La posta del culo: patriarcato

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Volevamo evitare l’argomento donne e patriarcato perché l’Internet è già piena di opinioni non richieste in proposito, ma nessuno è in una “comfort zone” su questo. Per cui ecco la posta del culo.


Vicini ai familiari, preferiamo il silenzio

Nostro malgrado, appena saputo che una ragazza e il suo ex erano spariti, abbiamo pensato che non ci sarebbe stato un lieto fine pur con la speranza, fino all’ultimo, di avere torto; quindi siccome già in troppi hanno dato fiato alla bocca, preferiamo non metterci lingua e limitarci solo a esprimere, per quel che vale, la nostra vicinanza alla famiglia.

Il nostro abbraccio va a un padre e una sorella che, nel momento più doloroso della propria esistenza, in prima persona hanno preso una netta posizione sulla vera causa di queste tragedie ma per questo vengono massacrati da chi invece ha tutto l’interesse a mantenere le cose come sono, e il “che non accada più” rimane una frase pronunciata al vento fino alla prossima volta.

La posta del culo: promuovere il patriarcato?

Lasciamo perdere giornalisti ed esponenti politici che in un senso o l’altro hanno già vinto il premio per quante “poste del culo” riescono a mandare sull’Internet nel giro di poche ore; come già ribadito più volte non è questo il blog in cui sostenere un politico o l’altro, siano i lettori a giudicare in base a ciò che leggono nelle fonti di informazione da loro stessi scelte.

Limitiamoci alla nostra posta del culo, che già è abbastanza perché un lettore ci ha posto la seguente domanda:

“Siete contro la violenza sulle donne e allora perché avete costruito una figura come il criminologo? Non vi pare di promuovere il patriarcato con un personaggio che seduce uomini e donne fino a farli suoi con l’HIV?”

Come, prego? Un attimo. Riavvolgiamo il nastro. Stiamo parlando di Adri! Quello, fra i tanti, è il nostro preferito e se lui è un maschilista patriarcale, noi allora siamo due bravi attori come Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea. Certo, convinti voi.

Questa è forse la ragione più plausibile per cui ha successo la comicità “di pancia”, le risate di scherno provocate da battute sempre uguali, parolacce e stereotipi. Non fanno riflettere (e a gusto nostro neanche ridere, se è per quello). Una risata fine a se stessa che dura il tempo dello spettacolo o del meme sui social, per passare immediatamente a quello successivo e si ricomincia con provocazioni sempre più violente.

Ma noi, pur essendo ben lontani da qualunque vero comico o scrittore, ci siamo posti l’obiettivo di far pensare chi ci legge inducendoli a porsi domande, e il profiler Adriano “Adri” La Scala è l’esempio più adatto alle nostre intenzioni.

  • Abbiamo raffigurato il classico maschio alfa dello stereotipo che vuole avere sempre l’ultima parola su tutto e con uno stuolo di ragazze al seguito. L’uomo che non deve chiedere mai, anche se le sue fragilità, dopo la morte del serial killer, si sono palesate tutte insieme e in un colpo solo.
  • Se una ragazza è vergine, lui deve conquistarla a ogni costo per darle il virus prima che ci pensi qualcun altro. E naturalmente, finché è negativa, le sono proibiti i contatti fisici con estranei anche fosse per una semplice stretta di mano.

Allora, questa sarebbe promozione del patriarcato? Sicuri? Noi abbiamo creato un personaggio così per il motivo opposto! FARE IL VERSO, al patriarcato.

Solitamente il bullismo e in generale la presa in giro, funzionano così: prendi il bersaglio e ne esageri le caratteristiche fino a costruirne una macchietta sopra cui ridere. Lo si fa sulle persone, sulla politica, su tutto.

