Prova del digiuno

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Adri e Hunter sono ancora immersi nella prova del digiuno, e ne capiscono il motivo solo quando il medico legale telefona al profiler…


Adri: prova del digiuno?

No, maledizione. No. Questa situazione sta davvero sfuggendo di mano ed è fuori da ogni logica: se il killer dissanguatore vuole il nostro virus, per quale ragione ci costringe a digiunare? Sarà forse la fame a crearmi confusione, ma non capisco.

Hunter, accanto a me, sembra invece più tranquillo e tiene in mano il suo smartphone, leggendo a bassa voce un’opera teatrale. “No”, lo rimprovero; “studierai più tardi! Siamo senza corrente e se ti si scarica il telefono…” Lui indica il mio, carico al novanta per cento, che sta vibrando malgrado io non ci avessi fatto caso; lo prendo in mano e, guardato il nome sul display, comprendo che ormai non c’è più tempo per le prediche.

“Dimmi, Salvo”, rispondo al volo. “Cosa? Stai scherzando? Sicuro? Va bene, va bene, sì, ho raccolto tutto. Sì.”

Cercando di non farmi vedere da Hunter, appena chiusa la telefonata mi asciugo le lacrime; aspettavo quella chiamata da diversi giorni ma in cuor mio speravo in qualcosa di diverso.

“Che succede, Adri? Fratellone, guarda che non ti devi vergognare a piangere!”

Tutto mi aspettavo da Hunter, tranne l’abbraccio avvolgente che mi ha dato. “Era Salvo Segapiedi a chiamarmi, il medico legale”, spiego a mio fratello senza staccarmi da lui; “I gelati della Pro Loco e il ragù di nutria, tutto falso, bro! Abbiamo mangiato…”

“Carne sintetica? Brother, Bugliano sempre all’avanguardia…”

“Piantala di scherzare perché è qualcosa di peggio, fratello! Molto peggio.” Neanche riuscivo a pronunciarlo, da quanto mi faceva orrore l’idea di aver consumato anch’io certi piatti per diversi mesi. “Carne di… Non so come dirtelo, Hunter!”

“Guarda”, lui mi risponde con nonchalance sfoderando un sorriso amaro; “con la fame che ho, mangerei anche un cane o un gatto se me lo offrissero. Te l’assicuro.”

Qui a Bugliano si mangiano anche i sorci, per tradizione non si butta via niente di qualunque animale perciò, in piena sostenibilità e politica anti-spreco sono abituato da sempre a mangiare di tutto; tranne quello che il medico legale ha scoperto nei campioni raccolti da me e colleghi durante gli eventi. “Carne umana?” azzarda Hunter guardandomi negli occhi, e riesco solo ad annuire.

“Precisamente la carne di Valentino, Hunter! Abbiamo mangiato…” Un’altra crisi di lacrime mi interrompe, nel mio lavoro di profiler ho visto di tutto eppure mai prima d’ora ho avuto un crollo di questa intensità. “L’abbiamo mangiato tutti e due… Il mio più caro amico d’infanzia… L’ho mangiato anch’io capisci? E tu, tu me l’hai servito nel piatto senza saperlo!”


Hunter: i segreti del Papero Offeso

I miei genitori tenevano molto al mio lavoro al Papero Offeso; “se vuoi fare l’attore devi guadagnartelo” era sempre stata la filosofia dei miei due papà adottivi e il terzo, mio padre biologico, si era spaccato la schiena per garantirmi il posto nel ristorante più celebre di Bugliano e un ottimo stipendio. “La gavetta”, insisteva papà adottivo Benjamin Bruckner; “niente si ottiene per niente quindi vai, fai il cameriere e mantieniti gli studi!”

Per cui a nessuno di loro volevo confidare quanto succedesse: più di qualche volta, a fine turno, passando in cucina a lavare i piatti, vedevo la titolare Jessika Filibui in atteggiamento troppo amichevole con l’agente Floyd Turnpike; una sera, mi è sembrato addirittura di notare lui nascondere in congelatore dei grossi sacchi di plastica contenenti quasi certamente della carne.

In altre occasioni parlavano anche di un patto: “tu aiuti me, io do una mano a te. Ma solo a lavoro finito!” Quanti preservativi usati ho trovato nei cestini della cucina, e io sempre in silenzio per non perdere il posto.

“Ma ti rendi conto di cosa mi stai raccontando!” Adri mi scuote per le spalle e mi spinge lontano da sé; “testa di cazzo Hunter, si può sapere perché non me l’hai detto! O ti stai inventando una balla? Jessika, e Floyd, su lei non so ma Turnpike è il mio capo! Ci metterei tutt’e due le mani sul fuoco!”

Sapere che Adri è un poliziotto e non rivelargli un illecito? Sbagliato quanto fosse, ma avevo preferito stare zitto per non mettere in discussione il nostro rapporto. Noi, fratelli ritrovati, non avevamo scelta perché parlando avrei perso sia lui sia il lavoro e, ancora una volta, mi sarebbe toccato vivere per strada.

