Italiano
English

Virus parlante e sirenetta: cosa hanno in comune?

Aggiornato il:

Da:

Ci scusiamo per il ritardo nelle storie di fantasia sui personaggi principali, dopo aver interrotto con la sirenetta andremo avanti di sicuro perché il serial killer ha ormai i giorni contati.

Adesso però vogliamo occuparci di due protagonisti in particolare perché la sirenetta nera e il virus HIV di Bugliano hanno in comune molto più di quanto si creda.


La sirenetta nera

Se ne è tanto (troppo) parlato e noi non vorremmo metterci fra quelli che fanno baccano, ma come dice un nostro amico YouTuber Un diavolo per capello, la scelta di una sirenetta nera ha poco a che vedere con l’inclusione, è una strategia di marketing.

  • le bambine nere si sentono rappresentate dalla sirenetta nera, vanno a vederla e comprano i relativi gadget
  • gli eterni polemici bianchi vanno a vedere la sirenetta nera e lasciano recensioni negative, dandole ulteriore visibilità
  • quelli favorevoli vanno al cinema e le vendite sono sotto gli occhi di tutti. Poi non importa se guardano il film e pensano ad altro, alla fine ai cinema e produttori interessa guadagnarci.

Adesso però il problema è: quanto importa davvero, ai polemici nostrani, il colore di Ariel?

I soliti sbraitano di “politicamente corretto”, “l’ideologia dell’inclusione”, qualcuno addirittura con la propaganda gender… Ah no, sulla Sirenetta non l’hanno ancora tirata fuori. Ma la questione è diversa e un articolo di Esquire approfondisce molto questo concetto: cosa non va nelle live action disney?

La nostra infanzia ci ha abituato da decenni ai personaggi Disney costruiti in un certo modo e, inevitabilmente, i cosiddetti “live action” cambiano ogni cosa perché non sono più disegni ma attori e a noi verrebbe da dire: “benvenuti al mondo!”

Perché un ricordo dell’infanzia dovrebbe rimanere inviolabile? Ce lo chiediamo e ci siamo risposti che si tratta dei cosiddetti “bias” di conferma. Quelli che ti fanno associare, nel bene e nel male, un’idea a un oggetto; di per sé il bias non è uno sbaglio perché è lui a farci distinguere un cane da un gatto, un uccello da un aereo, o qualunque esempio si possa prendere.

Eppure, quando pensiamo a Topolino ci viene in mente una figura specifica, disegnata in un certo modo! E se qualcuno decidesse per assurdo che Topolino deve avere le orecchie e il naso coi piercing? Scoppierebbe il finimondo anche se si sta parlando di un personaggio inventato.

Uomo o donna? Quando il bias fa male

La donna si deve vestire e atteggiare per forza in un certo modo o la si prende in giro, l’uomo che preferisce certi colori o abbigliamento viene chiamato “femminuccia” come minimo, queste sono le gabbie create dai preconcetti; noi parliamo tanto dei pride e la loro importanza nel mondo di oggi, poi ci troviamo a convivere con chi fa un gran clamore per aver visto un’attrice afroamericana nei panni della sirenetta o perché il pesciolino Flounder non è più tondo e antropomorfo, ma un pesce con le squame. Dai, su! Per citare il sito da cui abbiamo tratto la riflessione, quello che spaventa di più è vedere la nostra cultura cambiare sotto i nostri occhi, come se la sirenetta e i cartoni animati fossero una specie di divinità intoccabili.

Virus parlante e HIV reale

Perché il virus HIV di Bugliano risulta fastidioso ad alcuni? Non siamo né vogliamo essere popolari a certi livelli, ma in questi anni di attività abbiamo avuto indubbiamente dei messaggi di qualcuno infastidito dal personaggio: “è offensivo”, “promuove la sessualità irresponsabile”, “non puoi essere amico dell’HIV”, e via dicendo.

