Tanti sacrifici, tante soddisfazioni

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Quali sacrifici hai fatto nella vita?

Freddie e Salvo Mondo: due personalità tanto diverse, e così uguali, allo stesso tempo. Entrambi conoscono i sacrifici più dolorosi, quindi consapevoli di essere alla resa dei conti con le indagini si chiedono se è valso davvero la pena rinunciare a godersi la vita; adesso però c’è una creatura innocente che ha bisogno di loro e a questo punto, forse, le soddisfazioni sono più delle rinunce.


Salvo Mondo: parole ed equivoci

Mezz’ora, un’ora, ancora nessuno all’orizzonte; io resto davanti alla culla dove la piccola Grace dorme serena e incrocio le dita: “dio fa che non si svegli, fa che non pianga, non so che fare”… Mi sono anche appisolato qualche minuto, per fortuna nulla è successo nel mentre! Così per non rischiare di addormentarmi ancora, mi avvicino alla finestra e guardo fuori anche se da qui si vedono solo i bidoni della spazzatura.

“Oh, Salvo!” A un certo punto mi sento chiamare e toccare la spalla; “tutto OK qui?” “OK una minchia”, rispondo a Freddie che si è seduto accanto a me. “Sto crollando e se non arrivavi… Lasciami dormire porta via la bambina ti prego!”

Lui sorride e mi tranquillizza: “mai paura, adesso arriva la ragazza che deve occuparsene; è una professionista…”

Professionista in che senso? A vederlo è tutto sudato e ha il fiatone come se venisse da una gran fatica fisica. “A me due più due fa quattro”, lo guardo negli occhi mentre parlo ed è chiaro che se l’è goduta. “Non vorrai mica affidare la piccola a una prostituta vero?”

“Ooooh! Salvo Mondo! Come ti permetti?” I suoi occhi nei miei, le mani strette sulla sponda della culla, è evidente che si sia offeso. “Io non farei mai una cosa del genere. Lei è una professionista perché sa svolgere il proprio lavoro alla perfezione, è un’agente di polizia! E io sono Freddie Mercury, non scordarlo mai.”

Incredibile, stiamo discutendo come se ci conoscessimo da una vita e probabilmente parliamo a voce troppo alta perché Grace socchiude gli occhi e si gira, ma una carezza di Freddie la calma di nuovo.

“non era mia intenzione ferirti”, mi scuso parlando a bassa voce; “ma ti ho visto entrare così sudato! Forse mi lascio prendere da una capacità che mi son trovato all’improvviso, e che non ho ancora imparato a gestire. Sai, Montalbano era così; gli bastavano pochi dati per arrivare alla pista giusta. Ma io…”

“Perdonami tu, Salvo, ma è dura. Molto dura, credevo di aver finito coi sacrifici e invece… Trent’anni a fingermi morto, neanche puoi immaginare come mi possa sentire allora faccio una gran fatica a dare fiducia agli altri.”

Mi verrebbe da abbracciarlo, però mi limito a un sospiro: “chi te lo fa fare Freddie, da leggenda del rock a baby sitter, io fossi in te mi rifugerei in qualche isola sperduta.”

“Qui a Bugliano era la mia isola sperduta o almeno così pensavo! Adesso però non voglio più nascondermi perché credimi, i sacrifici di decenni mi stanno portando dei risultati enormi e ora mi prendo tutto quello che mi hanno tolto. Non potrai mai capirlo, Salvo. Decisamente mai! Tenere Grace al sicuro è una missione che porterò avanti con o senza di te.”

Ho toccato un suo nervo scoperto, è ovvio, e pensare che fino a un attimo fa credevo di essere quello col passato più difficile! Quasi inizio a vergognarmi dei miei trascorsi e non vorrei condividerli, lui però sembra di tutt’altro parere:

“A proposito di sacrifici, raccontami bene quella storia. Montalbano? Il vecchio commissario dei libri? Chi sei veramente, Salvo! Chi è Salvatore Del Mondo! Come ti chiami! Voglio sapere tutto.”

Devo ammettere che non se la cava male come interrogatorio, e se mi ha chiesto di collaborare con lui in un’operazione così delicata c’è un motivo preciso. Gli racconterò com’è andata, non c’è altra scelta.


