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Maurizio Tarocchi 20: epilogo

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Siamo all’epilogo di questa storia. O sarà l’inizio di un’altra? Al momento non abbiamo in programma un sequel, ma chissà…

Riconquistata la serenità con la compagna Lidia, Maurizio Tarocchi ha cambiato vita. Ma adesso tocca affrontare la prova più dura. Il test HIV…


Maurizio Tarocchi 20: epilogo

Un anno dopo: 17 luglio 2019

Quando Lidia raggiunse la cucina, trovò Maurizio seduto a tavola in lacrime con il volto fra le mani e di fronte la confezione di un test HIV autodiagnostico ancora sigillata. La radio era accesa sul notiziario appena concluso ma nessuno dei due fece caso a quel sottofondo, coinvolti com’erano da una palpabile tensione.

“Allora che fai, non lo apri?”

“No, non me la sento mia cara. Non oggi.”

“Perché? Hai paura del risultato, sei pentito della scelta?”

“Ti ho detto di lasciarmi stare!” Si spazientì lui, allontanando da sé la confezione. “Avessi ascoltato le notizie del giorno anziché stare sempre in bagno, non parleresti così!”

Com’era possibile, era ormai un anno che Maurizio non la trattava più così; forse la riconciliazione era finta e lui era sempre stato l’uomo brusco che lei aveva sempre conosciuto?

“Raimonda non c’è più”, rispose senza guardare la compagna negli occhi. “La mamma di Roger ci ha lasciati.”

Lei alzò il volume della radio: si parlava di un incidente in cui la signora Raimonda, in bicicletta, era stata investita in pieno da un furgone qualche mese prima.

“Speravo accadesse un miracolo, Lidia, come suo figlio che ha ripreso a camminare quando tutti lo davano per spacciato.”

“Già, e l’ha operato lo stesso neurologo ad aver curato te l’anno scorso quando sei stato male. Ricordi?”

Maurizio non amava ripensare al recente periodo in cui la sua esistenza era stata messa irrimediabilmente in discussione e prese di nuovo fra le dita la confezione del test HIV. Ancora una volta se la passò da una mano all’altra senza mai prendere la decisione definitiva. “Spero di cuore”, disse mentre alla radio davano la sigla conclusiva del notiziario; “che Roger abbia deciso di rigare finalmente dritto. Se il destino gli ha dato una seconda chance vuol dire che…”

“Altro che destino”, gli spiegò Lidia. “Se non fosse stato per me e sua madre lui sarebbe ancora in carrozzina perché lo diceva pure il medico, accettava malvolentieri di curare un violentatore. Abbiamo insistito noi…”

“Ed è per questo che ti amo ancora, Lidia. Ti può cascare il mondo addosso ma non ti passa mai per la testa di vendicarti.”

Si lasciarono entrambi andare alle lacrime, stretti in un abbraccio che suggellava ancora una volta il loro patto d’amore; il caffè era ormai freddo e Tarocchi svuotò la tazza nel lavello. “Non me la sento di andare al funerale però”, disse alla compagna che si stupì di quella reazione. “Non voglio incontrare di nuovo Roger, non saprei cosa dirgli. E poi… poi abbiamo qui i nostri ragazzi.”

“I nostri ragazzi”, ripeté lei sorridendo. “Fino a qualche anno fa guai a chi toccava il tuo spazio, ora dividiamo addirittura la casa con una coppia gay e un bambino!”

“La solitudine è un privilegio finché non ti trovano morto in casa, questo ho capito da quando l’anno scorso mi sentii male. Sai, ancora mi chiedo come facesse Davide Passero, il mio vice di allora, a non sapere che Rocco Vitale mi stava avvelenando.”

Lidia sospirò profondamente e guardò l’orologio: lei e Mauri non avevano perso l’abitudine di svegliarsi presto la mattina, così evitando accuratamente di assecondare il compagno nei ricordi dolorosi si accinse a tagliare il pane per la colazione dei ragazzi, quando si sarebbero alzati.

Ben svegliati!

Scalzo e indossando solo una magliettina, Jonathan scese le scale svegliato dai rumori e sedutosi al tavolo prese in mano la confezione ancora chiusa del test HIV che Maurizio aveva lasciato lì incustodita; curioso la guardò da cima a fondo e Lidia gliela tolse di mano. “Fermo, ragazzo, questa non è roba per te!”

