Senza risposta

Una assidua corrispondenza che prosegue da anni, finché all’improvviso tutti i messaggi inviati rimangono senza risposta. Povera Tatiana, anche quando sembrava essere felice con la sua famiglia virale, la sfortuna la viene a cercare…


Misterioso silenzio

Dove sei! Sono giorni che non ti fai sentire, mi manchi! Cosa ti succede?

Passa un’ora, poi due e ancora il mio messaggio resta senza risposta; non è da lui, solitamente ci vogliono pochi secondi perché mi arrivi la notifica di avvenuta lettura. Adesso invece anche telefonandogli squilla libero e nessuno risponde, da giorni è così e non so più cosa pensare.

Clandestinità

Hunter, il mio Hunter; mamma è convinta di averci separati vietandoci i contatti in reale, allo stesso modo i padri adottivi di lui gli hanno sempre controllato i dispositivi elettronici senza troppo intendersi di tecnologia.

Non hanno la benché minima idea di cosa combiniamo noi sull’Internet rigorosamente con un profilo anonimo! Siamo positivi entrambi ma dal 2008 in poi io mi fingo la gifter, e Hunter ha il ruolo del bug chaser negativo; fino adesso ci è sempre andata bene così, sapendo che l’alternativa sarebbe stata perderci per sempre. A un certo punto bisogna anche accontentarsi, sempre meglio di niente!

Almeno giocare ci consente di concentrarci sulle cose belle senza rovinare tutto, io per prima voglio evitare discussioni sulla ragione per cui malgrado l’età adulta, Hunter continui a essere tanto succube dei suoi papà soprattutto di Michael, quello negativo.

Domande senza risposta

Adesso però non è più fantasia, Hunter è scomparso dalle scene da troppi giorni e non vorrei esser io a distruggere il recinto di protezione che in tanti anni siamo riusciti a crearci.

Dovrei chiamare Michael, col rischio di scoprire che suo figlio è lì come un imbecille a farsi sequestrare il telefono dal padre? O dirlo all’altro suo papà, Benjamin, impegnato qui all’università per i corsi di scrittura? No, pericoloso pure questo; Ben è positivo, sì, ha il mio stesso ceppo virale ma non vuol dire che mi sia complice! Mike è sempre suo marito e Hunter è adottato da entrambi. Dirlo a Adri? A Floyd Turnpike? Forse potrei, ma poi parlano con Ben, e torniamo sempre lì.

Senza problemi lo ammetto: ho paura di farmi scoprire ma soprattutto di movimentare una task force per una probabile stupidaggine.

Troppe domande e tutte senza risposta. Provo un’altra volta a telefonare, niente. Squilla a vuoto e non riesco più a trattenere le lacrime.

Decisamente devo andare fuori, prendere un po’ d’aria per chiarirmi le idee. E se Hunter fosse qui a Bugliano ad aspettarmi? Se avesse voluto raggiungere papà Ben e contemporaneamente farmi una sorpresa? Mi basta questo pensiero per mettermi il telefono in tasca e uscire, di corsa, giù per le scale. Troppo tempo ci vorrebbe a prendere l’ascensore guasto una volta sì e tre pure!

A muso duro

Quando si dice che piove sul bagnato: scendendo le scale mi scontro con Adri, diretto dalla parte opposta! Cerco di appiattirmi sul muro per lasciarlo passare ma lui mi blocca in mezzo ai gradini: “Adesso è ora che ne parliamo, Tatiana. Affrontiamo i problemi una volta per sempre!”

Quella è l’ultima persona con cui vorrei dialogare in questo momento. Dopo la nostra prima volta siamo stati insieme quasi ogni sera, ma naturalmente appena lo vedevo addormentato ero già in chat con Hunter perché è lui, il mio vero amore.

Ho stima di Adri, è un bravo Gifter e mi ha indirizzato alla sessualità, come tengo tanto a ChaserNucleus mio fidanzato ufficiale; anzi, in verità è stato Hunter a consigliarmi di mantenere una relazione sentimentale di copertura per non destare sospetti sul mio rapporto con lui e io ho la fortuna di averne una sessuale più l’altra romantica, cosa potrei volere di meglio? Ma da quando il mio amore è scomparso, è come se gli altri due fossero diventati solo dei rumori di fondo.

“Ti conosco ragazza! Tu hai un problema, è un periodo che mi tratti da estraneo. Cosa ti ho fatto, piccola Bulsara?”

Da quando il mio amato ha smesso di scrivermi, sessualmente Adri non mi interessa più: come potrei divertirmi mentre la persona a cui tengo di più al mondo sta soffrendo chissà dove o forse il suo corpo è seppellito in qualche discarica? No, non si può! Ma ora il profiler mi ha messo spalle al muro, nel vero senso della parola: le sue mani robuste mi tengono bloccata con la schiena alla parete.

“Se te lo sei dimenticata, prima che il prof. Raymond Still morisse gli ho promesso di proteggere te e tuo padre ma come faccio se continui ad allontanarmi! Hai avuto fiducia in me tanto da regalarmi la tua verginità e ora cos’è cambiato?”