Siccome però dileggiare le persone è qualcosa a cui noi ci opponiamo, non prendiamo in giro i sedicenti maschi “alfa”. Piuttosto ci prendiamo gioco della cultura che li appoggia, inventandoci un personaggio capace di inglobare in una volta sola ogni punto di forza attribuibile ai soggetti in questione, al fine di smontarli punto per punto. Autorità, abilità nella seduzione, forza fisica e propensione a salvare la ragazza in difficoltà, poi non da ultimo il feticismo del possesso.

Rispetto ai possessivi del mondo reale, però, Adri lascia libere le sue conquiste consapevole che, una volta trasmesso loro il virus, rimangono legate a lui anche se se ne vanno in capo al mondo.

Per questo, c’è chi ha addirittura insinuato che Adri fosse una specie di celebrazione verso Valentino Talluto, uomo in carcere dopo aver reso positive all’HIV un sacco di ragazze fra le quali alcune adolescenti. Lettori superficiali, caduti nella trappola dello stereotipo con tutti e due i piedi.

Il fatto è che Adri diventa un Signor Nessuno se il consenso non avviene da ogni parte coinvolta: lui, l’altra persona e soprattutto il virus!

Proprio così, gli umani possono aver organizzato tutto e stare anche già sotto le lenzuola ma se HIV non vuole entrare in simbiosi con quella persona specifica, impedisce ogni possibile azione anche punendo Adri con un attacco di dissenteria sul più bello.

Gioca pure col patriarcato, fai il maschio alfa, tu. Ma tanto anche nei tuoi quasi due metri di altezza sei piccolo piccolo piccolo, di fronte a chi pur misurando 0,1 micron decide per te anche quanta aria devi respirare.

Noi abbiamo creato il virus HIV parlante e senziente come un personaggio positivo – nel senso di protagonista -, che possa mettere un freno ogni qual volta una persona cerchi di sopraffarne un’altra o, comunque, di interferire eccessivamente con le decisioni di terzi. Ma in realtà parliamo per simboli facendo presente che l’essere umano può fare la voce grossa quanto vuole ma se il clima o una malattia di qualunque tipo si mette di traverso, ogni individuo si dimostra comunque per quanto piccolo è.

Non siamo tutti così!

Da alcuni nostri follower ci è arrivato tra le mani lo sproloquio di un uomo (guarda caso), che dileggia pesantemente le donne più o meno attiviste contro la mascolinità tossica.

D’accordo, anche senza quel video basta aprire tutti i social per vedere commenti tutti uguali “il patriarcato non esiste”, “la violenza è solo portata avanti da qualche matto”, e così via. Senza rendersi conto che la derisione e oggettificazione delle donne, da parte maschile, viene perpetrata quotidianamente già quando anziché dire “quel locale è sempre pieno di belle ragazze“, si usa l’espressione “è pieno di fregna” o sinonimi.

Inutile dire “non tutti siamo così”, ci mancherebbe altro che il 90% degli uomini ammazzassero! Ma trattare la donna come fosse un oggetto salvo poi negarlo e fare le vittime della cattiveria femminile, legittima comunque la violenza.

Ci viene in mente una frase detta dal (discutibile) comico Angelo Duro, a Sanremo 2023: “io sono fidanzato da 14 anni, e sapete come faccio? La tradisco. Vado a [parola volgare per ‘prostitute’].” Mai una volta però che avesse specificato per la propria compagna la stessa libertà sessuale! Perché?

Quanto la cultura tossica sia radicata nel quotidiano, è ben spiegato in un bell’articolo del portale Gay.it “#tallmen e la resistenza del patriarcato”, dove sono descritti i singoli atteggiamenti della cultura tossica.

Il patriargheiato

Neanche per sogno diremo chi è il personaggio che ha pubblicato il video di cui parlavamo perché non vogliamo dargli immeritata visibilità, ma fra le tante idiozie una in particolare ci è rimasta impressa: “e tra gay, cosa succede? Il patriargheiato?” Segue risatina stupida che fa alzare automaticamente il piede e partire un calcio in direzione culo.