Salvo Mondo, 2005: la spiaggia

Marinare la scuola: il sogno proibito che non mi potevo permettere, severi come erano i miei genitori; ero l’unico loro figlio, maschio per di più, e non volevano finissi in brutte compagnie. Soprattutto papà aveva una tale gelosia da non lasciarmi portare in casa Laura, la mia fidanzatina dell’epoca.

Quel particolare giorno però, una mattina di maggio, mi si presentò l’occasione: “c’è un bel rosso nel cielo”, Laura mi aveva messaggiato la sera prima e avremmo dovuto vederci all’ingresso della scuola poi, in bicicletta, ce ne saremmo andati assieme a Vigàta.

Ne avevo sentito parlare spesso, una località siciliana assente nelle mappe perché “inventata da uno scrittore” almeno così dicevano a scuola, ma io e la mia amata nel nostro cuore avevamo il percorso e sapevamo perfettamente che prima o poi ci saremmo arrivati e lì avremmo suggellato il nostro patto d’amore; Vigàta e Bugliano Siculo distavano pochi chilometri, che sarà mai?

La fatidica mattina mi sentivo pronto, carico a pallettoni! Gonfiai le ruote e, cartella sulle spalle, pedalai verso la scuola ma non parcheggiai la bici come al solito rimanendo, invece, dal cancello in attesa di Laura che alla fine non arrivò mai.

Inutile anche telefonarle, il suo numero risultava sempre spento. Avrei potuto fare il bravo ragazzo ed entrare, sì, magari lei aveva cambiato idea ed era dentro ad aspettarmi? No, per una volta decisi che avrei fatto di testa mia e sarei andato da solo anche al polo nord!

“Oh, ciao Salvuzzo”, mi urlò il mio amico Beppe, con la sigaretta in bocca; “non vieni?” Gli mandai un saluto con la mano, scossi il capo e via! Via per chilometri in una direzione che solo io conoscevo.

Finalmente vidi in lontananza il cartello di Vigàta e sfrecciai in quella direzione; evitai per un soffio una troupe di giornalisti appostati con le loro telecamere a inquadrare chissà cosa, finché l’odore del mare non iniziò ad arrivarmi sul volto. C’ero, il sogno di una vita si stava realizzando!

Chiusi la bici col lucchetto al limite della spiaggia e legai la cartella sul porta pacchi sicuro che nessuno mi avrebbe portato via alcunché, superati i giornalisti non si vedeva anima viva nel raggio di un chilometro!

Mi tolsi di dosso i vestiti e le scarpe, rimanendo a petto nudo mentre camminavo sul tiepido terreno sabbioso. “Laura mia”, pensai per un momento, “sarebbe stato bello far l’amore sul bagnasciuga! La nostra prima volta!”

Per un attimo mi colse un lampo di gelosia: chissà cosa stava facendo, come mai Beppe mi aveva salutato, se la mia ragazza se la facesse col mio migliore amico, se fosse lui a portarle via la verginità al posto mio?

Restai assorto nei miei pensieri, fino a quando il silenzio venne rotto da una voce: “Tu, chiunque tu sia”, sentii chiamare in lontananza; “Ti prego, vieni da me!” Non gli prestai attenzione, forse era solo un senzatetto infelice che aveva bisogno di compagnia.

Dopo qualche centinaio di metri in effetti vidi un vecchio con una sigaretta e un libro in mano: “una lama di luce“, Andrea Camilleri. “La mia vita sta finendo”, mi disse, “ma non volevo morire finché non fossi certo di lasciare la mia eredità a una persona fidata; figlio mio, il destino ti ha portato da me…”

E chi lo conosce a questo! Lo guardai mentre leggeva le ultime pagine: “sai figliolo, io ero un commissario di polizia, nel libro che ho in mano è stato scritto … di me…”

La sua voce diventò sempre più flebile e il respiro affannoso; mi girai per correre alla mia cartella e chiamare i soccorsi ma lui mi fermò con un gesto del braccio: “è pericoloso, qui il vento ti ammazza… Non mi abbandonare ti supplico…”

Mi strinse la mano con quelle che capii essere le sue ultime energie. Una mano fredda, magra, ma forte come solo le mani di un grand’uomo possono essere. Rimanemmo lì senza parlare per parecchi minuti finché da distante vidi la sabbia iniziare a sollevarsi. “Lo senti”, sussurrò l’uomo; “sta arrivando ed è qui per me… Ti lascio la mia intelligenza è la mia unica dote e fanne buon uso!”