(Anche uno di noi non voleva per primo essere amico dell’HIV, è quest’ultimo che è andato a bussargli alla porta!)

Eccolo qua, il punto: ormai da quarant’anni abbondanti la narrazione sull’HIV è sempre verso la criminalizzazione, lo stigma, il vittimismo anche di fronte ai progressi scientifici; guai accettare l’idea che una persona con HIV possa vivere la sessualità come qualunque altro, peggio ancora se mette al mondo dei figli. Eppure bastano poche parole: “lottare contro l’HIV”, “vivere con HIV”. No, non è la stessa cosa!

Qual è il senso di affrontare con la rabbia addosso, una condizione cronica della quale per definizione non puoi liberarti? “Vivere con”, scusate se è diverso da “lottare contro”; nel caso, a “lottare contro”, sono i ricercatori impegnati a studiare medicine sempre nuove per gestirlo al meglio e, possibilmente, eradicarlo. Ma se uno deve vivere come una battaglia ogni qual volta assume una medicina, anche no.

Per cui comprendiamo alla perfezione che se una persona è abituata a leggere di HIV solo con certi toni, quando vede una narrazione diversa gli viene il panico come di fronte alla sirenetta nera!

Ma non è possibile!

Quante volte ci è stato detto: “non è possibile”.

  • come fa una donna non vedente ad avere un sito?
  • come fa una donna etero a essere amica di un uomo gay senza innamorarsene?
  • No, non può essere sieropositivo perché scherza troppo sull’argomento.
  • Positivo all’HIV e ha rapporti non protetti senza infettare il partner? Non è possibile!
  • La persona non vedente, no, non può essere, scrive troppo bene in italiano senza commettere errori.

Ne abbiamo riportate solo alcune ma davvero potremmo scriverci un libro e il virus HIV di Bugliano nasce proprio con la finalità di smontare i pregiudizi.

HIV di Bugliano come Ariel

Lasciamo perdere le paturnie di certi odiatori e parliamone sul serio perché HIV di Bugliano e Ariel, in comune, hanno davvero molto.

  • Ariel: vuole conoscere il mondo della terraferma anche se l’hanno avvertita dei pericoli.
  • HIV: non accetta le imposizioni degli altri virus e vuole conoscere il mondo umano.
  • Ariel: determinata a scoprire cos’è l’amore.
  • HIV: gli è sempre stato insegnato che i virus non possono amare, lui però è convinto che non sia vero e lo vuole provare di … No, non è appropriato dire “di persona”.
  • Ariel: come tutte le sirene, il canto è parte essenziale della sua vita.
  • HIV: essendo originato da una leggenda del rock, la musica è nel suo RNA.
  • Ariel: fa innamorare di sé il principe Eric col canto.
  • HIV: prima di acquisire la parola, comunica con gli umani tramite le canzoni che questi ultimi ascoltano. Interazione fra eventi e testi dei brani.
  • Ariel: sacrifica la propria voce pur di avvicinarsi al principe Eric.
  • HIV: rinuncia temporaneamente alla capacità di replicarsi pur di salvare i propri amici dai pericoli.
  • Ariel: si illude che la Strega del Mare possa risolverle i problemi.
  • HIV: si è fatto ingannare dal dottore sbagliato che, invece di insegnargli ad amare, voleva trasformarlo in arma.

E quindi? Alla fine cosa importa a noi della sirenetta nera e relative polemiche? Abbiamo già creato una storia dove Ariel diventa positiva, sì. Ma non escludiamo che il personaggio possa ricomparire a Marina di Bugliano o in palude. Chi può saperlo?


Ultima modifica:


16 risposte a “Virus parlante e sirenetta: cosa hanno in comune?”

  1. Avatar silvia
    silvia

    Hai fatto bene, ma al posto tuo sinceramente non so se l’avrei fatto, sai noi donne con la scusa delle caldane ce la caviamo sempre bene 😉

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Non è obbligatorio fare questo tipo di coming out, anche se questa decisione è l’unico modo per far capire al mondo che ci siamo e abbiamo dei diritti anche noi come tutti – cerca in rete “HIVisible2Gether”.

