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Maurizio Tarocchi 18: Iron man

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Il criminale vestito da Iron Man rapisce una donna dopo averla drogata, ma ben presto si trova davanti Adri e Undet che, insieme a Maurizio Tarocchi, lo costringono a togliersi la maschera.

Lidia, Leonardo e il piccolo Jonathan sono ostaggi dei super eroi…


Maurizio Tarocchi 18: Iron man

“Cosa… cos’è stato”? domandò Jonathan stropicciandosi gli occhi, ancora sul divano abbracciato a Lidia. “Questo rumore mi ha fatto paura!”

“Il cretino di Mauri che batte sul tavolo”, Adri gli rivolse un sorriso ma non riuscì a mascherare la tensione, perché sullo smartphone gli arrivò la notifica di un messaggio. “…E il mio telefono che squilla nei momenti meno opportuni.”

Senza dire una parola, spinse il cellulare verso Maurizio e Undet che ancora stavano ascoltando la registrazione di Lara con un auricolare ciascuno. Almeno fino a quando non si accorsero del messaggio arrivato al profiler.

“Per quattro ore ancora non succederà niente, poi mi ammazzano. Aiutami Gifter! Tuo Roger.”

“Gifter un corno! Che gli abbia dato il virus io è vero salvo prova contraria”, sbottò Adri; “se è ancora in mezzo al crimine o è stronzo o qualcuno l’ha incastrato e devo capire chi .”

“Non hai la testa a posto”, lo rimproverò Undet; “almeno uno di noi deve stare qua con Lidia e Jonathan per la loro sicurezza. Andiamo noi, ce la vediamo noi con Roger ed eventuali suoi complici.”

“Con quello che ha fatto io lo anniento”, aggiunse Maurizio Tarocchi. “Si può quasi dire che l’ho cresciuto io e sapere che ha stuprato una donna me lo fa volere morto.”

“Io ancora non ci voglio credere! Devo guardarlo negli occhi, capire se ha fatto davvero male a Lara. E alla mia Jenny. Devo andare da solo!”

“Senti Adri pensala come ti pare ma noi veniamo lo stesso, che tu voglia o no.”

“Facciamo così, Tarocchi: arriviamo lì, tu stai a distanza con Undet, e intervenite solo se necessario. D’accordo?”

“Rianimatore presente!” Cercò di ironizzare Undet. “Spero che non sia uno dei tuoi soliti colpi di matto, profiler.”


Lara e Marco

Davanti alla scuola, Lara salutò il piccolo Lorenzo che si accingeva a varcare il cancello seguendo i suoi compagni di classe, con un velo di tristezza che gli incupiva il volto.

“Lo so piccolo, ti manca Lauretta ma vedrai, troverai un’altra fidanzatina! Laura sarà felice in America adesso.”

“Ho paura, sento che le è successo qualcosa di brutto. A lei e anche a Jonathan!”

“Lollo quante volte te lo devo dire, quel ragazzino è negativo e devi stargli lontano. Lascialo tra i suoi simili, anche se gli è successo qualcosa a te cosa importa? I negativi sono spazzatura. Basta che vedi come ti ha sempre trattato…”

“Ma io gli voglio bene, siamo amici!” Piagnucolò il bambino. “E voglio essere il suo gifter quando sarò grande.”

“Tu non devi parlare così!” Lo rimproverò Lara. “Vai in classe e comportati bene, io vengo a prenderti a mezzogiorno. Intesi?”

Il bambino si avviò all’interno della struttura in mezzo agli altri alunni e Lara, di nuovo sola, stava per dirigersi verso l’edicola ad acquistare il giornale quando una voce familiare la salutò calorosamente dall’altra parte della strada: “Ehi, Lara! Laretta! Finalmente riesco a parlarti!”

Lei guardò davanti a sé e riconobbe subito l’uomo fermo sul marciapiede che sembrava attenderla da tempo.

“Marco Sirani! Il maestro Marco, come … Hai marinato la scuola peggio dei ragazzini?”

“Quanto sei tragica, entro più tardi a tenere la mia classe di bambini scalmanati, tra cui tuo figlio. Mi sono solo ritagliato mezz’oretta per prendere un caffè con te! Sai è da parecchi giorni che ti seguo.”

