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Analisi urgente

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Partire col marito o dedicarsi al lavoro? Quando sei medico e moglie spesso la vita non ti viene incontro. Ma Evelyn Sloan sa bene come affrontare le emergenze.


Un’emergenza

“Evy! C’è bisogno di te, è urgente!” Quando ieri sera Adri mi ha mandato questo messaggio io stavo già preparando le valigie per tornare a Chicago con mio marito. “Qui al CampusIbuol stanno tutti bene”, diceva; “non c’è più bisogno di un medico ricercatore e per Tatiana siamo solo un disturbo”.

In venticinque anni di matrimonio sono rare le volte in cui ho apertamente contrastato Kevin anche quando abbiamo idee opposte perché voglio la sua fiducia incondizionata e perché nostra figlia lo adora. Adesso Tatiana è un’adulta, si sta facendo la sua strada, ma scoprire la verità su suo padre adottivo potrebbe comunque causarle stress di cui non ha assolutamente bisogno.

Sono la donna che l’ha sposato e ufficialmente la sua gifter, e anche se a volte mi verrebbe da strozzarlo non mi conviene litigarci! Lui è Kevin Brown, il maschio alfa, e qualora venisse a sapere che l’ho lasciato negativo come un elettrone non accetterebbe mai di esser stato ingannato da una donna, quindi è meglio per me se gioco il ruolo della sottomessa finché non avrò le spalle davvero coperte.

Così stanotte, mentre Kevin stava dormendo come un ghiro, ho preso i miei antivirali come al solito e sono andata giù in laboratorio. Quanto è comodo aver messo i farmaci inibitori dentro la scatola delle vitamine, mi mantengo il virus non rilevabile e per il momento il grande agente di polizia non se n’è mai accorto.

Analisi urgente

Alla faccia dell’analisi urgente! Nel laboratorio di scienze c’era Adri seduto ad aspettarmi e insieme a lui un uomo bellissimo, avrà avuto cinquant’anni ma non li mostrava assolutamente. Secondo me quello trascorre più tempo in palestra che in famiglia, se ne ha una.

Io e lo sconosciuto ci siamo guardati in silenzio e già i nostri occhi sembravano doversi raccontare una storia. Ci aveva pensato Adri a presentarmelo: “Questo è il professor Benjamin Bruckner, è ospite qui a Bugliano e arriva da Pittsburgh. Serve che analizzi il suo ceppo virale”.

Solo quello? E una ricarica no? Già pregustavo l’idea di averlo sul letto al mio fianco, al posto di Kevin! Cosa mi stava succedendo? Ieri non sono riuscita a partecipare all’evento sui serial killer e super eroi dove il professor Bruckner è intervenuto come relatore in quanto Kevin non si sentiva bene e gli sono stata accanto. Ma se fino a ieri sera dicevo “pazienza”, porgere la mano a quest’uomo mi ha fatto pensare che probabilmente non vale più la pena sprecare l’esistenza dietro a mio marito.

Forse mi sono creata un film mentale, ma dopo alcuni interminabili secondi di silenzio gli ho detto solo: “Piacere, Evelyn… Dottoressa Sloan.”

“Niente formalità, Evelyn. Io sono Ben!”

Sentivo il calore delle sue dita nelle mie come una scossa elettrica e la mia mano ha iniziato a sudare leggermente; accortosi della situazione, Benjamin ha stretto ancora di più!

“Eccola, questa tra voi è chimica”, ha scherzato Adri accanto a noi. “Per quel che mi riguarda è inutile fare l’esame del sangue perché siete fatti uno per l’altra e il nostro HIV lo sa.”

Ho ignorato platealmente l’insinuazione del mio amico profiler ma forse non si è più di tanto sbagliato: le dita di Benjamin si sono staccate dalle mie una falange alla volta, come se nessuno di noi due volesse interrompere quel momento magico.

“Quindi tu fai ricerca sull’HIV?” Ben mi ha lasciato la mano e si è seduto di fronte a me, senza mai smettere di sorridermi.

“Sì, ricerca sul comportamento del virus nei pazienti Long Term Survivor. Come te, giusto?”

“Positivo da vent’anni, l’ho scoperto quando il mio ex si è ammalato di AIDS. Solito HIV sommerso, lui neanche lo sapeva!”