      Però ogni persona ha il proprio contesto sociale e lavorativo quindi nessuno può obbligare gli altri a farlo argomentando con “a me non è successo niente”; sarebbe come se tu andassi a convincere che i tuoi cestini di parmigiano sono squisiti, e parli con uno allergico.

      1. Avatar silvia
        silvia

        Allergico al formaggio? Questo sì che è un guaio!

        1. Avatar Elettrona e Gifter
          Elettrona e Gifter

          No, non io (anche se il parmigiano non è tra le cose che amo). Dire a tutti “andate fuori a parlare del vostro virus” senza pensare alle esigenze di ciascuno, sarebbe come pretendere che uno allergico al parmigiano trovi i tuoi cestini squisiti!

          I gruppi di supporto on e off line servono a questo: confrontarsi sulle possibili ripercussioni perché quella è una strada da cui NON si torna indietro; io ho passato una settimana di notti in bianco e produttività al minimo, ogni volta che mi appisolavo comparivano in sogno scene spaventose.

          Ma poi è andata molto meglio di quanto pensassi perché io gliene ho parlato più serenamente possibile.

          Adesso mi sento libero e anche se faccio una battuta sul virus nessuno parla. “Stacca i ventilatori”! No, no che non stacco è il virus che ha caldo mica io!

          1. Avatar silvia
            silvia

            Giusto, la mia era solo una battuta, ti sei tolto un peso non indifferente e i tuoi colleghi hanno reagito nel modo in cui dovrebbero reagire tutti, nella normalità, perché oggi questo è!

          2. Avatar Elettrona e Gifter
            Elettrona e Gifter

            Sì, però tieni presente che certi hanno talmente paura e vergogna di se stessi, che la trasmettono anche agli altri! E tu quando hai uno che è il primo a temere se stesso come reagisci?

            Nelle relazioni è la peggior cosa: tu positivo credi che il partner negativo scappi a prescindere, glielo dici piangendo e pieno di paura, l’altra persona reagisce piangendo di conseguenza e tu ti trovi a doverla consolare… Quando un minuto prima gli hai trasmesso il doppio dell’angoscia che avevi. E non è colpa di nessuno.

          3. Avatar silvia
            silvia

            È vero anche questo, prima di tutto si deve arrivare alla accettazione personale, altrimenti è inutile. È un po’ così per tutto, se non si impara ad accettarsi come si è non si può chiedere che lo facciano gli altri.

  2. Avatar silvia
    silvia

    E’ sempre più facile e comodo non parlare delle cose, negarle, girarsi dall’altra parte, insomma nascondere la testa nella sabbia a mo di struzzo! Tempo fa abitavo vicino ad un ragazzo, non vedente, che giocava a baseball. Certo all’inizio mi ha sorpreso, ma poi seguendolo ho scoperto che sentiva l’arrivo della palla dal rumore…..nulla è impossibile se non quello che facciamo impossibile noi stessi. Solo che purtroppo ho poca fiducia nell’apertura della mente umana, penso che la strada sarà ancora lunga e difficile, ma voi non mollate mi raccomando, è sempre bello leggervi!

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      A proposito di non vedenti tu non sai quanti mi chiedono “come fa la tua amica se scrivi tutto tu è forse meglio che levi il suo nome. Non Elettrona e Gifter ma solo gifter”.

      Come se lei non fosse in grado di scrivere! Ormai abbiamo finito le energie per rispondergli ma è solo perché elettrona non è d’accordo altrimenti nel nome autori scriverei “Elettrona, Gifter e HIV”. Poi vengano a chiedermi come fa un virus a scrivere! Organizziamo, smetto le medicine per qualche settimana, vieni e te lo spiego!

