La posta del culo: te la sei cercata!

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Attuale più che mai questa frase, purtroppo: te la sei cercata, te la sei voluta! La posta del culo evidenzia l’ennesimo insopportabile pregiudizio.


Ubriachi e lupi

“Se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche. Poi rischi effettivamente che il lupo lo trovi.”

Frase pronunciata da una persona qualunque? Potrebbe! Invece no, è il compagno della donna che attualmente ha assunto il ruolo da presidente del consiglio e questo, al netto del colore politico, appesantisce ulteriormente certe parole nei confronti di una donna che subisce violenza.

In più fa male sapere che queste due persone sono genitori di una bambina; chissà cosa direbbero qualora un simile episodio accadesse alla loro figlia… Neanche al peggior nemico si augurano certi drammi per cui limitiamoci a chiedere solidarietà e tutela contro la violenza passando anche (e soprattutto) dall’educazione verso gli uomini, con l’auspicio che queste tragedie vengano evitate per chiunque.

Come più volte ribadito a noi non interessa parlar male dei politici e loro familiari però se chi deve garantire il rispetto delle leggi si lega a qualcuno con certe idee, provare fastidio è il minimo sindacabile.

Chiariamo subito: affermare che l’abuso di alcolici e/o sostanze rende vulnerabili, è un dato di fatto ed è inutile prenderci tanto in giro ma, se proprio vuoi fare “la paternale” verso determinate scelte, la prima cosa a cui bisogna stare attenti è la propria salute, casomai.

Dire “se ti ubriachi è facile che qualcuno abusi di te” sarebbe come prendere atto che le violenze sessuali esistono e l’unico modo di evitarle sia educare le donne alla prudenza, qualunque cosa significhi, perché “gli uomini ”poverini” son cacciatori e son fatti così”.

Per certi uomini è facile ordinare alle donne di vivere una quotidianità in perenne allerta; lo stereotipo del maschio alfa, se beve un po’ di più, mal che vada si sbronza e vomita ovunque, perde i sensi e pazienza, in genere al massimo gli rubano il portafoglio.

E qualora subisca anche lui una violenza da parte di qualche personaggio di orientamento non etero che è un predatore sessuale? La vittima in questione se la piglierebbe non col singolo criminale ma con tutti i gay. Garantito.

Lui in tal caso sarebbe il primo a vergognarsi anche di denunciare, e arrabbiarsi se qualche suo simile gli dicesse “te la sei voluta”; neanche parliamo poi se a fargli un simile abuso fossero delle donne! Gli si direbbe “cavolo, magari capitasse a me!” Due pesi e due misure sempre e comunque perché gli uomini subiscono violenza ma il fenomeno viene percepito come meno frequente rispetto a quella sulle donne.

Una donna vorrebbe anche potersi fidare degli uomini, perché creare questa cultura di continua e quotidiana allerta, salvo poi lamentarsi dei vari gruppi estremisti che attribuiscono al sesso maschile tutti i mali del mondo? Sbagliatissima questa reazione ma adesso tocca a noi dirtelo, caro maschio alfa: la misandria, te la sei cercata.

A chi non capita il momento di “matto”?

Per citare il Vangelo: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Lasciando perdere cosa significhi ‘peccato’ e tutto il resto, la storia di Gesù un insegnamento ci ha dato: siamo tutti umani, tutti soggetti all’errore di qualunque tipo sia e sarebbe meglio non fare la predica agli altri senza prima guardare se stessi.

Noi lo diciamo spesso: “il momento di matto capita a tutti”. La distrazione, abbassare la guardia per un attimo, il più delle volte ti va bene ma possono accadere coincidenze capaci di stravolgerti l’esistenza in modo rilevante e, in alcuni casi, irreversibile.

Nell’infanzia ci hanno educato al classico “non accettare caramelle da uno sconosciuto”, poi da grandi il simbolo della caramella passa a qualcos’altro ma non importa; allora ci chiediamo: se in genere è difficile accettare un drink da un completo estraneo, cosa fai se una persona con te è carina per tutta la sera, ci si diverte insieme, è una piacevole compagnia… “No, no, grazie, non bevo.” “Non offrirmi da bere, non accetto, sia mai che c’è droga dentro.” Sarebbe da fare, ma in quanti lo fanno? Soprattutto una donna si sentirebbe anche maleducata a non accettare un drink e questo perché… Solita educazione vicina al maschilismo dove se sei donna e un uomo è “galante”, devi sempre essere cortese. E sticazzi.

Col ragionamento del “facile che il lupo lo trovi” allora perdoniamo pure quello che ferisce la moglie e si giustifica “avevo trovato i coltelli tutti sbrilluccicanti a lama in su, volevo dimostrarle che non si devono mettere così, nel portaposate”.

No, no il fatto che ti sei sposata un folle; no, la tua colpa è aver lasciato i coltelli a lama in su! Ma ti pare?

Siamo all’assurdo: diversi anni fa a un conoscente, con disabilità visiva, è stato rubato lo smartphone dalla tasca; a portarglielo via è stato un tizio che si era offerto di fargli attraversare la strada più velocemente per raggiungere l’autobus in una serata di pioggia.

Il malintenzionato lo ha “lavorato” con le chiacchiere del più e del meno, sfilandogli lo smartphone dalla cerniera della giacca. E qualcuno ha pure azzardato a dire a questo ragazzo “non dovevi farti aiutare da estranei!” Certo, ma se sei in difficoltà, chiedere aiuto è – ancora una volta – il minimo sindacabile.

Imparare a difenderci, senz’altro; ma cosa dite di agire in modo più pesante su chi offende? Pare brutto?

La posta del culo: te la sei cercata!

Il “te la sei cercata” è uno dei luoghi comuni più gettonati quando si parla di HIV, soprattutto nell’ambito dell’omosessualità.

Ai classici fastidiosi moralisti, non interessa perché e per come; è già sufficiente il fatto che sei gay per dirti che quello di “ammalarti” è il tuo destino.

I primi a insegnarti che se ami una persona e sei fedele non servono le precauzioni, sono quelli che se risulti positivo ti accusano di non averci pensato prima. Anche se hai seguito certe “regole” non gli importa che il tuo amore sia un traditore seriale senza rispetto per se stesso e gli altri finché ti ha portato a casa il virus; sei tu che hai l’HIV, è colpa tua.

Stessa scena per le donne etero. Guai al preservativo, la profilassi pre-esposizione è solo per i promiscui, poi se arriva la notizia che non vorresti, te la sei cercata.

Smetterà mai la pessima abitudine della colpevolizzazione verso chi subisce? Smetteremo mai di considerare il sesso sporco a prescindere?

Si arriverà mai a un approccio differente nei confronti di ciò che viene definito “vizio”? Alcool, fumo, droga, tutti ormai ne conoscono le conseguenze ma possibile che non si riesca a gestire le dipendenze senza ergersi a “esseri superiori” quando non le si vive in prima persona? Non è che, se malgrado i rischi e il proibizionismo la gente fuma beve e si droga ancora, forse nel merito stiamo sbagliando qualcosa come società?

Noi due blogger non sopportiamo il fumo, se beviamo è di rado con gli amici un paio di limoncelli o una birretta, mai fatto uso di stupefacenti né tanto meno giocato d’azzardo.

Poi abbiamo i nostri vizi comunque: cioccolato e dolci per esempio, e allora? Siamo superiori agli altri? Anche no.

Ci sono capitate sfortune? Tante, ma nessuno di noi è andato incontro apposta, agli eventi sfavorevoli. Abbiamo fatto del nostro meglio per evitarli? In coscienza sì, col senno di poi avremmo potuto fare di più? Probabile ma nessuno ha il diritto di farci la morale.

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