che hai sotto tiro.

          Può durarti anche il tempo di una canzone ma se accade, devi immortalarla se no perdi l’idea.

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          • Il discorso è interessante: spessissimo nella mia vita ho associato le canzoni ai momenti vissuti, ma non credo di aver mai associato una canzone ad un libro.

          • Dipende se riesci o meno a leggere con la musica, non è per tutti una cosa scontata.

            Ma l’associazione canzone-libro, o canzone-citazione di un libro, è migliore quando la situazione narrata in ciò che stai leggendo, è collegabile a quella descritta nella canzone ma non hai scelto tu il brano perché l’ha messo la radio o è partito da una playlist mista su cui hai poco controllo.

            Solo che per noi è successo che avevamo una la storia e l’altro la musica senza inizialmente sapere uno dell’altro.

            Fai conto che eravamo una a leggere e uno costretto a passare dal letto alla tazza in continuazione per una gastroenterite batterica…

            Immagina la scena. Whatsapp della mattina:

            “what have I done to deserve this? #lacanzonegiusta anche oggi in bagno. Tu come stai?”

            Risposta: “solito. Leggo il libro di Camilleri sai la storia di Michela quella che s’è ammazzata per amore e lui l’ha seppellita in giardino? Lettura pre-ufficio.”

            “Appunto. La canzone giusta. Ci scriviamo su?”

            “Magari Maurizio Tarocchi! Sì, ho un’idea ma te la dico dopo. La condivido in cloud ma tu tira lo sciacquone sennò cade”.

            Backstage del mondo positivo è servito!

            Sì, dai, magari qualche volta possiamo pubblicare le nostre stupidaggini in chat per ridere!

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