      La cosa triste è che anche l’antirazzismo si affronta male: un falso “sei uguale a me” piuttosto che un “rispetto le tue diversità per quello che sono ma tu fammele conoscere!”

      Negare i limiti o trasformarli in “abilità straordinarie” a che cazzo serve? O nascondersi? Io dopo tutto il male che sono stato a giugno e luglio 2022, ho preso una decisione drastica sul mio lavoro. Ho parlato col gruppo auto-aiuto HIV, con mio marito, i miei familiari più stretti e gli amici (Elettrona compresa) dopodiché al rinfresco organizzato per il quindicesimo anniversario del lavoro, ho parlato del mio virus a tutti. Iniziando con “ragazzi voi non lo sapete ma non sono da solo; con me c’è un essere invisibile che vive in simbiosi…”

      Non avrei alcuna esigenza teorica di dirlo se non fosse che a me gli antivirali causano più caldo di quello che è. Quindi se fuori fanno 30 gradi io ne percepisco 35 e l’estate 2022 era una discussione continua perché per tenermi il corpo fresco usavo non uno, ma tre ventilatori di quelli piccoli; adesso ho detto basta, 15 anni di lavoro e 10 di HIV porca puttana basta. Anche dicendo “prendo farmaci per la pressione” avrei potuto raccontargliela ma, detta come va detta, ho anche sperato che i frignoni infastiditi dai miei ventilatori si allontanassero.

      Per fortuna non c’è stata troppa sierofobia; sconcerto sì, il capo “me lo potevi dire anche prima”, ma nessuno mi tratta male. Una collega ha anche pianto e io le ho detto “non sono mica morto”.

      A che cazzo serve giocare al “sei uguale agli altri” quando hai esigenze diverse! Sei uguale ma solo se gli altri ti rispettano tenendo conto dei tuoi bisogni.

      Risultato? Quest’anno sono circondato dai ventilatori e nessuno si azzarda a fiatare; io sto freschetto alla faccia degli altri che polemizzano sulla sirenetta e si danno fuoco da soli.

      Gifter

  3. Avatar Giuseppe Grifeo
    Giuseppe Grifeo

    Vero tutto, l’amico HIV mi sta simpatico, ma poi (non su lui) mi si accumulano pensieri.
    Allora.
    Sirenetta e Cleopatra nere…
    Su favole e fatti storici sono piuttosto rigido. Che il marketing ci metta il naso, la mano e i piedi, frega assai.
    Su Cleopatra ho già avuto modo di pronunciarmi, una donna di stirpe macedone, pur con tutte le giustificazioni addotte da pensatori-storici dell’ultima ora, non poteva essere nera. Però bisogna includere, quindi si distorcono la storia e le risultanze archeologiche.
    La Sirenetta, mutata dal marketing-inclusione, frutto della favola di Andersen. Non capisco perché snaturare, mutare la creatività e la volontà, l’ispirazione di uno scrittore. Non si poteva chiedergli più il parere, quindi lasciate in pace la sua creazione. Altrimenti non è più la Sirenetta. Nessuno si metterebbe a pasticciare con gli eroi omerici trasformando per esempio Ulisse in un principe eritreo che voleva tornare nella sua isola sulla costa del Mar Rosso.
    Vorrei che si tornasse con i piedi per terra riafferrando la realtà che racconta solo una cosa: non c’è creatività nel dare vita a nuovi personaggi e nessuno vuole andare a rovistare nel grande bagaglio culturale africano o asiatico per raccontare sul grande schermo e su piattaforme tv queste grandi storie.
    Invece, quale via è più facile e meno impegnativa? Prendere le stesse storie di sempre, spesso storie “bianche” e di quella cultura snaturandole, trasformandole in qualcosa di più vendibile per altre popolazioni. L’unico risultato certo è che si finisce per passare un solo messaggio: le uniche storie che vale la pena raccontare sono quelle “bianche”… ma le trasformiamo per farle ingurgitare a tutti.
    Errore enorme.
    C’è un modo intero da raccontare, ma ne stiamo abbandonando gran parte

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Personaggi neri quando in origine sono di altra etnia: lo vedi quanto è utile il confronto fra blogger? Noi, al discorso della “narrazione unicamente bianca” non avevamo pensato! Perché siamo bianchi, di fatto, è questa la realtà. Quindi diamo per scontate certe narrazioni da sempre.