“Oh dio santo, eri tu a venirmi dietro dappertutto! E io convinta fosse il bastardo che mi ha già aggredita una volta…”

Lui si limitò a prenderla sotto braccio ma lei si scostò, limitandosi a camminargli accanto; era evidente che non gradiva il contatto fisico e Marco, rispettoso, lo capì al volo: “tranquilla so tutto, ma finché io ti sarò vicino tu non dovrai temere.”

“Tu e il nostro gifter siete gli unici uomini di cui non ho paura, questo devi saperlo. Perciò mi fa piacere essere seguita da te anche se non te l’ho mai chiesto!”

“Beh, sono l’insegnante di tuo figlio! Che motivo avrei di farti del male?”

I due camminarono assieme per un breve tratto finché raggiunsero la macchina di Marco e lui, galante, le aprì la portiera per farla salire sul sedile passeggero poi, allacciate le cinture, mise in moto.

In pochi minuti arrivarono a un piccolo bar, dove Marco si fermò a confabulare col cameriere sotto lo sguardo perplesso di lei, che non riuscì a intercettare una parola.

“Lara! Ti ho fatto una sorpresa”, annunciò l’insegnante mentre il cameriere le posava davanti una bevanda fresca. “Vedrai che specialità! Lui è un mio carissimo amico e gli ho detto che oggi per noi due sarebbe stata una occasione unica.”

“Ti ringrazio”, gli sorrise lei, bevendo con gusto. “Sei stato davvero carino con me.”

“Dai finisci con calma, che poi ti porto a casa!”

“Cosa ci hai messo, inizia a girarmi un po’ la testa.”

La donna ebbe solo il tempo di finire la bevanda, e si accasciò sul tavolo facendo cadere rovinosamente il bicchiere, sotto gli occhi di alcuni clienti che preoccupati si avvicinarono a lei.

“Allontanatevi pure, ci penso io! Non è la prima volta che le succede, nulla di grave.” Li rassicurò Marco, componendo un numero sul suo telefono.

“Ehi”, disse a bassa voce non distogliendo mai gli occhi da Lara svenuta; “sono io, è andato tutto meglio del previsto: la risorsa rimarrà incosciente per un bel po’, il furgone è al solito posto?”

“Certo, sì, davanti al supermercato e le chiavi sono nella fioriera. Bravissimo Iron man, portala qui, così iniziamo!”

“E voi, come siete messi? Tutto pronto?”

“Certo”, replicò la voce dell’uomo al telefono; “se non fosse che le mie prede frignano in continuazione. Iron man, vedi di spicciarti perché non ne posso più e tra poco le ammazzo!”

“Mi raccomando evita di toccarle finché non arrivo, soprattutto quella più piccola. E tienile idratate, è importante!”

“D’accordo, e tu non farti vedere con lei da estranei, ci siamo capiti?”


Dove stiamo andando?

Il motore dell’auto partì appena Adri girò la chiave e Undet cercò di regolare il climatizzatore ma le ventole non davano segni di vita, così abbassò subito il finestrino.

“Non sarà mica caldo”, protestò Maurizio; “al giorno d’oggi tutti con l’aria condizionata ma a casa mia, a Oziarium, fanno 40 gradi da maggio a fine settembre. Il freddo in macchina mi dà pure fastidio.”

“Lui ha paura di spendere soldi”, Undet non perdeva mai l’occasione di stuzzicare Adri; “niente condizionatore e niente medicine. Anche se quelle in teoria gliele pagherebbe lo Stato…”

“Ma quando la finirete con le cazzate!” Adri stroncò la conversazione sul nascere, mentre impostava il navigatore della macchina. “Si può sapere perché cazzo avete permesso a Lidia di portare fuori Jonathan?”

“Devi fidarti di lei, ha già avuto esperienza in passato con un bambino…”

Tarocchi rimase per un attimo in silenzio in preda ai ricordi: quindici anni prima, insieme a Lidia, aveva salvato il piccolo orfano Léon Moussa mentre da solo, di notte, rovistava nella spazzatura in cerca di cibo.

“Io non mi do pace”, disse poi. “Con Léon è tutto fallito ma Lidia ha rischiato la vita per salvare Jonathan mentre era ancora la mia fidanzata. E non mi sono accorto di niente.”

“Noi siamo sempre gli ultimi a sapere le cose”, intervenne Undet; “le donne ci fregano quando vogliono. Su tutto.”

Adri si limitò a un cenno di assenso, concentrato sulla strada; il navigatore lo stava portando in una zona poco frequentata ma anche provando a impostare un differente percorso, nulla cambiava. “Mi nascondi qualcosa”, borbottò tra sé e Maurizio fraintese la situazione. “Aspettavo solo il momento giusto per dirtelo profiler, ma non volevo far capire tutto al bambino.”

“Parlavo del navigatore che mi nasconde i percorsi”, gli sorrise il profiler; “ma tu hai la coscienza sporca, Tarocchi.”

L’ex commissario si lasciò andare a un sospiro, forse per il caldo o forse per la portata di quanto avesse da dire poi finalmente iniziò a raccontare:

“Sai Adriano, a quanto pare Michela Lolli non era una criminale. Lo è diventata perché è stata ingannata…”

“E io sono Babbo Natale”, era evidente l’imbarazzo del criminologo quando si toccava l’argomento Lolli, ma Maurizio non se ne curò più di tanto:

“Michela è il classico caso di vittima che diventa carnefice. Dopo un aborto spontaneo non poteva più avere figli e i criminali l’hanno illusa… Lei voleva un bambino e loro l’hanno convinta a rapire quello di Jenny. Capisci ora?”

“Capisco solo che stiamo finendo nella merda”, replicò il profiler, gli occhi fissi sul navigatore; si erano infilati in una strada secondaria dove non c’era anima viva. Cercò di reimpostare l’indirizzo ma non ci fu verso di avere altre indicazioni: lì erano, e lì dovevano restare.

“Dove andremo a finire lo sai solo tu”, Undet spazientito e accaldato provò a farsi aria con un foglio trovato nel vano porta oggetti. “Io mi sto cucinando.”

Tarocchi si asciugò invano la fronte sudata con un fazzoletto e si rassegnò a prendere un asciugamano ancora piegato, posato accanto a lui sul sedile. “Profiler, siamo sicuri che tu non abbia una mutazione di HIV trasmissibile anche dal sudore, vero?”

“Casomai sono io a dover disinfettare tutto quanto!” ribatté Adri con un ghigno beffardo. “Il tuo DNA negativo mi sporca la macchina, Tarocchi!”

L’ex commissario ostentò indifferenza alla provocazione e proseguì il discorso lasciato in sospeso: “Lolli ha portato via il bambino di Jenny ma in breve tempo si è resa conto che da sola non avrebbe potuto prendersene cura, allora l’ha abbandonato in ospedale. Dove l’ha trovato Undet.”

L’agente più giovane ricordò ancora una volta il giorno in cui si era trovato il bambino mezzo assiderato nel parcheggio dell’ospedale, come avesse faticato per rianimarlo e l’immensa gioia di sentire il suo piccolo cuore ricominciare a battere. “Ora che mi ci fate pensare però… L’infermiera… Sì, maledizione. Mi ha dato una sensazione poco bella.”

Entrato in ospedale col piccolo fra le braccia, Undet era stato accolto subito da una signora anziana che gli aveva chiesto formalmente le generalità ma poi, senza altre domande, si era allontanata col bambino fra le braccia come se fosse suo. Il poliziotto scosse la testa e si asciugò una lacrima, sconvolto dai sensi di colpa: “forse Jenny sarebbe ancora viva se non avessi lasciato suo figlio in mano a quella…”

“Non è colpa tua, non potevi saperlo”, Maurizio provò a consolarlo. “Jenny nella registrazione ha raccontato a Lidia che l’infermiera e suo marito erano i nonni del bambino e facevano parte di una setta. Era coinvolto pure il nostro amico lì dentro, sapete benissimo chi.”

“Roger”, disse Adri ad alta voce, sforzandosi di trattenere la rabbia. “Quel verme ha ingannato me e te per anni. E ha stuprato la mia numero 14. Lara…”

Maurizio annuì amareggiato, consapevole di quanto decenni in polizia non gli avessero insegnato a diffidare abbastanza delle persone. “Me la vedo io con lui se lo becco”, annunciò determinato; “fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia lo arresto in diretta video.”

In culo al mondo

Improvvisamente un grosso furgone tagliò la strada all’auto di Adri e solo per un soffio si evitò l’incidente; il profiler, insospettito da quel veicolo troppo veloce, iniziò a seguirlo inconsapevole che la povera Lara priva di sensi giaceva rannicchiata nel cassone porta bagagli.