La brezza di mare iniziò ad accarezzare la mia pelle, un’arietta frizzante e piacevole ma che nel giro di poco mi provocò i brividi; anche l’uomo accanto a me la sentiva, ma nulla fece per tentare di coprirsi. “Come ti chiami”, mi chiese sottovoce; “io Montalbano… Salvo Montalbano!”

“Salvatore Del Mondo, detto Salvo Mondo”, mi presentai e gli strinsi ancora una volta la mano; lui però si ritrasse: “attento Salvo”, ebbe il tempo di dirmi prima che, nel giro di pochi secondi, la piacevole brezza si trasformasse in una raffica violenta che ci travolse.

Provò ancora a biascicare qualche parola verso di me, ma con orrore mi accorsi che il suo corpo stava lentamente fondendosi con la sabbia; prima la testa, dopo le spalle, poi le braccia il tronco e le gambe… Nel giro di pochi minuti il vecchio Montalbano sparì in una folata di vento piena di granelli svolazzanti che mi entrarono in bocca e nel naso.

“minchia la mia cartella”, pensai in quel momento. Forse quell’uomo era una visione, un sogno? Non mi pareva possibile aver vissuto una simile esperienza, e tornando sui miei passi venni colto da una violenta tosse; mi mancava il respiro, così mi sedetti a terra sperando di riprendermi, invece persi i sensi.


Salvo Mondo: la trasformazione

Non ricordo gli eventi successivi, chi mi fosse venuto ad aiutare, so solo di essermi svegliato in ospedale invecchiato. Dai miei 16 anni anagrafici ne mostravo 50 come minimo e la situazione nei giorni a venire non era mai migliorata, tanto che ho consultato i migliori luminari della medicina, disperato quanto i miei genitori per “la malattia rara” che mi aveva colto.

Solo il dottor Giorgio Mantrugiani qui a Bugliano ha avuto l’intuizione a suo dire dopo aver letto “Riccardino”, il libro che Camilleri ha scritto per concludere la saga di Montalbano.

“Lei ha respirato l’aria mentre il commissario veniva spazzato dal vento”, mi aveva spiegato il dottore; “l’unico rimedio di mia conoscenza per la Sua condizione è farsi iniettare un particolare ceppo virale coltivato nei laboratori della nostra università, si chiama HIV di Bugliano. Una volta positivo, Lei potrà dividere col virus tutte le capacità fisiche e psicologiche di Montalbano, finché piano piano le copie virali non La alleggeriranno dell’onere che ora La sconvolge.”

HIV? Che cosa? E io sarei venuto fino in Toscana perché mi si proponga di prenderlo nel… come ultima spiaggia? Non ho voluto ascoltarlo e mi sono espresso in modo assai volgare nei suoi confronti: “meglio morire piuttosto che prendermi la malattia dei gay”, questo ho sempre pensato, finché nel 2022 il destino mi ha portato a indagare sul serial killer dissanguatore che nessun poliziotto era mai riuscito a mandare in prigione.

“Resilienza intanto”, era il suggerimento del dottor Mantrugiani. “Mentre decide cosa fare del suo test HIV, può imparare a usare le capacità che Montalbano le ha lasciato. Le sarà utile, mi creda!”

Così io, senza altra possibilità di scelta, mi trovo ad aver perso adolescenza e sogni in una volta sola e responsabile di un gioco più grande di me.

Stringo la mano di Freddie e lui ricambia come se mi volesse abbracciare con le dita: “devi aver sofferto molto, Salvo, ma a pelle sento che ancora per il virus non sei pronto.”

Fatico a capire: da un lato mi vuole come collaboratore e dall’altro rifiuta di aiutarmi a tornare ragazzo, ammesso che ciò sia possibile? Vorrei solo che questo incubo finisse e agito la mano, ancora stretta in quella di lui: “sei davvero tu, Freddie Mercury”, le mie dita stanno davvero toccando la pelle di una persona vera, l’aspetto è il suo, la voce è la sua. Sono completamente sveglio.

“Vedila così”, mi sorride sarcastico. “Non avessi marinato scuola quel giorno, saresti anche tu fra quelli che mi credono morto. Meglio io, o quella Laura che nemmeno ti si fila?”

