Palude di Bugliano: mamma nutria e i suoi cuccioli

Tempo di lettura: 8 minuti

Senza coinvolgere cittadini o media, il Comune di Bugliano ha deciso: l’area inesplorata della palude, nella quale è stato rinvenuto il nastro inedito dei Queen è stata adibita a zona di tutela per la nutria buglianese perciò ogni essere umano che si avvicini all’isolotto, verrà sanzionato con una multa a partire da 10 mila euro. Ma siamo sicuri che proteggere la nutria sia l’unica vera motivazione dei divieti? E se ad accedere all’area fosse chi umano non è?


Nucleus: Indagare sulla palude o no?

Dopo aver riconsegnato a la cassetta col suo inedito, sono rimasto a parlargli ancora per un po’; con lui si perde la cognizione del tempo e quando sono uscito dalla sua stanza era già notte fonda. Potevo solo pensare di tornarmene a letto facendo attenzione a non disturbare il mio .

Ma era sveglio quando mi sono infilato sotto le coperte accanto a lui, anzi si è girato sgridandomi pure!

“Tu sei pazzo, Nuclear. Sei completamente fuori controllo.” Turnpike si è alzato dal letto e, da un gancio sul muro, ha staccato un collare col guinzaglio. “O ti decidi a rigare dritto, oppure indosserai questo e ti muoverai solo quando esco di casa io. Chiaro?”

Mi sono alzato in piedi anch’io pronto a qualunque punizione. Come rispondere a uno sguardo di fuoco e la prospettiva di essere incatenato fino a data da destinarsi? Mi tornavano in mente gli abusi fisici e mentali da parte del mio padre biologico, forse era il caso di evitare che quello virale facesse altrettanto.

“Sì, Gifter!” gli ho risposto. “Intesi. Scusa. Ma…”

“Ma cosa, impertinente?” Floyd mi ha preso per le antenne tirandomi verso di sé; “già avendo saputo che sei andato in palude senza avvertirmi sono rimasto sveglio ad aspettarti, figuriamoci se accetto i tuoi ma! ‘Sì, Gifter. Scusa.’ Bastava dirmi così!”

Mi sono girato verso la porta della stanza, con tutta la volontà di uscire prima possibile. Ci voleva molto più di un collare per intimidirmi così ho deciso di affrontare Turnpike a muso duro.

“Ascolta, ho parlato con Freddie a proposito della canzone inedita. E non ho capito come ha fatto la cassetta a finire in palude! Tu ne sai qualcosa? Tanto se rispondi o meno, io andrò fino in fondo lo stesso. Catene o no.”

“Maledizione Nuclear! Quando ti ho dato l’HIV sapevo che mi sarei legato biologicamente a un testardo, ma non pensavo lo fossi fino a questo punto! Mi importa solo che non porti in palude Freddie o . Per il resto arrangiati col tuo virus, io non voglio sapere più niente. Ah, mi raccomando a voi: non disturbate mamma nutria e i suoi piccoli.”

Rachel, avevo già sentito quel nome ma non era il caso di fare altre domande perdendo tempo prezioso. Il silenzio della notte era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire! Non mi sarebbero servite torce, le radiazioni che avevo in corpo mi davano almeno 24 ore di autonomia per saziarmi e consentirmi di vedere anche al buio.

Salutato Gifter Floyd, mi sono incamminato lungo il corridoio; le stanze erano tutte chiuse, non c’era anima viva e nel silenzio riflettevo su quanto accaduto di recente: il coming out day, dopo il quale la mia presunta sorella non si era più vista al Campus e nessuno se ne era preoccupato. Sono stato l’unico a pensare le fosse accaduto qualcosa, e senza avvertire nessuno ero andato in palude per cercare lei! Chi poteva sapere dei tesori nascosti che sarebbero saltati fuori.


Adri: Orietta, mamma nutria di Bugliano

Ho seguito io in prima persona accoppiamento e gravidanza di Orietta; lei, la nutria migliore di tutta Bugliano, che ho allevato in casa ancora prima dell’iniezione che mi avrebbe reso positivo e trasformato nel gifter che sono ora.

All’epoca, senza virus, le uniche creature di cui potevo prendermi cura erano le nutrie e lei è stata un vero colpo di fortuna. Una magnifica femmina a cui tutt’ora sono affezionato e della quale sono super orgoglioso.

L’ho chiamata Orietta perché, unica superstite di una sfortunata cucciolata, sembrava morta anche lei ma ha iniziato a dare segni di vita mentre in radio suonava la canzone “fin che la barca va”.

