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Colazione con Raymond Still

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All’università IBUOL c’è grande agitazione perché il docente Raymond Still ha invitato una persona in particolare a colazione inviando un messaggio nella bacheca pubblica della facoltà: “L’allieva Tatiana Brown si presenti il 20 ottobre 2021 alle 8:30 presso il Ristorante il Papero Offeso, è importante. Prof. Ray Still.” Perché questo messaggio, e perché renderlo pubblico rischiando di provocare malumori? Ha tutta l’aria di essere una comunicazione urgente!


2021: colazione con Raymond Still

Da quando ho iniziato a studiare presso la IBUOL, ho sempre considerato Raymond Still come il più riservato tra i miei insegnanti; non ha mai stretto rapporti confidenziali con qualcuno, neppure coi primi nel suo corso e quando ci chiama singolarmente ha sempre qualcosa di importante da dirci o farci; la mia migliore amica ChaserGloria, con cui mi sono riappacificata, si preoccupa e desidera venire con me all’evento ma vorrei andarci da sola perché io ho un conto in sospeso con Ray, e sento che se non l’affronto ora, non ci saranno mai più altre occasioni!

Poi sapendo che ha scelto il Papero Offeso, quando lui è sempre stato contrario a colazioni troppo sostanziose come quelle che preparano lì! Sicuramente sarà un evento senza precedenti e muoio già dalla voglia di vedere Ray, sempre fissato con la dieta sana, mentre si gusta un panino alla nutriella o un croissant pasta e fagioli. Sarebbe da fargli una foto, nel caso!

Don’t worry!

A meno di 24 ore dalla fatidica colazione ho acceso un po’ di musica per rilassarmi, ma è inutile: il nome Raymond Still continua a riempirmi il cervello e come se non bastasse ci si mette pure la radio con una canzone eseguita dai Boomdabash con un coro di bambini: “Don’t worry”.

“Per me la speranza c’è ancora, per me la speranza è questa … E sconfiggere i mostri, e sussurrarti piano all’orecchio: Don’t worry, don’t worry!”

Un coro di bambini, parole di speranza e note rassicuranti risvegliano in me il primo, indelebile, ricordo di Ray: lo conosco da quando lavorava ancora a Chicago, io ero molto piccola e per me è stata un’enorme sorpresa trovarmelo come insegnante all’università di Bugliano, dall’altra parte del mondo!

Un po’ come se il destino avesse deciso di unire le nostre strade ancora una volta.

1995: La solitudine

Non fu facile a 7 anni riadattarsi alla solitudine di Casa Radiosa, l’alloggio in America dove ero ospitata in attesa di una famiglia che non sarebbe arrivata mai; l’infermiera Carol Hathaway del policlinico universitario a Chicago, aveva promesso di adottarmi ma da un giorno all’altro non la vidi più perché l’assistente sociale la accusò di un tentato suicidio impedendole di portarmi via!

Ero già stata abbandonata una volta in ospedale dalla signora Hall, mia presunta madre adottiva; ma quando Carol mi salutò fra le lacrime fu un colpo durissimo. In quel momento capii che dovevo crescere in fretta, non avrei mai più lasciato l’istituto in cui la mia quotidianità era scandita solo da iniezioni o pillole e, se mi lamentavo per il dolore, le persone mascherate vestite da dottori mi punivano.

A quel tempo conoscevo soltanto il russo e in inglese sapevo dire “OK” o poco altro, quindi l’unico con cui parlavo era un compagno di giochi inesistente costruito solo nella mia fantasia … O almeno così credevo all’epoca.

Mi chiedeva di aver pazienza quando lo pregavo di aiutarmi a scappare, e fu l’unico a non avermi mai lasciata sola un attimo; solo crescendo mi resi conto di quanto in realtà fosse reale e prezioso!

1995: l’uomo del vetro

Ricordo ancora quella mattina del 6 novembre 1995, era appena sorto il sole e quando la porta della stanza si aprì entrò un signore vestito col camice bianco, guanti e mascherina come tutti gli altri medici, ma non aveva siringhe con sé.

Fu l’unico a chiamarmi per nome! “Tatiana”, mi disse tendendomi la mano e presentandosi come Raymond Still; esitai prima di stringergliela ma lui indicò la porta facendomi intuire che dovevo fare presto, prima che i suoi colleghi lo scoprissero e gli altri bambini si svegliassero.

“Don’t worry”, mi disse accarezzandomi con la mano guantata. “Don’t worry.” Al tempo non comprendevo cosa volesse dire ma il tono di voce era talmente rassicurante che mi fidai di lui.

Avevo soltanto un logoro pigiama addosso e non c’erano giacche per ripararsi, sentivo freddo ma lui mi prese fra le braccia portandomi fuori dall’istituto! La signora Brown, assistente sociale, e la direttrice si assicuravano sempre che le porte fossero ben chiuse ma quell’uomo prese una chiave dalla tasca e aprì senza troppa fatica.

Mi fece salire su un’auto e mi bendò gli occhi, perciò non vidi nulla di dove mi stesse accompagnando ma quando mi fu concesso nuovamente di guardare eravamo in una stanza fredda e piena di macchine. Cercai di fuggire, ma ancora una volta l’uomo riuscì a tranquillizzarmi col suo “Don’t worry”, ripetendomelo a profusione anche quando tirò fuori alcuni accessori: delle lenti, una provetta con del liquido, uno strano oggetto in vetro…

Improvvisamente vidi una serie di mostriciattoli aggirarsi sul vetrino mentre lui lavorava con la provetta e altre sostanze a me sconosciute, piansi e questa volta nessun “don’t worry” bastò a farmi sentire a casa; Ray accese una grossa lampada e in quel momento mi accorsi di una figura illuminata dalla luce che sembrava intenta a osservarci.

“Io Ray”, mi disse indicando se stesso. Poi puntò il dito verso di me, e in direzione del vetro. “Tu Tatiana, lui HIV. Noi, tre, amici.”

Quello è stato il primo giorno in cui ho capito di poter veramente contare su qualcuno; Ray mi venne a prendere altre volte e nel tempo riuscimmo a comunicare meglio nella sua lingua, non mi importava più di trovare dei genitori adottivi perché quel signore sembrava avermi preso sotto la sua protezione.

Fu proprio lui a spiegarmi che quella strana figura vista in laboratorio è il virus HIV presente dentro di me da quando sono nata, e sebbene fossi stata piccola non mi fu difficile comprendere che era proprio quello l’amico di fantasia con cui parlavo!

HIV di Bugliano, che avrebbe fatto qualunque cosa per salvarmi dai cattivi di casa radiosa, capaci solo di punirmi.

Dovevo solo evitare di parlare col virus in presenza di altri e soprattutto non raccontare a nessuno di Ray.

Non ebbi mai il coraggio di farmi domande sul perché di questo segreto, era così perché così qualcuno aveva deciso!

2021: Raymond Still mi cerca ancora

Tutti quei ricordi sono stati chiusi nel cassetto fino a questo momento; mai ho voluto tradire Ray o parlare di lui anche quando è stato mio docente qui a Bugliano perché mi dava del lei e mi trattava come tutti gli altri allievi, mai una volta che rievocasse quegli anni, mi chiedesse come stavo o menzionasse HIV. La ragione mi è tutt’ora ignota e adesso sono davvero curiosa di comprendere per quale motivo mi stia cercando con urgenza, tramite la bacheca pubblica! Se avevamo questo segreto, cosa è cambiato ora?


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Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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