“Se vuoi sapere qualcosa di più parla con le ragazze”, gli suggerisco a bassa voce; “Greta soprattutto. Ma anche quella che fa le pulizie sia al Papero sia al Buongiornissimo Café…”

Appoggio le mani sulla busta di plastica ancora sigillata sopra il tavolo; “reperto 56” si leggeva nell’adesivo che Adri aveva incollato poco prima e io avevo la tentazione di strapparla.

“Credi che pure il prosciutto sia di carne umana, profiler?” A questo punto davvero non mi sarei più stupito di nulla; “e per quale motivo qualcuno ha portato qui del cibo risalente al 2003? Cos’ha a che fare col dissanguatore? Semmai, è un cannibale! Sbaglio?”

“Stop it, Hunter! Basta domande ti prego!” Adri mi appoggia una mano su un ginocchio e lo stringe forte senza più parlare né mollare la presa; con sguardo inquieto insiste a fissare la porta, che di lì a poco si apre cigolando. “Sono venuti a prenderci”, penso immediatamente; ma i nuovi arrivati si sono mostrati subito amichevoli verso di noi.


Greta Flaminia Lando: prosciutto vegano

Colpa mia se c’è tutto questo casino, se hanno chiuso il locale del Pollo Fritto e il Buongiornissimo è passato in gestione alla Pro Loco. Quelli della Visitbugliano stanno diventando grandi e fra un po’ inghiottiranno anche il Papero Offeso. Ne sono certa.

Però non potevo stare zitta all’infinito; dopo i gelati vegani con la carne dentro, io sono davvero stanca di essere presa in giro. Se succede qualcosa a una persona allergica? Dovevo coinvolgere polizia e medicina legale, non c’era altra soluzione. E quando Adri mi ha dato i contatti dei “due salvatori” non ho esitato un secondo a chiamarli: Salvo Mondo e Salvo Segapiedi, famosi per la loro scarsa empatia, invece si sono mostrati di una sensibilità straordinaria disponendo il sequestro di tutto.

“Guardate”, spiego subito a Hunter e Adri; “come responsabile del sindacato sono stata io a far chiudere l’elettricità e svuotare i frigoriferi; ogni prodotto alimentare è già nell’istituto del dottor Segapiedi, mancava solo questa roba che avete trovato qui. Prosciutto vegano? Cracker senza glutine? Verificheremo a tempo debito!”

“Chiamami Salvo”, mi corregge il dottore. “Possibile che ancora insisti a darmi del lei?” Senza degnare gli altri di uno sguardo mi cinge i fianchi con un braccio. “Lo sai che abbiamo un conto in sospeso”, lui mi parla a bassa voce e il dettaglio non sfugge a Salvo Mondo, che nel frattempo ha preso dal tavolo il reperto numero 56 ed è uscito in silenzio dalla porta. “Lo vedete”, sorride Segapiedi, malizioso; “il mio collega è negativo autentico e incazzato con l’intero universo”.

Ancora una volta il dottore mi attrae a sé, stringendomi con entrambe le braccia poi dandomi una sonora pacca sul sedere. “Grazie a questa bella ragazza tra non molto avrò un bel test positivo anch’io, vero piccola Gifter?”

Adri non è tipo da arrabbiarsi, questa volta però lo vedo afferrare Segapiedi per la giacca e trascinarlo fino al muro:

“Ah sì, dottor Segapiedi? Vuoi collaborare con me e poi ti fai dare l’HIV da Greta? Pensi di farla franca così facilmente? Non erano questi gli accordi, amico!”

Io cerco di difendermi come posso: è soltanto un gioco di ruolo, il mio virus nel sangue è non rilevabile, neanche volendo sarei capace di trasmettere e di questo sono assolutamente certa.

“Non rilevabile come lo siamo tutti ormai”, interviene Hunter; “ci avete negato elettricità e virus, voi e quel sindacato ambientalista di merda. E ora anche questo digiuno…”

“Hunter! Adri! Io nei vostri panni non farei tanto il figo”, sorride Segapiedi malizioso mentre mi accarezza una guancia; “non ascoltarli piccola, questi due prima o poi si pentiranno anche di esistere.”

“Non mi fate paura”, ci affronta Adri alzandosi in tutto il suo metro e novanta; mi si avvicina e, mettendomi le mani sotto le ascelle, mi solleva di almeno 20 centimetri da terra. “Questa una gifter”, si mette a ridere trattenendomi in sospensione; “alta un metro e un barattolo, vegana, non rilevabile. Ma dove vuoi andare piccola Greta! Per non dire… Gretina!”

Salvo Segapiedi mi raggiunge e, sprezzante verso il profiler, mi stringe tra le sue braccia forti.

“Fossi in voi mi darei una calmata”, il medico si rivolge ancora a Hunter e Adri; “perché la carne umana nel ragù è il minimo sindacabile. Qui ci sono tanti segreti e tu, Adri, tieni sempre a mente che hai una bambina piccola. E che se io parlassi, tu saresti il primo a rimetterci.”

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