      Consideriamo poi il discorso che nelle analisi del marketing in oggetto neanche si parla di neri africani, ma afroamericani; quindi persone di pelle nera ma vissute da decenni negli Stati Uniti in mezzo alla cultura “bianca”.

      Prima di Cleopatra e la sirenetta c’era Anna Bolena anche lei interpretata da un’attrice nera, qui davvero si sta facendo pura e semplice inclusione di facciata che poi crea l’effetto contrario scatenando reazioni tipo “l’inclusione è una stupidaggine in qualunque sua forma” senza rendersi conto che la stronzata non è includere, ma è fingere di farlo.

      Allora se vogliamo parlare di storie, miti e leggende africane e orientali lasciaci ipotizzare la situazione, da blogger sierocapovolti quali siamo:

      poniamo che un regista voglia mettere in scena una trama proveniente da un paese con etnia nera. Se esclude gli attori bianchi, questi si incazzano! Se li include, si incazzano quelli neri! Come la mettiamo? Poi anche mettessero attori afro, cosa succede con le musiche? Quante e quali musiche del luogo sono disponibili? Quanto apprezzamento avrebbe la massa verso una cosa simile?

      In ogni caso il personaggio di Ariel ci piace perché è una donna attiva e che salva se stessa, non aspetta l’uomo che venga a farlo anzi è lei che salva lui; bianca o nera o altro che sia ha poca rilevanza! Poi se vogliamo proprio discutere della creazione originale, non finiva propriamente come l’ha fatta finire Disney nel 1989 pertanto la Ariel del 2023 è una trasfigurazione di un’immagine già trasfigurata. Nulla di nuovo; Ulisse, quanto ne sappiamo? Quante versioni sono state create di lui?

      Nella Divina Commedia è stato portato addirittura all’inferno per la sua volontà di conoscere, roba che probabilmente Omero non avrebbe mai e poi mai voluto.

      Non concordiamo completamente con te sul discorso “lasciateli stare, non snaturate le creazioni altrui” non so se conosci il modello fan fiction. Anche noi siamo partiti con alcuni personaggi da quel modello!

      Tatiana, la first lady del Mondo Positivo. Negli ultimi articoli del blog non ne abbiamo parlato molto ma c’è! Quel personaggio è nato ispirandosi a una bambina presente in tre episodi nella prima stagione di E.R., primo medical drama americano di successo.

      Nella storia originale Tatiana era una bambina russa, orfana, abbandonata in ospedale perché aveva l’AIDS poi una delle infermiere protagoniste -Carol Hathaway- ha provato a prenderla in adozione ma non ci è riuscita perché la stessa Carol aveva tentato il suicidio poco tempo prima. La bambina quindi è restata lì in istituto “casa radiosa” (sunshine house) e nessuno più ne ha parlato. Poi qualcuno in una fan fiction ha costruito una storia in cui Carol aveva effettivamente adottato la bambina che dopo è morta, e allora noi abbiamo detto ma che cazzo.

      Noi da lì siamo partiti col fatto che è stato il virus HIV di Bugliano a salvare la piccola BULSARA dal rischio di assideramento dopo che il Dissanguatore aveva ucciso sua madre, erano a San Pietroburgo; Tatiana è il nome che le ha dato una signora quando l’ha trovata e soccorsa.
      https://www.plusbrothers.net/hiv-virus-resistenza-resilienza/

      La mamma è Maria Sole, un incontro di una notte con Freddie non ti diciamo quale Freddie… Adesso ti dovremmo spoilerare pure cosa succederà dopo col dissanguatore ma non lo facciamo.

