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La posta del culo: HIV, se sei positivo DEVI dirmelo!

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Questa è un’occasione speciale perché la posta del culo non ha colpito noi, ma un nostro conoscente: Enrico è un creator digitale con cui abbiamo già avuto modo di confrontarci nel 2022; anche con lui i soliti, senza sapere parlare né stare in silenzio, volevano giudicare quello che fa sotto le lenzuola. Ma un panino di affari propri mai, vero?


Enrico Caruso

Qui dove il mare luccica,

e tira forte il vento

su una vecchia terrazza

davanti al golfo di Surriento…

Ci spiace ma non stiamo parlando di quell’Enrico Caruso lì, anche se la canzone Caruso di Lucio Dalla è un capolavoro in grado di farci dimenticare qualsiasi malumore.

Enrico Caruso che intendiamo noi c’entra sempre con l’audio, sì, ma è autore del podcast Queer Scream. Una persona con cui abbiamo avuto modo di confrontarci in occasione del suo episodio “sierocoinvolte”, precisamente il numero 11 della stagione 2 in cui parlava di HIV.

All’epoca (marzo 2022) ci siamo sentiti perché gli abbiamo girato un nostro post in cui parliamo di personaggi con HIV che nei film non muoiono inconsapevoli che Enrico vivesse con HIV; del resto, mica ci è dovuto sapere se chi fa network con noi sia positivo o no.

La posta del culo: se sei HIV positivo devi dirmelo!

E veniamo al dunque: se noi abbiamo sufficiente esperienza da sapere che chiedere lo status degli altri non è un diritto insindacabile, ci sono individui che ancora ritengono di delegare la responsabilità per la propria salute, alle persone con HIV.

Dice Enrico in un articolo di gay.it:

“Non ho mai avuto problemi di discriminazione nemmeno nei rapporti sessuali, anche se generalmente non dichiaro il mio stato sierologico. Sono undetectable, U=U, non posso trasmettere il virus.”

È bastata questa frase, presentata come anteprima sulla pagina Facebook di gay.it, per scatenare la posta del culo. Solitamente chi ha le dita collegate al cervello apre gli articoli e legge, se invece i neuroni si trovano nella cavità anale escono frasi tipo: “io devo sapere se uno è malato o no, sai quanti se ne sono infettati così?”

Undetectable, baby. Virus azzerato nel sangue della persona. U=U. Non può trasmettere il virus. Ma se i neuroni si trovano nel culo, questo concetto non passa e si preferisce insultare gli altri dandogli pure del “malato”.

In verità già abbiamo discusso il tema “dirlo o non dirlo” nel post su Stefania Gambadoro quella donna morta di AIDS a Messina dopo che a causa dei pregiudizi i medici gliel’avevano diagnosticato troppo tardi; Enrico però ha posto il problema “dirlo in una coppia”.

Positivo e negativo in coppia

Noi conosciamo per esperienza personale cosa voglia dire “coppia sierodiscordante”. Etero e gay, ma le implicazioni sono identiche: un partner con HIV che deve parlare della propria condizione a quello senza.

Fino a qualche anno fa le domande da porci (voce del verbo porre!) erano quando e come parlarne, ora invece grazie ai progressi scientifici possiamo anche permetterci il “SE” comunicarlo, e la questione non è da sottovalutare.

La storia dell’uomo con HIV assolto a Bari è stata raccontata più volte ed evidenzia quanto una persona che vive col virus debba fare i conti con la fiducia nel partner. Se ti trovi a fianco un partner che si comporta come la donna di Bari, ti denuncia e finisci pure sui giornali? Sei colpevole solo per aver detto della tua condizione alla persona sbagliata.

Enrico stesso ne ha parlato un mese e mezzo dopo che lui e il suo partner avevano iniziato a vedersi, quando la storia da relazione disimpegnata era iniziata a diventare qualcosa di più importante.

Quando lo ho detto al mio compagno, questa è stata la sua risposta…

“Te voglio bene assaje, ma tanto bene sai”…

No, scherziamo. Stavamo giocando con la canzone di Lucio Dalla; Paolo (il partner di Enrico) gli ha risposto “conosco la situazione, anche il mio coinquilino ha l’HIV” ma siccome stanno assieme da 11 anni e si sono anche sposati, quel “te voglio bene assaje” ci stava alla perfezione.