Tranquillo, tesoro caro, puoi fidarti, non ti faccio niente [cit.]. Te lo diciamo noi cosa succede se un uomo gay incontra un narcisista patologico. SPOILER: facile trovare un bel cambiamento positivo sotto l’albero di Natale o anche prima.

Nel 2020 è accaduto a Casale Monferrato che un uomo ha ucciso il proprio marito con 30 coltellate e, cercando in rete “gay uccide compagno” o “donna uccide compagna” si possono tranquillamente individuare casi di omicidi brutali anche all’interno del contesto LGBT+, dimostrazione che non esiste “patriargheiato” o patriarlesbicato per diversificare come solo uno stupido fa, la cultura tossica che porta alla gelosia omicida c’è ovunque perché tutti siamo cresciuti respirando la stessa identica aria sporca.

E anche dove non arriva la morte si può far del male lo stesso. Prendi, controlli il tuo partner a vista, lo tratti da merda poi gli chiedi scusa promettendogli vero amore così si fida di te, nel frattempo vai in giro, ti porti a casa l’HIV e glielo trasmetti. Così speri che lui una volta resosi conto della situazione irreversibile, o resta con te perché pensa di non potersi permettere altro, oppure se proprio ti scarica come un MP3, ti basta immaginare che quando prende ogni giorno la terapia tu gli possa tornare sempre in mente.

A te narcisista patologico non importa anche se la tua “preda” poi s’è trovata qualcun altro, tanto, nel tuo singolo neurone pensi che in qualche modo il nuovo arrivato sta “marchiando il territorio tuo”.

A quel punto non sempre è possibile avere le prove che tu lo abbia fatto apposta, anzi se lui si azzarda poco poco a parlare, gli dicono come minimo “te la sei cercata”, “tra gay è così”, peccato che una situazione del genere sia possibile anche alle persone etero!

Noi vediamo solo le donne che sono morte, e al momento in cui scriviamo (22 novembre 2023) sono 105. Ma quante donne cis, trans, uomini gay, e così via, sono a casa nel silenzio e nella paura, senza qualcuno che abbia per loro una singola parola?

Troppo gay, o troppo poco?

L’omofobia è figlia del patriarcato? Certo che sì, e anche quella interiorizzata. Quel sentimento che spinge alcune persone LGBT+ a votare politici omofobi, o peggio ancora, chi disprezza le persone perché non sono abbastanza (o sono troppo) gay.

Quante volte si sente un uomo disprezzarne un altro perché effeminato, o una donna viene dileggiata perché è mascolina? Molto spesso, e anche da persone appartenenti allo stesso gruppo che, unito, si dovrebbe battere contro la violenza di genere.

Quando Tiziano Ferro ha divorziato, ci sono stati gay che lo hanno insultato perché ha scelto di sposarsi e avere dei figli; ci sono donne che insultano le donne trans, donne lesbiche contro gli uomini gay, sierofobia, body shaming, gente monogama che discrimina chi è sessualmente promiscuo e viceversa.

Tutto questo non fa che aumentare i conflitti creando divisioni anche all’interno del contesto LGBT+ e in questo modo si offre il fianco agli omofobi a cui non pare vero sentire che ci scanniamo anche tra di noi; sono loro a generare i pregiudizi, tengono i fili e chi di noi è più debole finisce per rimanere imbrigliato.

Così non possiamo andare avanti, noi senza fare tanti proclami cerchiamo di impegnarci quotidianamente a evitare qualunque comportamento sessista perché di uomini che si sentono vittime delle donne o dei gay, gente che si insulta e gente che muore, non ne possiamo davvero più.