      Cosa faremmo noi se qualcuno prendesse HIV di Bugliano (senza doppi sensi col “prendere”!) e creasse una storia diversa, col covid o il vaiolo delle scimmie anziché HIV? “Per motivi di inclusione”?

      Certo non sarebbe la stessa storia perché i virus in questione non si trasmettono allo stesso modo e sarebbe molto più semplice una trasmissione accidentale senza il consenso di “donatore” e “ricevente”; il consenso del virus sarebbe ancora valido, ma tutto quello che il negativo deve fare per guadagnarselo viste le modalità di trasmissione HIV, con gli altri virus cadrebbero nel vuoto.

      Non abbiamo tanto tempo materiale ma chissà forse sarebbe simpatica una storia dove HIV di Bugliano si accorge di un cinema per virus dove trasmettono -battuta voluta- film inclusivi per qualunque modalità di replicazione virale 😂🤣🤷‍♀️🤷‍♂️

      1. Avatar Giuseppe Grifeo
        Giuseppe Grifeo

        La fan fiction non la rinnego, anzi mi piace questo esercizio di creatività, è in linea con la mia passione per la fantascienza e racconti fantastici alla Giulio Verne.
        Ma lo si sa fin dall’inizio che è fan fiction e non si tenta di certo di farla passare per storia vera. Mi piace che si ricrei, mi diverte e possono esserci spunti molto interessanti. Ma non è storia vera, non è quella rilevata da archeologi e storiografi.
        Ulisse? E che c’è da chiedersi? A parte le varie versioni sulla sua storia, era re di Itaca, un’isola greca del mar Ionio nell’arcipelago delle isole Ionie. Non era un eritreo o altro. Se si vuole ricrearlo con fantasia, va bene, ma basta non nascondere la “mutazione” dietro un dito: si tratterebbe di rifacimento di un’opera storica, sarebbe come se cambiasse del tutto lo scrittore, allora sarebbe meglio scrivere “ispirato a ecc ecc”.
        Stessa cosa per Cleopatra e identica cosa per la Sirenetta. La creazione letteraria originale è una cosa, rivisitarla e trasformarla in una cosa diversa, significa che non è più opera dell’autore originario. Anche mutare la pelle della protagonista è opera della fantasia (marketing o meno) attuale. Non è Andersen. E sì, conosco la triste fine dell’opera originale, l’unica riconducibile all’autore. Altre conclusioni sono altre Sirenette 🧜‍♀️ che lontanamente si ispirano a quella originale. Pero sono altre storie.
        Quindi, quando ci si occupa di fatti storici o opere letterarie, bisogna avere l’onestà intellettuale che, in caso di stravolgimenti e di verità di comodo dell’oggi, non vengano fatte passare per aderenti a storie/fatti veri e a opere originali anche se attualizzate (o sono originali o sono altro).
        Del resto non credo che in un altro museo rispetto al Louvre troveremo mai appesa una Gioconda nera. Sulle opere pittoriche o sculture, diventa impossibile far passare stravolgimenti come reali, l’ideatore di “ricreazioni” mette la sua firma e non le fa passare per ipotesi e interpretazioni reali di antiche opere.
        Quando però si tratta di parole, ecco arrivare la voglia di piratare per far sembrane nuove creazioni mentali come veritiere e plausibili.
        Il tutto per mascherare qualcosa di livello molto materiale e non cultural-inclusivo: attrarre nuove fasce di popolazione non solo in sale cinema e in piattaforme streaming, ma nella vendita di gadget, una volta si sarebbe detto anche cd e dvd che oggi sono ben più marginali pur vendendo ancora parecchio.
        Avrei molto altro da aggiungere su questa era di imbarbarimento dove non si fa ricerca, dove impera il fare con poca fatica riallestendo il già esistente e più volte raccontato. Un’epoca storica con pochissimo coraggio

