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Lo stalker

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Quando uno stalker entra nella tua vita è così: sei in libertà, ma ti legano catene invisibili da cui svincolarsi può risultare molto complicato: è successo a Tatiana, anche se è circondata dagli agenti di polizia.


Abbonamento all’infelicità

Evidentemente quando sono nata, la felicità ha deciso che io ero incompatibile con lei; non è bastata la mia infanzia difficile, no. Da quando ho saputo che Freddie è il mio padre biologico devo fare i conti con uno stalker.

E soprattutto con chi mi vorrebbe tenere segregata nella mia stanza, con la scusa di proteggere la mia sicurezza.

Ammetto di essermi affezionata al profiler Adri, a maggior ragione dopo il suo risultato positivo ma la sua presenza ovunque io vada, è diventata pressante anche se mi rendo conto ultimamente che non posso farne più a meno.

Addio libertà!

Ricordo con nostalgia quei giorni in cui potevo alzarmi alle cinque di mattina e andare a colazione di nascosto eludendo la sua sorveglianza perché o dormiva o lavorava al PC collegato con l’America, quando io e Freddie ci incontravamo in sala musica o ai distributori ai quali ancora si poteva accedere senza controlli; lo scorso 24 novembre Raymond Still mi aveva promesso il nuovo badge “Tatiana Mercury Brown”, invece anche quello mi è stato negato.

C’è un mitomane in giro, e vengo penalizzata io come se avere lo stesso DNA e virus di Freddie fosse una colpa? Giorni fa sentivo Adri parlare col suo capo, Floyd Turnpike, di farmi spostare in un centro antiviolenza addirittura! A quel punto non saprei come fare a proseguire il mio dottorato qui alla IBUOL.

Lo stalker

Tutto è iniziato la mattina del 25 novembre. Esattamente la giornata contro la violenza sulle donne, in cui il mio meraviglioso virus ha preso posizione in merito agli uomini privi d’amore.

Quel giorno lui aveva compreso che qualcuno stava spiando i miei movimenti, però non ha voluto farmene accorgere sperando che la sua lezione lo calmasse. L’umano sierofobico è così, quando l’HIV lo rimprovera torna sui propri passi invece questo ha continuato a spiarmi in silenzio per tutta la giornata, ma il 26 mattina ho iniziato a trovarmi i messaggi con scritto Sa6Ta6Na6 e i cuoricini.

Lo so, avrei dovuto subito avvertire Adri ma con tutti gli scemi che girano in Internet ho pensato bastasse bloccarlo… E così ho fatto!

Certo, le chat sono sparite ma le persecuzioni sono iniziate in reale: ogni qual volta io e Adri usciamo per commissioni o semplicemente a fare una passeggiata, c’è sempre un’auto, una moto o una bici che guarda caso fanno la nostra stessa strada; alcune volte è un ragazzino che chiede informazioni, altre è una signora, altre ancora un uomo… e la mattina dell’Immacolata Colazione quando io ero andata a prendermi il solito nutriaburger al Papero Offeso senza Adriano perché era bloccato in mezzo alla neve dalla sera prima, c’è stato questo Valentino che mi si è presentato come vecchio amico di Adri.

Si è seduto con me, In primo momento è risultato simpatico ma poi a un certo punto mi ha chiesto se poteva toccarmi i capelli perché gli piacevano.

OK, fino a qui niente di male, non fosse che poi li ha spostati e ha iniziato a graffiarmi con l’unghia del pollice in corrispondenza del mio tatuaggio biohazard posizionato su un lato del collo.

Quello poteva apparire un gesto fastidioso ma innocente, io però suggestionata dai racconti sul dissanguatore gli ho urlato di andarsene perché secondo me era stato lui a mandare i messaggi Sa6Ta6Na6, l’ho chiamato “ciccione” e sono corsa fuori. Ho creduto di essermelo tolto dai piedi, senonché mi ha raggiunto poco dopo, ha messo in moto il suo fuoristrada e quasi mi ha investita scappando subito via!

Quando Adri al suo ritorno mi ha raccontato che Valentino gli aveva dato un passaggio fino a Bugliano, ho capito che il bastardo era scappato da me perché stava cercando lui e ho avuto paura anche se HIV di Bugliano… HIV nostro lo ha salvato in extremis simulando una sconfitta al gioco whamageddon e facendolo scendere in tempo dalla macchina di Vale.

Dubbi su Valentino

Da come mi ha toccato il biohazard è chiaro che il suo soprannome, Poz Vale, è finto; il suo test è negativo per cui dà la caccia al nostro virus. Ma Adri è sicuro che non sia lui lo stalker, perché a suo dire uno che vuol far del male non farebbe tutto questo casino in pubblico!

Piuttosto è convinto si tratti di un’altra persona che ha avuto con me un approccio poco carino.

Quella però per me non era una situazione così drammatica: eravamo in fila ai distributori automatici e avevo appena aperto la recinzione col badge, quando un tale mi ha messo la mano sul culo. Subito Adri l’ha afferrato per un braccio… che gli è rimasto in mano, era in silicone!

In fondo ho provato pietà per quell’uomo, ho addirittura pensato fosse una persona con disabilità e mi sono offerta di aiutarlo, invece il tizio si è divincolato da Adri ed è corso via!

A poco è valso inseguirlo, il bastardo ha palesemente eluso anche il recinto installato per chiudere i distributori automatici. Eppure mi chiedo: lo stalker si farebbe vedere in giro così? Si muoverebbe con mezzo corpo in silicone sapendo di perdere i pezzi per strada? Se Poz Vale è troppo grosso e con la macchina ingombrante, un uomo del genere attira l’attenzione ancora di più!

Ora sto leggendo tanti libri sullo stalking e sono piena di dubbi. Lo stalker spesso è proprio la persona di cui hai più fiducia. Adri? Ray? Tutto può essere!


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DISCLAIMER

Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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