La macchina seguì il mezzo pesante per un po’ rimanendo a debita distanza, ma appena arrivarono a un bivio il furgone svoltò a sinistra e, sicuro di sé, il profiler continuò a guidare verso la destinazione indicatagli dal navigatore, opposta a quella dello sconosciuto.

“Si può sapere dove minchia stiamo andando?”

“Nel luogo in cui avrei dovuto essere molto tempo fa, Maurizio; e mi sono sempre rifiutato di andare: l’edificio senza elettricità. Siamo in culo al mondo, peggio di prima. Stai in guardia, collega!”

Tutti si guardarono intorno; la strada era in aperta campagna, il terreno incolto e abbandonato si alternava a case disabitate e altre costruzioni che avevano l’aria di essere vecchie stalle, probabilmente date alle fiamme e mai più recuperate.

“Ottima posizione per appartarsi”, osservò Undet. “Coppiette etero e omosessuali clandestine che si trasmettono l’HIV di proposito senza alcun disturbo.”

“…E stupratori”, aggiunse Tarocchi, sconfortato. “Forza, profiler, non c’è tempo da perdere! Troviamo questo pezzo di merda e mettiamolo in galera.”

Scesi dalla macchina i tre agenti iniziarono a muoversi con cautela, le pistole d’ordinanza ben salde alla cintura in quel luogo sconosciuto: era vero, i campi si estendevano per chilometri e chilometri senza alcuna traccia di vita umana così avanzarono lenti, orecchie ben tese.

Solo le cicale davano tregua a quel silenzio assordante, ma improvvisamente il suono di un motore in lontananza li mise in allarme. “Adri, hai sentito?” Bisbigliò Maurizio, aumentando il passo. “Pare il suono del furgone che abbiamo seguito prima!”

“Mauri! Undet! Seguitemi a debita distanza”, ordinò il profiler. “Da qui sono 5 chilometri e se andiamo avanti con questo ritmo arriveremo in un’oretta e li coglieremo in largo anticipo!”

“Sempre ammesso che il messaggio sulle quattro ore fosse vero”, borbottò l’ex commissario tra sé, ma si rassegnò a camminare dietro ai due colleghi determinato a salvare i propri cari, a tutti i costi.

L’ostaggio

Al casolare l’uomo vestito da Batman trascinò per un braccio il giovane Leonardo, ormai allo stremo delle forze, per legarlo immediatamente a un palo assieme a Lidia e Jonathan, già imprigionati lì da diverso tempo con una benda sugli occhi e del nastro adesivo sulle labbra.

Due corde vennero applicate al collo dei tre ostaggi e il sequestratore puntò un coltello alla gola di Leo. “Vedete, ormai il vostro destino è segnato: oggi morirete, per mano nostra o vostra. Appena Iron Man porterà qui la nostra prima risorsa, il vampiro e Flash daranno da bere al piccolo eletto. Dopodiché tu e la tua amica sgualdrinella lo nutrirete con la vostra energia vitale e virale. Ma se solo penserete di liberarvi, vi strangolerete l’un l’altro.”

Le lacrime sgorgarono copiose sotto la benda di Jonathan, ma il bambino si sforzò di trattenere i singhiozzi più che poteva. Ripensò a qualche ora prima, alle raccomandazioni di Adri, alla passeggiata con Lidia e la sosta in pasticceria per comprare una brioche alla marmellata.

I due avevano incontrato Roger che sorridente si era offerto di accompagnarli a casa e pagare loro una bevanda extra, rendendoli felici per quella doppia colazione, poi il vuoto. Senza sapere come fosse accaduto, si erano trovati lì, legati e imbavagliati con Batman a minacciarli di morte.

“Zia Lidia!” Chiamò Leo, unico a non avere le labbra sigillate. “Vorrei tanto dirti che…”

“Fai silenzio!” Gli gridò l’uomo vestito da vampiro, appena uscito dal casolare con dei contenitori in mano. “Sei il più forte tra le nostre risorse e qualora la prima fonte muoia in anticipo, dovrai pensare tu a Eugenio, il nostro nuovo imperatore.”

“Si chiama Jonathan”, lo corresse Leonardo, “E voi lo lascerete in pace!”