      2. Avatar Giuseppe Grifeo
        Giuseppe Grifeo

        Altra cosa è il Mondo Positivo, palese creazione, molto intelligente e godibile, Tatiana “personaggio è nato ispirandosi a…”.
        Qui è la chiave, l’onestà intellettuale. Non si maschera l’ispirarsi a, quindi è una creazione del tutto nuova da il personaggio di una bambina presente in tre episodi della sterminata serie E.R.
        Troppo poco spazio qui per sviscerare tutto senza fare commmenti-fiume che attraggono noi e pochissimi altri. E poi oggi i fiumi di parole sono fuori moda 😄 per rarissimi eletti in inesorabile estinzione 😜

        1. Avatar Elettrona e Gifter
          Elettrona e Gifter

          Sulla sirenetta non so dirti, Disney lo ha sempre dichiarato che il rifacimento del 1989 era una rivisitazione della novella scritta da Andersen; come chissà quante altre fiabe sono state rivisitate nei secoli! Cappuccetto Rosso quante versioni ha? La prima vedeva la protagonista morire, il cacciatore eroe che ammazza l’antagonista e salva i personaggi principali dalla pancia del predatore è una versione edulcorata uscita molto tempo dopo! Senza contare Barbablù, praticamente serial killer di ragazze, che nella storia vera è stato uno che ammazzava RAGAZZI!

          Tutte le fiabe che conosciamo, sono state scritte ispirandosi a storie vere; a questo proposito voglio consigliarti un podcast chiamato “in compagnia del lupo” che approfondisce tutto quanto.

          Il finale della storia scritta da Andersen è triste se vedi l’amore in forma materiale. Ma alla fine l’amore ha vinto comunque, perché se non ricordo male, dalla schiuma poi l’anima della sirena tormentata, è finalmente libera. Esattamente come l’amore di Andersen per quel suo amico etero, mai concretizzato ma rimasto vivo nel tempo grazie alle lettere che Andersen stesso gli aveva scritto; se quelle lettere fossero andate bruciate, visto come era vissuta l’omosessualità all’epoca, sarebbe stato peggio!

          A proposito di creazioni e storie vere comunque, guarda il film “Bohemian Rhapsody”; hanno trasformato la carriera dei Queen in un romanzo commerciale! Tanti ammiratori hanno detto “hanno sbagliato tutte le date” ma cosa c’entra? Dovevano, lì, costruire un eroe cinematografico ispirandosi a una persona realmente esistita! Per cui anche se Freddie ha scoperto di stare male ed essere incurabile nel 1987, nel film invece hanno voluto farglielo scoprire nel 1985 prima del live aids…

          Live Aid, ho scritto “live aids” apposta per fare il verso al film! Il Mondo Positivo ispira molti personaggi dalla storia dei Queen, ma anche da tanti film e serie tv in cui il tema HIV è comparso in modo più o meno fuorviante; mai e poi mai andremmo a raccontare che sono “storie vere”, anche Tatiana mica si sa la storia fin dall’inizio. Su E.R. è comparsa in tre episodi della prima stagione poi nessuno ne ha più parlato come se il personaggio non esistesse. Una scena strappalacrime che serviva solo a mostrare quanto il pediatra e l’infermiera in realtà si amassero…

          Carol Hathaway, l’infermiera in questione? Potrebbe ricomparire nel Mondo Positivo? Non possiamo assolutamente escluderlo ma chissà, Carol Grant (la mamma di Alison e nonna di Grace) probabilmente se arriva a Bugliano ha un bel conto in sospeso coi positivi…

          Gifter

  4. Avatar Valentinα Grassi
    Valentinα Grassi

    per approfondire la polemica consiglio (a tutt*) il video di Iris Babilonia: https://www.youtube.com/watch?v=ysFRUXVjR5o&list=TLPQMTYwNjIwMjM6P_I2vBJFzw&index=4

