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Non chiamateci troll!

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Parlando delle pagine social dedicate al paese fittizio di Bugliano, viene spesso loro attribuita la definizione di “troll a fin di bene” perché di frequente in tali spazi ci sono post o foto corredati da immagini e testi resi credibili che moltissime volte vengono ritenuti veri da personaggi pubblici, anche politici, suscitando indignazione su temi attuali molto dibattuti.

Qualcuno ha definito così anche noi, però non vogliamo essere chiamati troll, nella maniera più assoluta! Noi facciamo satira o almeno ci proviamo, prendendo in giro persone che mettono in pratica atteggiamenti discriminatori verso altre, ma cerchiamo di muoverci senza alcuna intenzione di causare instabilità a chi che sia.


Cosa vuol dire troll?

La principale definizione di Troll su Wikipedia è la seguente:

Un troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso e/o del tutto errati, con il solo obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

Comportamenti riprovevoli, dai quali nella nostra frequentazione della rete Internet ci siamo sempre dissociati.

La finalità di questo sito web e relativa pagina Facebook infatti è quella di indurre i lettori a riflettere piuttosto che indignare, perché l’indignazione e la rabbia verso il provocatore di turno fanno rumore a breve termine, magari ti fanno pure arrivare a migliaia di interazioni ma alla fine resti solo il provocatore, il troll antipatico a mezzo mondo.

Ricordiamo inoltre che, per chi non lo sapesse, la parola troll non deriva dai mostri raccontati in alcune fiabe e miti, bensì dal trolling (pesca a traino).

Riflessione, non provocazione

Noi quando abbiamo messo in piedi il Mondo Positivo siamo partiti da un presupposto: a discriminare le persone HIV positive, spesso e volentieri è gente che basando le proprie convinzioni sui pregiudizi non ha mai fatto un test HIV ritenendosi fuori dal rischio, a volte trasmettendo in giro il virus a propria insaputa – si chiama HIV sommerso.

Ma cosa accadrebbe se a subire lo stigma da parte dei positivi accertati, fosse chi è sieronegativo o inconsapevole del proprio status? Questa è la nostra direzione, ma lungi da noi voler scatenare discussioni interminabili in rete con messaggi irritanti o provocatori.

Anzi, chi si irrita per i nostri post e articoli è perché è stato preso con le mani nel sacco della sierofobia – timore dell’HIV derivante da preconcetti.

Probabilmente ci definiremmo troll se ci divertissimo a mandare nostre citazioni sotto i commenti pieni di stigma trovati nelle pagine dei giornali quando si parla di casi limite in cui sono coinvolte persone sieropositive, ma noi non vogliamo guastarci il sangue dietro alla massa ignorante perché ci troveremmo in due (più un virus) contro migliaia di sommersi incattiviti.

Non esiste al mondo, vorremmo investire il nostro tempo in altro modo.

A trollare pensi chi ha tanto buon tempo da perdere, perciò non chiamateci Troll!


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