Mi lascio andare fra le sue braccia, vorrei dirgli qualcosa però non so da dove iniziare! Se parlo metto Hunter in pericolo, se sto in silenzio lo faccio rischiare ugualmente… C’è da scegliere il male minore.

Accortosi del mio conflitto interiore, Adri mi prende per mano e insieme torniamo indietro al piano di sopra, verso la mia stanza lasciata perennemente in disordine.

“Qualsiasi problema tu abbia lo affrontiamo a muso duro Tatiana, anzi Bulsara. Non è da te deprimerti così e trascurare perfino la stanza! Io non sono nato ieri e ho capito da troppo tempo quanto stai soffrendo. Aiutami ad aiutarti, te ne prego!”

Un nome vale l’altro

A forza di dai e dai, mi ha convinta a svuotare il sacco. Gli parlo della mia storia con Hunter nell’estate del 2005, breve ma intensa avventura in cui io e quel ragazzo abbiamo suggellato il nostro amore tagliandoci un dito con un vetro per stringere un patto di sangue; ho comunque l’accortezza di non rivelargli luoghi e nomi reali, gli ho detto che il mio ragazzo si chiamava Ian Lawrence e la vacanza dove l’ho conosciuto era a Boston.

Adri mi sorride malizioso. Se l’era bevuta? Ho voluto illudermi di sì e gli ho confessato di temere che al mio primo amore fosse accaduto qualcosa.

“Hai detto Ian, ma aspetta: Lawrence è il secondo nome o il cognome?”

Bella domanda, me l’ero inventato al momento! E anche adesso sparo a caso. Lawrence è il cognome! Il profiler si schiarisce la gola e inizia a frugare nei contatti della sua rubrica telefonica:

“Ah, sì, già sentito! Un attimo… Certo! Come no!”

Mi sono fregata da sola, e ora che si fa? Abbasso lo sguardo aspettando l’inevitabile.

“Io conosco una tale Cassidy Lawrence che da Boston è venuta a Chicago al mio stesso master in criminologia però si faceva chiamare Lyonette. Chaser insistente, una vera sanguisuga e per fortuna ero negativo all’epoca altrimenti non me la toglievo più di dosso. Ian potrebbe essere suo fratello? Se vuoi ti do il suo numero e la chiami tu, perché io non voglio saperne.”

Ahia! Non posso improvvisare un nome a caso perché Gifter Adri ha girato il mondo e conosce anche l’ammazza galline, devo assolutamente sbrogliarmi da questa situazione. Ian non ha sorelle, è figlio unico, poi Lawrence dovrebbe essere un cognome diffuso e trovarlo è un’impresa ardua.

“Bulsara basta davvero”, si spazientisce lui. “Ti rendi conto? Nei tuoi panni sarei andato a denunciare la scomparsa dopo un giorno, tu hai già aspettato troppo e col dissanguatore che c’è in giro per Ian potrebbe essere troppo tardi. In tal caso, ne saresti anche tu responsabile.”

Già, il killer dissanguatore; volevo cancellare dalla mia mente il terrore che quel mostro seminava per l’intera Bugliano e allontanare l’idea di quanto tutti noi positivi fossimo vulnerabili, mai più pensavo che il criminale potesse andare a Pittsburgh e colpire Hunter! Faccio finta di ignorare la paura che piano piano si stava facendo strada nel mio cuore, ma Adri se ne accorge: “Dammi maggiori informazioni sul tuo Ian così posso aiutarvi. O preferisci che mi arrangi a cercarlo io?”

Fosse vero che il serial killer l’ha già ammazzato, non me lo perdonerei mai! Ancora una volta mi metto a piangere sulla spalla del profiler e nella confusione dei miei pensieri commetto un errore madornale.

“Ehi! Bulsara! Guarda che io ho sempre lo stesso nome! O mi hai trovato un soprannome nuovo?”

L’avevo chiamato Hunter, così, sovrappensiero. O forse in cuor mio desideravo uscire allo scoperto!

Noto solo ora che lo smartphone di Adri sta lampeggiando di notifiche ormai da diversi minuti e senza esitazione appoggio il dito e lo sblocco: in seguito alla nostra prima volta insieme il profiler mi aveva permesso di registrare una mia impronta digitale sul dispositivo come segno di fiducia reciproca. Le chat in arrivo provengono tutte dal gruppo del CampusIBUOL! Cos’è successo?

“C’è uno studente nuovo”, digitava qualcuno. “E gira per il campus a petto nudo esibendo un tatuaggio con lo scorpione. Che facciamo? Lo buttiamo fuori?”

Conosco perfettamente il significato di quel simbolo, anche se in fondo spero trattarsi di una leggenda metropolitana; quale differenza può esserci fra le persone, nel caso in cui i ceppi HIV siano davvero diversi? Biohazard, scorpione, se è una brava persona perché giudicarla dagli stemmi che porta?

“Bulsara non ti muovere”, mi ordina il profiler. “Vado giù io e se davvero c’è un positivo con lo scorpione stai tranquilla che uscirà da qui in orizzontale e con le ossa rotte.”

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