    Io non mi ero molto approcciata alla polemica all’epoca in cui iniziò, perchè sinceramente quando mi arrivò la notizia che avrebbero fato un film sulla Sirenetta pensai solo “che figo, si sono ricordati che esistiamo anche noi cazzo di sirene che viviamo ancora negli abissi”.
    L’attrice mi sembrò solo bellissima, e lo confermo ora che ho visto come è figa nel film.
    Pazzesca, sembra davvero una sirena…quella chioma a metà di lock e ciocche normali…adoro.

    Io sono una di quelle bambine che ci è cresciuta con la Sirenetta, lei e “La Bella e la Bestia” erano i miei film Disney preferiti ed ovviamente venivo derisa dalle compagnette per ciò.
    Cazzo me ne facevo di Cenerentola?
    Anche Belle è povera se vogliamo metterla su questo piano.
    Ogni fiaba ha degli insegnamenti, alcune ci rimangono nel cuore però perchè ci rivediamo più prepotentemente.
    Ariel è diversa, lo è sempre (nel libro e in entrambi i film), non può uno omologarsi e diventare un fantoccio.
    Ariel è rimasta se stessa, ora è anni duemila, rappresenta il “fuori stereotipo” della nostra generazione, cosi come lo sono state le ragazze dai capelli rossi all’epoca del cartone animato.

    Come avete detto voi è colpa del bias.
    Forse io avevo compreso il significato di fondo della Sirenetta, per questo non mi ha scandalizzata ne stupita vederla nuova ma pur sempre originale e ribelle.
    Al giorno d’oggi una sirenetta con i capelli rossi e la pelle di porcellana sarebbe stata un pupazzo, na cosa uguale alle trecento mila sirene che sono nate dopo il cartone animato.
    Che cosa ce ne facevamo? Non era un film nuovo poi, era na brutta copia.

    P.S. Non ho capito un cappero degli altri live action della Disney comunque, anche dopo aver visto il video di Iris in cui spiega la faccenda.
    A me quello della Bella e la Bestia era piaciuto, avevo visto che c’era un personaggio omosessuale ma non aveva scandalizzato il mio cervello perchè anche da bambina me lo immaginavo cosi a quel personaggio, poi boh, forse ero già piena di problemi e lasciamo stà.

    P.P.S. Mi piaceva la Bella e la Bestia soprattutto perchè mi rivedevo nella Bestia (brutta, cattiva e feroce, che poi col miracolo dell’amore ritrova se stessa) e le tazzine da thè che ballavano (io da bambina che facevo “wow” quando le vedevo mentre mia nipote diceva “ma non è vero, non possono ballare” e non le piaceva il film….che trauma per me).

    P.P.P.S. Vi mando un abbraccio grande grande raga 💘

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      Iris Babilonia ci sta sul … Insomma lì, con quella voce stridula che ti fa passare la voglia di sentirla.

      Comunque, nera o bianca, la più evidente caratteristica di Ariel è l’autodeterminazione e con quegli occhi va letta quella storia. Anche se, è facile mostrare un personaggio del genere, con una inclusione di facciata, a un pubblico di bianchi o anche di neri vissuti da generazioni in paesi di cultura bianca.
      Per essere credibili e inclusivi dovrebbero confezionare storie che guardino tutte le culture del mondo e insegnino l’inclusione a chi non ce l’ha, ma alla fine dobbiamo ancora imparare a farla noi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chi siamo

Elena e Alessandro, due amici blogger e appassionati di libri, musica e tecnologia. Scopri cosa facciamo


Il nostro blog personale



Nessuna conoscenza del Fediverso? Seguici tramite il feed RSS globale..


Nessuna conoscenza del Fediverso? Seguici tramite il feed RSS italiano.

Scopri di più da PlusBrothers

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading