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Tra i due mondi 01 – crisi adolescenziale

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Crisi adolescenziale è il primo capitolo della storia “tra i due mondi”, che vuole raccontare la determinazione della sirenetta Ariel e la relazione coi suoi familiari.

Anche nella storia originale Ariel ha sei sorelle, sono tutte figlie di Re Tritone e la defunta regina Athena.

Si chiamano Attina, Alana, Adella, Aquata, Arista e Andrina. Ciascuna di loro, nella storia di Ariel positiva, avrà un ruolo nella crescita di quest’ultima.


01 – Crisi adolescenziale

Nel regno di Atlantica, in fondo all’oceano, vivevano sirene e tritoni: dalla vita in su il corpo era umano, ma al posto di gambe e piedi possedevano una lunga coda di pesce che consentiva loro di nuotare per lunghe distanze.

Re Tritone, capo indiscusso dei fondali, controllava i sudditi con poche regole ma impossibili da trasgredire: fidarsi di tutti, ma non di chi abita sulla terraferma.

L’esistenza scorreva apparentemente tranquilla al ritmo di balli tra pesci, gare di canto, sculture con le conchiglie ma ogni sirena e tritone sapeva che al sedicesimo compleanno dei propri figli c’era un momento tanto doloroso quanto affascinante: ai ragazzi veniva data la possibilità per tre giorni di esplorare la superficie e poi raccontare ciò che avevano visto.

La tradizione si tramandava da secoli e, sulla vita tra la terra e il mare, si erano create nel tempo molte leggende e non tutte piacevoli.

Specie tra le sirene, girava voce che i piedi degli esseri umani emanassero sostanze tossiche perciò nessuna si azzardava a salire in superficie durante il giorno, quando era alta la probabilità di incontrarli; fare capolino con la testa dall’acqua mentre un “puzzapiedi” stava passeggiando scalzo, sarebbe stato un pericolo mortale! Questo si diceva e nessuno per centinaia di anni provò a metterlo in discussione.

Anche la moglie di Tritone, la Regina Athena, fu uccisa da un abitante della terra. Chi raccontava di lei schiacciata da una nave, chi di lei morta dopo una lunga malattia, ma la voce più accreditata era un piede umano che le avesse coperto il volto fino a soffocarla.

Malgrado il dolore, il sovrano riuscì a crescere da solo sette figlie di cui sei sopravvissero indenni al viaggio del sedicesimo compleanno ma mancavano solo tre giorni all’evento per Ariel, l’ultima nata, la più ribelle e curiosa; la vera croce e delizia del padre.

Quella mattina si sedettero tutti a tavola, per la solita colazione a base di briofish e cappelatte che Ariel guardò con disgusto.

“Che c’è, Ariel, stai male?” chiese il padre, preoccupato.

Lei non rispose, ma cercò uno sguardo complice dalle sorelle che invece proseguirono il loro pasto.

Fra le ragazze, solo Alana volle proseguire la conversazione. “Guarda che rischi grosso! Io una volta ho evitato di mangiare e alle prove di canto sono svenuta, Ariel neanche hai idea di quanto sia pericoloso!”

Indispettita, la sirenetta ribelle si allontanò dal tavolo e volse la schiena alla sua famiglia: “Chi se ne importa, Alana! Io non mangio questo schifo! Salterò colazione e prove per oggi, andate voi!”

Incredulo, Re Tritone impugnò il tridente e lo puntò verso il sole limpido del mattino: “Ariel! Figlia ingrata! Se scateno una tempesta, quando salirai sulla Terra sarai sbattuta sugli scogli e diventerai il giocattolo dei puzzapiedi; è questo che vuoi?”

“A beh! Se le minacce sono queste, ci farei la firma!” Pensò la giovane sirena, con un lieve sorriso sulle labbra. La sorella Arista, però, non nascose un velo di preoccupazione.

“A me è capitato di restare due giorni e mezzo piantata su uno scoglio dopo una tempesta e un gruppo di piedi puzzolenti si è avvicinato a me!”

Invece di impaurirsi, Ariel la guardò sempre più incuriosita. “E ci hai parlato? Cosa ti hanno detto? Puzzano davvero così tanto?”

