Quando l’umano dice no

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Quante volte dici “no” a cose che potrebbero interferire con i tuoi obiettivi?

MONDO REALE: “quando l'umano dice no”, potremmo cantarla sulle note di “quando i bambini fanno oh”, al posto di “quanno i romani fanno aoh”.

Digressioni trash a parte: WordPress ci chiede se ci sono volte in cui diciamo No a qualcosa che possa cambiare o frenare i nostri obiettivi e noi ribadiamo il nostro secco no, anzi picche, quando un'intervista risulta inopportuna.

Ma abbiamo anche detto qualche “no” implicito: nell'ultimo periodo siamo stati invitati in un blog multi-autore (grazie Alberto per la fiducia) e pur avendogli già fornito alcuni contributi “seri” anche parlando di noi, ci siamo accorti che molti, gestore compreso, su temi a noi cari hanno posizioni diametralmente opposte alla nostra allora, onde evitare di sbroccare un'altra volta preferiamo tenerci lontani da un certo tipo di dibattito; sappiamo che facendo così non daremo mai l'opportunità ad altri per conoscere punti di vista differenti dai loro, e probabilmente anche viceversa. Ma noi nella blogosfera veniamo per divertirci e soprattutto rimaniamo distanti il più possibile dai social e la tv generalista per non farci coinvolgere nelle discussioni “serie” degli sconosciuti. Sta a vedere che ora le facciamo nei blog? Anche no, casomai se ci va scriviamo di tecnologia, musica, libri, punto e basta.

MONDO POSITIVO: De Rocchis, insegnante di scrittura creativa a Bugliano, sta per andare in vacanza con suo padre: dopo anni, finalmente, un'occasione per stare con l'amato e mai presente papà, entrambi liberi di confrontarsi sul reciproco passato lasciandosi gli eventi dolorosi alle spalle una volta per sempre.

Ma una telefonata del suo collega e amico le sconvolge i piani: c'è bisogno di lei a Zagabria, dove Benjamin sta da un po' di giorni per lavoro – almeno così le dice. Siria però non andrà da sola in croazia, Ben è stato chiaro e la vuole far partire insieme all'ultima persona che lei vorrebbe accanto: la nemica e amica .

Quella di mandare al diavolo il collega e andarsene in vacanza lo stesso, appare come la soluzione più immediata anche se il padre le suggerisce di affrontare Giulia a muso duro. Ciò con cui Siria non ha fatto i conti però è la tenacia del suo HIV, col quale non ha ancora fatto veramente pace.

E quando l'umano dice no? Se sei un virus cattivo te ne freghi, lo lasci fare, lo sfrutti fino all'ultima difesa immunitaria poi te ne sbarazzi; al contrario, se sei , cosa fai? Cosciente di quale sia la cosa giusta per chi ti sta ospitando nel proprio corpo, lo convinci in un modo o nell'altro che hai ragione tu.


Siria: da padre a figlia

Due giorni insieme a lui, Rocco De Rocchis. Quello che per tutta Bugliano è il fondatore della Pro Loco ma, per me, è sempre il mio amato papà anche se quando ho bisogno io, ha sempre qualcos'altro da fare..

Pareva un sogno quando mi ha proposto di staccare e andarcene insieme al centro benessere, col fatto che per il week-end era prevista pioggia ha deciso di annullare ogni evento in Pro Loco per stare con me.

“Hai visto Sirietta”, mi diceva in uno slancio di affetto come non ne aveva da decenni. “Adesso è ora di pensare a te! Chiudi il tuo passato e dolore in una scatola, vai avanti e guarda al futuro.”

L'avevo già fatto, ed era per quello che contavo nel week-end fuori porta: dire a papà come fosse stato difficile lasciarsi ogni evento negativo alle spalle e quanto temessi che prima o poi i fantasmi potessero tornare, per colpa di quell'HIV con cui ancora oggi fatico a far pace nonostante gli sforzi della dottoressa Sloan e il mio tentativo di perdonare chi mi ha fatto perdere la fiducia nelle amicizie femminili, forse per sempre.

Già anni prima avevo riconsegnato a quella Giulia tutte le cianfrusaglie che ci appartenevano, neanche in foto avrei voluto più vederla. Invece dopo poco mi si era presentata riportandomi lo scatolone indietro, chiedendo spiegazioni sulla mia scelta di buttare ogni cosa e addirittura ha dichiarato di amarmi. Sì, il cazzo, se mi ami non rubi una foto spacciandola per tua in un concorso, e vincendo pure! Se mi ami non prendi la mia intimità e soprattutto non la mostri al mondo intero!

E ancora, se mi rivolgi così tanto amore non provi ad ammazzarti di fronte a casa mia lasciando lo scatolone con tutte le tue cose fuori dalla porta obbligandomi a provare doppio dolore nel rimetterle a posto; per fortuna esisteva già il museo delle relazioni finite così ho deciso di portarci la scatola di Giulia, poco prima di trasferirmi da Bergamo a Bugliano.

Nuova vita, pensavo, ma una volta arrivata in Toscana, me la sono trovata lì al Campus universitario anche se si fa chiamare col nome di ChaserGiulia.

Siria: chiudi tutto in una scatola!

“Raccontami quello che vuoi”, mi aveva detto papà; “hai chiuso il dolore fisicamente in scatola ma la ferita è ancora aperta, ti conosco. Eppure sembrava che tu e Giulia aveste fatto anche pace, no?”

In effetti pareva anche a me, eppure sentivo dentro quell'inspiegabile forza che ancora mi spingeva ad allontanarla più possibile. “Persona negativa”, mi dicevo, inaffidabile e portatrice di energie malevole. Questo era il mio istinto e così facevo! Quindi non vedevo l'ora di isolarmi, tuffarmi in piscina o stare sulla panchina della sauna era ormai questione di poche ore.

Papà Rocco è scrupoloso quando si tratta di valigie e ha inserito due impermeabili nel bagaglio pieno già fino all'orlo; “non si sa mai, Siria, se piove forte poi sono cazzi! Piuttosto, sai mica dov'è l'astuccio dei miei occhiali?”

Ho iniziato a rovistare per tutta la sua stanza, lui e la sua mania di lasciare qualunque cosa dove viene viene! Finché mi sono accorta del dettaglio: mio padre aveva l'astuccio appeso al collo! Altrettanta fissazione di prendersi i porta-occhiali leggeri poi appenderseli ovunque e convincersi di averli persi.

Ormai pronta per uscire, ho guardato l'agenda per l'ultima volta: nei tre giorni successivi il corso di scrittura creativa non si sarebbe svolto per mancanza dei docenti. Erano chiari gli accordi con Benjamin Bruckner, se c'è lui possiamo lavorare insieme e in sua assenza tengo le lezioni io. Ma se manchiamo tutti e due, non c'è alcuna opzione supplenza e il corso non si fa.

Ma per il lunedì seguente la lezione era confermata, segno che Benjamin sarebbe stato disponibile. Ho preso il mio smartphone con l'idea di chiamarlo per togliermi ogni dubbio, e quasi fosse una telepatia eccolo che mi ha squillato lui!

La sua voce però non era quella solita calda e rassicurante del prof Bruckner, aveva un tono che non ammetteva repliche. “Siria! Interrompi ciò che stai facendo e raggiungimi…”

“Maledizione papà, mi hanno fregato la vacanza! Devo partire! Ma dio…” Mi sono fermata, perché se qui a Bugliano la bestemmia è consentita, non lo è per me: rispetto per le religioni prima di tutto, anche se non ci credi.

“Calma, Sirietta. Partire per? Dove? Dimmi? Andiamo insieme, dov'è il problema?”

Zagabria. Facevo fatica anche a pronunciare quel nome, e dovevo ancora dirgli la parte peggiore: ChaserGiulia sarebbe dovuta venire via con me! Io e lei, da sole, verso la Croazia. A far cosa, poi? Benjamin non era stato chiaro ma prometteva che ci saremmo trovati direttamente lì.

“Il karma”, scherzava mio padre. “Vedila in modo positivo: è la volta che tu e lei farete pace, definitivamente. Chiudi il passato in una scatola interiore, aprendo quella fisica.”

Com'è possibile? Cosa c'entrava papà con Ben? A Zagabria non ci sarà mica stato solo il museo delle relazioni finite, eppure da come mio padre parlava, sembrava essere certo che avrei dovuto soggiornare lì. A quel punto anche la vacanza poteva essere una trappola per costringermi a rivedere gli oggetti di Giulia?


ChaserGiulia: passaggio obbligato

Negativo. Ancora. Una singola, miserabile linea sul test decretava il mio ennesimo fallimento, dopo il 18 preso all'esame di inglese. Ne potesse andare bene almeno una nella vita! Col mio ex marito che mi aveva tolto i nostri bambini facendomi giudicare inadatta, mi rimaneva solo lo studio e poco altro.

Per un periodo avevo anche sperato in una svolta grazie all'affetto inaspettato di ; ex bullo che mi umiliava alle scuole medie, ora poliziotto, mi aveva fatto ben sperare di risolvere con l'ex marito e riavere i miei piccoli, e non solo.

In quel momento però mi stava seduto accanto con lo sguardo a terra, senza degnare di attenzione me o il risultato del test; la delusione era così evidente, e non solo la mia!