Quel lontano luglio 2021 nel Campus si parlava di un imminente “grande reset mondiale”, in cui saremmo tutti morti in modo orribile; la voce ha avuto origine dal rinvenimento di alcune nutrie prive di vita, in prossimità della Palude. Alcune con evidenti ferite da taglio, altre senza apparenti segni di violenza e la mamma di Orietta era una di queste: palesemente gravida, si stava trascinando in mezzo alla strada e io l’ho soccorsa; poco importava se avrei ritardato all’esame conclusivo per il corso di cultura e tradizione buglianese che poi non ho mai più conseguito, ma quel povero animaletto aveva bisogno di me. Poco c’era da fare per lei, forse era stata avvelenata, almeno potevo tentare di salvare i suoi piccoli.

Ammetto di aver cercato su Internet i video di come far partorire cagnolini e gattini, mi sono improvvisato ostetrico per nutrie, ma alla fine la povera bestia era talmente debole che non ce la faceva a spingere e sono intervenuto come solo uno che lavora in mezzo ai serial killer può fare. Non racconto i particolari, fatto sta che ormai era troppo tardi e dell’intera cucciolata solo la piccola Orietta ce l’ha fatta a sopravvivere!

Consapevole di averle ucciso la madre, appena ho compreso che lei era viva me la sono portato a casa subito! L’ho allattata col biberon, svezzata, e quand’è stato il momento ho anche selezionato il partner giusto per lei.

Il virus stava già con me, avevo conseguito l’esame finale di criminologia, ufficialmente ero diventato un profiler. E dopo le mie accurate selezioni del maschio giusto, ad aprile 2022 già Orietta e Poldo si davano da fare in palude.

Adesso finalmente è arrivato l’attesissimo lieto evento e io sono qui seduto nel recinto che ho allestito apposta per lei, malgrado le opposizioni del sindaco: “nessun umano interferisca con le nutrie!” Se non fossi intervenuto sarebbe morta anche Orietta, quindi, Buggiani stia zitto visto che non si è sporcato letteralmente lui le mani di sangue.

Uno, due, tre cuccioli, li ho contati man mano che nascevano e a mezzanotte del 14 ottobre 2022 mamma nutria ha dato alla luce il decimo piccolo! E Poldo che ha fatto? Neanche si è fermato a vederli, già era impegnato a cercare un’altra femmina da mettere incinta. A quel punto cosa importava, sono io che ho fatto da padre e madre a Orietta, devo rispondere anche dei nuovi nati.

Inutile descrivere la mia commozione, il 14 ottobre 2021 è stato il giorno in cui mi ha iniettato il virus, esattamente un anno più tardi la mia nutria si è realizzata come madre. Cos’altro potevo avere di più!

L’ho osservata mentre allattava le sue creature, una scena tenerissima che avrei voluto filmare se solo avessi portato con me lo smartphone. Ma sapevo di rischiare la multa se tenevo dispositivi elettronici con me. Dieci mila euro per aver disturbato le nutrie, se il Sindaco mi avesse individuato in palude durante un controllo notturno.

Con Orietta e i suoi figli che si sono addormentati davanti ai miei occhi, mi sono appoggiato al recinto con l’intenzione di riposare anch’io; sarei stato pronto a qualunque evenienza se qualcuno di loro si fosse svegliato! Ma non ho avuto tempo di chiudere occhio, perché un rumore di passi in avvicinamento mi ha fatto subito scattare in allerta. Non solo: qualcuno ha chiamato il mio nome, ed era una voce familiare! “Vieni , subito! Veloce!”


Virus: indagine pericolosa

Un’altra volta nella palude! Ma perché! Nucleus mi fa fare gli straordinari, anche quando vorrei passare del tempo in tranquillità col mio amato . Ancora stiamo cercando di capire come possiamo accoppiarci tra virus, se funziona come fra gli umani, e sul più bello c’è sempre qualcuno che mi chiede aiuto.

“HIV dai, forza, piantala di fare storie e andiamo. Se obbedisci ti faccio vedere un po’ di true crime sulla tv!”

Anche quando non ne avrei voglia, come virus per definizione sono costretto a seguire la creatura che mi ospita nel proprio corpo chiunque sia, ma Nucleus sa come farmi accettare gli impegni e che non resisto al true crime. Allora, piano piano, siamo scesi per le scale.

Evitata accuratamente la sala break, nostro malgrado ci siamo trovati la porta chiusa e con l’allarme; io potrei anche uscire da solo, ma Nucleus non sarebbe in grado perché sono troppi i sistemi anti-intrusione e contro le uscite non autorizzate.