E ti pareva, ogni volta che un uomo mi piace o è impegnato o è gay! A parte Kevin, ma con lui mi sono sposata perché mi faceva pena, diciamo le cose come stanno.

“Vedi cosa succede a non farsi il test con regolarità presumendo che HIV sia un problema degli altri. Ci fossimo comportati in modo diverso, Paul sarebbe ancora qui e io non mi troverei con questo cazzo di virus!”

Dopo vent’anni ancora a trattarlo come un nemico? Povero HIV! Meglio cambiare discorso, anzi abbiamo deciso di non parlare proprio. In silenzio Benjamin ha posato il braccio sul tavolo e gli ho applicato un laccio emostatico; almeno non ha paura degli aghi e s’è lasciato prelevare il sangue senza troppe esitazioni!

“Ora posso sapere la finalità di questo esame? Sarei stanco di farmi prelievi e contare le mie difese immunitarie. In ogni occasione mi dicono che la carica virale non è rilevabile, mi danno i farmaci, tanti saluti e arrivederci ma io vorrei dimenticarmi di questo fardello almeno quando sto in ferie!”

In quel contesto non avevo decisamente voglia di addolcire la pillola, tra amici il mio dovere è parlare senza filtro e gliel’ho detto in faccia: “perché sei orfano, Ben. Di fatto non hai più il tuo gifter e nemmeno puoi sapere di chi il tuo ex sia discendente virale.”

“Come? Di cosa stai parlando? Discendenti, cosa vuol dire? Pensi che mi importi di chi ha contagiato Paul, dottoressa? Davvero? Sarà anche lui morto da chissà quanto! E poi ho smesso di farmi questi problemi da un pezzo.”

Con tutto quello che ha faticato il povero Raymond Still a coltivare il nostro ceppo virale, il professore di scrittura si è permesso di rivolgersi a noi con questi toni? La magia provata con la stretta di mano era svanita nel nulla, quasi certamente mi ero io creata un film in testa e solo il risultato dell’analisi mi darà la risposta che cerco.

“Noi siamo la prima generazione virale”, gli spiega Adri. “Io ed Evelyn abbiamo ricevuto l’autentico HIV di Bugliano direttamente dalla fonte cioè un grande uomo, si chiama Zach Nolan e un giorno te lo presenteremo.”

Gli abbiamo raccontato in dettaglio la vicenda di Freddie Mercury, costretto a chiamarsi Zach Nolan per fuggire dal mitomane e Ben ha insistito a non crederci: “Sembra una storia di fantasia ma se vi serve per accettare meglio il vostro problema sono contento per voi.”

Inutile perdere tempo in chiacchiere, nel mio tablet ho memorizzato le copie di ogni documento: dall’adozione di mia figlia Tatiana e la sua storia clinica, gli esami svolti al suo diciottesimo compleanno per individuare l’origine del ceppo virale e soprattutto se era davvero figlia di Freddie Mercury come mi era stato anticipato.

Ammetto di aver considerato Raymond un millantatore anch’io fino a che non ho visto coi miei occhi la siringa che trasferiva il sangue col virus da Freddie a me, quella sì che è magia! “It’s a kind of magic”, per citare lo stesso Freddie.

“Ferma, ferma, ferma…” Benjamin ha puntato il dito su una fotografia di Tatiana adolescente; avrà avuto 16, 17 anni e insieme a mio marito avevo deciso di mandarla in una vacanza studio. Destinazione Pittsburgh! Era abbracciata a un ragazzino suo coetaneo che all’epoca lei definiva il suo “primo amore”. Tanto carino, ma da quand’è tornata dal viaggio non ne ha parlato più! Solite cotte nate durante la vacanza e morte dopo.

“Quello è mio figlio Hunter! Ancora vent’anni fa l’ho adottato insieme a mio marito, adesso ha 33 anni e fa il meccanico. Sai a quel tempo non volevo che frequentasse quella Tatiana perché sono scettico sulle relazioni a distanza. Entrambi orfani con l’HIV, la prima storia d’amore per lui non poteva essere così complicata!”

Non ho potuto evitare di ridere: se avesse idea di chi frequenta mia figlia ultimamente! Gli ho mostrato il video con lei abbracciata a ChaserNucleus mentre insieme ballano Careless Whisper.

“Ecco, forse forse mio figlio Hunter era un po’ meglio di questo con le antenne!”


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DISCLAIMER

Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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