“Ah, scusami Lidia”, le rispose mortificato. “Pensavo fosse il mio regalo!”

Tarocchi nascose il test nel cassetto delle posate: “No, piccolo, il tuo compleanno è tra una settimana e i regali ti arriveranno allora.”

“Jonathan!” Chiamò Elias, scendendo assieme a Léon. “Perché non ti vesti? Devi andare ai centri estivi!”

“Oggi no”, piagnucolò il bambino. “Voglio stare a casa con voi! Ieri ho sentito due animatori che parlavano di me, non ho capito cosa dicessero ma nessuno sorrideva e poi stanotte ho sognato…”

“Guardi troppi cartoni animati violenti”, lo rimproverò Elias. “Da questa sera solo i canali Disney e quelli che decidiamo noi. Hai capito?”

“Cos’hai sognato, Jonathan? “A zio Mauri lo puoi raccontare!” L’ex commissario era troppo curioso per farsi sfuggire le confidenze di quel ragazzino a cui, pur non ammettendolo, si era affezionato; gli ricordava forse il piccolo Léon, che aveva conosciuto da bambino e ora diventato uomo lontano dai suoi occhi.

“Un incubo, Maurizio: ho sognato che il mio amico Lorenzo era sparito. Quando ieri stavamo ai centri estivi abbiamo giocato ma era triste e parlava poco. Non lo so.”

“Ti accompagno io”, propose Léon. “Scommettiamo che Lollo è a divertirsi con gli altri tuoi compagni e ti sta cercando? Forza Jonathan, non fare i capricci! Ora andiamo su, ti vesti e vieni con me.”

“Lui lo capisce meglio di me anche se sono io il padre biologico”, osservò Elias, sconfortato. “Forse è vero che gli serve una mamma, mio papà era un bastardo ma aveva ragione quando mi diceva che sono inadeguato. Meno male ci sei tu, Lidia…”
“Non dirlo nemmeno per scherzo!” Protestò lei. “Voi siete due genitori meravigliosi e noi zia Lidia e zio Maurizio!”

“Vedi Elias”, spiegò Tarocchi mascherando l’imbarazzo con un sorriso. “Se loro hanno questa intesa particolare è perché vivono la stessa condizione di infanzia violata. Non so se te l’ha mai raccontato, ma Léon ha perso la mamma quando era più piccolo di Jonathan; io e Lidia eravamo intenzionati ad adottarlo, non fosse per la sorella del mio ex collega Passero a cui si è affezionato. Così alla fine i servizi sociali l’affidarono a lei.”

“Davide Passero, sì, certo, quello che si portava a letto una donna diversa in ogni occasione ed è sempre rimasto HIV negativo. Me ne ha parlato Jenny a suo tempo, quello o ha più culo che anima, o all’HIV sta antipatico!”

“O semplicemente fa attenzione, non sono mica tutti come voi…”

Tarocchi si rese conto subito che Elias aveva cambiato espressione ma non ebbe il tempo di pensarci perché la porta si aprì con le chiavi ed entrò Adri con un vassoio in mano, seguito da Lara e il piccolo Lorenzo.

Festeggiare o no?

“Ragazzi, perdonatemi se non vi ho avvertito per tempo!” si scusò il profiler. “Ma ho portato qualcosa per festeggiare il nostro vecchio commissario preferito.”

Maurizio si appoggiò una mano sulla fronte; le rughe c’erano, in effetti. La vecchiaia era già alle porte o forse oltre. Ma era sulla porta di casa che il suo sguardo si era fermato. “Per la festa manca qualcuno all’appello”, disse al profiler. “Il tuo amico, quello giovane. Non abbiamo più avuto notizie di lui.”

“Dici Undet? Figurati, è perso. Si è innamorato di una ragazza che vuole il virus e ancora lui non ha il coraggio di darglielo. Aspetto sempre la buona notizia, ma per adesso tutto tace!”

“Avrà bisogno dei suoi tempi, anche per me non è stato facile accettare l’idea. Però non era necessario che venissi anche tu!”