“Forse ho un’idea”, gli ho detto. “Ho sentito che gli scarichi della lavatrice portano direttamente in palude.”

E così è stato: anche se con fatica, Nucleus è riuscito a superare il tubo di scarico e ci siamo trovati entrambi nella nebbia della palude.

L’unico rumore presente era quello delle zanzare, e io speravo che non volessero rapirmi; già una volta è successo a HIV di Lansing, un gruppo di quelle bestiacce aveva tentato di portarselo via e solo all’ultimo momento hanno realizzato che nessun HIV è trasportabile volando, come i virus che trasmettono loro. Uno sciame s’è avvicinato a Nucleus mirando alle sue antenne: stupide zanzare non l’avessero mai fatto, in pochi secondi le radiazioni del mio amico le hanno stese tutte.

“Almeno ora ci lasceranno in pace, dai, forza HIV! Andiamo!”

Silenzio, ancora silenzio. Ci siamo addentrati nell’isolotto fino a raggiungere il punto in cui abbiamo trovato con la cassetta dei Queen fra le mascelle; avevano ragione gli umani, non si vedeva né sentiva nulla! Le antenne di Nucleus vibravano in continuazione a caccia di qualche rumore, fino a che spazientito si è piegato iniziando a rovistare nel fango con le mani.

“Nuclear, che cazzo fai! Ti pare il modo?” Sono consapevole che si arrabbia quando io lo chiamo così, questo suo soprannome è per pochi; lui però sembrava perfettamente conscio di dove stesse scavando e non c’era verso di capire cosa volesse cercare.

“So perfettamente dove metto le mani, virus! Tu guarda soltanto.”

“Va bene, arrangiati. Poi se trovi qualche rettile che ti mangia o le sabbie mobili ti risucchiano, sono fatti tuoi.” Neanche il tempo di pensarlo, che Nucleus aveva in mano un portachiavi arrugginito con appesa una piccola chiave altrettanto rovinata.

Se l’è rigirata fra le mani per un po’ e l’ha nascosta nella tasca della tuta che indossava. Abbigliamento inopportuno per la palude, pazienza. Se non fosse strano, non sarebbe !

“Per me sai molto più di quanto vuoi far credere”, lo ho sfidato; “tu qua dentro nascondi il mondo. Non mettermi nei guai, intesi?”

Lui neanche mi stava a sentire, concentrato su qualcosa; l’avevo capito perché improvvisamente le sue antenne avevano smesso di muoversi. “Seguimi HIV! Anche perché non puoi fare altro.”

Nessun problema, avessi visto seriamente la mal parata non mi sarei fatto scrupoli a usare l’ultimo metodo di difesa, adottato una volta sola quando ho mandato in AIDS il povero Luca. Scelta drammatica che non mi sarei mai più augurato di fare.

Senza minimamente badare ai miei avvertimenti, l’alieno si è messo a correre verso un punto che solo lui conosceva e a quel punto l’ho sentito anch’io: un urlo! Non era il solito uccello predatore notturno, né la voce di Drillo o la volpe. No, questo era un pianto umano.

Non sapevo davvero cosa fare, nessuno tra i positivi del Campus era in difficoltà. Dormivano tutti e se un negativo stava in pericolo io non potevo essergli utile in alcun modo.

“Aiuto, aiuto”, la voce era sempre più vicina. “Vi prego qualcuno mi tiri fuori di qui!”

Una donna umana e negativa intrappolata in palude. Perché mai avrebbe dovuto succedere una cosa simile! Finalmente riuscivo anch’io a vederla ma era sprofondata fino alle ginocchia nelle sabbie mobili. “Oh dio no, no!” Continuava a urlare e dimenarsi, finendo sempre più giù. Centimetro dopo centimetro.

“Ci sono io, Lola!” Nucleus provava a tranquillizzarla ma avvicinarsi troppo significava anche per lui sprofondare nella palude. Come potevamo muoverci? Quella era Eleonora, la figlia del questore; avevamo l’occasione d’oro nelle mani per acquisire o perdere credibilità in tutta Bugliano.

“La nutria, Orietta… La nutria di Adri! Sono venuta qui per vederla e sono cascata. Qualcuno mi ha spinto.”

“Stai calma Enola Gay”, le aveva detto Nucleus. “Niente panico. Prova a sdraiarti sulla schiena se ce la fai. E prova a nuotare, piano. Ti aiuto io.”

Occasione per occasione, dovevo provarci: quando sarebbe capitato un’altra volta un incontro ravvicinato fra Lola e il profiler? “Sbrigati Nuclear, vai a chiamare Adri e digli che alla nutria pensi tu! Svelto!”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: