la storia di Natale

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NOTA degli autori: la storia di Natale è una parodia come tutte le altre pubblicate qui, scritta per fare il verso alle pagine paternalistiche dei social network che vogliono fare la morale ai lettori per mezzo di storielle palesemente finte, banali e scontate; è ora di finirla!


La storia di Natale

Mi chiamo Natale, e sono molto amato. “Gravidanza difficile”, dicevano; e quando mi diede alla luce, mia madre dovette subire un taglio cesareo perché ero “troppo grosso”.

Non è bello essere giudicati dal peso già prima di nascere eppure già sentivo con quanta determinazione e gioia la mia famiglia mi stesse aspettando.

Mi chiamo Natale, e sono venuto al mondo con la pioggia. Era appena passato il solstizio d’inverno e le giornate si allungavano. Ma mai un giorno è stato così interminabile, come quello in cui tutti i miei amici e familiari attendevano con ansia notizie su di me. E alla fine eccomi qui, 4 chili di vivacità e strilli.

Mi chiamo Natale, e bevo il latte col biberon. “Questione di sicurezza” si giustificavano dall’ospedale e mia madre aveva dovuto acconsentire per forza, pena l’intervento delle forze dell’ordine, ma per quale motivo poi?

Mi chiamo Natale, e ora sono a casa tra le braccia della mia famiglia. Amato, protetto, addirittura per cambiarmi si coprono tutti con mascherina e guanti e io penso a quanto amore debbano provare per me, da non espormi ad alcun rischio di contrarre malattie provenienti dall’esterno.

Li vedo sereni perché dormo ogni notte e li lascio tranquilli, ma percepisco comunque un velo di tristezza quando i miei genitori parlano di me. Cambierò crescendo, secondo loro; quasi faccio loro pena, e non so per quale ragione.

Mi chiamo Natale, e muovo i miei primi passi; sento i miei genitori ridere, secondo loro sono dotato di un bel culetto che è la mia fortuna e attutisce le mie cadute. Ridono, e io rido con loro.

Mi chiamo Natale, e vado a scuola con gli altri bambini; adesso sono loro a ridere, ma sembrano cattivi: Natale negativo, Natale scarico, Natale vuoto. Mi legano a un palo e mi riempiono di festoni, almeno mi sono realizzato per un po’ facendo da albero.

Mi chiamo Natale, e sono il bersaglio di una gara di freccette. Non mi arrendo e ogni volta che vengo centrato, mi difendo e colpisco più duro. Già diverse volte ho tirato un calcio a qualcuno che mi prende di mira e finalmente iniziano a temermi: “Natale è negativo ma ha le palle, vorrei io le palle di Natale”.

Mi chiamo Natale e sono diventato un bel ragazzone che si applica nello studio, sono bravo nella letteratura anche se una grandissima frana in matematica. Mi piace molto intrattenere il pubblico con frasi e citazioni; un sacco di gente brontola perché dico sempre le stesse cose, eppure altri gradiscono i miei aforismi e anche nei social ho un sacco di seguaci.

Mi chiamo Natale, e gioco a pallone. Me lo dicevano sempre che avevo una certa affinità con le palle e adesso sono diventato un campione, ho fatto vincere la mia squadra con diversi gol.

Però familiari e compagni di squadra continuano a chiamarmi negativo e trattarmi coi guanti, nel vero senso della parola, quando poi in mia assenza tra loro si abbracciano addirittura. Qualcuno sostiene che la positività va guadagnata, ma cosa posso fare più di eccellere a scuola e nello sport?

Mi chiamo Natale, e sono innamorato del mio allenatore. Finalmente si è accorto di me, dopo che ho portato a casa l’ennesimo campionato vinto!

Lui è premuroso, romantico, attento, abbiamo trascorso tanti fine settimana e vacanze insieme; è l’unica persona a non aver mai usato guanti e mascherine, né preservativi con me; vedevo il sole quando ero con lui, anche se fuori pioveva come nel giorno in cui sono nato.

Mi chiamo Natale, e ho la febbre. Sono sotto le coperte coi brividi di freddo eppure sono tutto sudato, è una sensazione molto strana che un po’ mi preoccupa, ma col mio compagno accanto è tutto più facile.

Mi chiamo Natale, tengo in mano un foglio con scritto “CAMPIONE POSITIVO” e questo mi rende orgogliosissimo perché ormai nessuno più mi dice negativo e scatola vuota, né vengo avvicinato con mascherine e guanti. “Se frequenti gente negativa, non potrai mai diventare positivo”, mi avevano spiegato da piccolo; solo ora ho compreso quanto fosse vero!

Mi chiamo Natale, e casa mia è invasa di gente. Si definiscono negativi e cercano me, vogliono la mia positività e faccio il possibile per aiutarli… Non sempre ci riesco perché il risultato dipende anche da loro.

Mi chiamo Natale, e sono molto amato. Quando compio gli anni, nei giorni del solstizio d’inverno, tutti parlano di me: “buon natale, felice natale, sereno natale”… Vuol dire che riesco davvero a trasmettere qualcosa di positivo altrimenti nessuno vorrebbe avere le mie palle in casa, o no?

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