La febbre

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vuole riprendere gli studi presso l’università IBUOL International Bugliano University Of Life, ma la febbre manda a monte i suoi piani. le è accanto.


13 agosto 2021, Bugliano.

Sono andata a letto ieri sera molto emozionata perché dopo quella in fisica, ho deciso di provare a conseguire un’altra laurea: tecnologia creativa. Stamattina dovevo recarmi all’università per l’iscrizione al test d’ingresso, ma forse il mio HIV non era molto d’accordo.

Nonostante il caldo, stanotte ho spento l’aria condizionata perché sentivo freddo e il mio corpo sembrava finito sotto un trattore.

Mi sono misurata la febbre giusto per scaramanzia e il termometro segnava 38,5. La creatura in simbiosi con me deve sempre chiedere attenzioni nei momenti meno opportuni! Del resto con HIV sono nata e cresciuta, lo devo accettare così come me l’hanno dato.

Gelosia o protezione?

Quanto mi fai arrabbiare HIV, tu mi costringi sempre a cambiare idea se prendo una decisione in autonomia! Non devi essere geloso però, sai che mi sto impegnando a studiare e lavorare per il bene di entrambi. Perciò ho rinunciato alla Tecnologia Creativa, ti ho ascoltato come nel 1994 anche se allora non sapevo chi tu veramente fossi. In quegli anni, non fosse stato per te, probabilmente non sarei qui. O almeno non ci sarebbe la Tatiana di adesso!

Febbre, in estate?

Sento un freddo terribile, anche se fuori la temperatura arriva a 35 gradi; ho telefonato alla mia amica Gloria che è corsa subito qui da me a preparare una tisana calda e ha messo sul letto una copertina di lana leggera, non prima di aver riacceso il condizionatore onde evitare di bollire.

Voglio bene a quella ragazza, ha sempre le attenzioni giuste per me e il mio virus e non ne è gelosa anche se è NEGATIVA, condizione di cui non riesco a colpevolizzarla perché sta solo aspettando di trovare il adatto a lei che possa trasmetterglielo e non ci importa se in giro per Bugliano ci chiamano “le vergini di legno”, anzi più che “vergini” usano una parola volgare con la F. Avessi avuto già nel 1994 un’amica come lei!

Mi tiene la mano mentre le racconto della mia infanzia e le sue dita sulle mie sono un caldo, avvolgente abbraccio, contatto che all’epoca mi sarei aspettata dalla mia madre adottiva. Con quella donna però andò in maniera opposta.

1994: la regina delle nevi

Io e la signora Hall uscimmo per mano dall’istituto per bambini abbandonati, e si confermò la mia paura: la nuova mamma era proprio la Regina delle Nevi! Più che rassicurante, la sua mano stretta alla mia sembrò una morsa ghiacciata anche quando affrontammo quasi in silenzio il viaggio interminabile dalla Russia al “nuovo mondo” a cui ero destinata: l’America.

Ogni tanto, non sapendo come parlarmi, mi chiedeva “Okay?” E io dicevo di sì con la testa o rispondevo “Okay” a mia volta senza mai riuscire a chiamarla “mamma”.

In aereo ci diedero un paio di scatolette disgustose che io mangiai per forza, solo per evitare di essere pugnalata dallo sguardo della signora Hall. Piansi anche, ogni volta però lei diceva “No, no, Tatiana no”, senza mai un abbraccio o una carezza; ci volle poco a imparare che “no” era il corrispondente inglese di “niet”.

Almeno quello! Potevo farle capire se qualcosa non andava! Abbiamo dovuto fermarci in due città diverse prima di arrivare, Amsterdam e Atlanta, poi finalmente eccoci alla destinazione chiamata Chicago, e la signora Hall aprì una porta con un mazzo di chiavi: CASA!

2021: amicizia o altro?

Gloria si avvicina, tocca la mia fronte sudata e ancora febbricitante, asciuga le mie lacrime. Io sono una ragazza forte ma quando chi dovrebbe amarti ti rovina l’infanzia, la ferita rimane sempre dolorosa.

Si è sdraiata accanto a me stringendomi fra le braccia: “Lascia stare, non raccontare se non te la senti”. Certo che voglio, anzi, DEVO! Lo devo a lei, a tutti i miei amici di Bugliano, e specialmente al mio HIV.

“Ti vorrei come gifter”, mi sussurra. Ma faccio finta di niente. Sa bene che non ho intenzione di dare il virus a lei né a qualcun altro, e in questo momento devo continuare a raccontarle perché la febbre di oggi è proprio uguale a quella di allora.

1994: finalmente a casa

Mi sembrò di essere in un castello stregato con le porte cigolanti e il vento che fischiava; ma non sarei dovuta star meglio? L’infermiera Inga, in Russia, mi aveva mentito? Piansi un’altra volta e la signora Hall senza parlare mi spinse nella stanza preparata per me; lanciò sul letto la mia bambola Anna come fosse spazzatura e se ne andò chiudendo la porta.

Non mangiai nulla quel giorno, e neanche quello successivo né riuscii a farle capire che stavo male. Mi lasciò sempre lì, in quella stanza buia, con una coperta di lana ruvidissima e un pigiama troppo grande per me.

Nessuno venne a rimboccarmi le coperte, né a farmi vedere un libro di fiabe illustrate per insegnarmi la nuova lingua attraverso i disegni. Stavolta però non piansi, presi coraggio e disobbedii alle raccomandazioni di Inga chiedendo aiuto al mio amico di fantasia. Cos’avevo da perdere?

Una via di fuga

2021: qualcosa non funziona a scuola?

“Ti porto all’ospedale Tatiana, sei uno straccio!” Rifiuto la proposta della mia amica e bevo un altro po’ di tisana tiglio e miele che mi ha preparato; mi misuro ancora la febbre e, vedendo la temperatura leggermente scesa, Gloria mi sorride spostando sul letto il mio PC portatile:

“Fossi in te mi informerei di più su questo corso, se il virus ti volesse dire qualcosa?”

Ipotesi plausibile! Ora so che è così, a sette anni invece non potevo capirlo. A schermo vedo una mail dal docente di Tecnologia Creativa e la evito senza alcuno scrupolo. Ci penserò dopo ferragosto!

1994: paura e nostalgia

Silenzio, e puzza: del mio amichetto invisibile nessuna traccia. Mi rimase solo la bambola Anna e cercai di tenerla più lontana possibile dalla coperta maleodorante, non volevo che perdesse il profumo di Inga e della vecchia casa; era con lei che dormivo quando avevo paura.

Chiusi gli occhi con Anna accanto e d’improvviso mi mancò l’aria! Respirai a fondo, ma uscirono soltanto dolorosi colpi di tosse; un orecchio mi faceva male e scottavo, anche se continuai a sentire freddo; no, non era un sogno, avevo gli occhi aperti ed era spalancata pure la porta della mia stanza.

Forse il vento, pensai. Tossii di nuovo, respirando sempre più a fatica e la signora Hall mi prese finalmente in braccio.

“Okay”, disse indicando la porta di uscita. “Okay, Tatiana!” Mi adagiò sul sedile posteriore dell’auto, e mi portò via.

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