“Eugenio!” Sbottò Batman, minacciando l’ostaggio con un coltello. “Nessuno ha il diritto di contestare il nome che ho deciso di dargli, perché il suo significato è: Nato di nobile stirpe. Quindi dal momento del suo battesimo col nostro potente ceppo virale, lui avrà il dovere di trasmetterlo e obbedirci. Chiaro?”

“Sissignore! Ma…”

“Niente ma”, tuonò Flash, rimasto in silenzio a sorvegliare le prede fino a quel momento. “Non appena avremo finito di dissanguare la nostra prima fonte, toccherà a te e alla puttana che hai a fianco.”

Iron Man

Con una frenata, il furgone parcheggiò poco distante dal casolare e l’uomo vestito da Iron Man spalancò il cassone posteriore tirando fuori per le braccia la povera Lara, ancora incosciente. “Eccomi”, urlò verso Flash e Batman che gli corsero incontro. “Ve la lascio, io vado!”

“Senza palle”, lo prese in giro Flash. “Hai paura della tua ombra! Vai pure a fare il maestrino, però sappi che la tua occasione di avere il nostro ceppo virale è svanita per sempre.”

“E invece no”, sorrise Iron Man salendo sul furgone. “Vado a prendere gli altri e li porto qui, vivi o morti. Vedrai che sorpresa, Flash! Di’ al vampiro che ci sarà da lavorare, avremo tre positivi in più. Credono di essere intoccabili perché lavorano nelle forze dell’ordine, povere anime, sono sicuri di aver gioco facile contro di noi, non hanno capito con chi devono fare i conti!”

“Fantastico! Allora li hai sotto controllo! Sei un fenomeno”, rispose Batman, mentre si accingeva a spogliare la povera Lara. “Credevo quei tre fossero imprendibili, sai bene come sono gli sbirri specie quando fanno squadra. Degli sfigati qui a Bugliano non ho paura ma quando ho saputo che veniva su il Tarocchi, avevo paura andasse tutto quanto a rotoli.”

“Non preoccuparti Batman, abbi solo un po’ di pazienza!”

Iron Man avviò il motore del furgone e partì a tutta velocità, ripercorrendo la strada a ritroso senza frenare quando gli si pararono davanti Adri, Maurizio e Undet, accortisi del pericolo appena in tempo.

Tarocchi fu il primo a centrare le gomme con un colpo di pistola e il furgone fu costretto a fermarsi in mezzo al nulla così, preso in contropiede dalle tre armi puntate, il conducente si sentì obbligato a scendere.

“E ora, cornuto?” Lo affrontò Mauri. “Dove minchia pensavi di andare?”

“Tar… Tarocchi”, incespicò lui. “Io non …”

“Ci stavi per investire, brutto stronzo”, intervenne Adri afferrandolo per le braccia. “Ora hai tre pistole puntate e in più io ho 40 milioni di carica virale HIV. Ancora un altro passo e sei morto, negativo di merda!”

“Io … Non… Tu mi hai rovinato i piani e adesso per colpa tua sono nei guai. Ti prego lasciami andare!”

“Neanche per idea”, rispose Maurizio togliendogli a forza la maschera. “Intanto fatti vedere in faccia, vigliacco e cornuto!”

“Sono stato io, è tutta colpa mia”, pianse il malvivente ormai a volto scoperto. “Non avrei dovuto ascoltare nessuno…”

Il profiler si bloccò, come una statua di sale. Liberò le braccia del giovane e restò a osservare incredulo quel volto fin troppo familiare, mettendosi nuovamente la pistola alla cintura. “Sì, sei nei guai seri se non mi dici ogni cosa.”

“Ho dovuto ucciderlo, per salvare Leonardo… Ho dovuto…”

“Non mi interessa”, intimò Maurizio. “Tu adesso finirai in galera e noi butteremo la chiave!”

“Quello lì, Ragonese, il giornalista. Aveva scoperto il mio piano e minacciava di parlare. Così l’ho ammazzato per difendermi, ma in quel modo ho fatto il loro gioco e ora siamo tutti nella merda. Perdonami almeno tu, Gifter, ho sbagliato tutto.”

Adri afferrò di nuovo la pistola e la puntò dritta al volto di Iron Man. “Hai ancora il coraggio di chiamarmi Gifter? Scusa un cazzo! Cioè, ti sei finto morto per tutto questo tempo, Elias? Ti rendi conto del casino che hai provocato? Ma io ti sparo in fronte!”