Posta del culo e patriarcato: Not All Men

“not all men”, “non tutti gli uomini”, è la parola chiave -hashtag- usata nei social per autoassolversi. Il classico “non siamo tutti così”. Una nota di colore, abbiamo anche fatto un siparietto fra noi perché su Facebook e Instagram questa frase è scritta tutta unita “NotAllMen” ma non sempre ci sono le maiuscole e “notallmen” fuori contesto può anche essere interpretata come “no tall men”, ovvero “no agli uomini alti”. E cosa c’entreranno gli uomini alti con la violenza? Cos’hanno più degli altri?

Più, la dimensione. Meno… C’è un gioco che si fa da ragazzini con le dita a pistola: se l’indice sta in verticale puntando in alto e il pollice perpendicolarmente in orizzontale, indica uomo alto e pene piccolo; se invece a puntare verso l’alto è il pollice ma l’indice è messo in orizzontale? Uomo basso tutto casso!

Siparietto a parte, comunque, tutte le supercazzole di “not all men” si riconoscono al volo:

  • donna isterica, a cui aggiungiamo “checca isterica”, riferendosi agli omosessuali maschi.
  • donna troppo emotiva, poco razionale. La faccia politically correct del donna isterica.
  • il femminicidio non esiste: “nessuno uccide una donna in quanto donna”, detto da chi è abituato a oggettificare l’altro sesso
  • “Forse è meglio che tu stia a casa / in cucina / stai zitta”… Suvvia è una battuta, mica ti ammazzo!
  • la donna dovrebbe spiegare le cose in modo gentile anche se è arrabbiata e perde la pazienza… Ah sì? Davvero? E se le donne vengono accusate di rompere i coglioni sempre e solo dagli uomini, è il caso di guardarsi intorno e capire che c’è davvero qualcosa che non va.

Tutto è spiegato benissimo in un articolo che parla di schiaffi e rintocchi sempre sul portale di gay.it, a firma Francesca Di Feo.

In conclusione, non esistono mostri, lupi, untori. Troppo comodo raccontarsi la storiella disumanizzando i carnefici per autoassolversi senza rendersi conto che, seppure non in tutti nello stesso modo per fortuna, quel tipo di cultura prevaricante è radicata in ognuno di noi. “Io non sono così” quando accadono le tragedie, non basta. Bisogna partire da noi, dalla quotidianità di alzarsi dalla sedia e andarsene quando il nostro collega, amico, familiare, fa una battuta sessista e il resto del gruppo ride.

E smettiamola di credere che per trattare male una donna sia sufficiente picchiarla, ferirla nel corpo o peggio. Tutte le volte che si usa violenza verbale o psicologica si fanno danni e si è proprio quello da cui i vari “not all men” vogliono autoassolversi: dei pezzi di merda.

“Di cosa ti lamenti? Mica ti do botte, sei ancora viva, porto a casa i soldi, non ti faccio mancare niente… Cosa devo fare ancora? Buttarmi dalla finestra? Darmi fuoco?”

La risposta è sì! L’accendiamo?

2 commenti su “La posta del culo: patriarcato”

    • Sono Gifter.

      Quanto è stato difficile scrivere a quattro mani questo post senza scadere nella retorica compresa quella del “mi vergogno di essere un uomo” “mi dissocio” io è inutile che mi dissoci quando sono cresciuto con un padre fascista e omofobo.

      Inutile che mi dissoci quando anch’io ho da ragazzo fatto il cretino per paura di mettermi in discussione col mio genere di appartenenza. Dire “io non sono così” è disfunzionale sia per noi uomini sia per le donne ma cosa ci si aspetta? Che se dico “non sono così” mi si risponda “bravo”? Ancora una volta il bisogno maschile di pavoneggiarsi.

      Io cerco di sforzarmi ogni giorno per combattere anche su me stesso compreso l’utilizzo della parola “puttana” a sproposito.

      Uno mi spieghi a cosa serva degradare una prostituta quando si lancia un’imprecazione o per offendere qualcuno? Le parole non sono tutto e non è sufficiente combattere da quelle. Però fanno parte della nostra identità e anche loro contribuiscono al cambiamento.

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