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Tragedia inevitabile?

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Bugliano Pride finito in tragedia: quattro spari e altrettanti umani caduti; ma perché se Floyd Turnpike è ormai considerato il serial killer dei positivi, nessuno ha mosso un dito quando Freddie è rimasto da solo con lui? Per quale ragione nemmeno Adri ha fermato questa follia?

MONDO REALE: è vero che molti oggetti personali appartenuti a Freddie Mercury e presenti nella sua vecchia casa Garden Lodge, sono stati messi all’asta.


Tatiana: una terribile tragedia

“Non preoccuparti, Bul”, ancora sento mio padre salutarmi con la sua voce rassicurante, mentre si avvicinava al palco; avevo notato Floyd Turnpike sedersi in prima fila dopo la parata del Bugliano Pride, ammetto di non aver voluto credere alle voci che vedevano lui come il Dissanguatore, con mio padre adottivo Kevin Brown come complice.

Da mesi sentivo parlare di un’asta in cui tutti gli oggetti più cari a Freddie sarebbero stati venduti, e il mio pensiero andava sempre alla solita frase: “questa volta Freddie è morto davvero”, poi però la ragione mi portava ogni volta indietro. Quella roba è a Londra, tutti credono lui sia deceduto da trent’anni e più, neanche sanno che sua figlia esiste, allora mi sono tranquillizzata pensando a chi mi ha adottato.

Cosa mai potrà succedere, Kevin è l’uomo che mi ha fatto uscire dall’orfanotrofio in cui il mio destino era segnato, è grazie a lui se non sono morta di AIDS! Per quale ragione avrebbe dovuto nuocere a mio padre biologico!

E ora che ho sentito sparare, quanto rimpiango di non aver sabotato lo spettacolo fin dall’inizio! Impedire a Freddie Mercury di accedere a un palco dopo che per trent’anni il mondo lo crede morto, mi sembrava una violenza inopportuna. Ma adesso, tutto mi dice che sia finita davvero! Ecco allora che i suoi oggetti venduti all’asta acquisiscono un loro senso, il Dissanguatore ha pianificato l’omicidio da tempo e adesso ci guadagna; quale occasione migliore di un pride?

“Ehi, Tati!” Adri mi compare alle spalle cercando la mia attenzione e io, senza calcolarlo, continuo a piangere in un fazzoletto ormai intriso di lacrime. “Ehi! Tatiana Brown!” Insiste, ma non gli do peso; cosa vuole fare? Portarmi a identificare il corpo di Freddie? So già tutto, non andrò!

“Tatiana”, il profiler si avvicina da dietro e mi scuote con forza per le spalle; “Bulsara Solari Mercury! Vuoi starmi a sentire o no?”

Inutile far finta di nulla, Adri è consapevole che basta chiamarmi col mio vero nome per ottenere la mia attenzione e mi giro verso di lui solo per notare una grossa macchia di sangue sulla sua giacca.

“Tutto finito, piccola”, lui mi prende per mano e mi conduce fuori dall’aula magna adibita a sala concerti per il Pride; “siamo liberi, Bul, il criminale s’è sparato alla testa, ancora respirava quando sono intervenuto e gli ho dato il colpo di grazia.”

“Perché devi dirmi i particolari”, gli domando; “non voglio sapere! Organizziamo i funerali e basta!”

Vedo che Adri si copre il volto con la mano, io però già avevo notato le sue lacrime; “per me Floyd era come un padre, e Kevin lo era per te. Ma non c’erano soluzioni alternative, siamo stati obbligati ad arrivare a questo per salvarci la vita.”

“Ma Freddie! Mio padre”, azzardo con l’unica questione che volevo risolvere; “e Riccardo! Il figlio di Floyd! Loro non c’entravano, Adri! Cosa ne è stato!”

“Sacrificio necessario Tatiana, hanno dovuto scegliere se salvare noi e il nostro HIV, o loro stessi. Per nessuno è stato facile, Bul, ora però siamo liberi grazie a loro. Vieni con me adesso, è il caso che riposiamo tutti.”

In silenzio arriviamo a un pullman parcheggiato fuori dal Campus e già tutti i nostri amici erano seduti composti, a loro volta senza dire una parola; Adri mi fa sedere accanto a sé e non mi dà il tempo di chiedergli come mai fosse lui a guidare un mezzo così pesante; vedo solo la destinazione del suo navigatore, “Clinica San Teodoldo, Bugliano alta”.

“Alla faccia del riposo”, penso; “dobbiamo andare a rinchiuderci alla neuro?” Ma lascio perdere qualunque discorso, fiduciosa del mio amico più caro.


Freddie: seconda morte?

Apro gli occhi e sento il suono a intermittenza del monitor cardiaco; sul mio dito è agganciato il sensore che testimonia la mia esistenza su questa terra, e al braccio l’ago di una flebo sta iniettando qualcosa nelle mie vene. “Dove cazzo sono”, provo a chiedere ma nessuno risponde.

“Freddie”, a un certo punto una voce mi chiama, intorno a me però non si vede un’anima. “Ce l’abbiamo fatta, Freddie, papà…”

No, no! L’unica a potermi dire così è mia figlia Bulsara, o Tatiana come per troppi anni l’hanno sempre chiamata.

Questa però è una voce che non ho mai sentito; cosa mi stanno infilando in vena? Cerco di strapparmi la flebo con la mano libera, ma un dolore intenso alla spalla mi fa desistere. Come cazzo ho fatto a finire qui, chi mi ha portato!

“Non ci siamo parlati molto”, continuo a sentire la voce; maledizione, viene proprio da dentro! Ce l’ho nel sangue, oppure, sto diventando schizofrenico! Ancora una volta provo a sfilarmi la flebo ma nulla di fatto: il dolore si estende dalla mano, alla spalla, al collo.

“Ascolta Mercury, lo so, è dura capirlo ma è come se tu fossi morto due volte!”

“Chiunque tu sia”, gli urlo; “stavolta voglio uscire! Voglio vivere! Dimmi cosa è successo te ne prego! Liberami bastardo!”

“Tu hai salvato me, io ho salvato te! Sono io, Freddie! Il tuo virus! HIV di Bugliano. Ti ho fatto uscire dai pericoli in molte occasioni senza che ti accorgessi davvero di me, ma tu questa volta hai ricambiato.”

Io avrei salvato la vita a un virus? Questa è buona! Alla faccenda dell’HIV senziente ho fatto l’abitudine in trent’anni qui a Bugliano, ma mai io e lui abbiamo avuto un rapporto diretto e, se mi parla ora, una ragione ci sarà!

“Sei un padre per me”, il virus sembra così certo delle sue affermazioni; “hai due figli meravigliosi, Bulsara e Riccardo. Ma prima ci sono io, in simbiosi fin dall’inizio con tutti voi tre.”

Riccardo? Io ho un figlio maschio, con questo nome? Mi sforzo di far mente locale su quanto accaduto di recente ma non c’è verso di ricordare: ero al Bugliano Pride, mi stavo preparando a salire sul palco, il sogno realizzato di cantare “I want to break free” per il paese che mi aveva accolto da quando le mie condizioni si erano aggravate nel 1991.

Avessi cantato lo saprei, invece la mia memoria torna solo a un tuono tremendo che mi è rimbombato in testa, un odore di zolfo che neanche so se era reale, e il tempo si è fermato.

Finalmente sento delle voci provenire dalla mia stanza e vedo avvicinarsi un uomo e una donna in camice bianco.

“Direi che non è il momento di svegliarlo”, intercetto la voce di lui e la signora protesta: “dev’essere vigile adesso, c’è bisogno di farlo parlare con loro!”

Si riferivano a me, ovvio! E se volevano dormissi, ero intenzionato a reggere il loro gioco.

“Ha la carica virale a sei milioni e devo abbassargliela almeno di qualche migliaio”, lui continua a rivolgersi alla collega senza degnarmi di uno sguardo; “io non voglio che abbiano stress, né lui né HIV, capisci Evelyn? Ne hanno passate troppe quindi facciamo un passo alla volta.”

Lei, Evelyn Sloan, la donna che ha cresciuto la mia piccola Bulsara, le sono grato a vita e al momento neanche posso dirglielo! Mi rassegno a tenere gli occhi chiusi, restando comunque in ascolto.

