La posta del culo: Donne, uomini, orsi e altre bestie

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La posta del culo si concentra su un messaggio condiviso col pubblico non rivolto a noi, ma che riguarda tutti noi perché certe uscite infelici diventano estremismo e ostacolano i diritti di donne, uomini, LGBT, orsi lupi e altre bestie.


La posta del culo: donne, orsi e altre bestie

Di uomini e lupi abbiamo già parlato in riferimento al “te la sei cercata“; invece, a questo giro, è il turno degli orsi perché non vogliamo lasciare indietro le altre bestie!

I post dove gli uomini vengono paragonati ai lupi sono ormai un déjà vu, ora tocca a quelli dove le donne sono messe in paragone con gli orsi e no, non è body shaming.

Il tema è sempre la violenza di genere, ma siccome in Internet è diffusa la mania di decontestualizzare, vogliamo spiegare cosa intendiamo per “posta del culo” in questo specifico caso e contestualizzare la situazione, onde evitare equivoci su equivoci.

Contesto iniziale: l’uccisione dell’orso marsicano femmina nel parco nazionale d’Abruzzo a cui è stato dato il nome “Amarena”.

All’interno della loro pagina Facebook Parcoabruzzo, gli addetti al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise hanno dato una spiegazione razionale e scientifica sul motivo per cui i cuccioli della povera orsa vengano monitorati giorno per giorno piuttosto di metterli in gabbia da subito.

Riassunto semplificato: questi esemplari sono in una fase della crescita dove stanno imparando a cavarsela da soli e il parco vuole consentire loro di crescere da orsi selvatici.

Più precisamente, vogliamo contestualizzare la frase che ha generato un’analogia secondo noi priva di senso. L’oggetto del contendere è l’eccessiva confidenza degli animali selvatici verso l’essere umano; si applica agli orsi ma è valida per qualunque altro esemplare più o meno “appetibile” ai social.

[…] abbiamo chiesto a tutti (curiosi, locali, fotografi, turisti, guide) di fare un passo indietro e di non postare, inseguire, fotografare e fare video di questi orsi confidenti (soprattutto rispetto proprio ad Amarena e Juan Carrito) in modo da non attrarre sempre tante persone nei luoghi di passaggio (spesso dentro i paesi) di questi orsi. Amarena prima (solo perché era più anziana), e Juan Carrito poi, sono stati vittima di una pressione umana, NEUTRALE, infinita. Entrambi hanno percepito le tante persone intorno a loro, per giorni e mesi come persone “buone” cioè che non gli avrebbero fatto mai nulla. Questo è vero, ma come poteva Amarena, abituata a questa neutralità, capire invece, vedendo colui che poi l’ha sparata, che non era uno “buono”?

Quando diciamo che per il loro bene gli orsi DEVONO continuare a temerci è esattamente questo il motivo; loro non sono in grado di distinguere chi li ama da chi li odia. Questa però, lo capiamo bene, è una riflessione profonda ed etica che cozza con il “mondo social” che abbiamo costruito.

Cosa c’entrano le donne con tutta la faccenda degli orsi? Da una giornalista, Federica D’Alessio, che ispirandosi alla frase del parco ha voluto creare un’analogia:

…Quando diciamo che per il loro bene gli orsi DEVONO continuare a temerci è esattamente questo il motivo; loro non sono in grado di distinguere chi li ama da chi li odia.

La signora Federica si collega alla violenza di genere, in questo modo:

Quanto è vero questo per le donne nei confronti degli uomini? Quanto è vero, se le donne spesso, sempre, ogni giorno, trovano la morte proprio per mano di chi si presentava come il volto dell’amore? Noi donne temiamo tutti gli uomini, diffidiamo di tutti gli uomini, e riteniamo che tutti gli uomini indistintamente siano un pericolo per noi per la stessa ragione per cui gli animali devono temerci e particolarmente, a loro volta, devono temere tutti gli uomini anche loro. Perché non è possibile distinguere chi ti ama da chi ti odia.

Non siamo orsi, cazzo!

“Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro, le donne hanno paura che gli uomini le uccidano”; questa è una citazione di Margaret Atwood, riferita al fatto che le donne nelle relazioni violente hanno la peggio pressoché nella totalità dei casi.

Sono dati di fatto che sarebbe ignobile negare o sminuire, tuttavia non riusciamo a condividere per intero la riflessione della signora Federica.

Vero è che spesso l’omicida si mimetizza dietro all’amore e la fiducia però come si fa a vivere così?

Giriamola anche verso le persone con HIV: Valentino Talluto ha passato il virus a mezzo mondo, quindi siccome non possiamo sapere se la persona che vive con HIV è in terapia o no, allora meglio tenerla alla larga. Nossignori, non funziona così, la razionalità dove la mettiamo? Vivere nella paura di tutto e tutti, forse ci lascerà in vita ma alla fine moriamo di solitudine.

Come possiamo contrapporre all’odio verso le donne, quello generale verso gli uomini? Come pensiamo di andare lontano, così?

“Temiamo tutti gli uomini indistintamente perché è impossibile capire chi ama e chi odia”, perfetto. Se avessimo lo stesso metro degli animali selvatici agiremmo all’estremo, ma non siamo orsi, siamo umani e per fortuna abbiamo la ragione e le capacità di confronto.

L’importanza di fare rete

Immaginiamo la scena: tutti gli orsi di nome Bruno e Bruna che si trovano fra loro e a suon di ruggiti si tengono l’un l’altro lontani dagli umani o imparano a distinguere quelli buoni da quelli cattivi leggendo i blog sulla psicologia.

Magari fosse così, in tal caso la confidenza tra animali e umani non sarebbe più pericolosa per entrambi e collaboreremmo insieme.

Nel mondo di fantasia facciamo parlare anche i virus, figuriamoci gli orsi! Quello reale invece è tutto diverso e gli animali troppo confidenti con l’umano sono i più vulnerabili.

Al contrario gli esseri umani possono contare sulla rete. Non inteso come Internet, o meglio non solo quella; ci riferiamo alla condivisione di esperienze che è stata, senz’altro, favorita da Internet.

Si contano a decine i blog e siti più o meno orientati alla psicologia in cui si parla di relazioni tossiche e segnali da prendere in considerazione per togliersi dai guai prima che sia troppo tardi; ci sono parecchi programmi tv, video, podcast, social network di testimonianze dove le donne raccontano la violenza; ovviamente non tutti per vari motivi hanno la possibilità di usare tali strumenti ma il fatto che queste opportunità esistano, rende l’umano potenzialmente diverso dall’orso.

Facendo rete diventiamo più forti, è inutile nasconderselo; ma odiare non è la soluzione perché, se è vero che l’androfobia (paura degli uomini) dopo un’esperienza negativa può accadere, l’eccessiva diffidenza crea ostilità.

Anche l’odio o la paura globale verso tutti gli uomini è violenza di genere e noi non ci sentiamo di invitare alla completa diffidenza, né all’assoluta confidenza. Impossibile che in 8 miliardi di esseri umani al mondo, tutti quelli nati di sesso maschile siano qua per fare del male! Abbiamo la razionalità? Usiamola perché l’estremismo finisce per danneggiare i nostri stessi diritti.

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