Aspettavo da un minuto all'altro che il profiler mi appoggiasse la mano sul ginocchio o sulla spalla e mi tranquillizzasse: “non preoccuparti pallotta, ci riproviamo! Fidati di me è solo questione di tempo e pazienza.” Invece no, si ostinava a volgere lo sguardo prima a terra e poi alla porta. In silenzio.

L'avevo più volte notato nei film e serie tv, di solito quando un poliziotto guarda in giro e ti ignora c'è sempre qualcosa di brutto che non sa come dirti; difficile che la realtà fosse così diversa, dopotutto! L'incertezza iniziava a diventare spavento, così ho deciso di rompere il silenzio per prima: “è successo qualcosa a Sara! A Daniel! A tutti e due! Il mio ex li ha ammazzati… Dimmelo cazzo, dimmelo! Dimmi cosa cazzo è successo!” Urlavo, quasi, piangevo per un eccesso di rabbia esplosa tutta in un momento.

“Calma! Calma!” Finalmente si era espresso e aveva allungato la mano verso di me, ma più che un gesto di incoraggiamento, le sue dita sulla mia spalla sembravano dover strizzare una spugna. “Nessuno mai ti ha autorizzato a chiamarmi Gifter, negativa impertinente. E poi…”

“Mi scusi, profiler Adriano La Scala”, gli ho risposto timidamente cercando il suo sguardo ma lui, scocciato, ha afferrato il test dal tavolo e l'ha buttato nel cestino che si trovava sotto la scrivania. “Lo vedi Giulia? Inadatta ai tuoi figli e, neanche l'HIV ti vuole! Fossi in te, mi farei qualche domanda.”

Stronzo, bastardo fino in fondo; non volevo più trattenere le lacrime e mi sono allungata verso di lui cercando un contatto, ma niente da fare: Adri già stava aprendo la porta e mi dava le spalle, in procinto di andarsene: “non mi riempire di DNA negativo, piangi e asciugati quelle lacrime sporche da sola! Fai pace con te stessa e scegli: o il virus, o le ferite del passato. Vattene a Zagabria coi tuoi piedi prima che ti ci mandi io a calci in culo!”

Zagabria? Allora era tutto vero! Il messaggio del docente Bruckner non era uno scherzo! Del mio odio e amore verso Siria De Rocchis era a conoscenza tutto il campus, e allora perché di punto in bianco l'insegnante di scrittura mi voleva far partire sola con lei?

Sentivo che Adri non si era allontanato, rimaneva lì con un piede dentro e uno fuori dalla mia stanza. “Vattene, pezzo di merda”, gli avevo detto senza smettere di piangere; “io neanche morta vado a Zagabria! Non puoi obbligarmi! Non puoi dettare legge su di me poliziotto!”

“Ah, sì? Davvero? Sicura?” Lentamente si era avvicinato di nuovo a me e aveva iniziato a massaggiarmi le spalle. Cosa gli stava succedendo, aveva una doppia personalità? Impossibile capire cosa passasse nella mente di un profiler, abituato coi peggiori criminali della terra.

Il suo tono di voce era tornato quello del seduttore che avevo imparato a conoscere, e lo sguardo assente di qualche momento prima, adesso era fisso nel mio: “Non volevo essere brutale, Giuli! Non ce l'ho con te. Ho solo paura per HIV, hai capito? Lui non può stare in una persona piena di rabbia come sei tu! Ma puoi cambiare e tornare la ragazza a cui ho sempre voluto bene, se solo volessi…”

Mi aveva anche dato un leggero bacio sui capelli cogliendomi di sorpresa. “Ti conosco dalle medie, pallotta. Ma il virus è mio e decido io. Anzi, è lui ad aver detto no, perché fosse solo questione di portarti a letto lo sai…”

Quante cose ancora non sapevo su quel virus; grazie a Siria avevo imparato che non fosse più una condanna a morte, né una colpa, né tanto meno un'infezione trasmissibile dal contatto umano. Però che HIV potesse avere dei sentimenti era un'eventualità a cui ancora stentavo a credere. Eppure qualcosa di vero ci doveva essere, se anche dopo un anno di tentativi il risultato per me non cambiava.

“Il tuo sangue è cattivo, Giulia! Non è pronto ad accogliere il mio virus! Io te lo vorrei anche dare ma…”

Sempre un “ma” di troppo, mi stavo anche stufando e volevo una ragione valida per far le valigie e andare in Croazia. Proprio l'ultimo posto al mondo in cui avrei voluto essere.

“Te l'ho detto, negativa: adesso fai buon viaggio, prenditi con Siria il tempo che ti serve, poi quando tornerete io sarò qui e tentiamo la un'altra volta. Oppure, se non vuoi andar via, nessun problema: torni in a vita e non avrai più contatti con noi positivi. Né Siria, né me, né altri. Scegli ora o mai più, è un passaggio obbligato.”