“Scherzi, Tarocchi? Non dimenticare che il virus è mio e ho tutto il diritto di essere presente quando fai il test.”

“Ancora non è pronto”, si giustificò Lidia. “Oggi è demoralizzato perché è morta la mamma di Roger; ma forse è una scusa perché voleva te, anche se non lo ammetterà mai.”

Adri annuì mesto: aveva ricordi vaghi della signora Raimonda, ma la notizia aveva scosso anche lui.

“E Jonathan dov’è?” chiese timidamente Lorenzo. “Sta al campo?”

“Piccolo, hai gli stessi occhi di Roger”, gli disse Tarocchi dandogli un buffetto su una guancia. “Jonathan è di sopra nella sua stanza se vuoi andarlo a salutare!”

Felice, il bambino salì le scale mentre Adri si sedette accanto a Lara, rimasta sul divano in silenzio apparentemente chiusa nel proprio mondo.

“Nessuno deve parlare di quel bastardo in mia presenza, sono stanca di sentir dire quanto Roger sia bravo, bello, che in fondo non è una persona cattiva…”

“A chi lo dici”, la tranquillizzò il profiler. “Dopo quel che ti ha fatto, la sua felicità disgusta anche me.”

“Ha già pagato abbastanza rischiando di trovarsi paralizzato”, replicò Lidia; “quindi il vostro rancore non ha senso. Lui è tornato in Sicilia, si è riappacificato con la moglie, direi che basta così!”

“Tu non hai gli incubi ogni notte, Lidia”, si arrabbiò Lara. Non pensi che un giorno o l’altro quel delinquente potrebbe entrare dalla porta e rapire tuo figlio…”

“Stai calma”, la supplicò Adri. “Altrimenti non fai bene a te stessa, né a Lorenzo. Io ho sbagliato con te in questi anni, ma se sapevo com’erano andate davvero le cose ti avrei aiutato molto di più.”

“Però smettiamola di pensare al passato perché la vita continua”, li spronò Lidia tirando fuori la confezione del test dal cassetto dove Maurizio l’aveva nascosta. “Ora ci mettiamo tutti seduti e in silenzio che il nostro Mauri è arrivato a un traguardo importante!”

“Sì però quando scadono i venti minuti controllate voi, io voglio saperlo per ultimo”, le rispose l’ex commissario. “Poi se il test non andrà bene cosa si fa?”

“Ci riproviamo!” La risposta di Adri fece sprofondare Maurizio in un silenzio imbarazzato ma Lidia ostentò un sorriso complice al profiler che le bisbigliò qualcosa, aiutandola a preparare i reagenti e la provetta. “Non vorrai dirmi che sei grande e grosso ma hai paura degli aghi!”

“Al diavolo, Adriano, la pianterai di pigliarmi per il culo. Vuoi proprio dire a tutti…”

“Cos’è che dovremmo sapere?” chiese Léon, malizioso; “i bambini stanno guardando i cartoni animati di sopra perciò sentiamoci liberi di parlare come mangiamo!”

Lette le istruzioni del test, Tarocchi si punse il dito con la lancetta lasciando cadere una goccia di sangue nel flaconcino pieno di liquido: l’attesa era iniziata e tutti rimasero intorno a lui discutendo sulle ultime notizie di gossip, determinati ad ammazzare il tempo mentre lo smartphone di Adri scandiva il conto alla rovescia.

Quindici minuti, quattordici, tredici… Maurizio si scoprì suo malgrado a contare i secondi e non fece caso a Elias, che si era seduto sul divano col tablet. “Eli!” Lo richiamò Léon. “Ti sembra il momento? Hai una vita intera per perdere tempo coi giochi. Porta rispetto per Mauri, chissà dove sarei se non fosse stato per lui.”

Dieci, nove, otto minuti. Seduta accanto a lui, Lara non poté fare a meno di sbirciare il tablet di Elias e si coprì gli occhi per nascondere le lacrime. “Gifter”, si rivolse al profiler. “Devi aiutarmi davvero questa volta perché la situazione è seria.”

“Certo che non c’è limite al peggio”, sospirò Léon. “Potranno far fessi gli altri, ma non noi, vero Elias?”