“Non ho fatto caso all’odore, non mi sembra però. Uno di loro mi ha vista piangere, tremare, avevo tanta paura! Mi ha accarezzato i capelli e fatto i complimenti chiedendomi come mi chiamo!”

“Oh, davvero bello! Interessante! Vi siete capiti? Che lingua parlano?”

“La lingua non è un problema, Ariel. Solo che quando gli ho detto di chiamarmi Arista, lui si è girato verso il gruppo di suoi amici e tutti loro hanno iniziato a leccarsi le labbra chiamandomi arista di maiale! E a ridere come se avessero scoperto uno spettacolo di pesci palla danzatori, mi capisci?”

“Maiale, già sentito”, sussurrò Ariel all’orecchio della sorella accanto a lei; “ma non capisco cosa sia. Un amico dei puzza, come lo sono per noi i granchi?”

“Non proprio”, spiegò Adella, un’altra delle ragazze. “Il maiale è un animale della terraferma e che i puzzapiedi mangiano molto volentieri; probabilmente c’è un cibo preparato con la sua carne, che porta il tuo nome! Non so!”

“A meno che…” Fu Aquata, a parlare; tra le sirene era quella che sembrava saperla più lunga. “Credimi Ariel, qui non ce l’abbiamo ma sulla terraferma esiste una dote chiamata malizia e che io ho ereditato durante il mio viaggio di esplorazione. Vorrei tanto che l’avessi anche tu mia cara, ti servirà per difenderti da ogni loro attacco.”

“Per carità, la malizia!” tuonò il padre. “Io preferirei che stiate in guardia da quest’arma è molto più letale del mio tridente, sapete? Se l’acquisite, usatela con cautela e solo coi puzzapiedi, non tra di noi!”

Anziché dissuaderla, i familiari avevano messo Ariel ancora più nell’umore di ribellarsi alle regole paterne, sempre più determinata a conoscere il mondo umano.

“Malizia? Da maneggiare con cura, tesoro! Vuol dire chiedersi se chi ti sta parlando ti sta facendo del male. Capire le cattive intenzioni e anticiparle prima che succeda qualcosa di brutto! Comprendi, ora?”

Ma Ariel ignorò platealmente il padre, piazzandosi accanto alle sorelle. “Aquata, tu mi stavi dicendo del maiale, della malizia, cioè? Spiegati meglio ti prego!”

Era evidente ormai, nessuna delle ragazze avrebbe più dato ascolto al loro sovrano!

“Perché maiale è anche un puzzapiedi che si comporta in modo sporco”, continuò Aquata. “Ti assale e vuole possederti, capisci! Avere un figlio con te senza che tu sia d’accordo, Ariel. Sì, sulla terraferma succede anche questo.”

“E succede anche di molto peggio!” Aggiunse la sorella Attina. “Quando un puzza riesce a prenderti tra le sue braccia, per te la vita può cambiare per sempre, mia cara!”

“Mi state incuriosendo ragazze, io qui … non so … Queste storie non saranno come quella della strega ruba-voci? Quella che ti fa avere i piedi ma perdere la parola? Se ne sentono così tante, e io vorrei vedere tutto coi miei occhi.”

Il respiro affannoso, la mano tremante e la coda contratta per la tensione, Re Tritone osservò le figlie con aria sgomenta: “sentite ragazze, io vado di sopra sulla torre, a guardare come va il tempo e faccio splendere il sole. Per stavolta siete esenti dalle prove di canto ma cercate di mettere Ariel in guardia da tutto, voi ci siete già passate e avete capito! Non voglio che anche lei diventi … Insomma, faccio anche fatica a dirlo!”

“Positiva?” Chiese Attina, con un sorriso fiero, a cui si aggiunse un sospiro malinconico di Adella. “Non rilevabile? Prima o poi questo destino sarà anche per Ariel, inutile nasconderlo!” Il padre le guardò preoccupato, poi a nuoto arrivò fino al suo trono.

“Figlie mie, siete corrotte! Avete in corpo il marchio del peccato.”



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