Ho le guance bollenti dall’imbarazzo e mi schiarisco la gola per evitare di rispondere. Troppe emozioni in un colpo, mi è difficile ammettere che l’idea del virus non fosse più tanto disgustosa come all’inizio. E una voce femminile che, fuori dalla porta, chiama: “Salvo, sei lì, posso entrare?”

Mi sembrava qualcuno di inspiegabilmente familiare; non ho mai voluto approfondire la conoscenza delle persone qui al Campus IBUOL, e adesso una ragazza mi chiama addirittura per nome?

“Vieni pure”, Freddie la fa entrare e lei senza rivolgerci un saluto si avvicina alla culla di Grace. “Devo portarla dove abbiamo deciso, giusto?”

“Sì, Rachel, ma esci dalla porta sul retro.” Come, Rachel? Quella faccia mi risulta veramente familiare, è una persona che conoscevo con un altro nome!

Fredda e professionale, la ragazza prende la piccola in braccio; neanche un poliziotto cinico da decenni di esperienza si comporta così eppure, per come ha preso la povera Grace, pare l’abbia seriamente confusa con una bambola; solo quando si è girata verso di me ho visto le lacrime ai suoi occhi: no, non ho sbagliato persona, è proprio chi penso io! Ma il dovere la chiama e né io né Freddie possiamo esternare il nostro legame più che evidente con lei.


Freddie: contratto alla pro loco

“Oh, Freddie, che hai fatto?” mi ha chiesto Rocco De Rocchis, appena sono entrato in Pro Loco. Ero palesemente sudato e senza il tempo materiale per una doccia. “Spero almeno ne sia valsa la pena”, il fondatore della VisitBugliano mi ha rivolto il solito sorriso malizioso e io non ho voluto nascondermi: “beh, sì, diciamo di sì! Quando uno piega sempre la schiena sul lavoro, se si trova a chinarsi per altri motivi, diventa famelico!”

Una risata complice e ci siamo battuti il cinque ma ho evitato di rispondergli su chi fosse il prossimo fortunato a ottenere il mio HIV, guai se fosse venuto a conoscenza in anticipo dei miei trascorsi col medico legale.

“Rocco non ho tempo da perdere, chiama subito Rachel… Insomma, sai chi, Manuela. Urgente! Ma non anticiparle che ci sono qui io. Chiamala e sparisci da qui, devo parlarle da solo!”

“Ma io devo restare, questo è lo studio mio…” Senza farlo finire di parlare gli ho mostrato una busta piena di contanti: “De Rocchis, non scherzare, da oggi fino a ulteriore comunicazione, quella ragazza lavorerà per me. Sono 10 mila euro spicci, tu neanche in sei mesi glieli daresti quindi sloggia! Sai bene che volendo potrei acquistare la Pro Loco, vero?”

“Oh, già”, ha risposto lui; “VisitBugliano rilevata da Freddie Mercury sai che impatto mediatico avrebbe! Ti chiamo subito la Manu, casomai poi ne parliamo.”

Pochi minuti e lei, da sola, è entrata nell’ufficio di Rocco. “Freddie… Ma come? Tu qui?”

Ho chiuso la porta e applicato il segnale “non disturbare”, come se quel posto fosse casa mia. “Piccola Rachel, sai quanto sei importante per me vero?” Le ho allungato la busta coi soldi e lei non l’ha voluta prendere in mano, ma teneva lo sguardo fisso su di me.

“Freddie… Gifter Freddie… Eravamo due estranei, tu, mi hai chiesto per anni di non cercarti.”

L’ho abbracciata stretta e accarezzandole il volto mi sono fermato con le dita su una piccola cicatrice visibile sull’orecchio. “Questa, piccola Rachel. La scheggia di vetro che rischiava di sfregiarti. La stessa con cui mi sono tagliato, come potrei definirti estranea io!”

Anche il suo collo era pieno di segni, alcuni nascosti da un inequivocabile tatuaggio biohazard palesemente fresco. “Avrei voluto seguirti piccola, starti più vicino…”

“Invece sei dovuto fuggire lontano, non è vero? Ti avrei voluto al mio fianco mentre mi disegnavano la pelle sai.”