Il ragazzo annuì, scuro in volto, senza distogliere gli occhi dal tablet. Un minuto, 30 secondi, 15 secondi… Il suono del timer squarciò il silenzio e Lidia fu la prima a guardare il risultato del test scambiando un gesto di assenso con tutti gli altri ma quando toccò a Maurizio leggere il responso, gli uscì solo un sospiro.

“Che c’è, Tarocchi, non era il risultato che speravi?”

“No, Adri, cioè sì. Credevo di reagire male, invece ora che ce l’ho davanti mi sento decisamente sollevato.”

“Già, è vero”, confermò Lidia. “Ti capisco, specie se è il primo test HIV che fai! Adesso dobbiamo solo provvedere a noi, Maurizio. E al futuro che ci attende.”

Ma l’ex commissario già pensava ad altro. Si alzò in piedi in direzione delle scale e tese l’orecchio: nella stanza di Jonathan, la televisione era improvvisamente silenziosa!

“Che succede, teppistelli?” Chiamò ad alta voce. “Vi siete addormentati?”

“No, Mauri, hanno detto notizie straordinarie e c’era la sigla del telegiornale così io e Lollo abbiamo spento.”

“Minchia”, pensò tra sé. “Rimanete lì, voi, arrivo subito.”

“Puttana, puttana, puttana”, borbottò Elias, togliendo le cuffie del tablet e alzando il volume. “Siamo punto e a capo.”

Dagli altoparlanti del dispositivo elettronico, si udì chiaramente la voce del giornalista Enrico Russo:

“Il corpo di una bambina le cui generalità sono ancora ignote, è stato rinvenuto in riva al mare a Oziarium. Si teme una rapida morte per dissanguamento poiché un profondo taglio le squarcia la giugulare. Questo ennesimo brutale omicidio ci riporta indietro al tragico destino dei piccoli Riccardo e Laura, massacrati da una spietata setta criminale capeggiata da due poliziotti, fermati solo dalla tenacia dell’ex commissario Maurizio Tarocchi in collaborazione con gli agenti di Bugliano Alessandro Spada e Adriano La Scala. Ora ogni ipotesi è al vaglio degli inquirenti, compresa l’eventualità di un emulatore; il commissario Davide Passero non vuole rilasciare alcuna dichiarazione. Per il momento è tutto.”

“Ma l’avete sentito quel giornalista?” domandò Adri, alzando ancora il volume sul tablet. “Non vorrei fare il profiler dove non è opportuno ma ho l’impressione che ci goda per i dettagli raccapriccianti. Secondo me…”

“Impossibile, lo escludo”, Maurizio Tarocchi scosse deciso la testa. “Io conosco Russo da quando eravamo ragazzi! Non può essere…”

“Dammi retta Mauri”, ribatté Elias, spegnendo il tablet. “Gli amici a volte tradiscono! Anche Passero era molto legato a te e in quest’indagine non ti ha mai dato una mano. O sbaglio?”

Come poteva negare l’evidenza: per quanto difficile fosse ammetterlo, Maurizio era consapevole di come durante il soggiorno a Oziarium il suo caro vecchio amico Davide si fosse guardato bene dal farsi vivo al telefono o di persona. “Gli amici tradiscono”, sussurrò a bassa voce; “ma io… perché a me?”

“Perché ti fidi dei negativi”, Elias parlò senza farsi più alcuno scrupolo. “Quelli sono test vuoti. Anzi, teste vuote.”

“Eli, fossi in te mi darei una calmata”, intervenne il profiler. “Ti ricordo che tuo figlio Jonathan ha ancora il segno meno.”

“Lo so Gifter, lui non ha colpa e deciderà per se stesso quando sarà grande. Ma tutti gli altri? Mai fidarsi di quelli là, io l’ho capito da molto tempo.”


Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento va al maestro Andrea Camilleri e alle storie di Salvo Montalbano a cui ci siamo ispirati.

Non meno importanti, i follower che hanno apprezzato questa storia scritta un po’ coi piedi e un po’ col culo; il finale è volutamente aperto su più fronti e al momento dell’ultima revisione (marzo 2024) non abbiamo pianificato di dargli un seguito.

Vedremo, per adesso invitiamo i lettori a pensare ciò che vogliono di Maurizio e il suo test. E anche sull’identità del serial killer.



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