Niente più carezze o baci sui capelli: questa volta Adri se n'era andato davvero, non prima di avermi scritto un messaggio freddo e sbrigativo: “Quando torni voglio la risposta, e che sia l'ultima!”

Dovevo solo organizzarmi per Zagabria, pena la probabile esclusione dal Campus! Ero rimasta qualche minuto a riflettere seduta alla scrivania, finché un lampo di orgoglio mi aveva assalito.

Mi fossi fatta escludere dal Campus, avrei dato soddisfazione a Siria che in ogni occasione sperava di vedermi andar fuori dai piedi; dovevo fare il suo gioco? Anche no! Decisamente no. C'erano i presupposti per la litigata definitiva e, stavolta, o la va o la spacca.


Virus: quando l'umano dice no

“No”, è stata la seconda parola che ho imparato dagli umani dopo il “ciao”: la dottoressa era stata precisa su questo, se non ero d'accordo con un'azione o un'idea il “no” era la prima espressione da usare. E ora, a distanza di anni, una persona la stava rivolgendo a me e nel peggiore dei modi! Perché nel tempo e con l'esperienza, ho compreso che esistono molte versioni però alla fine il concetto è identico: “picche”, “neanche morto”, “neanche se mi paghi”, “col cazzo”, ma vuol dire sempre “no”!

“Non esiste, HIV! Io in Croazia non vengo! Tanto meno con quella negativa. Fammi morire piuttosto ma al museo delle relazioni finite non tornerò mai.”

Siria è fatta così e le piace provocare; mi ha ignorato per anni e, da quando ha capito che ho dei sentimenti come lei, sembrava intenzionata a far pace ma alla fine i nostri conflitti si sono aggravati. Faccio fatica a sopportarla sinceramente e sono consapevole di non poter fuggire dal suo corpo, allora ogni tanto mi diverto a farle salire e scendere le difese immunitarie da un momento all'altro senza però mai oltrepassare il limite dei 200! Giusto per farle capire che la mia soglia di sopportazione è arrivata all'estremo.

“Con Giulia poi! Lo sai che non la sopp…”

Un violento starnuto le ha spento la frase: lo so che non la sopporti, proprio come io mi sono stancato di te; e siccome mi è impossibile evitarti, adesso mi prendo il diritto di costringerti ad affrontare quella negativa a brutto muso.

Umani e privilegiati: hanno la possibilità di allontanare chi è antipatico e se ne approfittano, dando poi la colpa a me se tra loro si fanno la guerra; potessero almeno una volta sperimentare cosa voglia dire simbiosi! Quando sai che staccarti dall'altro ucciderebbe entrambi, cerchi ogni modo per vivere in pace e risolvere ogni divergenza e io con Siria voglio provare fino in fondo.

“Cazzo, neanche un fazzoletto”, l'ho sentita lamentarsi mentre con la mano si asciugava dai residui dello starnuto. “E non c'è nessuno di alto che me li tira giù dallo scaffale!”

Obiettivo raggiunto: per recuperare un fazzoletto pulito, deve scendere in lavanderia e per arrivarci, è obbligata a uscire nel piazzale esterno dove c'è Giulia ad aspettarla.

Uno, due, tre starnuti di fila e Siria non può più asciugarsi con la giacca! Suo padre, gentile, le aveva allungato un fazzoletto di carta ma sul più bello che si era pulita, io le scatenavo un'altra crisi… Finché il buon Rocco De Rocchis aveva finito un intero pacchetto per darlo a lei. L'unico che aveva.

Quanto avrei desiderato poter parlare col papà di Siria come parlo con lei, vorrei dirgli di convincerla che andare a Zagabria è la scelta giusta, ma è lui a precedermi: “Sirietta ti prego! Lo dico per il tuo bene. Vai in Croazia! Ti scongiuro! Se non ascolti il virus, almeno dai retta a me!”

Ammazza! Come fa Rocco a sapere che io e sua figlia parliamo? Come fa a sapere che io parlo? Da tempo scrive le mail al servizio Bugliano Cold, fa le proposte di casi e misteri irrisolti e non mi sono mai posto una domanda. E se Rocco è positivo senza saperlo?

Potevo solo far finta di niente e concentrarmi su Siria che, indossato un paio di guanti in lattice, già stava uscendo verso il piazzale.

Dovevo costringerla a togliersi quegli stramaledetti preservativi dalle dita e un prurito insopportabile era l'arma a mia disposizione; tieni presente il graffio, Siria. Le due mani di donna che si stringono. Trasferirai nella realtà ciò che anni fa mostravi in un'immagine.

La foto da cui sono iniziati i conflitti con la ragazza che ami di più al mondo, e non negarlo perché puoi prendere in giro te stessa ma non il tuo HIV. Li affronterete questa volta, perché la positività di Giulia dipenderà solo da te.

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