“Adri non giudicarmi ti supplico, sono una vittima anch’io, ho dovuto organizzare questa messa in scena perché tutto parte da giù, a Oziarium, e solo Tarocchi poteva fermare questo fiume di sangue, nel vero senso della parola.”

“Ci sto capendo meno di niente”, ribatté Maurizio, perdendo la pazienza. “Tu sei il ragazzo, l’amico, come minchia si dice, di Léon Moussa?”

“Leonardo… Leo Mussi… Ma ora non c’è tempo per le domande”, lo interruppe Elias. “Ora mi dovete seguire, datemi una pistola e fate finta che vi abbia preso in ostaggio perché devo mettere in campo il piano B.”

“E se ci vuole fregare?”

“Non gli conviene, Maurizio”, lo rassicurò Adri. “Se ci ha messo in trappola è la volta che l’ammazzo con le mie mani. Gli ho dato il mio virus, e ho il pieno diritto di fargli scoppiare il cervello o spaccargli l’osso del collo se mi tradisce ancora una volta.”

Ignorando la rabbia del suo gifter e il caldo sempre più torrido, Elias indossò di nuovo la maschera di Iron Man e presa con sé la pistola di Mauri la puntò verso i tre agenti, intimando loro di abbassarsi. “Guai a voi se dite una parola, dovrete fare tutto quello che vi chiedo altrimenti il prossimo morto sarà sulla vostra coscienza.”

“Oh, qual buon vento”, sorrise Batman vedendo Iron Man tenere i tre amici poliziotti sotto tiro. “Pensavamo ci avessi voltato le spalle!”

“Mai sia, signore. Io sono qui per obbedire a questa congregazione, aiutando nel reclutamento di nuovi fratelli e oggi sono lieto di aver portato tre persone illustri, pronte al giuramento.”

“Bene, allora possiamo iniziare”, annunciò Batman strappando con violenza il bavaglio a Lidia e Jonathan mentre il Vampiro aveva steso Lara, ancora priva di conoscenza, prona su un tavolo e con un dito le premeva sulla gola per sentirle il battito. “Sì, sì, è forte”, si rivolse a Flash. “Mettile un contenitore sotto il collo e poi libera il piccolo.”

“Perfetto”, ghignò Batman osservando la ragazza svenuta. “Da quanto tempo aspettavo questo momento, ora il mio caro nipotino potrà ricevere il suo battesimo. Eugenio, sarai contento di bere dalla sorgente, non è vero?”

Il bambino appena liberato barcollò per il caldo e la sete, ma Elias Iron Man lo prese per mano  e lo condusse accanto alla povera Lara, la cui testa era sorretta dalle possenti mani di Flash mentre il Vampiro indugiava col coltello fra le dita.

“Allora vampiro, che cazzo stai aspettando?” Si spazientì Batman, “noi qui stiamo morendo di sete! Con tutti i video che ti ho mostrato dovresti sapere dove tagliare, la giugulare è un punto preciso! Hai rimorsi di coscienza, adesso?”

“Quello, poveretto”, lo sbeffeggiò Flash. “Si è vestito da vampiro per farsi forte ma in realtà è una femminuccia. Figurati, tante rapine e furti ma non ha mai voluto sporcarsi le mani con un omicidio perché stravede per Tarocchi e secondo me se lo porta anche a letto…”

Infuriato, l’uomo vestito da vampiro si girò di scatto e puntò il coltello dritto verso il piccolo Jonathan che si accasciò al suolo, apparentemente privo di sensi. Il malvivente iniziò a roteare l’arma in ogni direzione urlando insulti contro tutto il gruppo ma non durò molto, perché Iron Man riuscì a bloccarlo, senza accorgersi di essersi ferito a una mano con la lama.

“Avete visto”, urlò il vampiro, completamente fuori di senno. “Chi è la femminuccia? Ora il vostro piccolo moccioso prediletto è solo un ammasso di carne che ben presto puzzerà, e voi siete sempre stati tutti delle merde!”

Compreso che la scelta migliore era fingersi morto, Jonathan rimase fermo nella stessa posizione e l’uomo vampiro gli assestò un calcio. “Ecco, domani prenderò una pala e seppellirò quest’ammasso putrescente che voi chiamate imperatore.”



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