E in quanto a noi, concediamo un piccolo spazio sotto le nostre lenzuola ai lettori ma non pensino di approfittarne troppo.

  • Elettrona: il problema non mi si è posto perché ho conosciuto il mio ex compagno in rete grazie proprio a una testimonianza sull’HIV – la sua condizione è di dominio pubblico. Ma ho realizzato quanto sbagliato fosse chiedere agli altri di fare coming out sullo status, dopo un duro confronto con due ragazze con HIV che avevano ragioni familiari e lavorative per non parlarne in giro. Noi negativi parliamo facile ma, prima, è il caso di ascoltare gli altri.
  • Gifter: mio attuale marito l’ha saputo nel peggiore dei modi in seguito a una violenta litigata sul reciproco passato sessuale: “a te l’esito negativo è stato regalato, con la vita che fai non te lo meriti.” Ero HIV positivo da un anno e mezzo non l’avevo accettato e mi guidava la rabbia insieme alla depressione. Ci siamo odiati per mesi.

A quale culo bisogna pensare?

Da negativa e positivo con questi curriCULA alle spalle, abbiamo convenuto che troppe volte le persone si arrogano il diritto di trattare un essere umano come qualcosa di cui porre e disporre a piacimento.

Libertà sessuale vuol dire anche portarsi a letto, in macchina, ovunque una persona senza conoscerne il nome né guardarla in volto ma se si ha a cuore il proprio stato HIV negativo non è opportuno delegare la responsabilità alle persone con HIV che già sono indaffarate a guardare se stesse.

Proviamo a essere realistici: quanto verosimile è questa scena?

  • conosci la persona dal vivo dopo averla frequentata on line, o la incontri direttamente la prima volta in un locale
  • “el sguardo mio se incrocia insieme al tuo, te fo un sorriso e in do secondi son al fianco tuo
  • te offro un po’ da bere, tachemo a limonare” [cit. amore in camporea]
  • ma sul più bello “sai c’ho l’accaivvù”.

Quante sono le probabilità che la cosa finisca con “amore in camporela, te porto in mezo ai campi e te conto na storiela”? SPOILER: nel migliore dei casi ci si convince di stare in un melodramma televisivo e nel peggiore il partner negativo piglia e se la svigna in mezzo alla festa. Poi le vie di mezzo come noi e come Enrico ci sono sempre, ma lo stigma verso le persone con HIV è ancora troppo diffuso.

Non possiamo pretendere che sia la persona con HIV a parlarci di sé, siamo noi a dover mettere in campo tutti i sistemi per evitare i rischi (altro spoiler: discriminare gli altri, non è un mezzo di prevenzione idoneo).

“Se sei positivo io devo saperlo”? Da nessuna parte è scritto, specie negli incontri occasionali o “non importanti” perché anche la persona con HIV ha diritto di tutelare se stessa dallo stigma che potresti scaricarle addosso – compresa la possibilità del ricatto “se non mi mandi le foto nudo io vado a dire tutto in giro” e “se non paghi vado a dire tutto in giro allegando pure le tue foto nudo”.

Sempre citando Enrico, “se HIV si tiene sotto controllo coi farmaci, è rimasto una malattia sociale dove lo stigma pesa sulla vita quotidiana”.

Poi se è una relazione importante, le cose cambiano perché diventa una questione di reciproca fiducia: parlare dello status vuol dire consentire al partner di rendersi conto se ci sono eventuali sbalzi di umore, preoccupazioni, cosa sono le medicine in giro per casa, qualora ci siano esigenze particolari – [Elettrona]: ex partner che prendeva la terapia solo col tè freddo altrimenti gli faceva male; non aver saputo del virus avrebbe significato ignorare determinati bisogni fondamentali.

In una coppia solida non parlarne vorrebbe dire negare qualcosa di importante che comunque fa parte del tuo percorso di vita ma, lo ribadiamo ancora una volta, non sono le persone HIV negative -amici, familiari, partner…- a dover sindacare su quando come e se una persona con HIV debba far uscire il proprio status allo scoperto.


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