“Cazzo però”, si arrabbia lei; “sulla mia cartella clinica era scritto Non Rilevabile, invece le ultime analisi dicono il contrario…”

Ecco, giusto, ora posso mettere insieme i punti: il dottor Salvo Segapiedi, il falso referto “non rilevabile non trasmissibile”, i contatti intimi tra me e lui. Ora che il medico è di fronte a me vorrei chiedergli se è risultato positivo, ma davanti a Evelyn non posso tradire i miei stessi segreti!

Oh, sì! Non rilevabile. Undetectable. U=U! La stessa formula che ho urlato sul palco prima del tuono. Ma con chi stavo parlando?

“Freddie, papà umano”, il virus ancora si rivolge a me; “Turnpike e Kevin Brown non ci sono più ed è merito tuo! Anzi, nostro! Adesso godiamoci la famiglia. Sono così orgoglioso di te.”


Adri: addio, agente Turnpike!

“Perché, Floyd, perché sei arrivato a tanto!” Mi avvicino alla barella coperta da un lenzuolo e allungo una furtiva carezza sulla mano ormai fredda di Turnpike; un’ambulanza già era partita a sirene spiegate con Freddie e Riccardo, ma io ero voluto rimanere coi colleghi della polizia a dare un ultimo saluto al mio ex supervisore.

“Non merita il tuo dolore, Sherlock”, la giornalista Chiara Athena era rimasta con me; ignoravo la ragione per cui mi chiamasse così, quello però non era il momento per certe stupidaggini. “Se non era per te chissà quanti morti avrebbe fatto ancora insieme alla sua combriccola!

“Con lui ho imparato le basi della criminologia, ho fatto il master all’FBI, senza Floyd a quest’ora sarei nessuno…” Mi appoggio alla spalla di Chiara, ci conosciamo da così poco tempo e sento per lei una confidenza particolare.

“Tra positivi Biohazard ci capiamo al volo, profiler, guai se non ci fosse il nostro HIV. E se non ci fossi tu!”

Non avevo la più pallida idea di cos’avessi fatto io per quella giornalista semisconosciuta ma lei continuava ad abbracciarmi stretto, mentre l’ultima ambulanza partiva coi cadaveri di Floyd Turnpike e Kevin Brown; Freddie era stato coraggioso ad affrontarli da solo, ma il nostro HIV lo era stato di più, causandogli uno svenimento solo quando Turnpike aveva impugnato la pistola.

Chiara mi indica un punto nel muro, dove erano evidenti due fori di proiettile: “vedi Sherlock, il bastardo voleva distruggermi la famiglia e il virus l’ha capito subito, i colpi sono andati a vuoto ed è giusto così.”

Famiglia? Due più due mi fa sempre quattro e osservo Chiara dall’alto al basso, studiandola come un reperto archeologico; siamo una famiglia perché tutti abbiamo lo stesso virus, discendiamo biologicamente da Freddie ma se è una giornalista, è ovvio che non sta usando questa parola a caso; Kevin e Floyd morti, Freddie e Riccardo vivi.

“Chiara fammi capire, parli di Riccardo? Vuoi dire che Floyd Turnpike e Arianna Preziosi non erano i suoi genitori biologici?”

Lei si guarda in giro e si accorge di Tatiana che si avvicina piangendo a noi; “Floyd non era il suo padre biologico”, mi spiega la giornalista a bassa voce; “ma io sono la mamma di Riccardo! E Freddie, insomma, devo farti il disegno?”

Arianna Preziosi è morta nel 2014, Turnpike o chi per lui l’ha imbalsamata per farla poi trovare anni dopo sul letto del rettore Umberto Ganni.

“Appunto”, mi risponde lei. “Tu quella volta mi hai salvato la vita senza saperlo, non hai richiesto le analisi sul corpo mummificato. Non avevi dubbi che fosse Arianna Preziosi, che fossi io. Non so davvero come sdebitarmi, Sherlock.”

Mi deve un sacco di spiegazioni questa persona, ma il pianto di Tatiana ci distoglie dalla conversazione.

“Meglio se andiamo tutti da loro, Sherlock. Freddie e Riccardo ora hanno bisogno di noi.”


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DISCLAIMER

Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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