“Ho dovuto fare tanti sacrifici piccola ma ora sono qui, con te, ho bisogno di te, siamo legati col sangue. E oltre. Non sai quanto mi è costato doverti tenere lontana, purtroppo ho dovuto farlo per salvarci entrambi la vita.”


Freddie, 22 maggio 1991: mother love

L’AIDS ormai aveva preso il controllo del mio corpo e io sentivo che non mi restava tanto da vivere. Almeno così dicevano i dottori. Quel giorno però, in disaccordo con tutti, ero andato nel mio studio a Montreux per registrare coi Queen; l’unico posto al mondo in cui potessi stare tranquillo e dove forse non si era mai visto il mitomane dissanguatore del quale tutti mi parlavano.

“Cosa c’è, Freddie?” mi domandò preoccupato Brian; “guarda che possiamo interrompere se sei stanco!”

Sentivo di avere una data di scadenza; quel tanto bravo dottor Raymond Still che doveva portarmi a Bugliano, era sparito dalla circolazione da giorni e ormai iniziavo a rassegnarmi alla morte, però non potevo lasciare una canzone incompiuta! Guardai fuori dalla finestra verso il lago di Montreux e fu allora che la vidi: tra le braccia di un uomo sconosciuto c’era lei, la bambina a cui avevo salvato la vita anni prima. “Non posso”, dissi ai Queen. “Sono stanco, meglio che vada via. Ci vediamo nei prossimi giorni e finiremo la canzone, promesso.”

Ma quello di Rachel fra le braccia di un estraneo fu un pensiero che mi tormentò per mesi, non ebbi mai il coraggio di capire perché fosse lì né indagare sull’identità di quell’uomo. Mi arresi all’AIDS, almeno fino a che il dottor Still non si fece vivo un’altra volta per portarmi via. Mother Love venne conclusa da Brian e gli altri, ma di Rachel non ho più avuto notizie fino all’estate 2022 quando la ho vista qui a Bugliano come addetta alla sicurezza in Pro Loco.


Freddie: sacrifici e soddisfazioni

“Sì, amore”, mi sono rivolto a lei come fosse stata una figlia; “ho dovuto lasciarti sola, avevo tanta paura di morire a quel tempo! O mi ammazzava tuo padre o lo faceva l’AIDS”.

“Papà è una vittima”, ha detto lei tra le lacrime; “una vittima di un gioco pericoloso! E io sono stanca… Stanca di essere la figlia del Dissanguatore! Se ho accettato di cambiare nome per l’ennesima volta è per te, io dovevo trovare te! Non ho mai creduto alla tua morte.”

L’ho stretta a me in un intenso abbraccio, cercavo di trasmetterle quell’affetto che da molti anni la vita ci aveva negato e ho accolto le sue lacrime: “promettimi Gifter Freddie, promettimi che non ci allontaneremo mai più, che potrò andare orgogliosa del nostro virus, non voglio più nascondermi…”

“Certo, certo Rachel. Ma se vuoi che parli di te come una mia conversione ufficiale, c’è un’ultima cosa che devi fare per me. Lo faresti un viaggio in America per Gifter tuo?”

Lei ha cercato di opporsi parlandomi della Pro Loco ma quando le ho fatto capire di aver già avvertito il fondatore, mi ha sorriso: “sono o non sono un’agente sotto copertura? Si tratta sempre del dissanguatore, vero? Sai che io lo voglio morto tanto quanto te.”

“Devi portar via Grace! La figlia di Adri, hai presente? Qui la devono creder morta ma tu dovrai lasciarla a Chicago da sua nonna Carol Grant! Intesi?”

“No”, mi ha risposto lei; “perché dovrei affidare la bambina a una sporca negativa? Poi mi gioco tutto, mi sono mantenuta vergine fino adesso per potermi far dare un altro virus da Adri. Basta sacrifici, Freddie, davvero basta.”

“Ehi, non scherzare”, le ho appoggiato un dito sulle labbra per farla stare in silenzio mentre dal mio telefono ho tirato fuori un album di foto. Su una c’era lei, adolescente, tenuta per mano da una donna in divisa.

“Porta via Grace, e quando tornerai a Bugliano la tua verginità sarà di Salvo Mondo. Hai capito, Gifter Laura? Avanti, al lavoro, senza più perdere tempo.”

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