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Il campus nella sierofobia

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“Il campus nella sierofobia”: questo cartello è apparso stamattina nell’aula POSiFunzionale, soprannome attribuito alla sala comune dove si fa colazione. E Tatiana è la prima a subirne le conseguenze…


Sierofobia al campus?

Sierofobia? Da quando? Nessuno mai ha discriminato per paura uno studente o docente con l’HIV qui dentro, anzi! C’è il mio virus, autentico HIV di Bugliano, che studia qui e sta conseguendo l’ennesima specializzazione in criminologia col massimo dei voti perché vuole lavorare insieme a Adri, col quale è entrato lentamente in simbiosi.

Poi di solito, si direbbe “sierofobia nel campus”, non “il campus nella sierofobia”! Incomprensibile il cartello appeso alla porta della sala colazione.

Eppure quando io e Adri abbiamo varcato la soglia, anziché dal consueto via vai alle macchinette siamo stati accolti da un silenzio di tomba perché tutti erano seduti in cerchio attorno al tavolo senza parlare e con gli sguardi a terra. Stai a vedere che è morto Raymond Still? Oppure Freddie? Entrambi non erano presenti e questo certo era un cattivo segno.

Abbiamo preso posto accanto a ChaserCamilla e Alison Grant, sedute una vicina all’altra e in apparenza le più preoccupate del gruppo; ma appena ho chiesto ad Ali cosa stesse accadendo, mio padre adottivo si è alzato in piedi urlando come una belva.

Le accuse

“Soltanto perché sei mia figlia non ti ammazzo con le mie mani, però a breve finirai in galera! Non faccio sconti!”

Già! Nessuno può fregarlo, lui è l’agente Kevin Brown! Il maschio alfa! Io lo adoravo, finché non ho incontrato mio papà biologico e forse si è arrabbiato perché non lo chiamo più da quando conosco Freddie? Anche fosse però, non ho mai visto una reazione così estemporanea da parte sua!

C’era anche mia madre lì presente, che invece ha provato a tranquillizzare gli animi. Sono venuti entrambi da Chicago a Bugliano per il compleanno di Isaac Newton il 25 dicembre, e solo mamma più volte mi è stata vicina mentre papà è sempre andato via per i fatti suoi a visitare il paese. Ma quante volte dovrà fare lo stesso giro, neanche fosse Roma o Venezia!

“Valentino Poli”, ha continuato a urlarmi. “Tu l’hai fatto sparire, tu e il tuo amico sapete qualcosa!”

Questa è follia!

Adri e io ci siamo guardati senza capire, cosa ha combinato Vale? Mi sta antipatico, sì, è un povero diavolo anche un po’ ridicolo se vogliamo, ma da qui a nuocergli seriamente ce ne passa! E soprattutto cosa c’entra il cartello “il campus nella sierofobia” con lui!

“Oggi doveva consegnare un pacco coi vestiti miei e di tua madre perché rimarremo qui al campus, però ChaserGloria in reception non l’ha visto, anzi secondo lei tu lo hai cacciato perché non ha il tuo stesso ceppo virale. E noi siamo nella merda.”

Questa è proprio bella! Io mai mi comporterei così! Adri, pratico come sempre, ha suggerito che per i vestiti è il problema minore: comprare tutto in rete è la soluzione più rapida, loro sono i miei genitori adottivi e poi mia madre è la dottoressa Evelyn Sloan, come non fare un favore a chi dovrà sostituire il prof. Raymond Still?

La rabbia di Kevin

Mamma ha sorriso ma mio padre non ha sentito ragioni. Come una furia si è avvicinato a me, aveva uno sguardo che non gli ho mai visto. Neanche quando tornava dal lavoro dopo aver arrestato il peggior criminale e con tutti i motivi per odiare il genere umano. “Tu sei la mia luce”, mi diceva sempre. E ora cosa è cambiato?

Alison si è offerta di scrivere un articolo sulla presunta scomparsa di Valentino, Adri ha cercato di far capire a papà che non erano passate 24 ore dall’ultimo contatto quindi Vale poteva essersi allontanato o, banalmente, non stare molto bene; solo quando ha parlato Antonio Falco, mio padre è sembrato calmarsi un po’!

“Tatiana e Adriano erano con me stamattina, mi hanno accompagnato all’unione ciechi di Bugliano per restituire tutti gli accessori del mio povero defunto cane guida”, e poi ha aggiunto: “Io e Valentino abbiamo avuto una storia in passato ma è da molto tempo che non ci sentiamo più e glielo dico prima che lei lo scopra da altri, agente Brown.”

In realtà c’è andato con Elias, in associazione; noi eravamo giù in biblioteca per aiutare HIV nostro con la tesi di laurea però so troppo bene quanto le attività del nostro virus, a mio padre, non siano mai interessate più di tanto.

“Dite quel che volete ma io sono certo che l’avete costretto voi ad andarsene! Se si è ammazzato? Io non ti ho educato così, Tatiana, quell’Adriano lì ti ha coinvolto in un giro di bullismo e sierofobia vergognoso!”

Salvata in extremis

Al profiler è scappata una risata e ha mostrato a Kevin il ciondolo col biohazard. “Se io discrimino i positivi lei è Freddie Mercury, a me invece risulta che il Suo nome sia un altro e io sono orgogliosamente positivo! Proudly poz!”

L’ultimo ricordo di stamattina è stato papà che ha urlato qualcosa come “non eri autorizzata a trasmettere” poi non so… Mi son ritrovata sul mio letto con Adri e mamma accanto.

“Questo è lui”, mi aveva sussurrato mia madre. “HIV nostro che vuole dirci qualcosa e vi ha fatti svenire per allontanarvi da lì. Sicuramente il cartello sulla porta ha un significato e il virus ne è certo!”

E quindi? Fosse la prima volta che mio papà adottivo s’incazza per nulla, sarà stato l’ennesimo bontempone a piazzare il cartello cosa vuoi che sia.

Io, Adri e mamma possediamo lo stesso virus amante dei giochi con le parole, però come si fa a considerare un enigma qualsiasi evento della vita? “Il campus nella sierofobia”, ancora adesso quella frase sul cartello ci sta tormentando. “Può anche andare dottoressa Sloan!” Il profiler tranquillizza mamma, che incerta esce dalla stanza rimanendo sulla porta. “Adesso ce la vediamo io, Tatiana e HIV nostro. perché conoscendo il virus, questo è un anagramma di sicuro!”

Il campus nella sierofobia. Malgrado la testa mi faccia ancora male dallo svenimento di stamattina, provo con alcune parole chiave ma l’unico risultato con un minimo di senso è: “Musica banale, forse i polli”.

Il mio virus non conferma né smentisce, sembra non esserci via d’uscita. Perché la musica banale al CampusIbuol c’è sempre, vorrà dirci che domani salta l’elettricità? E Valentino cos’ha a che fare con questo?

Adri si copre la faccia per non farmi vedere che ride: “Il nostro HIV ha sbagliato in pieno e anche tu, perché il soprannome di Valentino è Il Balena e il suo cognome è Poli. Fate voi.”

Non lo so. “Il Poli, forse Balena, musica”? “Il campus nella sierofobia”. Nulla torna, l’unica certezza è che l’autore di quel cartello ha poca intenzione di scherzare.


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Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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