Bugliano sotto la neve

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La neve è uno spettacolo già visto per , i fiocchi volanti non lo spaventano più. Soprattutto ora che la presenza del serial killer all’interno del Campus sta diventando una certezza ed esistono motivi ben più importanti per cui aver paura.


Virus: ostaggi della neve? Ci risiamo!

Quanta paura ho avuto l’anno passato dopo che, insieme a un mio umano, sono rimasto chiuso in auto in mezzo alla neve; ignoravo cosa stesse cadendo dall’alto, pensavo addirittura fosse un suicidio collettivo di virus. Allora appena quest’anno l’evento si è ripetuto, mi sono sentito più pronto a ogni evenienza. Soprattutto all’eventualità di trovare scritte incise sui fiocchi.

L’altr’anno io e siamo stati presi alla sprovvista, non sapevamo che il dissanguatore avesse incaricato un perditempo di depistarci coi giochi e i droni saltatori che scrivevano “Sa6Ta6Na6” sul terreno imbiancato. Ma adesso, con noi, c’è pure un negativo che a suo dire non ha paura di nulla. Anzi, abbiamo accettato la sua idea e siamo tutti qui a lanciarci palle di neve facendo finta di essere turisti, con la speranza di passare inosservati.

All’inizio non volevo adottare una simile soluzione perché i negativi sono incapaci di comunicare con me e, per questo, non possono decifrare i messaggi del gruppo criminale che stiamo seguendo; ma Adri vuole un incarico part-time per stare con la sua bambina e è escluso in quanto troppo coinvolto personalmente.

L’ho deciso io a mio insindacabile giudizio, sinceramente non so quanto lui sia pentito del proprio passato così adesso il grande capo dell’FBI è impegnato a correre avanti indietro per il bagno con la dissenteria a tempo indeterminato, non posso tenermi un agente di polizia col prosciutto sugli occhi e legatissimo a un complice del killer. Ma l’alieno? ? Ancora peggio. Floyd gli ha dato il virus, Nucleus pende dalle labbra del suo , con me sarebbe stata una guerra continua: dovrà sbatterci le antenne da solo, io non lo tirerò fuori dai guai né gli darò privilegi finché non dimostrerà la sua buona fede.

“Il dissanguatore è uno di noi, ha il medaglione biohazard! Ma è un politico…” Le parole di mi hanno costretto a scegliere in velocità chi dovesse rimpiazzare Floyd Turnpike e ora ecco qui il nuovo agente a dover mettere alla prova l’intuito che si vanta di possedere. Greta, anzi Nathalie, ha parlato troppo e ha bisogno di protezione urgente; finché sta giocando a palle di neve con me e Salvo la guarda, nessun problema; ma dopo? Di notte?


Greta Flaminia Lando: Bugliano d’inverno

Tutta la notte pensando a lui, l’unico uomo che mi avesse mai voluto bene. Un amico, anzi un fratello di cui adesso proprio il mio HIV è geloso. Ma dai virus, scherzi? non mi farebbe mai del male. Il dissanguatore è un altro! Credimi!

Il virus non vuole continuare col discorso e mi chiede di chinarmi a raccogliere un’altra palla di neve per tirarla al negativo che ho davanti. “Basta signorina”, si spazientisce Salvo Mondo; “o mi vuoi far incazzare?”

C’è anche Adri accanto a me che, in risposta, lancia a Mondo una palla ancora più grossa della mia. Una palla pesante! Come fa la neve a pesare così! Salvo Mondo riesce a prenderla al volo e si rende subito conto della ragione per quel peso: c’è un porta gioielli nascosto dalla neve, una scatola relativamente piccola ma che forse contiene qualcosa di valore. “Me la dia signor Mondo”, gli chiedo; ma appena cerco di aprirla, vedo che il lucchetto si può sbloccare soltanto con una chiave o una combinazione.

“Dove ho visto quel logo”, si chiede Adri, pensieroso; “il sole illuminato e la scritta sunshine. L’ho visto di recente. Sì certo, il centro di accoglienza per bambini con l’HIV, cazzo Greta, e virus, siete due maledetti fenomeni!”

Sono lusingata, il profiler mi sta dando il merito per una palla di neve che ha raccolto e lanciato lui! Mi avvicino alla scatola e la guardo meglio: in effetti il sole è lo stesso già visto sul vassoio del ristorante Pollo Fritto; ma qui è scritto solo “sunshine” e sull’altro “sunshine house”. Come faccio adesso a raccontargli che sono vissuta lì senza spiegargli in che modo ho ottenuto il virus! Niente, posso solo far silenzio e riflettere col mio HIV su tutte le possibili combinazioni per aprirla.

Caspita, se davvero è come penso, è un giorno fortunato! Anni che non vedevo Bugliano con così tanta neve; forse qualcuno dall’alto ha riportato il freddo sulla Terra per convincermi che è giusto smettere di fare attivismo ambientalista nelle strade di Bugliano e concentrarmi su altro?


Salvo Mondo: casa radiosa

Anche per me non è nuovo il logo col sole; un mio compagno di scuola elementare ce l’aveva sul grembiule ma il nome della casa famiglia era scritto in italiano: “casa radiosa”. Effettivamente fino a pochi anni fa ce ne stava una a Bugliano Siculo, una a Vigàta e l’altra in quel posto dal nome inquietante, come si chiamava… Vergate sul Membro. Doveva essere come una di quelle catene di supermercati enormi, ne trovi in tutta Italia e anche all’estero.

“Esiste ancora, guarda”, interviene Adri mostrandomi il proprio tablet con una mappa a schermo intero; “l’istituto di Bugliano in Toscana, cioè qui, si chiama Sole Famiglia e Luce. Sai Salvo, credo che seguendo i consigli del nostro HIV, andremo dritti alla sede centrale di questo schifo.”

Che minchiate, io a sospettare un traffico internazionale di esseri umani e questi scappati di casa mi raccontano del virus HIV che parla e dà perfino consigli nelle indagini di polizia. Ma dove sono capitato!

Adri neanche mi ascolta: giocherella con le dita su una chiavetta d’oro che porta al collo, e con l’altra mano sembra prendere la misura del lucchetto. “Questa collana è l’unico mio ricordo di papà”, mi spiega malinconico. “Anche se di recente ho saputo che il signor Beniamino La Scala non è davvero l’uomo che mi ha concepito.”

Questione personale e delicata, io dovrei fare il poliziotto senza chiedere ai colleghi di confidarsi; lui con calma prova a girare la chiavetta nella serratura una, due, tre volte, nulla. Non si apre. Sembra sigillata. Combinazioni? Sono troppe! E non ho voglia di scavare nella neve con la speranza di trovare qualcosa.

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